l'architetto a trent'anni

messaggio inserito martedì 12 giugno 2018 da archi88

[post n° 409984]

l'architetto a trent'anni

Un piccolo sfogo.
Qualche tempo fa si sentiva parlare di bamboccioni, di giovani senza voglia di lavorare e scansafatiche, di non essere autonomamente dipendenti e di ricorrere sempre all'aiuto dei genitori.
In un universo, quale quello dell'architetto, mi sono subito dato da fare appena laureato trovandomi uno studio dove fare esperienza..esperienza non retribuita, sia chiaro! ho cercato di apprendere il più possibile, ogni minima cosa. Ho cambiato diversi studi, mettendomi sempre in gioco e lavorando come un somaro anche i sabati e le domeniche di luglio fino a tarda sera per essere ricompensato con 100€ e con un "bravo, come avremmo fatto senza di te?". Mi sono avventurato nell'esperienza di Garanzia Giovani, ma ahimè anche qui le proposte iniziali si sono rivelate un bluff e mi sono ritrovato dopo sei mesi al punto di partenza. Ho quindi deciso di mettermi in gioco da solo, a 29 anni e con 4 anni di esperienza in studi di architettura mi sono aperto la partita iva e ho iniziato la libera professione. Un pazzo, ma non mi andava di essere sfruttato. Un pc e una buona multifunzione mi hanno aiutato in questo. Le mia voglia di lavorare e mettermi in gioco "con le mie mani", aiutata da un grande spirito di sacrificio, mi hanno portato a intraprendere piccoli lavori per conto mio: la sistemazione interna di un negozio, una piccola ristrutturazione, qualche lavoretto con una società con cui avevo già collaborato...insomma vi devo dire la verità mi sono sorpreso di come in così poco tempo sono riuscito ad emergere in una piazza tanto competitiva quanto affollata come quella di Roma. Ho preso piccole commesse dove non ne sapevo nulla ma mi sono rimboccato le maniche, studiato, appreso da gente con più esperienza e riuscito nell'intento. Ecco in fin dei conti non è poi male lavorare da libero professionista -pensavo tra me e me - e ancor meglio riuscirci con il proprio sudore ed il proprio impegno. L'essere lodato e ringraziato, però non serve per portare a casa "la pagnotta". Il primo lavoro ho dovuto contrattare con il cliente il prezzo (1.200€ pagati in tre rate...due scusate, la terza la devo ancora vedere da un anno), il secondo lavoro ho dovuto aspettare due mesi per essere pagato, il terzo c'era sempre una scusa che ritardava il pagamento, il quarto "mi chiedi l'anticipo? e che fai non ti fidi?" , il quinto..no quello non mi ha pagato e dopo cinque mesi ho provato a chiedergli i soldi e mi ha rinfacciato che, al tempo dell'università, mi aveva stampato delle tavole con il suo plotter allo studio del padre e visto che le cartucce hanno un costo, con questo lavoro stiamo pari (non mi aveva stampato nulla per la cronaca!), vabbè era un amico di cui mi fidavo, ERA . Allora capisci un pò come funziona: non sono tutti onesti e buoni come il sottoscritto ma i clienti tentano di fregarti, soprattutto se sei giovane ti spremono. Benissimo allora al successivo lavoro la prima cosa che chiedi è un anticipo: " architè manco ci siamo conosciuti e già vuoi i soldi?con calma" aspetti mesi per avere sti benedetti soldi e ogni giorno sempre dire la stessa cosa: " domani, domani, domani" (ma quale domani poi?) oppure, da gente che gira in Mercedes nuova fiammante, "architè non ti posso pagà che non c'ho i soldi!"
Te però devi pagare l'Inarcassa, l'Ordine, il commercialista, la bolletta di internet e al presidente di Inarcassa o al Signor Infostrada non puoi dire " Presidè sono quattro mesi che nessuno mi paga aspetta, abbi pazienza anche te!"

Putroppo un giovane architetto che si da da fare in proprio, lavora più del dovuto e dovrebbe essere ricompensato nella maniera giusta non potrà MAI andare avanti e mettere su uno straccio di famiglia, tutto ciò non per colpa sua in quanto trentenne con l'aggravante bamboccione ma perchè figlio di un mondo e di una società dove l'onestà (onestà cosa?) è ormai sparita ed il futuro...futuro...quale futuro?
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Concordo in pieno. Io ho il tuo stesso curriculum. Di anni ne ho 28 e riesco a pagarmi tutto, ma vivendo a casa dai miei, per ora mi sogno di essere completamente indipendete. Ma già questa è una soddisfazione, come penso anche per te. Io ti direi di non mollare e di continuare così. Per di più dobbiamo imparare ad essere furbi e capire come e quando essere pagati. Anche io ho visto sparire 500€, non una cifra enorma ma comunque, per un lavoro, fatto, finito ecc. commissionatomi da una impresa edile che si vantava di fatturare 300000€ euro all'anno. Che lo possino! Sono i peggiori!
Così come ho conosciuto ragazzi neo sposi e mezzi precari che addirittura hanno finito di pagarmi in anticipo! Purtroppo Siamo inesperti anche in questo ed anche in eventuali vie legali da intraprendere, ma poi che fai, per 500€ paghi l'avvocato? E siamo punto e a capo!
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comunque sono dell'idea che solo chi no prova non riesce. Se vuoi iniziare una cosa, la sorte è con te. Se la sogni soltanto ma non la inizi, stai fresco...
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io a 28 anni mi laureavo e a 30 mi abilitavo... sigh!
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Buongiorno a tutti, la questione dei pagamenti è sempre spinosa e solo l'esperienza ci insegna come comportarci. Spesso si inizia a lavorare come libero professionista attraverso piccoli incarichi da parte di parenti e amici, ciò comporta un naturale imbarazzo al momento di arrivare al capitolo $$$. Ho due consigli, essendoci passato anch'io per queste situazioni: 1. Metti sempre in conto, nel tuo bilancio lavorativo, un certo numero (estremamente basso) di lavori a "gratis", per l'amico, lo zio, la ex, il Don, ecc. spesso già dal tipo di committente capisci come andrà a finire al momento di presentare il conto, quindi o ci rinunci in partenza, o accetti l'eventualità di non vedere un euro. 2. Per tutti gli altri casi (il 99%) assoluta intransigenza sulla questione economica. Spesso su questo forum viene citato l'esempio del medico, cioè che nessuno discute la parcella quando ci va. Certo è un caso limite, ma è un buon riferimento al quale puntare. Abbiamo l'obbligo deontologico del contratto con il committente, sfruttiamolo a nostro vantaggio. Vedrai che di fronte ad un contratto firmato il cliente farà meno il difficile a rispettare i pagamenti, o comunque è un'arma che potrai utilizzare in caso di contenzioso. Ultimo consiglio: credere in se stessi ed essere sicuri delle proprie "skills", sarà un'ovvietà ma proprio recentemente la fiducia nella bontà del proprio operato ha fatto la differenza e mi è stato corrisposto quanto ho chiesto in più per il lavoro extra svolto rispetto quanto concordato inizialmente. Se non chiedi non ottieni, quindi chiedi, e se non basta sollecita, e se non basta pretendi. #batti cassa
Sulla questione del futuro, mi dispiace leggere tutto questo sconforto... Io sono la testimonianza vivente che volendo mettere su famiglia si può. Certamente non navigando nell'oro, certamente rimanendo economicamente sempre sul filo del rasoio, ma ti garantisco che si può fare... Quindi coraggio e in bocca al lupo!
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Red, non per farmi i fatti tuoi, ma per conforto, a che età sei riuscito ad ottenere una relativa stabilità?
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"Stabilità" è una grossa parola... :-) Comunque ho messo su famiglia due anni fa e ora navigo per i 35.
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@ponteggi
Grazie per la tua testimonianza, ora mi sento meno solo.
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proprio in questi giorni riflettevo anche io su questo: mi sono laureata a 25 anni, a 26 ero abilitata, subito dopo la laurea ho trovato lavoro in uno studio dove sono rimasta 3 anni per poi mettermi in proprio, partendo completamente da zero. Ora di anni ne ho 34, il lavoro va abbastanza bene da coprire le spese professionali, avanzando qualcosina (piuttosto INA) grazie anche al fatto che vivo con i miei e quindi un piatto in tavola qualcuno me lo mette... l'anno prossimo dovrei iniziare la convivenza con il mio fidanzato e l'idea che gli alti e i bassi del mestiere non consentono una "liquidità" costante e certa, mi fa andare in panico... se poi penso che nei periodi di "magra" sarei poco utile all'economia di casa...mi deprimo del tutto! quindi come si fa??? come fate/avete fatto voi??
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io laureto e abilitato a 25, già lavoravo dove ancora ora lavoro, oggi a 36 anni, per fortuna che ho un ingresso mensile, altrimenti per i miei lavori, starei alla fame, ma quei pochi lavori miei che ho seguito mi sono stati tutti pagati (che cu... fortuna), ma negli ultimi anni, diciamo tre o quattro le cose sono molto cambiate rispetto a10 anni fa, quando la cosiddetta crisi cominciava, nel lontano 2009, forse ci sono meno opportunità per un giovane che si vuole inserire, e se non hai particolari doto comunicative e conoscenze come il sottoscritto, non fai molta strada, lo ho provato sulla mia pelle. Una famiglia comunque si può fare, avessi potuto costruirmela prima lo avrei fatto. comunque facendo solo i tecnici mettiamocela in testa, che si vive, ma non si fanno i soldi. i soldi quelli veri si fanno in altri modi,che quando sono legalmente leciti, forse, almeno per me, non sono particolarmente moralmente accettabili.
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@vikika
Non c'è purtroppo un metodo o una formula magica.
Per quel che mi riguarda si è trattato di fare una scelta, di quelle con la "S" maiuscola; cioè quando io e la mia compagna (ora mia moglie) abbiamo deciso di costruirci una vita insieme, abbiamo dato la priorità a questo progetto comune mettendo in secondo piano tutto il resto. Nel nostro caso uno dei due avrebbe dovuto cambiare città (niente di impossibile, ma comunque un bel cambiamento). Inizialmente ci eravamo orientati che si sarebbe spostata lei, poi abbiamo cambiato idea in corsa perchè la prima strada non era più percorribile e quindi mi sono trasferito io. I fatti ci hanno dato ragione perchè le cose poi sono filate lisce. Insomma, penso che ad un certo punto della vita ognuno arriva a capire quando sia il momento di lasciare il "nido", è sicuramente una decisione che può mettere timore, soprattutto la questione economica... Ma se aspettiamo di avere tutte le certezze di questo mondo, non si lascerà casa dei genitori neanche arrivati alla pensione (anche perchè la pensione non ce l'avremo)... Quindi coraggio che ce la si può fare! E per quanto riguarda fare i soldi, credetemi, meglio averne pochi che tanti. Ho a che fare con gente foderata di filigrana tutti i giorni e non avete idea delle paranoie che si portano dietro... Non farei cambio neanche per un giorno!
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Grazie Red! hai ragione su tutta la linea... e sapere che qualcuno ce la fa, mi rende un po' più ottimista!!!
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Red... io sono d'accordo. MA una entrata pur minima devi averla garantita per spostarti... non puoi pensare di spostarti così, precario al 100%
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Io vedo che dipende molto dai glutei con cui si nasce, periodo storico compreso. Ci può essere un potenziale Le Corbusier che però deve andare a lavorare per campare (cioè avere un contratto) e ci può essere uno scaltro trafficone mediocre che firma progetti di sconosciuti collaboratori (si pensi a Lino Banfi e De Simone nel film "Fracchia la belva umana"). C'è gente bravissima ad adattarsi a vivere da sola all'estero, che sa le lingue ma non è particolarmente brillante come architetto e che comunque se la può cavare benissimo, ed altri o impediti da circostanze familiari o proprio impediti da sè stessi a livello di adattamento che restano a marcire da qualche parte. Vedo benestanti giovinotti introdotti (dalla nascita) fiorire come professionisti nel proprio paese e colleghi mantenuti e senza famiglia fare i "creativi" snobbando il lavoro alle dipendenze... così come constato che c'è gente di talento segnata in volto per aver cambiato purtroppo lavoro e vita con mille difficoltà. Non esiste una ricetta comune, non esiste una verità... ma bisogna sapersi cucire addosso ciò che è meglio per sè stessi in funzione del proprio stato e della "stagione" che si attraversa. Sapere cosa si vuole e conoscere i dati del problema (comprese le sue possibilità economiche) è vitale, per un giovane... bisogna sapersi conoscere il prima possibile. Purtroppo all'università si crede di costruirsi una struttura potentissima e solida, rigida... mentre bisogna trasformarsi come dei polpi, essere flessibili, farsi disfarsi e rifarsi ancora talvolta... e dopo 55 esami non è facile da accettare.
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Eduardo commento fine e acuto. Mi hai centrato con un cannone. All'università pensavo di essere una roccia, imbattibile, irriducibile. Fuori a mie enormi spese ho capito che invece ciò che conta è proprio l'elasticità e l'adattabilità... di capre in giro per l'Europa e ben pagate ce ne sono a iosa. Si sanno adattare. Di talenti e di architetti solidi nelle nostre terre ce ne sono altrettanti, a volte vivono bene, a volte vivino male. Di falliti perché da buone primedonne nom accettavano dipendenze ce ne sono in quantità. Altrettanto falliti ci sono e in quantità tra quelli che alle dipendenze, magrissime, ci sono restati troppo da non poter mettere su famiglia. Mah.. Chissà che fine farò
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La butto lì, ma non potrebbe essere molto più semplicemente che l'università, in molti casi, vive in un mondo autoreferenziale, governato e gestito da baroni con barbetta bianca e papillon, mentre il resto del mondo sta pensando a come gestire i problemi reali delle città e di chi le abita? Lo dico perchè di recente ho assistito ad un dibattito in cui si parlava della proposta di legge per l'architettura in vista del congresso nazionale degli architetti prossimo venturo e vi posso assicurare che gli unici due accademici invitati hanno fatto una figura pessima dimostrando di non conoscere assolutamente i termini del contendere, ancorandosi ancora ai vecchi dettami che sentivo ripetere durante i miei corsi degli anni 80/90.
ps
benritrovato edoardo, com'è andata la luna di miele?
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Ciao pontè, la luna di miele si è tramutata in un torello di 8 mesi e mezzo, di oltre 9 kg e lungo 76 cm! Sì, il mondo accademico dovrebbe essere più osmotico: propongo di inserire tirocini obbligatori che valgono CFU da effettuarsi in aziende e studi selezionati da ente imparziale. Così chi non tirocina deve essere assunto/associato dai ricchi studi (non dai poracci) e aziende... mentre gli altri, aggratis, sono studenti imparanti. Ai ricchi studi/padroni di aziende costerà qualche posto barca a Porto Ercole, due cilindri alle loro Mercedes, ma darà dignità ai giovani e meno giovani non figli di papà/ricchi, i cosiddetti "collaboratori".
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Caspita auguroni! Quindi ti ha già chiesto lo smrtphone?
Sai che ti dico? Ma non sarà che questi nuovi, niente niente, riescono a concludere qualcosa?... Appena finiscono con gli spot elettorali ovviamente.
In fondo la speranza è l'ultima a morire .
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c'è un altro fattore fondamentale da non sottovalutare per essere architetto, libero professionista, sopravvivere e mettere su famiglia: che il compagno/a NON sia architetto.
lì è il suicidio proprio, quindi, non fate come me.



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A pontè, chiesto no... però è una delle cose che lo attrae di più. Sclerata dipende, se è un/una benestante se pò fà. El Gobierno? Dipenderà da Angela (non Piero nè Alberto)... e un pò pure da Mario (non Balotelli).
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Edoardo scusa, dovevo specificare altro architetto figlio di nessuno.
;-)

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ma sto calenda... come lo vedi?
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Preferisco Zingaretti, guardando a "sinistra". In un progetto non di sinistra Calenda ed i veterogigliati li vedo benissimo invece, magari contestualmente ad una fossilizzazione definitiva del Caimano che lascerebbe ampi sprazzi per una nuova DC gentilon-verdiniana.
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