Pensieri e parole

messaggio inserito sabato 23 giugno 2018 da Blancahere

[post n° 410316]

Pensieri e parole

Ciao a tutti! Seguo da molto questo sito e oggi, dopo vari eventi, mi sono decisa a scrivere e a e sfogarmi un po'con chi mi penso mi capirà... Studio al Politecnico di Torino, sono al primo anno di magistrale, ormai quasi concluso, e sto avendo una crisi che spero sia passeggera. Le materie che ho studiato mi sono sempre piaciute, tutte eccetto quelle scientifiche che però comunque ho affrontato e, seppur con qualche stento, sono riuscita a superare, alcune con soddisfazione, altre no. I lavoratori di progettazione sono sempre stati la mia passione, fare piante, sezioni, prospetti, metterci del mio nelle idee di gruppo, la parte di grafica, tutto questo lo facevo proprio volentieri, anche se magari i voti finali non erano quelli che mi aspettavo io, ma mi dicevo che un voto non dice chi sono, né quanto valgono e che architetti non si diventa se hai la media del 24 o del 30, perché ci vogliono anni di esperienza, di cadute e di riprese. Questo semestre passato ho affrontato l'ultimo laboratorio di progettazione della mia carriera universitaria, un laboratorio che mi ha distrutto, fisicamente e mentalmente. Mi hanno messo in gruppo con gente che non mi andava a genio, che non aveva stima di me e che non mi considerava, all'inizio ho sofferto parecchio di questa cosa, poi mi sono fatta coraggio e imparato ad ignorarli, facendo comunque quello che mi si chiedeva di fare. Ho preso comunque questa materia talmente male che ho avuto un blocco mentale terribile, non riuscivo più a pensare, ad avere idee decenti (o forse è stata solo la mia compagna di gruppo principale che me lo ha fatto pensare). Mi sono trovata talmente male con questa gente che volevo solo che finisse, volevo prendermi il mio voto e dimenticare tutto e tornare a lavorare e studiare con gente che mi andasse a genio e con cui mi trovo bene. Quando abbiamo dato l'esame che non si è concluso con il voto che voleva la mia compagna di gruppo, mi ha insultato pesantemente, dicendomi che era tutta colpa mia (anche se gli errori erano soprattutto suoi), che non ho avuto idee, che ha fatto tutto lei, cosa assolutamente non vera,che io non sono portata per l'architettura e che non si sa com'è che mi sia laureata ( e altre mille cose che non sto qui a spiegarvi). Ci sono rimasta così male che sono entrata in crisi, che non riesco più ad essere serena perché quelle parole risuonano in me come campane la domenica mattina, continuo a pensare che avesse ragione, che se non hai la media del 28-30 non sei bravo e non puoi fare questo mestiere, mi sento una mediocre. Io però mi sono sempre trovata bene con la gente con cui ho fatto gruppo negli anni precedenti, a parte per qualche piccola discussione che credo sia normale e mi è sempre piaciuto quello che facevo, ho fatto anche un tirocinio che mi ha dato molte soddisfazioni, con anche i complimenti della mia tutor per la mia dedizione! Ok non sono da 30 e non sono un architetto nato ma valgo davvero così poco?! Qualcuno ha mai passato una situazione del genere?
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Avrebbe potuto dirtelo un professore - come è accaduto a me che ho avuto un blocco di un anno e mezzo - e sarebbe stato anche peggio. Alla fine mi sono comunque laureata con un voto ottimo, ma questo vuol dire poco e niente. Il mondo fuori l'università è completamente diverso, e nessuno, neanche i laureati con 110e lode, sono preparati ad affrontarlo. Si ricomincia da zero. In sostanza, fregatene. Vai avanti. costruisci il tuo futuro sul ramo che ti appassiona, perchè il dopo laurea sarà difficile per tutti.
Tyttavia, impara da questa esperienza e fatti crescere il cosiddetto "pelo sullo stomaco". Di gente così ne troverai spesso e dovrai imparare ad averci a che fare, magari trarre quello che ci può essere di costruttivo nelle loro critiche, ma di gettare via tutto il resto senza che il poco distrugga la tua autostima!
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Io parto dal presupposto che non siamo tutti uguali e che siamo all'università per imparare, poi magari c'è chi nasce architetto e chi ci diventa dopo un tempo indefinito. Io sono alla magistrale e mi sono laureata alla triennale in tre anni spaccati ma di sicuro non mi sento migliore dei miei colleghi che hanno iniziato con me e che sono ancora in triennale! Né di quelli che prendono voti più bassi dei miei, perché 1. Non siamo bambini e questi discorsi superati i 16 anni in teoria non dovrebbero esistere più e 2. Perché io non sono quelle persone e non conosco le motivazioni per cui la loro carriera universitaria va così piuttosto che in un altro modo. Se il mondo del lavoro è fatto di persone con questo cervello allora stiamo messi bene in un campo che è già martoriato!
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Blancahere il problema ha molteplici sfaccettature.
I lavori di gruppo mettono sempre a dura prova gli animi e le skills, personali e di gruppo. Va ricercato equilibrio, chimica, tranquillità, va accettato che nell'economia di un gruppo, qualunque gruppo, c'è chi eccelle in alcuni ambiti chi in altri e solo il corretto mix di queste specificità porta al risultato.
Non conosco le dinamiche che descrivi, non ti conosco, non so quali qualità hai, quali sono i punti di forza e quali quelli di debolezza quindi è complicato stabilire i torti e le ragioni di quanto racconti e pertanto anche stabilire quanto e se vali qualcosa dal punto di vista dello "spessore" dell'essere architetto.

Posso dire però che, in generale, soprattutto nei laboratori di progettazione, il voto riflette spesso le capacità progettuali, quelle di pensare l'architettura e lo spazio, di ragionare in termini compositivi e di "misura", mediando praticità ed estetica, tecnica ed aspetto formale che è un pò l'essenza dell'essere architetti. E attenzione che questo te lo dico da studente prima che da architetto che si è occupato di didattica accademica per un certo periodo, affiancando un professore nei laboratori di sintesi finale e nelle tesi.

Quale che sia il caso comunque non permettere mai a nessuno di minare la tua autostima, ma cerca sempre di circostanziare le critiche che ti vengono mosse dandogli il giusto peso.
Banalmente se hanno ragione di essere prendile come spunti di miglioramento, se non ne hanno "guarda e passa". Sii però onesta con te stessa, in tutti i sensi, mettiti in discussione ma con raziocinio.
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Ma quando mai! La vita è piena di gente bocciata o bollata da altra gente che poi emerge. Fossi in te userei le sue parole come sprono per tirare fuori il massimo...
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@Blacahere
Aaaah... Che nostalgia!!!
1° Anno: arrivo alla prima revisione del laboratorio di progettazione con le dita ancora incollate fra loro dopo un after notturno passato a costruire il plastico; il Prof. guarda il progetto, sfodera dalla tasca interna della giacca un trinciapolli gigante e inizia a fare a pezzi il modellino, non senza una certa fatica visto tutti i bastoncini da spiedino che avevo utilizzato, tanto che ad un certo punto gli ho chiesto se aveva bisogno di una mano... Con i pezzi ricavati ha ricomposto un mucchietto e quello è diventato il mio nuovo progetto. Ovviamente tutto si è svolto in "piazza" col risultato che per tutta la durata del corso io sono diventato quello del "trinciapolli"... Qual è stato il risultato? Questa "stangata" mi ha dato una carica incredibile, nonostante un ovvio imbarazzo iniziale, e alla fine ho anche preso il massimo del voto.
Quello che voglio dire, cara Blanca, è di farti meno problemi o fartene il meno possibile (bisogna sempre fare i conti con la propria sensibilità)... L'università è il tempo della sperimentazione, quindi anche il tempo per sbagliare. Anzi, vuoi un consiglio? Finchè sei dentro sbaglia più che puoi e impara! Al massimo non passi l'esame, o fai una bella fig.d.mer., ma di quelle non è mai morto nessuno. Per quanto riguarda i compagni di gruppo, arrivata quasi alla fine dovresti avere imparato con chi hai affinità e con chi no, quindi, a meno che non ti sia imposto dall'alto con chi lavorare (ma mi fa strano...), la prossima volta scegli meglio (soprattutto in vista della tesi). Fai comunque tesoro di questa "brutta" esperienza con questa compagna di gruppo perchè spesso sarà la normalità una volta che comincerai la professione. Uno degli insegnamenti più grandi che mi ha lasciato l'università è prorpio questo: saper lavorare con la gente e nel nostro mestiere è indispensabile... e sono proprio le brutte esperienze a farci crescere di più, quindi coraggio e avanti tutta!
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@red grazie di cuore! Con queste parole mi hai dato un po'di conforto, purtroppo non ho mai vissuto esperienze del genere perché appunto mi sono sempre trovata bene e se anche qualcuno di noi sbagliava gli altri si amavano di pazienza e con gentilezza di aggiustavano gli errori. Non mancavano le discussioni com'è normale che sia e alla fine si tornava a casa tutti insieme, delusi o felici ma comunque insieme e pronti a ripartire. Purtroppo questo semestre non conoscevo nessuno in corso e mi sono affidata al mio istinto, che alla fine mi ha fatto sbagliare perché i nostri caratteri erano incinciliabili, io sono davvero TROPPO buona e questa cosa le ha permesso di prevalere ed assumere un tono insopportabile. Per quanto riguarda me, io amo quello che faccio, i laboratori di progettazione li faccio volentieri perché mi piace, mi appassionano e mi appassiona vedere come le mie idee prendono forma sotto le mie mani e per me non c'è cosa più bella. Non avrò le idee più brillanti del mondo, ma questo saprà dirmelo il tempo è soprattutto il lavoro, quando arriverà. Almeno ho la consapevolezza di saper usare i programmi a differenza sua che si è fermata ad AutoCAD, ma questa è solo una cattiveria che mi sono lasciata sfuggire
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gli esami di gruppo hanno sempre messo a dura prova i miei nervi. Comunque fregatene e vai avanti. Poi nel mondo del lavoro ci saranno altre situazioni spiacevoli da affrontare quindi bisogna imparare ad essere selettivi sulle cose su cui incavolarsi, star male, ecc.ecc. e le cose su cui sorvolare.
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@kia io invece mi sono sempre trovata bene a lavorare in gruppo, solo quest'anno mi sono ritrovata in gruppo gente con teste completamente diverse dalla mia. Sono consapevole che queste sono piccolezze ignorabilissime che con il tempo probabilmente dimenticherò, solo non sopporto la pressione latente dell'ambiente in cui sono immersa, il dover per forza prendere dal 27 in su perché altrimenti non vali niente. Mi chiedo, ma davvero tutti hanno questi votoni? O sono stupida io che ho una normalissima media del 25equalcosa?
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Credo di essere l'unico ad aver fatto quasi tutti gli esami di gruppo... da solo!
Non mi ci trovo proprio con la gente. Feci l'errore, a qualche anno dalla laurea, di fare un concorso di idee, insieme a colleghi che nel frattempo, a differenza mia, non si erano confrontati con il mondo del lavoro: fu una tragedia. C'era il capetto che dirigeva dall'alto, la dottoranda che schizzava ovunque e discettava di luce e rapporto interno/esterno, qualche altro sapientone che aveva fatto il Villard e si credeva chissà chi, e poi c'ero io, che facevo i 3d, e che, capito l'andazzo, non intervenni in nulla che riguardasse la progettazione. Su una cosa intervenni, però: dissi che il progetto era sovradimensionato e costava molto di più di quelli che erano stati limiti imposti dall'ente che bandiva il concorso, ma fui guardato con aria di sufficienza dagli artisti. Ovviamente il concorso non lo vincemmo. Questo per dire che per gli stessi motivi ho accuratamente evitato i gruppi all'università, quando ho potuto, ovviamente, facendo spesso molto più lavoro, ma salvaguardando il mio stomaco. Purtroppo l'università è piena di gente che si crede Meier, e che poi, dopo la laurea, pian pianino, non solo scopre di non esserlo neanche lontanamente, ma che il lavoro dell'architetto, nella maggior parte dei casi è tutt'altro. Tranne in pochi casi, come quello da me raccontato: lì c'era inconsapevolezza e, direi, incapacità di comprendere che l'università era finita e che gli schizzi e le fantastiche ombreggiature dei planovolumetrici, servivano solo a confezionare in maniera carina un progetto che faceva acqua da tutte le parti e che era irrealizzabile.
Direi, quindi, associandomi agli altri, di lasciar perdere questa tua collega, sarà il tempo a rimettere le cose a posto.
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Quella tua compagna è una persona talmente
PICCOLA
MESCHINA
INSICURA
da aver bisogno di denigrare i compagni per i propri errori.
Hai presente la parabola della pagliuzza e della trave?
Comunque fidati: spesso ai lavoratori di progettazione prendi voti bassi perché non fai cose strane, o in linea con le ultime tendenze dell'architettura contemporanea, o che semplicemente non piacciono al professore.
Non perdere la tua passione per le frustrazioni di una studentessa insicura e rancorosa.
Io ai laboratori di progettazione portavo progetti razionalisti perché amo il razionalismo e non capisco l'architettura contemporanea, incassavo il voto medio o bassino e tiravo un sospiro di sollievo. Ho scelto il restauro - o meglio la divulgazione delle tecniche costruttive tradizionali - e in questo campo sto cominciando a combinare qualcosa. Sono ancora molto orgogliosa del mio 104 preso in sette anni (di cui uno per la tesi di ricerca da sola), da pendolare, dovendo fare tutti gli esami scientifici uscendo dal classico.
Sai in dieci anni di professione ho visto diversi architetti che fanno progetti fighissimi - sulla carta e nei rendering - ma con errori progettuali enormi, tipo non rigirare la guaina al piede della muratura o trasformare un casale del '700 in una specie di villetta postmoderna con tanto di oblò.
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Bella Illy...
infatti ci sono 2 modi per conquistarsi "autostima", studiare e quindi elevare se stesso, o demolire gli altri e restare al proprio livello...
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Grazie a tutti per le vostre risposte! Sono sempre stata del parere che in una facoltà di architettura i voti siano sempre soggettivi perché non esiste un gusto "oggettivo" e ogni professore ha un cervello suo e gusti suoi, non si tratta solo di dover giudicare una sezione tecnologica dove gli errori ci sono o non ci sono, ma è proprio un dover giudicare un progetto sulla base del "mi piace o non mi piace". Personalmente penso che, soprattutto nei primi anni dopo essere usciti dall'Università, contino molto di più le competenze a livello informatico e quelle di base perché se io vado a lavorare anche per poco tempo in uno studio di architettura come dipendente, le mie idee non conteranno nulla, conterà soltanto quanto bene io riesca a rappresentare le idee delle persone che staranno sopra di me, quello penso sia fondamentale uscendo da una facoltà di architettura. Quando aprirò il mio studio, se mai accadrà, potrò parlare delle brillanti o meno idee che sapranno catturare l'interesse di un potenziale cliente. Per quanto riguarda questa personcina con cui ho condiviso 4 mesi da incubo, mi sono accorta di avere commesso un grandissimo errore nell'essermi presa tutti gli insulti e non aver reagito come avrei dovuto, ma alla fine penso che ho anche fatto bene perché a lei non devo dimostrare proprio niente, mentre lei si è dimostrata per la reale persona che è, ovvero meschina e immatura. @ily comunque anche io sono uscita da un classico e mi sono immersa, totalmente inconsapevole, in un mondo completamente estraneo a me, affrontando esami di matematica, fisica, strutture e altre astrusità che ho sempre accuratamente evitato nella mia vita antecedente all'università. Ma ne è valsa la pena perché amo quello che faccio e quello in cui mi vorrei specializzare, e spero che un giorno con i sacrifici saprò arrivare lontano, anche se ciò non significherà diventare ricca!
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