Professore e architetto

messaggio inserito martedì 19 marzo 2019 da Antonio

[post n° 419332]

Professore e architetto

Con l'attuale situazione ogni tanto mi balena l'idea che, male che vada, un'ancora di salvataggio ci sta sempre.
Per un giovane architetto infatti, lavorare da dipendente è facile ma devi dare la vita per lo studio con retribuzioni irrisorie. D'altro canto sono sicuro che NESSUNO di noi si è iscritto alla facoltà di architettura sognando di fare il docente... quindi se lo fa è naturalmente un ripiego.
Sto raccogliendo consigli per un eventuale sfogo nel mondo della scuola...
C'è qualcuno di voi che svolge la professione di architetto e contemporaneamente è docente?
Che esperienza state vivendo?
Grazie
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pensa che una mia amica si è iscritta ad architettura proprio con l'idea di insegnare. Dio solo sa perchè proprio architettura.
Non ha mai fatto l'architetto, ha fatto una brevissima esperienza con schiavetta in uno studio piccolissimo, poi è riuscita ad entrare di ruolo e adesso insegna alle medie. MAI fatto niente da architetto, quindi niente di attinente a quello che chiedevi.
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Ti posso solo dire che fare il professore, quindi insegnare non può, e non deve, essere un ripiego. Il ripiego è qualcosa che si fa per soldi, per campare nel frattempo che si aprono altre possibilità. Insegnare deve essere una vocazione.
Tanto con tutta la trafila per diventare professore (universitario poi scordatelo se non sei già affiliato a qualcuno di ruolo che ti inserisce) con ciò che guadagneresti alla fine è meglio andare a lavorare all'Ikea o simili.

Professore + stipendio relativamente basso per il ruolo che ricopre per me non è ripiego.
Per il resto, capisco la tua frustrazione
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La maggior parte dei miei amici è finita per "ripiegare" sull'insegnamento.... e sono contenti. Una sola nota: le donne in genere fanno esclusivamente quello, gli uomini invece riesocno ad affiancare all'insegnamento anche la libera professione (ah... chissà mai perchè!).

Cmq, kajo, lasciati pregare... mille volte meglio lo stipendio da insegnante che quello da Ikea. Già da precario hai cmq uno stipendio decente per tutto l'anno scolastico, se riesci a prendere l'incarico annuale. E poi vuoi mettere lavorare mezza giornata e avere tutte le ferie pagate, con il lavoro all'ikea fino alle 21, domenica compresa?
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Vi dirò di più, parlo di ripiego, perché da un lato non mi entusiasma, dall'altro vorrei riuscire a conciliarlo anche con la professione... Ovviamente mettendo da parte ogni sogno di gloria e sapendo che tuttalpiù sarei un architetto modesto rispetto ad uno che lo fa a tempo pieno...
Da un lato mi fa male il cuore... Ma dall'altro mi fa male il portafoglio...
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@desnip io parlo del fatto che chiamare un lavoro di "ripiego" è perché lo si vede come una entrata secondaria, fatta - giustappunto - per un mero interesse economico. L'insegnamento non può essere questo, un po' come la professione di Medico. Punto. Se ci sono punti di vista differenti, mi spiace la mia chiusura mentale, è solamente perché non si ritiene l'insegnamento vitale per il progredire del paese. La questione ikea era meramente un esempio.

Sproloqui a parte
@Antonio non ti abbattere. Anche io sono diversamente giovane, a breve 30enne. L'università insegna a seguire, come i pecoroni, i grandi maestri. Ci fa vedere, giustamente, l'architettura sotto il punto di vista estetico delle grandi opere. Ma non si parte mai con la quinta. Bisogna ingranare tutte le marce e in più ti dirò: sicuramente è difficile, e le possibilità sono basse, di diventare archistar. Ma gli Architetti, quelli bravi, rispettati e che anche guadagnano un bel po', li trovi ovunque. Sta a te essere competente, onesto e umano.
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kajo sono molto d'accordo con te.
Purtroppo ho avuto modo direttamente di constatare i danni che può fare un personaggio che si butta nell'insegnamento senza un minimo di passione e senso di responsabilità....
Devo dire che la mia amica è molto impegnata e affronta la cosa molto seriamente, la stimo molto per come persegue la cosa, e i risultati si vedono.
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kajo e fulser, io la penso perfettamente come voi. Per me la professione di insegnante è una missione e non va fatta per ripiego. Per questo io non voglio farlo, non mi piace e non mi sento portata per educare i ragazzi. E vi dirò che questa cosa mi manda anche un po' in depressione perchè sono anni che devo scontrarmi con la famiglia che purtroppo non capisce come faccia ad accontentarmi della mia miseria piuttosto che aspirare a un lavoro sicuro e con tutte le tutele.
Ed è proprio a questo che mi riferivo, kajo, quando volevo sottolineare la differenza tra l'insegnamento e il lavorare all'Ikea.
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Si desnip, sicuramente hai ragione. Scusa il fraintendimento :)
Ho una parente che insegna, so' benissimo quali sono i benefici. Due mesi di ferie, quando la scuola è chiusa causa maltempo (sì non solo neve ma ad oggi anche grandi piogge fanno chiudere le scuole - quando io mi ricordo che addirittura con il gommone ci andavo tra un po' :D ) stanno a casa sapendo che comunque a fine mese hanno il loro stipendio e, giustamente, "lavorano" solo mezza giornata. Poi il restante delle ore dovrebbero preparare verifiche, argomenti, lezioni interessanti. Proprio per questo è una missione insegnare.

Purtroppo ho avuto professori UNIVERSITARI che ci facevano l'esame guardandoci la moleskine degli appunti presi a lezione. Il 30 più rubato che abbia mai preso!
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vi dirò, la mia amica insegna tecnologia (credo si chiami così), segue 2/3 scuole perchè in ogni scuola ci sono poche ore, in diversi paesini, quindi ha un'enormità di studenti e consigli di classe, scrutini ecc, tant'è che ha orari molto impegnativi; inoltre dopo la laurea è una di quelle che si è fatta tre anni di scuola di specializzazione, in cui doveva contemporaneamente andare a 150Km da casa per frequentare (frequenza obbliogatoria) e anche fare ore nelle scuole del circondario. Si è fatta un mazzo tanto. Ovvio non sono tutti così, anzi, conosco purtroppo direttamente una che in tre anni di medie ha fatto solo qualche mese di lezione.
E' la cosa più frustrante secondo me: il problema del merito non riconosciuto, che è endemico in Italia, in ambiti come la scuola pubblica raggiunge vette inenarrabili. E purtroppo contribuisce a fare danni bestiali agli alunni: le conseguenze si vedono chiaramente nella classe dirigente che abbiamo.
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Risposte davvero interessanti...
Quindi tutti voi smentite che si possa conciliare con la professione (ricordatevi che in fondo saremmo prof di arte... Di certo il prof di latino per correggere verifiche impiegherà tutto il pomeriggio.... Ma il prof di arte... A onore del vero il prof di latino segue facciamo 50 alunni, il prof di arte anche 200...).
E dato ancora peggiore, mi sembra di capire che proprio il docente precario è quello che investe più tempo nell'attività di insegnamento, per via di spostamenti, colloqui e consigli raddoppiati se non triplicati, ecc...
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Antonio, io ti confermo che si possono conciliare entrambe le cose. Soprattutto se sei quel tipo di maschietto che a casa non fa niente e lascia tutte le incombenze alla moglie, compreso accompagnamento dei figli a scuola e ad attività varie.
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Antonio, secondo me quello che traspare è che non si possono conciliare le due cose SE le vuoi fare seriamente; o ti impegni molto o almeno uno dei due ambiti non lo fai bene (e sappiamo quale sarebbe). Per il resto, mi collego al giusto intervento di desnip, che mi punge sul vivo proprio perchè oggetto di un discreto e attuale dibattito/lite dove lavoro.
Una precisazione: la mia amica non insegna arte, ma tecnologia; ed è di ruolo, e lo sbattimento tra i paesini è anche perchè è di ruolo (viviamo in provincia, in un piccolo paese, quindi con scuole piccole molto distribuite).
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Beh oddio, Antonio ti direi che ho anche avuto professori diligenti, preparati e veramente umani. Poi se vuoi conciliare la professione all'insegnamento devi esserci portato e coinvolgere gli studenti. Noi eravamo una classe abbastanza "casinista" eppure determinati prof. ci sapevano prendere.
Insomma, provare non costa "nulla".

@desnip non so' che "maschietti" tu conosci, ma non siamo tutti così scansafatiche in casa :D
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Io sono sempre più intenzionato a partecipare al prossimo concorso, anche se bisognerà innanzitutto investire in cfu, altrimenti non si può partecipare. L'ideale è avere un socio di studio, ed io fortunatamente ce l'ho. Se insegni, ovviamente non puoi seguire cantieri, attività che si esplica soprattutto di mattina. Per questo devi avere qualcuno che lo faccia per te, cercando di compensare nel pomeriggio, occupandoti, cioè, delle incombenze da ufficio, comprese quelle amministrative.
Si può, fare, in tanti lo fanno. Sul fatto che sia opportuno, poi, possiamo discuterne, per quanto detto da altri, ma è pur vero che le incombenze di un prof. di storia dell'arte o, alle medie, di educazione tecnica, sono minori di quelle di altre materie, anche se, credo, che ormai l'insegnamento sia equiparato, come contratto, a quello degli enti pubblici, e quindi, che tu abbia o meno delle ore di insegnamento conta poco, in quanto le ore che devi comunque dedicare alla scuola sono le stesse per tutti.
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Io sono tendenzialmente uno di quelli che descrive Desnip... anche se figli non ne ho ancora per cui da questo punto di vista mi sento libero...
Arko io i famosi cfu li ho presi, si prendono senza problemi. D'altro canto concordo con te sul fatto di avere un socio nel caso vada in porto l'insegnamento.. soprattutto per la DL. Concordo ancora con te sul fatto che si, la materia "nostra" se vogliamo è meno impegantiva di altre, anche se orari, stipendi, e impegni extrascolastici sono gli stessi.
Che dire, questo pensiero per me un giorno mi sembra un approdo sicuro, un altro giorno una sconfitta. Per fortuna la nostra laurea ci consente la libera professione e il tentativo, forse, si può fare di conciliare... penso a chi ad esempio è biologo. In quel caso se ami la biologia e il clinico, se poi insegni devi abbandonare l'attività clinica...
Quanti dubbi
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arko, dipende... l'architetto dove ho lavorato tanti anni faceva la professione, l'insegnante e pure il consigliere comunale...
Certo, devi essere fortunato ad avere la cattedra nello stesso paese dove operi. Considera che non è che lavori tutti i giorni dalle 8 alle 14. Ci sono giorni in cui entri due ore dopo, giorni in cui esci alle 11, giorni in cui hai l'ora di spacco... Ti assicuro che un salto sul cantiere se po' fa.
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Antonio, forse sei giovane e nutri ancora speranze. Continua, non farti mangiare vivo dai rodimenti di mazzo e dal confronto con la realtà!
Per quanto mi riguarda, i sogni di gloria li ho abbandonati dopo i primi due anni in studio da dipendente, quando mi sono reso conto di cos'è realmente la professione...
Oggi per me avere uno stipendio risolverebbe un po' di casini, e quindi ben venga. D'altro canto, dopo un periodo in cui proprio non sopportavo più di essere un LP, grazie anche al confronto con chi è magari a T.i. in un ente, ho reimparato ad apprezzare le cose positive della professione, in primis l'organizzazione del proprio tempo. Pensare di dover timbrare è sempre stato pesante per me, ma oggi più che mai mi pare un qualcosa di difficilmente sopportabile. E poi, avere colleghi con cui rapportarti e superiori a cui rapportare... Non lo so, dopo anni in cui do conto solo a me...
Insomma pro e contro ci sono sempre e comunque, anche nel diventare un architetto importante, e quindi, pieno di impegni e responsabilità. Ho capito che la via giusta è apprezzare quello che si è e che si ha. Sembra una frase fatta ma è assolutamente vero, e ti permette anche di fare un po' pace col cervello.
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"avere colleghi con cui rapportarti e superiori a cui rapportare..." Guarda, ho un cognato manager di una nota azienda, sipendio ragguardevole. Eppure quando senti parlare del suo lavoro c'è sempre un senior manager e poi un dirigente e poi un superdirigente e poi il direttore... insomma l'idea di dovermi rapportare con queste gerarchie proprio non mi attrae.
Sono contenta di essere la "capa" di me stessa.
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Ma il fatto di avere "capi" vale per la P.A. Nelle scuole il prof è il prof punto... ci può essere un qualche indirizzo dal Dirigente Scolastico, ma è solo un indirizzo, la classe è tua...
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uhmmmm... sei proprio convinto?
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capi no (in un certo senso), ma ci sono i genitori....
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docente no ma lavoro in un laboratorio informatico 2 giorni a settimana.
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Hai ragione fulser... i genitori... terribili! :D
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