Commenti che fanno male...

messaggio inserito martedì 26 settembre 2017 da Ily

[post n° 401053]

Commenti che fanno male...

Leggete questo articolo, la solita storia di un giovane architetto che va all'estero per una vita decente.
www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/25/architetto-ad-amsterdam-qui-per-…
Molti commenti invece fanno letteralmente SCHIFO, grondano disprezzo per noi architetti e chiamano il nostro collega fannullone e fancazzista perché vuole cose assurde come orari decenti e le ferie pagate.
Sono veramente amareggiata, ma proprio tanto.
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Purtroppo la nostra professione è vista male, molto male, figlia forse dello schifo di atteggiamento "nostro" degli anni 80/90/2000. il "laureato della strada" non comprende minimamente le difficoltà che comporta studiare per anni (e avere il cervello sufficiente per farcela) e magari, se non sei proprio messo bene a casa, anche lavorare nel frattempo, e poi partire dal nulla, e trovarsi in un mercato del lavoro (come che il lavoro delle persone, che poi è il loro tempo di vita, che è la cosa piu preziosa che si ha fossero merce da vendere) asfittico, e con limitate prospettive, sopratutto nelle zone di provincia. il laureato di cui sopra, pensa siamo tutti annoiati figli di papà, benestanti di famiglia, che lavorano, così, tanto per passare il tempo.
l'architetto quando io ero forse adolescente (sempre anni 90) era visto ne piu ne meno come i cuochi oggi, i vari cracco del tempo erano le archistar. diventare architetto ti facevano credere fosse certezza di un futuro, oggi diventare architetto, come avvocato, commercialista e altre professioni (mia moglie lavora al nido, e c'è una pletora di laureate in scenze dell'educazione che non sono collocate da nessuna parte) è incertezza del futuro, perchè il "mercato del lavoro" è cambiato, la merce è aumentata, più qualificata sulla carta, e la richiesta diminuita, e mutata. un laureato si può accontentare di lavorare in fabbrica, non è un reato, ne una cosa brutta, quello che non mi va è che un buon cervello che può fare qualcosa di piu utile che montare gruppi frigoriferi in serie, si debba arrendere a farso per poter mantenere la famiglia, e non possa vivere dignitosamente per quello che ha studiato. PS dei figli di papà non me ne frega un emerito, io sto parlando di persone non figlie di papà, persone intelligenti e oneste.
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Ogni mattina scendo felice, vado in cantiere, mangio pane e delusione torno a casa e cerco di ripristinare un equilibrio e dare un senso a certe cose che accadono quasi quotidianamente e al disinteresse per la nostra antichissima pratica che ha il potere di rendere il mondo una bettola o un posto vivibile.
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ho letto i commenti. Per fortuna qualcuno in linea con il nostro pensiero c'è.
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"l'architetto quando io ero forse adolescente (sempre anni 90) era visto ne piu ne meno come i cuochi oggi, i vari cracco del tempo erano le archistar. diventare architetto ti facevano credere fosse certezza di un futuro": MA ADDO'????
Scusa d.n.a., ma io mi sono laureata a metà degli anni '90 e gli architetti già piangevano miseria quando andavo all'università. Non ho avuto uno straccio di lavoro decente fino a quando non mi sono messa in proprio, dopo molti anni. In pratica non ho mai conosciuto questo peridodo di floridezza di cui tutti parlate. Poi gli archistar sono un'altro discorso. Quelli ci sono più oggi che allora...
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