Abbrutimento culturale

messaggio inserito venerdì 9 novembre 2018 da Edoardo

[post n° 414646]

Abbrutimento culturale

Al di là di tutto, riuscite a dissociare l'interesse per l'architettura dal fatto di non poterla fare? Io fatico, non mi interesso più, preferisco ammirare ed interessarmi alle architetture storiche come spettatore diacronico piuttosto che dovermi sentire calato in un mondo, in una collocazione culturale, che è di quanto più alieno vi possa essere dalla mia contingenza professionale e sociale. Sbaglio lo so, ma forse c'è qualcosa di sbagliato (e di malato) anche e soprattutto a monte.
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Edoardo ti si sta spegnendo il sacro fuoco dentro, nasci da incendiario e muori da pompiere dicono :-D... le belle architetture oggi si devono cercare col lanternino (in italia, fuori non so, perchè non ci vado mai se non con streetview), e pochi sono chiamati anche solo a parteciparvi nella loro creazione, ma bada bene, comunque la nostra epoca non è distante dalle altre, culturalmente parlando, ad esempio, immagina di essere vissuto 150 /200 /300anni fa, probabilmente non avresti avuto accesso allo studio, a meno tu sia di ricca famiglia, difficile era viaggiare, difficile era accedere a libri, riviste internet, non esistevano, per vedere qualcosa dovevi girare il mondo, a cavallo (immagina partire da roma e andare semplicemente a milano a vedere il duomo), col cavallo, facciamo 50 km al giorno, ci avresti messo 10/11 giorni.. cioè lo avresti fatto una volta nella vita, ed infatti era così, per chi poteva permetterselo. la verità è che tutto sommato oggi siamo fortunati, perchè possiamo studiare il passato, e vivere il presente, quasi tutti, avendone semplicemente voglia di farlo. non c'è nulla di sbagliato nel nostro tempo, il fatto è che non conosciamo gli altri tempi, e quello che viviamo non ci piace, ma è sempre stato così anche nel passato, basta guardare la storia con occhio critico e scevro dal pensiero attuale... ma ormai la storia non si studia più, e infatti si vede la deriva che sta prendendo l'europa, dopo 70 anni, stanno rinascendo i nazionalismi che hanno distrutto due volte l'europa, solo nel secolo scorso.
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il problema, dna sta proprio nel fatto che fino all'800 chi deteneva il potere politico, deteneva anche il potere culturale, a partire dalla rivoluzione industriale e via via peggiorando fino ai giorni nostri, le due strade si sono andate sempre più separando per giungere ad oggi che sono completamente agli antipodi.
Ovviamente le politiche urbanistiche le fa chi ha il potere e non la conoscenza e la lungimiranza, quindi i risultati sono sotto gli occhi di tutti
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d.n.a. quelli a cui si spegne veramente non si pongono il problema identitario/culturale... io sì.
I nazionalismi rinascono per una certa stampa soprattutto, semmai vedo che rinascono i localismi identitari come rifugio perchè crescono gli internazionalismi economico-finanziari e la paura sociale. E sono due aspetti frutto del fallimento di quella politica (anche di sinistra) che, invece, avrebbe dovuto difendere le persone piuttosto delle lobbies, il lavoro piuttosto del Mercato... ed avrebbe dovuto favorire l'integrazione e la multiculturalità anzichè creare ghetti. Per il resto il tuo racconto lo trovo bizzarro e con molti simpatici luoghi comuni. ;- )
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Beh ponteggi, non mi sentirei di sdoganare questo valore dato dalla presunta simbiosi politico-culturale del passato. Pensa alla città della Massoneria per eccellenza: Washington, creata per celebrare la Massoneria, con una pianta enorme e sovrumana, piena di geometrie e simboli (ma non era Palmanova) ...ebbene, divenne funzionale e "umana" solo con l'avvento delle automobili molto dopo. Pensiamo poi cosa sarebbe stata Berlino se si fossero attuati i progetti di Speer, anche quello era potere culturale, non solo i fuggiaschi del Bauhaus che poi lavorarono in America. Anzi, menti come Gropius e Mies erano piuttosto indipendenti dal potere (imho), meno L.C. col suo Plan Voisin (mai attuato).
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mi ripeto anche se so che possa sembrare un luogo comune, il meccanismo del potere mal si addice a quello della cultura, ma non è che chi governa ora è piu ignorante di chi governava prima, e di chi governava 100 anni fa. Oggi si fanno architetture meravigliose nel mondo come una volta, in Italia magari meno, ma la qualità non sta nel numero, sta nel coglierla, sta nel capirla. E' come l'arte, non è che non si fa piu arte perchè non si dipinge piu con il pennello e la tela o si fa l'affresco, così è per l'architettura. siamo stressati perchè non potendo fare architettura non vogliamo vedere quella che fanno gli altri, e magari la invidiamo pure.
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La penso più o meno come d.n.a.
Più o meno è stata sempre la stessa cosa: l'Architettura costa e i soldi ce li ha l'establishment (ieri il Principe, il Cardinale, il Banchiere e l'Imprenditore illuminati, come oggi un cinese, un azero o un arabo) e gli Architetti, per forza di cose, con l'establishment sono andati sempre molto a braccetto.
Forse è meglio riflettere sul fatto che probabilmente non tutti si possa essere eccellenti nella professione e che comunque in Italia ci siano 150.000 Architetti (contro i 30.000 della Francia).
In altre parole, anche nella Firenze del quattrocento, pur essendoci le "procedure aperte" per le formelle della porta del Battistero, non ci sarebbe stato spazio per più di un Brunelleschi...
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E che c'entra con la percezione personale? Fa chi eccelle o eccelle chi può fare?
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Sono in parte d'accordo sul discorso generale del "è sempre stato così"... è chiaro che oggi è bellissimo girare tra gli edifici storici ad esempio di Napoli, dove non si vede una architettura contemporanea nemmeno a cercarla. C'è anche da dire però che di opere straordinarie di un epoca racchiusa per esempio in 30-50 anni ce ne sono pochissime... il patrimonio di una intera città si è costruito in 3 millenni pressoché ed oggi vediamo, con l'occhio contemporaneo, tutta quella meravigliosa storia racchiusa in un arco di tempo brevissimo che noi chiamiamo "architettura del passato". Se anche ci riferissimo ad epoche, per esempio, resto a Napoli, quanti edifici Rinascimentali ci sono? 9? 10? 20? Ma quanti sono stati costruiti in 10 anni? 1? 2? Nessuno? Quanti demoliti? Quanti crollati? Quanti ricostruiti? E andiamo avanti, quanti edifici barocchi ci sono? 40? 50? Ma in praticamente 250 anni... E restano quelli migliori, che accumulati fanno la bellezza delle nostre città. Sono convinto che anche per la nostra epoca sarà così, condenseremo gli anni dal razionalismo in poi in chissà quale periodo futuro e in quel periodo resteranno poche opere, magari qualcuna di Siza, qualcuna di Piano, qualcuna di Moneo, ecc, e il brutto patrimonio presente ora di case popolari fatte con la speculazione e palazzetti locali senza nessun valore sarà demolito o crollerà e sarà ricostruito in meglio dai privati stessi... Non so se ho reso. Riguardo l'ignoranza di chi governa penso anche quella sia una questione atavica, forse oggi è deprimente perché tutto sommato siamo più eruditi come popolo e sappiamo, viaggiando, che certe cose possono essere fatte molto meglio che come vengono fatte in Italia, soprattutto la sfera dei servizi e della burocrazia se mi consentite... e quindi ci rode il fegato. Normale
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Leonordo mi trovi d'accordo su quasi tutto, ma quando dici che oggi siamo più eruditi come popolo mi trovi un po' perplesso. Il semplice accesso alle informazioni non sempre coincide con la preparazione culturale e critica a mio avviso.
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Questo è certo ponteggi... anzi, se proprio vogliamo dirla tutta credo che la manovalanza di un tempo davvero non esista più, e non lo dico per retorica.
Ad ogni modo mi riferivo più che altro ad un maggior numero di persone laureate, ad un maggior numero di persone alfabetizzate. Mi rendo conto che sembra esagerato, ma all'epoca dei nostri nonni il 90% si fermava alle elementari e una metà della popolazione firmava con una croce i documenti... Il rovescio della medaglia è quello che dici tu, molte informazioni, molta fuffa, molti sapientoni, pochissimi che si sporcano realmente le mani. L'intelligenza è inversamente proporzionale alla presunzione e alla superbia...
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Continuo a non capire questa "analisi storica" cosa abbia a che fare col thread d'apertura. Non capisco questa pseudo saggia rassegnazione che trapela.
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io sono sempre stato dissociato in quanto non l'ho mai praticata, nemmeno ai tempi dell'università. Forse dipende dal fatto che non ho mai incontrato un docente in gradi di illuminarmi. L'unico che ci riuscì ormai non c'è più e non era certo in materie progettuali.
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Scusate se vado off topic, ma... Leonardo, come fai a dire che a Napoli non si trova un'architettura contemporanea nemmeno a cercarla? E le stazioni della metro? Solo per parlare degli anni 2000...
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Si desnip è vero... diciamo magari che non si trova una architettura contemporanea che valga la pena venire a visitare... Mi viene in mente ora la stazione di Afragola di Zaha Hadid... ma penso nessuno vada a vederla.. manco da lontano... Piazza Garibaldi, ti ci trovi e bene... le metro, lodevoli ma dal servizio scadente, frequenza ogni 10 minuti se ti va bene.. poco altro. In compenso Napoli è ricchissima di storia, recentemente il Telegraph l'ha nominata la più bella città d'Europa...
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Non sono d'accordo, ma non fa niente. :-) Le stazioni della metro meritano una visita e molti lo fanno. Poi, il discorso sulla qualità del servizio è altra cosa.
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Confesso di avere dei problemi a cogliere il senso del thread.
Sentirsi fuori dal dibattito attorno all'architettura e/o sentirlo alieno e/o non sentire l'identità dell'architettura contemporanea è un qualcosa che si riferisce alla sfera soggettiva, non a quella oggettiva dell'Architettura.
L'architettura contemporanea è semplicemente quello che l'architettura è ed è sempre stata, specchio dei tempi e del pensiero, firmitas, utilitas, venustas.

Scindere l'architettura dai tempi è impossibile.
Cosa distingue un Haussmann, da uno Speer?
Ed uno Speer da un Gropius?

Pensiero a parte nulla.
E si potrebbero fare esempi del genere fino ad arrivare all'architettura del mondo antico.
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FranzArch, non ci fare caso, non riesci ad afferrare il senso del thread perché non conosci il redattore del medesimo. Lui usa un linguaggio forbito quando vuol dire cose semplici. In parole povere ha voluto dire che "rosica" perché non ha la possibilità di esprimere il suo estro creativo come quando era a scuola.
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