Architettura... ne vale la pena?

messaggio inserito lunedì 12 febbraio 2018 da Gielle

[post n° 405876]

Architettura... ne vale la pena?

Ciao a tutti, non so se questo è il posto giusto per scrivere, ma ho bisogo di un consiglio da parte di qualuno che è nel settore. Frequento il primo anno di architettura, vecchio ordinamento, ma la cosa non mi convince. Sarà che studiando mi sono appassionata poco, (anche se per ora ho frequentato solo disegno, storia dell'architettura contemporanea, diritto urbanistico e matematica), ma sinceramente non vedo sbocchi lavorativi, anche se già sapevo che entare nel mondo del lavoro soprattutto in questo settore è estremamente difficile. Vedo la situazione più nera che mai. So che magari è solo 'l'impatto' del primo anno, ma alla fine architettura non è mai stata una passione forte. Passione abbastanza, sì, ma solo una delle tante saltuarie che ho e ho avuto. Avevo scelto questa facoltà perchè trovavo interessante come combinasse arte e scienza se così vogliamo dire, ma mi rendo conto che è più scienza che arte e di creativo c'è ben poco. Leggo spesso sul blog di persone stressate, che hanno a che vedere con persone che non li rispettano come dovrebbero e questa cosa fa male. Una seconda scelta l'ho e non è una passione, è più per un eventuale sbocco lavorativo, ma ho paura di ritrovarmi da capo a dodici. Vale ancora prendere una laurea (vecchio ordinamento) in architettura per poi essere presi per il cu*o? Insomma, vorrei sapere alla fine di tutto questo sfogo personale quali sono le vostre mansioni e se veramente vale ancora studiare architettura. Vi ringrazio anticipamente se risponderete a questo lamento un po' patetico di una studentessa di architettura molto confusa.
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Gielle cara, fattelo dire da zia Sclerata, che tra bassi e bassi fa sto mestiere da 10 anni.
Vale la pena? No.
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se avessi avuto la passione qualche dubbio me lo sarei posto, ma visto che tu per prima dici che non ce l'hai, concordo con sclerata: no.
"trovavo interessante come combinasse arte e scienza se così vogliamo dire".... tranquilla, non sei l'unica, è proprio il grande equivoco alla base di tante frustrazioni. Già non è vero al'università, figuriamoci nel mondo reale.
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Assolutamente concorde. Architettura va studiata e poi va intrapreso un lavoro ESCLUSIVAMENTE se hai una passione disumana per questa materia. Ma proprio disumana. Come noi folli, che ce l'abbiamo o l'abbiamo avuta. :D Altrimenti lascia stare
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NO anche secondo me. Io sono libera professionista da quando sono diventata mamma, già è difficile avere un lavoro decente in uno studio, se diventi mamma è la fine. Come libera professionista faccio la fame. Lascia stare, tu che sei ancora in tempo!
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Scappa.
Immediatamente.
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Ringrazio infinitamente tutti per le risposte. Evidentemente la passione ce l'ho, ma non così forte da essere trasformata in una professione... tornando indietro voi scegliereste nuovamente questa strada?
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Io sì. Anzi, per essere più chiara, sceglierei altre 1000 volte di studiare architettura, mi iscriverei di nuovo solo per approfondire quello che, ai tempi dell'università, ho dovuto trascurare o che non ho avuto il modo di affrontare. La farei meglio, per intenderci.
Il mondo del lavoro mi ha portato a fare altre scelte, attinenti agli studi fatti, ma di certo non mi occupo di progettazione, tuttavia io rifarei architettura, sempre :)
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Tornando indietro assolutamente no. Non ho una passione disumana per l'architettura, ero appassionata di archeologia ma all'epoca non mi si prospettavano sbocchi lavorativi in quel campo e l'architettura era la materia più affine (restauro, etc etc). Col senno di poi non ne è valsa la pena.
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Io la rifarei. Non posso negarlo.
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no, io non la rifarei.
se avessi scoperto prima la mia passione per l'apicoltura avrei seguito la strada che mi portava a diventare un perito agrario, un tecnico apistico, avrei approfondito la botanica, mi sarei fatta un vivaio apistico pilota mentre adesso vago alla cieca, parlerò ad un convegno sabato ma sempre come architetto che ha passione per.
quindi da profana, ben consapevole delle mie lacune.
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Ciao Gielle, io sono architetto e mamma, una dei pochi fortunati ad essere stata assunta a tempo indeterminato in uno studio privato. Ho trovato un ambiente di lavoro sereno ma con crescita professionale pari a zero; lo studio è piccolo e mi confronto quasi sempre con cose ben diverse dai megaprogetti dell’università: ristrutturazioni, piccoli borghi, impianti.. Mi chiedo spesso se c’è la possibilità di cambiare strada, e mi sento in un vicolo cieco, perchè il mio stipendiuccio fisso tanti sacrifici riesco a mantenere la mia famiglia.
Ci sono stati e ci saranno sempre giorni duri, quelli in cui ad esempio torni a casa e scopri che ti sei persa i primi passi di tua figlia, o quando ti scontri con la burocrazia idiota e snervante di certi uffici pubblici; ma ci sono anche giorni in cui una ristrutturazione ben fatta lascia un cliente con un sorriso, soddisfatto di avere la sua casa trasformata dal tuo lavoro, e ti senti davvero gratificato. Tornando indietro probabilmente mi sposterei di regione o forse di Paese (ma questo ben prima di metter su famiglia!) e investirei di più sulla formazione post lauream... ma non posso davvero immaginare la mia vita senza l’architettura.
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Quoto Sissi. Anch'io non so immaginarmi un percorso diverso, anche se quello che faccio oggi è solo "tangente" al lavoro di architetto.
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Tornando indietro non rifarei architettura neanche morta, un inutile spreco di soldi e tempo per tanta fuffa. Ad essere sincera non farei neppure l'università, ai fini lavorativi per lo meno nel "ricco" nordest una laurea non ha particolare valore e non apporta una significativa differenza di retribuzione, anzi. Ho amiche con diploma tutte sistemate con contratti e stipendi che per me sono miraggio, mentre io mi ritrovo over 35 disoccupata (e come me molte mie conoscenze del settore). Se proprio vuoi una laurea di sicuro lascia perdere architettura.
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Rifarei architettura altre 1000 volte, è stata la svolta della mia vita. Ma oggi a 40 anni invidio i miei coetanei laureati in qualsiasi cosa che hanno uno stipendio fisso, possono uscire a cena quando vogliono e fare vacanze all'estero, accantonare risparmi e comprarsi una macchina nuova. Non cambierei lavoro a meno che la vita non mi mettesse alle strette ma non riesco a risolvere questa dissonanza cognitiva.
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