INARCASSA 3.000 EURO

messaggio inserito lunedì 21 gennaio 2019 da BAOBAB

[post n° 416991]

INARCASSA 3.000 EURO

fatturato di circa 12.000 euro ---> quota inarcassa 3.000 euro quest anno.

non credo ci sia bisogno di ulteriori commenti, ogni volta che sento un dipendente dire quanto guadagna so solo che mi sembro una sciocca ad andare avanti a partita iva.
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Mah... ma perchè se volessi diventare una dipendente, troveresti il posto pronto dietro l'angolo?
Io sono nella tua stessa situazione, ho sempre scelto di fare la professione libera ma se fosse così semplice trovare il "posto fisso" mi ci fionderei.
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Infatti. I professionisti che dicono di "aver scelto" mentono nella stragrande maggioranza dei casi (se devono lavorare per vivere). Io non scelsi di diventare P.IVA dopo nove anni e mezzo assunto con CCNL e 14 mensilità, mentre sceglierei ora, ed avrei scelto allora, di associarmi firmando bei progetti e con prospettiva di fatturare almeno 50.000 euro l'anno... con un orizzonte, con proposte serie.
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Eterna questione. Se il problema che vuoi sottolineare è che l'aliquota previdenziale è alta (comunque più bassa dell'INPS), l'orizzonte è buio perché l'ultimo pensiero di questo governo, e dei cittadini elettori, sembrano essere le politiche attive del lavoro e la fiscalità del lavoro. Per me è inspiegabile, ma tant'è. Se il problema è che fare la libera professione non rende, beh come evidenzia Edoardo tra parentesi, è una scelta molto personale che dipende dal fatto che possiamo o meno, ammesso che lo vogliamo, dipendere anche da altri per vivere (genitori, mariti, compagni...), e se c'è una prospettiva di espansione. Io ho guadagnato quella cifra il primo anno dopo la laurea, chiaramente non bastava per affitto+ bollette+ auto+ cibo+ spese mediche, poi ho guardato altrove.
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io credo che oltre ai numeri ci siano molte altre cose da valutare: se sei una partita IVA "reale" o meno, se sei al primo anno di attività o quasi, che prospettive di crescita hai davanti, quali sono le tue aspirazioni: hai iniziato la libera professione per mancanza di alternative o perchè era davvero quello che volevi fare?
A tutto si deve aggiungere che, come fa notare giustamente desnip, i posti da dipendente non piovono esattamente dal cielo per tutti, tutti i gg.
io faccio parte di quelli che hanno scelto di fare la libera professione, lavoravo come dipendente (co.co.pro) in uno studio, ma ho deciso di tentare il salto e mettermi in proprio. Certo ho potuto permettermi di farlo perchè ho le spalle "coperte", ma dopo 6 anni di attività, avendo iniziato da sola e da zero, posso essere soddisfatta di quanto fatto fino adesso. Non mancano i momenti di sconforto in cui mi metto a guardare le offerte di lavoro e i concorsi pubblici ma poi passa, non rinuncerei mai a quanto fatto fino adesso e alle soddisfazioni che mi sono guadagnata nonostante le difficoltà...
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Si Vikka, ci sono altre cose da valutare. Credo tuttavia che la mia generazione (dai 30 ai 40) si sia interessata - e si interessi - troppo poco ai "numeri", troppo poco alle politiche fiscali e del lavoro, troppo poco alla richiesta di una rappresentanza forte (sarebbero gli ordini..), in parole povere troppo poco alla Politica, con la "P" grande. Tutto questo sta alla base della nostra stessa possibilità di scegliere, della possibilità di fare sopravvivere la scala sociale, per quel poco che ancora esiste. Io credo che dobbiamo darci tutti una bella svegliata, al di là delle nostre esigenze o aspirazioni individuali.
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io faccio parte della generazione 30/40.
la questione che francamente mi sta preoccupando sempre più è del riuscire a costruire una vita basata sulla libera professione. mi sono laureata pienamente in corso, ho lavorato in uno studio gli ultimi due anni di università e così ho continuato a fare fino a poco fa. Sempre rigorosamente con partita iva per " fare le cose per bene".
Dal 2019, anno in cui inizia la contribuzione standard per me verso inarcassa, mi trovo ad essere schiacciata da questa rata eccessivamente alta se paragonata al fatturato annuo che presento.
Ed il fatturato è frutto di 8 ore lavorative a giorno 5 giorni la settimana; mi preoccupa l'idea del " bhe chiaro che fatturi poco, dovresti lavorare di più".. di più?!
amo il lavoro che faccio ma penso che nella vita questo si parte del tutto e non il tutto stesso.

Nessuno ad oggi , nonostante parli della questione con molti colleghi, ha mai fatto un discorso incoraggiante sulla nostra professione. Vedo ovunque solo molto sconforto.


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LA chiave non è lavorare di più, ma migliorare il workflow lavorativo costantemente unitamente alle proprie competenze e, soprattutto, lavorare per se stessi e sui servizi che si offrono, senza tralasciare il marketing, questo sconosciuto.
Vedo moltissimi colleghi rimasti ancora alla logica del SOLO passaparola per lavorare, mindset che gli fa buttare alle ortiche una montagna di fatturato potenziale che viene mangiato dai grandi vecchi che , scafati, sfruttano le discrasie del mercato per pagare le nuove leve una miseria mantenendo le rendite di posizione acquisite, monopolizzando di fatto il mercato.

Intendiamoci la contingenza fa schifo, ma noi giovani architetti, come categoria, siamo davvero poco furbi...con le dovute eccezioni fortunatamente.
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Concordo Franz non basta lavorare 14 ore al giorno per dire che stai lavorando. Dobbiamo imparare tutti ad investire sulla produttività. Purtroppo l'università non ci prepara a questo, almeno ai miei tempi, ed ho dovuto imparare da solo a gestire il flusso di lavoro in maniera razionale. Il problema del perdere fatturato purtroppo rimane per chi, come me, continua a rimanere solo e legato alla logica della "bottega", ma devo dire che il problema riguarda un po' tutti i liberi professionisti in questo paese.
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@FranzArch
belle parole (un po' troppe in inglese, per i mie gusti), ma ora che ci hai esposto la tua diagnosi, raccontaci quale sarebbe la cura. Possibilmente facendo nome e cognome dei farmaci, perché, diversamente, restano concetti generici validi per qualsiasi professione e/o qualsiasi contesto. Soprattutto sarei seriamente interessato a capire un paio di questioni:
1) quali ritieni siano i canali di marketing realmente efficaci, tendendo in debita considerazione che la maggior parte di chi è in una situazione economica disastrosa non può permettersi investimenti in tal senso (non dirmi Facebook, Houzz, Archisio o altre amenità, perché, è dimostrato, su quei canali passano per lo più sognatori e/o curiosi che nella migliore delle ipotesi non portano lavoro, altrimenti fanno perdere tempo)
2) come faresti a riprendere possesso del "...fatturato potenziale mangiato dai grandi vecchi che , scafati, sfruttano le discrasie del mercato..." (esempi e soluzioni concrete, non discorsi teorici in stile "armiamoci e partiamo")
puntualizzo, qualora il mio intervento potesse dare adito a fraintendimenti, che non ho intenti polemici, ma di confronto costruttivo...
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bisogna vedere cosa vuoi dalla vita.
Io ho appena rifiutato una proposta di lavoro, sarei tornata a fare la dipendente 8 ore al giorno e le avrei passate a compilare documenti per gare, antimafie varie e compilare pos, praticamente un'impiegata passacarte.
E fine della libera professione per sempre, perchè ho 39 anni.
C'è stato un attimo di smarrimento iniziale perchè devo tenere conto che ho una figlia di tirare su, una casa che presto sarà da cambiare/sistemare, tanti avrebbero accettato al volo.
Io no. Non ce l'ho fatta.
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FranzArch esattamente, ma le commesse, in Italy, sono ancora appannaggio di soggetti giurassici anagraficamente e mentalmente (clientelismo). Qua sto cercando anche di aprire nuovi canali ma non hanno tale mentalità di autopromozione, aspettano che suonino alla porta i clienti. Se posso, cerco anche di proporre tecnologie e soluzioni architettoniche "diverse"... anche questo può servire a distinguersi (se pubblicizzato soprattutto). Ma è arduo.
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@archifish gli inglesisimi continuerò ad utilizzarli e anzi, se hai problemi con essi, ti invito cortesemente a skippare eventuali future reply. Senza intento polemico, si intende.

Detto questo le cure sono molteplici, innanzitutto bisogna mettersi in testa che bisogna fare network in maniera diversa da come lo si fa di solito.
Accostarsi ad altri professionisti nel quotidiano è la base, bisogna poi avere contatti in tutta la filiera dalle maestranze ai fornitori , passando per artigiani e commercianti perchè bisogna avere la capacità di individuare soluzioni e porle in essere in tempi rapidi garantendo questo un certo margine nei confronti dei nostri concorrenti. Conta in questo anche saper parlare, porsi, vendersi (questa roba si studia è non è che si nasce imparati) avendo la capacità di scindere eventuali opportunità dalle richieste degli approfittatori che inevitabilmente si incontrano.

Capitolo clienti, dovete cercarvi i contesti dove gravitano i clienti che avete individuato come target e andare a prenderveli. Suona retorico e banale probabilmente ma è esattamente così che funziona, se non avete clienti dovete andarveli a cercare consci del fatto che con il passaparola non arrivano perchè prima di voi ci sono X professionisti, che lo zoccolo di solo passaparola impiega decenni a formarsi a meno di avere la fortuna di rilevare uno studio con annessa agenda clienti.
Dove trovarli sta a voi stabilirlo non c'è una regola aurea. PEr dire se volete lavorare con gli appalti pubblici andrete a cercarli da una parte, se volete fare interni high end da un'altra. E' banale ma funziona esattamente così, il cliente non verra MAI di sua sponte da voi, semplicemente perchè NON ESISTETE.

Capitolo online.
La vetrina online funziona e anzi è determinante se avete lavori da mostrare o qualcosa da dire, è chiaro che se siete uno tra i tanti serve fino ad un certo punto restando comunque determinante.
Il canonico bigliettino da vista arricchito da un QRcode che punta sul vostro sito, messo giù come si deve con una selezione dei vostri progetti migliori da di voi un'altra immagine anche di fronte al più zotico dei committenti.
Anche la promozione ed il network online funzionano a patto di saperli usare.
Houzz, facebook, instagram, linkedin ecc?
Tutto può servire allo scopo di diffondere il vostro nome e veicolare i vostri servizi, dirò di più linkedin funziona per trovare nuove collaborazioni e/o fornitori. Falegnami, produttori di tendaggi, restauratori, altri professionisti che offrono servizi d'avanguardia.
Esempio stupidissimo recentemente ho risolto un problema con le conformità di alcune porte antincendio che non riuscivo a reperire in alcun modo recuperate mediante contatto linkedin con un pezzo grosso del produttore delle porte.
Magia?
No, semplice uso consapevole degli strumenti che la tecnologia ci offre.

Capitolo workflow lavorativo.
Qui c'è un mondo. Dal Bim, all'automatizzare il core business di studio (qualunque studio, ripeto qualunque studio) in Italia ci sono margini di incremento spropositati dettati proprio dal fatto che molte realtà sono ferme a 30 anni fa.
Si può inoltre diversificare, aggiornandosi costantemente, trovando sempre nuove nicchie in cui operare da penetrare pian piano con esposizioni mirate affiancandole ai business in cui siamo maggiormente confident.

Il tutto senza considerare il capitolo think out of the box cui accennava qui sopra l'ottimo Edoardo. Quanti di voi si interrogano su come innovare la professione, veicolare i propri servizi/inventarsene di nuovi?

La professione è tutto questo ed è affinamento costante di tutto questo. Le vecchie logiche non funzionano più e sono destinate a scomparire con il ricambio generazionale dei professionisti e della committenza.

Insomma di carne al fuoco e roba su cui lavorare ce ne è molta direi.
Liberissimo ovviamente di ritenere questa roba tutte cazzate e continuare che il tuo approccio obvs.
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@ FranzArch “gli inglesisimi continuerò ad utilizzarli e anzi, se hai problemi con essi, ti invito cortesemente a skippare eventuali future reply. Senza intento polemico, si intende.”
FranzArch hai scritto un post molto interessante, però alla base di tutti i punti che hai elencato ci sono le communication skills e forse quelle dovresti approfondirle
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@FranzArch -> "...come se fosse Antani?" [cit.]
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Ci sono poi gli studi di mecenati paternalisti che ti illudono (anche indirettamente) che un domani "erediterai" il loro portafoglio clienti... quando, nel tuo profondo, sai che non avverrà. Quelli sono i più pericolosi, meglio uno shock subito, finchè si è giovani.

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@Lila sarà fatto.
@InGeoAlessio sempre sul pezzo. Mi raccomando combattete per le cilette al ribasso coi geometri che farete un sacco di strada.
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@FranzArch...le lotte sostenute con i Geometrai sfiancano...non v'è dubbio alcuno...ma leggervi ogni tanto fa bene al Quore e allo Spirito!
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Mi fai tanta tenerezza InGeo. Un abbraccio grande.
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@FranzArch...MA SCENDETE DAL PIEDISTALLO!
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Ho letto con estrema attenzione tutte le prescrizioni mediche per curare la nostra professionalità malata e debilitata.
Non sto a commentare ogni singola riga dell'intervento di FranzArch, perchè dovrei scrivere per ore (forse giorni) e non porterebbe un contributo al dibattito. In ogni caso, resto con la sensazione che ogni concetto espresso sia teoricamente ineccepibile, ma drammaticamente scollegato da una buona parte delle realtà in cui ci troviamo ad operare come tecnici.
Possiamo fare rete e collaborare con altri professionisti (chiunque dotato di un minimo di onestà intellettuale e professionale sa che non si può essere tuttologi/autosufficienti), imparare il BIM, crearci profili social, dotarci di un'infallibile strategia di markting, ma serve domandarsi in quali contesti tutto ciò risulti realmente efficace e sostenibile (anche in termini di costi).
Chi trae benefici da queste strategie, con buona probabilità, opera in realtà in cui suddetti metodi consentono di far incontrare la domanda con l'offerta, ergo è inserito in un mercato evoluto, in cui esiste una richiesta che parla la stessa lingua dei tecnici e ne comprende la funzione.
Purtroppo, non tutti vivono ed operano in grandi città, non tutti hanno i "famosi" requisiti per partecipare ad un bando pubblico, non tutti hanno la forza professionale (e le spalle coperte) per partecipare concorsi di progettazione, non tutti hanno ereditato lo studio di papà, non tutti possono aspirare a raggiungere la clientela con canali moderni.
Per quanto anacronistico, in certe realtà "umili e provinciali", il passaparola è l'unico canale conosciuto dalla committenza. La Signora Maria, non ha facebook, si affida al geometra "di paese" o "di famiglia" perchè l'architetto "fa delle porcate" e/o è "una roba da ricchi". La Signora Maria cerca un tecnico per sanare un abuso consigliatogli e realizzato dal muratore 15 anni prima.
Nella provincia, nei paeselli, il lavoro ci sarebbe pure, ma nessuno vuol farsi carico degli oneri per la sicurezza, il miglior consulente è ancora il cugino o il muratore, si ristruttura "da soli", mentre i mobili e le piastrelle si scelgono al Bricocenter al sabato pomeriggio.
Come ci si pone, quindi, in termini di marketing, immagine e professionalità se ci si trova ad operare in questi contesti culturalmente "depressi"? Domanda lecita, credo, poiché ho sempre trovato ricette (piuttosto ovvie se si è dotati di un minimo di cervello) per diventare "qualcuno" solo dove il "qualcuno" è cercato, capito ed apprezzato.
Forse la soluzione sta nel sapersi proporre mixando sapientemente marketing e passaparola.
Passando ore al Rotary Club ed al bar di paese si intrattengono rapporti con l'alta società e con l'agricoltore medio. Dedicando le ore restanti alla creazione di siti web ed alla frequentazione di corsi Casa Clima ci si evolve e si fa marketing al passo coi tempi. Così facendo, forse, si può auspicare di cogliere frutti sia dall'albero degli eruditi che da quello degli inetti provinciali.
Si spara nel mucchio, in pratica. Anche se, solitamente, il cacciatore che spara in un volo di anatre, almeno una deve mirarla, altrimenti rischia di sprecare cartucce e non vederne cadere nemmeno una. Il problema è che cartucce costano e non sempre fanno portare a casa la cena.
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@ArchiFish.
Hai incidentalmente, forse inconsapevolmente, centrato un paio di punti focali dell'intera questione e cioè il mismatch tra domanda ed offerta unito all'analisi della propria professionalità e delle proprie competenze.
Parli di realtà che anche uno che opera su Roma come me conosce molto bene perchè il provincialismo che descrivi è presente in tutto lo stivale e nel mio territorio basta uscire dal raccordo per incontrare TUTTE le dinamiche che descrivi.
La questione è, occorre captare quella domanda?
Intendo dire, dal punto di vista dell'opportunità, tenere su uno studio per sanare l'abusetto di gino il porchettaro o allacciare una fogna vale il prezzo del biglietto?

Attenzione, non sto dicendo che queste pratiche non debbano essere fatte, anzi, ritengo che un buon architetto è anche un buon tecnico e questa roba DEVE saperla fare, conosco personalmente realtà che fanno infrastrutture e grandi opere e ANCHE la sanatoria dell'abusetto, ma il focus dello studio è da un'altra parte e penso che sia questa la strada per il paradiso.

Questo che significa?
Che le risorse di marketing e di investimento in competenza vanno destinate all'incontro di domanda qualificata non gino il porchettaro, semplicemente perchè gino il porchettaro è destinato, in un futuro molto prossimo, a scomparire con il mutare della committenza overesposta sui social e che è abituata ad acquistare in modo smart, fluido e diverso da gino er porchettaro con tutto quello che ne consegue.

Inoltre, ripeto, c'è da domandarsi se il core business di uno studio debba necessariamente essere tagliato sull'abitazione.
Io confesso ad esempio di aver già diversificato, nonostante sia relativamente giovane per la professione di architetto, ed ho uno studio/brand dedicato alla consulenza residenziale e ne sto tirando su un altro, con altri professionisti, su un'altro ambito professionale che è il bim ed il project management.
Ho in mente in futuro di entrare anche nel business dell'arredamento su misura.

Si fa tutto per gradi ovviamente e l'investimento è incrementale e virtualmente alla portata di tutti essendo il trial and error relativamente poco oneroso.

Per dire.
Ora io non sto dicendo che questa roba sia alla portata di tutti, però tipo in distretti provinciali ma ad alta vocazione manifatturiera, ad esempio, può valer la pena pensare a come entrare nel manifatturiero con le proprie competenze. In territori con forte presenza di speculatori edilizi è bene sviluppare il proprio business su quello per partire e poi pian piano diversificare. In territori dove va forte la compravendita si trova un prodotto per la compravendita ecc.

Questi discorsi per me sono tutto tranne che da sognatori e reprimere se stessi in funzione del provincialismo è forse lo sgarbo peggiore che possiamo farci, come persone prima che come professionisti.
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@ArchiFish -> ineccepibile...condivido a pieno il tuo pensiero...è questo che cerco di far capire...ma evidentemente non c'è peggior sordo di cui non vuol sentire...tra aggiornamenti, "cilette al ribasso", tasse, correre dietro alle persone per farsi pagare, lavorare anche la notte per stare al tempo con le commesse...e poi si dovrebbe anche stare lì a curare le P.R.?...SIgnori la libera professione è questa...e lo scrivente è abituato da quando era ragazzo a fare i conti con la realtà, che ci propina in questo momento storico questo tipo di mercato...per curare e veicolare le proprie skills professionali ci vorrebbe solamente uno studio che ti segue per questo...e da pagare lautamente aggiungerei!
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io concordo con archifish, e da libera professionista che ora come ora deve fare tutto da sola (ero non mi posso permettere uno schiavetto a studio) mi viene anche da pensare...ok mi formo per queste nuove mirabolanti tecnologie, mi formo per casa clima, mi formo per tutto quello che vuoi, faccio PR al bar, al tennis, al rotary... ma qualcuno in studio che si mette davanti al pc e LAVORA ci vuole. Anche per la ciletta di perde un sacco di tempo...se ne perde tanto quanto un progetto un po' più strutturato...e cmq da qualche parte chi parte deve partire...e non parte da una commessa da un milione di euro (a meno che abbia alle spalle tutto quello che già sappiamo) ma dalla ciletta della sciura maria, per poi farsi conoscere pian piano.

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@FranzArch
In verità, non ho " incidentalmente, forse inconsapevolmente, centrato un paio di punti focali". Li ho centrati perchè, potrà sembrare strano, anche nella "provincia debilitata" ci sono piccoli ed umili tecnici in grado formulare un ragionamento ed un analisi lucida del contesto socio-antropico-lavorativo e del tempo in cui viviamo. Anche dove il lavoro scarseggia c'è qualcuno consapevole di cosa funzionerebbe in un mondo ideale e di cosa non funzionerà mai in certe realtà reali (scusate il gioco di parole). Esistono soggetti che conoscono bene tutti i concetti di cui parli, li capiscono e non hanno la possibilità, anche volendo, di applicarli. Dici che a Roma ci si scontra con lo stesso becero bacino di utenza della provincia. Ok, potevo immaginarlo, peccato che nel paesello di campagna, a differenza che nella Capitale, non ci sia una clientela evoluta/alternativa a cui rivolgersi ed a cui proporre la propria professionalità. Caro Franz, mi piacerebbe tanto vederti all'opera e vedere all'opera le strategie di marketing e di differenziazione dell'offerta professionale in un bacino di utenza che, nel raggio di 30 km (60 di diametro), conta meno della metà degli abitanti di Roma e di questi qualche centinaio fa l'architetto, altrettanti l'ingegnere ed altrettanti il geometra. Mi piacerebbe ricredermi, perchè significherebbe che c'è una speranza oltre il passaparola. Mi piacerebbe anche sapere (in senso retorico, in realtà non mi permetterei mai) da dove vieni, qual'è stato il tuo percorso di studi e professionale, da quanto sei nel settore, chi frequenti, dove hai fatto la gavetta, con chi e per chi l'hai fatta, se hai ereditato uno studio o se l'ingegnere per cui lavorarvi, oltre a non pagarti, si è sparato lasciando tutti nella merda (succede anche questo, credimi). Mi piacerebbe sapere se sei un self made man (so che apprezzi gli inglesismi), quanto fatturi, con chi lavori e qual'è la tua clientela. Mi piacerebbe non certo per farmi i fatti tuoi, ma per capire se ad influire sulla condizione presente del singolo può essere, oltre al contesto, anche il passato.
La mia lettura della realtà non è vittimismo, sia chiaro, è crudo realismo. E' consapevolezza che non tutti possono cambiare aria e spostarsi verso terreni fertili in cui concretizzare il proprio sogno professionale o reinventarsi. E' consapevolezza che alcuni non possono permetterselo, che alcuni non possono permettersi nemmeno le licenze per i software, che anche volendo mollare tutto e fare l'operaio si finisce per essere rimbalzati perchè troppo vecchi o troppo qualificati o "troppo laureati". Fare "tutto per gradi" è oneroso tanto quanto fare tutto subito, specie se non si dispone di risorse e qualsiasi business si possa pensar di sperimentare, sovente risulti già saturo di offerta e povero di domanda.
Tutto ciò che ho letto sul come "sfondare" è ineccepibile in linea teorica, ma anche il miglior pescatore del mondo non piglia pesci se pesca in una vasca da bagno o non ha i soldi per comprare le esche.

Tornado al tema originario del topic (chiedo scusa se mi sono dilungato su argomenti fuori tema), mi permetto di sottolineare un aspetto che forse non è emerso. Se si fatturano 12.000 € all'anno lavorando 8 ore al giorno per 5 giorni alla settimana, potrebbe non essere solo questione di ottimizzare il flusso di lavoro. Potrebbe anche darsi che ci si faccia pagare troppo poco. Forse la verità sta nel mezzo, forse si è eccessivamente scrupolosi e si dedicano troppe ore a questioni che non le meritano, forse si è troppo lenti, forse non ci si sa organizzare e forse, lo ribadisco, sarebbe il caso di alzare le parcelle (sempre che la spietata concorrenza non rappresenti un ostacolo).
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@archifish, NESSUNO vi vincola al paesello però e questo non è essere sognatori ma assolutamente realisti.
Una singola commessa in una nicchia qualificata può farvi fatturare come l'annualità di passacarte e cilettari e questo è un dato di fatto incontrovertibile che nè tu nè nessun altro potrete mai smentire, al massimo potrete perpetrare il prosciutto sugli occhi, tentando di estrarre valore da roba che valore non ha.
Stai parlando, scusa la franchezza, di acqua calda perchè ti ostini a parlare di un mercato saturo, quello delle pratichette in provincia, come se quel modello debba essere l'unica condanna.
Bhè non è così, è falso e, per inciso, mentre voi vi ammazzate per tenere in piedi uno studio da praticari c'è chi fa altro e lavora meglio di voi, con clientela più qualificata e soprattutto senza dover ragionare sullo sconto di 100€ perchè c'è il tecnicuccio 100 metri dopo che fa il mercante al ribasso e gli impicci con i protocolli.

Se a voi piace quel mercato fate pure.
Sul mio pregresso non ho particolari problemi a parlarne.
Ho studiato alla sapienza, non sono figlio d'arte, ho lavorato per un anno e mezzo non pagato, poi internship con garanzia giovani, poi ho aperto partita iva e mi sono appoggiato a vari studi per fare un pò di cassa mentre sviluppavo rete e mettevo su il mio studio.
Tutti i progetti che ho sono in divenire e nel mentre continuo a studiare.
In tutto questo capita anche che faccia la pratichetta a gino il porchettaro, ma di certo non lo vedo come il mio futuro.

Sul discorso località vorrei far notare che Roma e la città metropolitana ha una densità di tecnici assolutamente spropositata e questo si traduce in una concorrenza spietata gomito a gomito con persone estremamente competenti ergo andiamoci piano col dire che la località è più easy e/o larga di opportunità perchè in realtà quasi ogni contesto ha le sue nicchie da sfruttare, il difficile è scovarle.

Detto questo mi trovo d'accordo sulla chiosa, alzare le parcelle e rimettere i minimi per me è la base, ma ripeto non è la cura per trovare clienti.

@sclerata se il tempo che impieghi per confezionare una pratichetta random è la stessa che impieghi per un progetto più strutturato c'è qualcosa nel workflow lavorativo che non quadra.
Inoltre fare pubbliche relazioni e fare la professione vera e propria inteso come disegno ecc sono due facce della stessa medaglia perchè dalla prima deriva la seconda. Se non c'è marketing non c'è lavoro ergo passare 8 ore/day solo a produrre senza promuoversi è il modo migliore per impiccarsi da soli.
E sia chiaro non parlo dal'alto di un'agenda clienti stile mattone, ma da giovane architetto che si sta facendo strada in questo mondo.
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Ragazzi quando avvierete le varie attività di cui sopra, ci potete inserire anche una piccola agenzia di recupero crediti?
Avete già un cliente sicuro!
Il sottoscritto...
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@FaranzArch
giusto per puntualizzare, perchè non vorrei essere stato frainteso:
1) Non ho mai detto che qualcuno ci "vincola al paesello", ho detto che non tutti possono permettersi, per molteplici ragioni, non necessariamente economiche, di cambiare aria
2) Una singola commessa può effettivamente fruttare come un anno di pratichette, ma i toni nei confronti dei "lavoretti" di chi si arrabatta per sbancare il lunario, mi sembrano un tantino snob ed irrispettosi
3) Forse parlo di acqua calda, ma mi pare che l'acqua calda sia una realtà concreta ed incontrovertibile. Io sostengo che l'acqua può esistere anche calda, tu parli di come far passare l'acqua dallo stato liquido a quello solido, processo scientificamente dimostrato, ma che potrebbe non riuscire (ad esempio in assenza di freddo). Perdona il paragone ardito, ma è per evidenziare che stiamo semplicemente dicendo cose differenti ed una, non smentisce l'altra.
4) Mentre noi ci ammazziamo a fare i "praticari" c'è indiscutibilmente chi lavora più di noi, meglio non mi/ti è dato a sapere, l'unica certezza è che c'è chi lavora più proficuamente e chi meno. Di certo la professionalità non è direttamente proporzionale al fatturato, al livello della clientela o alla capacità di fare marketing.
5) Se tutti i progetti che hai sono in divenire, continui a studiare per raggiungere i tuoi obiettivi e in futuro ti vedi in posizioni migliori rispetto a chi compila le CILA, hai tutto il mio rispetto ed il mio supporto morale (non posso fare di più se non il tifo per te), però, questo, mi fa presupporre che, fino ad ora, ci hai prescritto medicine per una cura che dovrebbe funzionare, ma che, in realtà, nemmeno tu puoi garantire guarisca il malato.
6) Non ho mai sostenuto che Roma o altre grandi città, rappresentino un bacino di utenza più "easy" e/o con meno concorrenza professionale rispetto alla provincia. Ho detto, chiaramente, che c'è più possibilità di trovare committenze di variegata estrazione socio-culturale, ergo c'è più possibilità che un certo tipo di marketing arrivi a destinazione.

Tornando nuovamente al tema originario del dibattito, quando dico di alzare le parcelle, mi riferisco ad un ritocco al rialzo (in subordine ad un'ottimizzazione dei tempi e modi di lavoro, perché diversamente si continua a sprecare tempo, ma per qualche spicciolo in più). Ovviamente il ripristino di minimi tariffari sarebbe il massimo a cui ambire, ma in tal senso avete mai provato ad andare oltre il sogno e ragionare concretamente sui risvolti ?
Chi dovrebbe vigilare sull'applicazione dei minimi tariffari? E come?
Quali conseguenze per chi non li rispetta?
Cosa succede quando il cliente medio (non quello VIP) si accorge che di punto in bianco costiamo il doppio?
Cosa succede quando il cliente si rende conto che per certe operazioni si spende di più in tecnici che nell'esecuzione dei lavori?
Rischiamo che il committente fugga dal geometra che nel frattempo ha deciso, in accordo col suo Collegio, di non applicare alcuna tariffa minima?
Sarò un inguaribile nichilista, ma in assenza di regole precise, vigilanza, tutela e provvedimenti per chi sgarra (non solo in tema di parcelle), continuo a pensare che difficilmente usciremo dalla realtà stagnate in cui ci troviamo.
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Penso che tutti abbiano ragione... le differenze sono sempre in ciò che non si vede o non si dice, ovvero nella possibilità di rischiare, di spostarsi, di investire, di aspettare a incassare e di scartare le cosucce per perseguire le commesse importanti, nella possibilità di entrare nei club ristretti dove gira pecunia, ed ancor prima nella possibilità di essere mantenuti a lavorare gratis 10 ore al giorno in studi vip di città carissime. Ovvero "non tutti possono fare l'architetto in proprio"... chi non può o non lo fa in proprio o fa in proprio un altro mestiere per necessità e per campare.
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@archifish

1) cambiare aria non è prerogativa fondamentale quando si ha una competenza ad elevata specs e si vendono servizi costosi, per parcelle importanti ci si può spostare tranquillamente mantenendo lo studio dove si preferisce. E' un non problema in realtà.
2) non voglio essere nè snob nè irrispettoso, come già detto capita anche a me di fare le pratichette ma non le vedo come mio core business e consiglio ai colleghi di fare altrettanto.
3) Su questo hai certamente ragione il discrimine sta nel provare a far mutare l'acqua di stato.
4) non ne ho fatto e non ne faccio un problema di professionalità ma di competenze.
Fermo restando che come si lavora ha un peso indiscutibile. Se a parità di pratichetta, risultato e parcella io ci metto 3 giorni per confezionare la pratica e protocollare e tu uno solo, tu sul mercato vali 3 volte me perchè nell'unità temporale (giornata lavorativa) fai 3 volte quello che faccio io. E' brutale ma è esattamente così che funziona li fuori.
5) io vedo i feedback che ricevo per quello che già faccio, ho una visone rispetto alle competenze che voglio acquisire e alle cose che voglio fare e mi muovo per realizzare detta visione. Non è mia intenzione vendere garanzie, più che altro portarvi a riflettere sul fatto che lavorativamente le pratichette sono il passato e c'è tanto da cui poter estrarre valore senza dover competere con zotici da bombardamento e tecnicucci da strapazzo.
6) ma il marketing viene DOPO, prima c'è bisogno di un core business, quindi di competenze, che siano appetibili per una committenza qualificata. Possiamo prenderci in giro quanto vogliamo ma sono le competenze, nella stragrande maggioranza dei casi, a mancare.
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"Possiamo prenderci in giro quanto vogliamo ma sono le competenze, nella stragrande maggioranza dei casi, a mancare"
Ah ecco... finalmente, dopo 30 interventi, è venuto fuori il nucleo del problema! Il resto è fuffa!
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@ponteggi diciamo che non volevo essere troppo brutale, ci sono arrivato per step...diciamo!:)
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Le competenze sono necessarie ma non sufficienti e sviluppare un "core business" è un lusso: richiede investimenti di tempo, denaro, trasferimenti che non tutti possono permettersi. Per il resto, non permettendomi come altri di definire fuffa alcunchè, ritengo quello che ha scritto FranzArch giustissimo in ogni punto per quanto riguarda la materia chiara della professione (di Architetto). Manca da definire tuttavia il ruolo della materia oscura.
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Non servono le competenze. Ha ragione la Santanchè, nella vita serve una cosa sola: i soldi.
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Concordo con ponteggi, la prima cosa è la competenza, anche se non va più di moda!
Il problema del mercato è proprio questo. Le centinaia di tecnici che ti fanno una CILA in mezza giornata non sono migliori o più intelligenti, semplicemente hanno rinunciato alla professionalità e il risultato è che non solo hanno falsato il mercato, ma hanno anche svilito il lavoro stesso. È un peccato che abbiamo finito per allinearci tutti su questo livello disprezzando la “ciletta”
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Cerco di rispondere portando la mia esperienza.

Io ho un blog (Il Capochiave) con annessa pagina facebook che ha circa 2700 mi piace. Per essere un blog settoriale, di restauro ed edilizia tradizionale sono tantissimi. Offro servizi ben tarati e consulenze specialistiche a colleghi. Il blog mi impegna tantissimo perché voglio offrire contenuti di qualità. Poi scrivo per due riviste, per una delle quali di restauro.

Sapete qual è il mio problema? Manca l'interesse. Pochi amano gli edifici antichi, e li capiscono. Vogliono solo soluzione standard da rivista di architettura. E basta.
Io lavoro a un certo livello qualitativo, sotto non voglio scendere assolutamente... Al committente medio non interessa il lavoro fatto bene. Vuole solo risparmiare.
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prova
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