Lutto e lavoro

messaggio inserito lunedì 11 novembre 2019 da Nocciola

Nocciola : [post n° 426429]

Lutto e lavoro

Ho perso mio marito da pochi mesi e non riesco più a lavorare. Ho paura di perdere quei pochi e piccoli lavori che ho ma non riesco a trovare concentrazione e motivazione. A qualcuno è capitato qualcosa di simile? Mi sento persa, ho paura del futuro e bisogno di sfogarmi.
Grazie a tutti
Silvia :
Ciao Nocciolina,
prima di tutto ti faccio le condoglianze per la tua perdita. Mi dispiace davvero molto.
Non ho un'esperienza simile da condividere e posso solo immaginare lontanamente come tu ti senta in questo momento.
E' normale sentirsi poco concentrati e demotivati, ne hai tutte le giustificazioni.
Dovresti prenderti del tempo per rielaborare la perdita. Hai dei collaboratori che ti affiancano e che potrebbero occuparsi dei tuoi incarichi?
Non ti sentire in colpa per ciò che in questo momento non riesci a fare, cerca la vicinanza della famiglia e delle amicizie e prenditi il tempo necessario.

Un abbraccio
apprenderesempre :
Devi farti forza. È un mondo difficile il nostro e da soli, con un dolore così grande sulle spalle, lo è ancora di più. Ma coraggio...ce la farai
nikosky :
ti posso solo consigliare di affiancarti ad un collega e portare avanti insieme i lavori in corso cosi almeno avrai lo stimolo per riprendere. sarà lunga e difficile ma se molli è finita. contatta qualche collega con cui hai condiviso già qualche esperienza e vedrai che piano piano le cose andranno meglio.
ho appena conosciuto un tecnico (non architetto) nella tua situazione, con tre o quattro figli....devo dire che ha tirato fuori una grinta da invidiare. mi dice che è dura e ha mille pensieri/problemi ma ce la sta facendo!!
Nina :
Ribadisco quello che hanno detto gli altri, se molli è finita! Il futuro, anche dal punto di vista lavorativo, si deve affrontare giorno per giorno, non guardare a lungo termine per il momento e cerca se puoi di appoggiarti ad un collega che possa darti una mano per gli incarichi più complessi. Vedrai che alla fine sarà sufficiente un consiglio o una parola di incoraggiamento, l'idea di avere qualcuno con la mano tesa pronto ad aiutarti. Sarà dura, durissima, ma ce la farai, ti renderai conto di possedere una forza che nemmeno credevi di avere. Coraggio!
Pablo :
Coraggio...Posso consigliarti, come hanno fatto gli altri, di non mollare e di non isolarti, anche se capisco la situazione. A parte l'appoggio con qualche collega, potresti riallacciare rapporti con altri ex colleghi di università con i quali magari hai interrotto i rapporti, come capita quasi a tutti.
Provare anche con la scuola, con qualche supplenza, ti potrebbe aiutare a sentirti meno sola e a frequentare un ambiente che in molti casi è sano e con colleghi per bene; inoltre il rispetto di orari precisi per il lavoro da insegnante possono tenere la mente occupata e una vita lavorativa organizzata meglio che la libera professione. Ti auguro il meglio per il tuo futuro..
ArchiFra :
ti posso solo abbracciare forte. oltre ai consigli che ti hanno dato, ti consiglio vivamente di andare da un medico psicoterapeuta non solo per elaborare il lutto ma anche per comprendere le risorse che hai, e che ora non vedi, e attuare strategie per usarle. e se mai dovesse ritenere di darti degli antidepressivi, bhe, sono una mano santa, al pari delle stampelle e del gesso quando uno si rompe una gamba: aiutano a puntellarsi nel periodo di tempo in cui da soli non ce la facciamo.
arch_mb :
Mi spiace molto. Per il lavoro, ti darei i suggerimenti dei colleghi; sul piano personale, seguirei senza dubbio il consiglio di Archifra. Nei momenti difficili, durante i quali tutto è confuso, un sostegno è importante, e non sempre ce la si può fare da soli a dipanare la matassa. Un abbraccio virtuale
desnip :
Forza, Nocciola. Anche solo il fatto di aver scritto qui il tuo bisogno di aiuto è un segnale che hai dentro di te voglia di farcela. E' dura, non aver paura di chiedere aiuto, come ti hanno consigliato i colleghi, e vedrai che troverai risorse che neanche immagini. Un abbraccio.
Nocciola :
Grazie di cuore a tutti.
La sua morte è stata l'epilogo di anni di malattia, duri per lui e per me: non ce la facevo più da sola così ho iniziato la terapia subito dopo.
Non ho collaboratori e condividere il lavoro con colleghi mi preoccupa perchè i compensi sono già ridicoli.
Tutta la grinta l'ho usata in anni di ospedale, senza mostrarmi abbattuta, per infondere forza a lui, adesso mi sembra di aver esaurito il fiato e vi confesso che stare dietro a imprese disoneste e clienti ignoranti mi pare totalmente insensato!
ArchiFish :
Mentirei se dicessi che posso capire la tua condizione, poichè non l'ho vissuta in prima persona e perchè, ogni soggetto nelle tue condizioni somatizza e reagisce in maniera diversa. Ciò nonostante, un po' per logica, un po' per esperienza indiretta avuta con parenti ed amici nella tua situazione, posso affermare che il lavoro, ed ogni altro impegno del vivere quotidiano, possono costituire strumento per avere la mente impegnata e quindi riappropriarsi di una "nuova normalità". Comprendo che appoggiarsi a colleghi possa comportare un drastico calo di già risicati introiti; per contro, abbandonare del tutto, ti priverebbe di qualsivoglia utile oltre che della possibilità di un diversivo. Lasciare perdere con la professione ti obbligherebbe ad un "piano B", magari ad un lavoro che nemmeno ti appassiona e per il quale rischieresti di trovare ancora meno motivazioni.
Ribadisco che non è nelle mie corde dar consigli sulla vita altrui, ma se dovessi esprimermi, ti direi di operare scelte nella direzione di ciò che ti possa far sentire bene o quantomeno, meglio, qualunque esse siano. Può sembrare una visione egoistica, ma è il momento di pensare a te stessa ed a chi è rimasto, ne va del tuo benessere (psicofisico, prima che economico). Non ti serve grinta, probabilmente ti occorre tempo per maturare la consapevolezza che è finito un periodo buio e devi inventarti un nuovo domani.
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