alla frutta

messaggio inserito martedì 14 maggio 2019 da mia

[post n° 421231]

alla frutta

A chi è capitato un "vuoto di senso"? Ho passato 15 anni nello stesso studio tecnico come dipendente: sono partita neolaureata lavorando 10 ore al giorno gratis, mi sono abilitata, iscritta all'ordine, ho avuto un contratto a termine, poi a tempo indeterminato, mi sono sposata, ho avuto un figlio, c'è stata la crisi, mi hanno messa a part time mentre mio marito perdeva il lavoro, mi hanno proposto di tornare full time con contratto finto (e ho detto di no), ancora crisi, proposte assurde; il lavoro è poco e io sono la prima che salta, sono una spesa sacrificabile, Sono architetto ma non avendo colleghi sono stata la factotum, riuscendo a guadagnarmi fiducia e autonomia con i titolari ma senza mai "poter spiccare il volo"; se mi guardo indietro penso di aver buttato la mia vita professionale impegnandomi ferocemente per questo studio come fosse mio, mentre di fatto facevo il criceto sulla ruota di qualcun altro. Ora ho 40 anni, niente in tasca e una famiglia quasi completamente sul gobbo. Sto provando qualche concorso, senza successo. Vorrei ricominciare ma...da dove? Se avete consigli...
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mia, non è che hai copiato la mia storia vero?... mi riconosco in tutto, cambia solo che io sono uomo e tu donna, aggiungi che ho pochi anni meno di te e sottrai che comincia la famosa crisi dei 40, che dicono doveva arrivare ai 50, ma in realtà è arrivata prima.
Ho provato anche io a buttarmi sui concorsi, per ora nessuno mi ha chiamato, nella speranza di un cambiamento, attendo, ma gli occhi li ho, e quelli che conosco che lavorano in comune, non sono neppure loro gran soddisfatti, quindi non mi aspetto miracoli.. Avverrà non lo so, me lo auguro, perchè sento di non essere sereno, e di non potere garantire la sicurezza alla mia famiglia.
A ricominciare non ho coraggio ne volontà, perchè mi sembra di buttare nel gabinetto 10 anni della mia vita.
Non ho consigli, spero qualcuno te li dia, volevo solo condividere e dirti che non sei sola.
Ma sognando, e ti dico sognando, ne avessi il coraggio, mi trasferirei in montagna ma non saprei dirti cosa andrei a fare.
Oggi va molto il food, ogni tanto vedi qualche architetto che stufo ha fatto questo o quello (altro giorno uno ha aperto un food truck che vende passatelli) tanti si buttano sulla ristorazione.
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"A ricominciare non ho coraggio ne volontà, perchè mi sembra di buttare nel gabinetto 10 anni della mia vita."
@d.n.a. Hai condensato in una sola frase tutto il disagio di noi quasi quarantenni che stiamo già precipitando senza aver mai raggiunto nemmeno la quota per un breve volo stazionario. Una frase, che corrisponde ad una condizione, che dovrebbe far riflettere parecchio, soprattutto quelli del "buttati che è morbido", quelli del "molla tutto e cambia vita", quelli del "invece di lamentarti trovati un altro lavoro". Premesso che non è affatto facile cambiare vita , anche volendo, spesso si finisce per risultare troppo qualificati, con troppa esperienza, troppo laureati, troppo antichi, troppo anziani, troppo poco tecnologici, troppo costosi (provate a farvi assumere, che ne so, in un supermercato o come magazziniere o come receptionist in un autoconcessionario e fatemi sapere se prendono voi o l'ultimo dei disadattati con un diploma regalato). Non so voi, ma ogni volta che penso a "svoltare definitivamente", non posso fare a meno di domandarmi se sia la mossa che fanno i coraggiosi o se sia un fallimento.
Forse è solo questione di priorità e capacità di sopportazione. Gettare nel cesso tanti anni di studi, sacrifici economici e "mentali", una decina di anni di lavoro ed una professionalità specifica di medio/alto profilo può essere da eroi o da idioti in egual misura.
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Per buttarsi sul "food" (dire cibo pare brutto?) Bisogna saperlo fare! Chi si imporvvisa ristoratore d' destinato a fallire, perché non è un lavoro semplice, richiede soldi, moltissimi sacrifici e competenze.
Cambiare lavoro... Ma quale? Come se fosse facile.
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Cara Mia, ogni tanto lo riscrivo e non me ne vogliate se mi ripeto. Io ormai 4 anni fa ho inviato 5 o 10 CV in Germania e sono stato contattato dopo una settimana con una proposta di contratto e la richiesta di cominciare dopo 15 giorni. Quando ho letto l'email mi è sembrato uno scherzo, dopo 10 anni di lavori a cocopro, p. IVA ecc. uguali a quelli che mi descrivete voi. Sono felice di aver preso questa strada e sono sicuro che se fossi rimasto in Italia avrei dovuto trovare un altro mestiere per campare.
Fatevene una ragione, L'italia non è un paese per architetti. Certamente fate concorsi per un posto presso enti, promuovete la professione nel paese. Spendetevi ma fino a un certo punto. Oppure ripensate a cosa fare di altro per lavoro, ormai Smetto Quando Voglio è un film del 2014, non è più un tema nuovo.
Soprattutto dopo aver visto che fuori il mestiere esiste ancora ed è rispettato, mi duole leggere questi vostri messaggi avendone vissuto tutta la difficoltà. Buona fortuna!
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Pochi salmoni e troppi grizzly, con la differenza che mentre in natura è il migliore che vince (l'alfa che si posiziona nel punto dove passano più salmoni/commesse/soldi) ...nell'italietta bottegaia del clientelismo/nepotismo e delle mafiette quasi mai è così, ed il "più forte" non è necessariamente il migliore o il più meritevole. Ma ce l'han detto pure i politici di "imparare a giocare a calcetto" o di "sposare uno ricco"... embé... purtroppo nell'italietta è raro trovare studi-aziende che sappiano motivare (pure con + $) una figura e farla crescere PER FAR CRESCERE l'azienda stessa... ANZI, nella bottega del padrone sei visto come un rivale, un antagonista dagli stessi per cui lavori. E allora vaffa, è comprensibile. Se sei benestante il vaffa si traduce in "mettersi in proprio" e lavorare con amichetti di famiglia protetti da altre entrate, se non lo sei si traduce o nell'emigrare (perchè costretti) o nel provare a fare altro. Tutta la mia solidarietà, mia... essendo padre poi ti capisco ancor di più.
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Quel che più mi dà da pensare è che ho fatto tutto con passione ed impegno, credendoci come una perfetta idiota.
Grazie per le risposte, a tutti.
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@ mia
Crederci non è da idioti e nemmeno da illusi. Crederci, soprattutto se ha comportato impegno, sacrificio e passione, è doveroso; è questione di coerenza, di autostima e tenacia.
Crederci, soprattutto se supportato dal provarci in ogni modo, può non bastare, ma solo come conseguenza di un sistema che non funziona come dovrebbe. E' il sistema professione/lavoro ad essere da "idioti", nel senso che raramente è meritocratico e/o democratico, finendo per premiare i fortunati, i "paraculati", i corrotti ed i disonesti (aggiungerei che possono essere idioti i datori di lavoro e spesso pure i committenti).
Non voglio pensare che chi ci crede sia colui che sbaglia. Tuttalpiù può fallire, ma ancora una volta il fallimento è prerogativa di chi ci prova.
Ciò premesso, credo che si possa essere, nella pratica, costretti a cambiare strada, ma mai colpevoli di averne intrapresa una che s'è rivelata troppo in salita o irta di ostacoli. Aggiungo, poi, che molti di noi, hanno intrapreso un cammino in un periodo in cui si poteva auspicare in buone prospettive per il futuro, finendo per esordire nel mondo del lavoro in concomitanza di una crisi che nessuno (dei non addetti ai lavori) poteva immaginare così nera e duratura. Non siamo illusi, siamo stati illusi. E' facile fare scelte se si ci sono ragionevoli certezze sugli anni a venire, diverso è farle e trovarsi catapultati in uno scenario che le ha rese folli nel frattempo. In pochi credo, hanno avuto la lucidità di mollare per tempo, quando avrebbe avuto, forse, un senso farlo.
Come accennato in precedenza, mi sentirei molto più umiliato dal dover rinunciare che non dall'aver fallito provandoci.
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Mia come diceva FranzArch... qualcosa fuori dallo studio non hai provato a farlo? Qualche contatto? Se puoi... fai capire loro che non sei una esclusività dello studio, che sei una professionista che può salutarli da un momento all'altro, magari scopri che per tenerti rialzano la posta, e se non la rialzano sono comunque "kaputt" perchè destinati a fatturare sempre meno. E' un sottile equilibrio... e la scusa della crisi annebbia la capacità di cogliere il punto di rottura (può essere una scusa come no). Cerca di capire su cosa e quanto fatturano e magari proponiti con percentuale su determinati lavori. Avresti un piede sul sicuro e l'altro sarebbe libero di trovare altri appoggi. Sicuramente non bisogna mai sminuirsi ma anzi, bisogna farsi grossi come dei pesci palla, gonfiando le proprie competenze con alta autostima: o ti mandano a quel paese o, SE POSSONO, ti considerano come non mai prima d'ora.
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1) sono partita neolaureata lavorando 10 ore al giorno gratis ... Perché?
2) mi hanno proposto di tornare full time con contratto finto (e ho detto di no)... Cosa intendi per contratto finto?
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@Edoardo . Mi è capitato tre-quattro volte di avere contatti per piccoli lavori, ma non avendo Partita Iva non ho mai potuto seguirli. Avrei potuto entrare nella gestione separata, non mi è mai convenuto ovviamente, anche perchè per molti anni non ho avuto il tempo materiale di seguire lavori personali. Non so se questa è una regola non scritta, ma ho notato che da neolaureato ci sono più possibilità di scelta, ad esempio durante il primo anno sono stata contattata da una scuola privata per delle ripetizioni tecniche, da un mobilificio, da uno studio che cercava profili junior su Alma Laurea (tutte strade che si sono chiuse velocemente, ma almeno le ho sondate); poi, passati quei 12-18 mesi, più nulla. Forse mi sono laureata anche tardi,seppur bene, avevo 26 anni, Oggi mi sento un "fantasma": esisto professionalmente solo in quanto collaboratrice dello studio per cui lavoro, i tecnici che conosco mi identificano con i miei titolari.
@ ponteggi : 1) perchè preparavo l'esame di Stato e non avevo alcuna esperienza lavorativa tecnica, pensavo mi sarei fermata poco tempo; dopo alcuni mesi fui assunta con contratto a termine; in quel periodo le ore di lavoro effettivo erano il doppio di quelle dichiarate. Nel tempo il contratto è migliorato ma ho iniziato davvero a far quadrare le ore dichiarate con quelle effettive solo dopo essere diventata mamma.
2) Mi hanno proposto di tornare full time con un fuori busta variabile in nero a seconda di come gli gira; ho rifiutato perché oltre che sbagliato mi sono sentita professionalmente svilita... inoltre avrei speso il magro extra in baby sitter .
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Scusa se mi intrometto negli affari tuoi, ma tuo marito non lavora?
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Ponteggi, purtroppo l'impresa presso cui lavorava ha chiuso alcuni anni fa e da allora mio marito lavora saltuariamente (in genere in orari complementari ai miei, per non dover affidare ad altri_pagando_nostro figlio) Questo ovviamente mi ha dato ben poco margine di scelta, ma non ha nulla a che vedere con la mia personale vicenda lavorativa, né con quanto intendevo all'inizio del post.
Edoardo dimenticavo: i titolari per non perdermi hanno alzato la posta due volte, ma questo un bel po' di acqua sotto i ponti fa; ora sarebbe impensabile, non hanno più margine...molto più facile sostituirmi.
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Mia, fermati. Respira. Non hai buttato via questi anni, hai lavorato e acquisito competenze. Riparti da lì, dal fatto che sei una professionista -senza lavoro, senza incarichi, per ora, ma con le carte in regola per provare a fare qualcosa.
Io ho la tua età, ho avuto un percorso molto simile, lavorativamente parlando, quando il lavoro allo studio si è fermato, dopo un attimo di smarrimento, ho coma studiare per i concorsi. Sono stati mesi non facili, di grossi sacrifici, anche economici. Ora non voglio dirti di fare come me, o che la mia scelta sia stata la più giusta, ma solo darti un'amichevole pacca sulla spalle, per quel che serve. Sei giovane e preparata, riparti da lì. E anche se molli tutto e scegli di fare un percorso totalmente diverso, non stai buttando via la tua vita professionale, assolutamente no: stai semplicemente facendo altro che potrebbe rivelarsi anche più gratificante.
Anch'io credevo di arrivare ai quaranta pienamente realizzata, mentre in realtà per ora con lo stipendio copro affitto, bollette e rata dell'auto, senza aiuti dalla famiglia e senza poter contare su altre entrate. La tua è una sensazione comune a tutta una generazione, ahinoi. Un grande in bocca al lupo.
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E' difficile, a causa del "patto di stabilità" imposto dall'Europa, che un Ente possa bandire concorsi e comunque ci vogliono anni ed anni per fare un'assunzione.
Per chi ha famiglia è difficile trasferirsi all'estero.
Siamo sempre lì: chiunque può studiare Architettura e laurearsi ma per fare l'Architetto (senza morire di fame) bisogna essere nel giro radical - chic che conta e/o avere una famiglia benestante alle spalle.
In una parola, per vivere facendo l'Architetto, non bisogna avere bisogno di lavorare.
Io avevo alle spalle una famiglia piccolo borghese e quindi non avevo nè l'una nè l'altra precondizione ma quando ho cominciato (negli anni ottanta) erano altri tempi.
Non c'erano la "semplificazione" e la furia regolamentatrice che hanno reso un inferno la professione.
Gli appalti giravano.
L'euro era di là da venire e la gente aveva soldi da spendere.
Quindi, anche uno "del popolo" come me riusciva ad aprire lo Studio e a portarlo avanti (sia pure con sacrificio); eventualmente anche senza dipendenti.
Oggi, per un progettista, fare un banale ampliamento significa uscire pazzi con decine di adempimenti e per un'Impresa prendere un appalto senza essere messo sotto processo grazie all'ANAC è un miracolo.
Coraggio mia, un abbraccio,
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emperado, tu parli già di ampliamenti, ma qui è diventata dura anche solo una richiesta di occupazione suolo pubblico. Parlavo proprio di questo con un collega l'altro giorno, non si può andare avanti così, i tempi si allungano sempre più e per una pratichetta da 4 soldi, che in origine doveva occuparti una giornata ti passano le settimane, poi i clienti non capiscono come mai le parcelle lievitano e i tempi si allungano. Alla faccia della semplificazione!
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Mettiamoci pure la discrasia tra costo di costruzione (aumentato) e valore di mercato (diminuito)... e la frittata è fatta.
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Dopo alcuni anni lavorativi in uno studio tecnico, si può rischiare di entrare in quella condizione che io chiamo "D'INERZIA", cioè l'andare avanti chiusi nella propria postazione pc, magari seguendo anche progetti interessanti, ma sempre senza occasione di avere sbocchi professionali esterni.
Le strade alternative ci sono, quasi sempre difficili per sfuggire l'inerzia.
Ci sono anche casi di secca decisione....Recentemente un collega, dopo anni di lavoro in un grosso studio di progettazione, ha deciso di mollare tutto e mettersi in proprio. Non ho idea di quali siano le basi della scelta, spero per lui che non sia un "salto nel buio".
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Quoto alla grande l'intervento di @Sissi.
Capisco il pessimismo, ma se hai sulle spalle 10 anni+ di studio come tuttofare dovresti avere un bagaglio tecnico e pratico di tutto rispetto che devi solamente imparare a mettere a profitto.
A prescindere dalle difficoltà infatti le cose le sai fare, sei una professionista probabilmente abbastanza completa (probabilmente più skillata dei tuoi titolari e certamente di molti colleghi li fuori) e quello che ti frena è più la paura di aver perso la certezza del "poco" lavoro che le competenze che sai di avere.

Capisco non sia facile e possa sembrare retorico ma non biasimare le scelte che hai fatto, muta piuttosto il punto di vista. Sei uscita da una condizione dove lavoravi per ingrassare altri, hai abbandonato la corsa forsennata sulla ruota e ora guardi la stessa dall'esterno. Ora si tratta "solo" di trovare una TUA ruota e correre per essa.

Fai un attimo mente locale, pensa cosa sai fare bene e pensa al tuo futuro, ma senza porti limiti o autolimitarti. La paura, se vuoi il fallimento (che nel tuo caso fallimento non è perchè comunque hai acquisito competenze che SONO valore), è parte del percorso non la fine dello stesso.

Forza e coraggio e pensa anche all'eventualità di coinvolgere tuo marito in una qualche attività.
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A sentire l'esperienza della collega a questo punto sono contenta di aver sempre avuto una p. Iva e mai una assunzione....almeno I lavori extra studio per cui collaboravo me li sono sempre potuti fare, con sacrificio di dover incastrare tutto.... ma per lo meno potevo fatturare per mio conto e farmi un minimo conoscere (in una ristretta cerchia di amici degli amici, parenti degli amici, no grandi cose per carità..). Boh, che dire? il rovescio della medaglia come in tutte le cose. :( ad ogni modo Mia due anni fa lo studio per cui mi sono fatta veramente il culo quadrato (ma mai gratis) per una decina di anni mi ha richiesto di fare solo mezza giornata... Devo dire che ci sono rimasta malissimo perché ci si aspetta qualcosa di diverso dopo tanto sbattimento ma tant'è...purtroppo va così e capisco il senso di sconforto. Però poi si sono aperte altre opportunità quindi ti direi di non cedere allo sconforto. Anche io 40 anni....
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Sono perfettamente d'accordo. Il mio era soltanto un esempio e sono consapevole che per molti colleghi un ampliamento è un traguardo agognato. Riguardo le parcelle, vorrei farti sommessamente notare che i tempi della burocrazia non dovrebbero gravare economicamente sulla committenza. Riguardo la burocrazia, vorrei far notare a tutti che i primi a pagare il prezzo dellla furia regolamentatrice e della "sempificazione" sono proprio i burocrati. Fermo il fatto, ovviamente, che un fancazzista burocrate debba essere punito.
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