Voi cosa fareste? consigli per il futuro

messaggio inserito mercoledì 8 luglio 2020 da A

[post n° 434190]

Voi cosa fareste? consigli per il futuro

Ciao a tutti
Mi trovo alla soglia dei 32 anni più confusa che mai.
Ho conseguito lo scorso anno una laurea triennale presso il Politecnico di Milano. Purtroppo il mio percorso universitario è stato molto lontano da quello che mi immaginavo da adolescente. Parecchi ostacoli e ogni tanto il desiderio di abbandonare tutto. Problemi in famiglia e una grave depressione che mi ha accompagnato per 10 anni hanno causato il mio ritardo negli studi. In tutto questo in università ho sempre trovato un clima competitivo, ostico e per nulla solidale.
Tempo fa avevo chiesto alcuni consigli proprio qui e ogni tanto mi ritrovo a leggervi.
Sento il peso della mia età e della mia inesperienza lavorativa (ho solo fatto un tirocinio di 6 mesi nel lontano 2013, che mi ha deluso parecchio poiché ho lavorato in autonomia senza imparare nulla).
Vorrei ottenere un’indipendenza economica di cui sento la totale necessità, ma dall’altra parte non mi sento completa dal punto di vista formativo.
Negli ultimi mesi ho cercato di migliorare le mie capacità informatiche per affacciarmi al mondo del lavoro.
Ho sempre ritenuto architetto chi avesse completato i cinque anni di studi (come era in origine il ciclo di studi) per cui ritengo la mia triennale di poco valore. Per certi versi sento di non aver in mano assolutamente nulla, mi sento un geometra senza esperienza. Per tale motivo mi è sempre sembrata quasi d’obbligo la laurea specialistica. Sia da architetto senior che da junior non ho appoggi. Ho dei genitori che mi sostengono e sono disposti ad aiutarmi economicamente (anche se questo mi fa sentire in colpa) ma non conoscono per niente il mondo dell'architettura. Sono figlia di nessuno, come si direbbe.
Sto valutando l’idea di studiare e lavorare insieme, anche se i colleghi che conoscono mi hanno raccontato di un realtà poco conciliabile con il lavoro e poco entusiasmante, in cui si ristudiano le stesse cose della triennale ma con un carico maggiore. Per questo motivo so anche che dovrei studiare con il solo obiettivo di ottenere il pezzo di carta, che mi dia la “dignità d’architetto”, anche se sono consapevole del fatto che questo significhi uscire dall’università a 34-35 anni con la stessa inesperienza di oggi e con un’età che pesa di più.
Sono interessata al mondo delle ristrutturazioni e dell'architettura d'interni, all’architettura sostenibile, all’iniziative di rigenerazione urbana, all'architettura con scopi umanitari. Mi chiedo quanto sia utile davvero per i miei interessi lavorativi ottenere il diploma magistrale. Nel mondo dell’interior penso non lo sia, ma per le ristrutturazioni? che limiti lavorativi e d’indipendenza potrei trovare in futuro? Mi interessano considerazioni a lungo termine.
Non mi interessa costruire palazzine o grattacieli, piuttosto dedicarmi a negozi, hotel, ristoranti, appartamenti, massimo ville.

Ho visto che l’università di Firenze propone la possibilità di un percorso specialistico part time di 4 anni (part-time 50%) o di 3 anni (Part time al 75%), qualcuno ha esperienza?
Altrimenti ho valutato la possibilità di iscrivermi a corsi master di primo livello di design d’interni (tipo, IED, NABA, POLITECNICO, ACCADEMIA DI FIRENZE) cosa ne pensate? Ne vale la pena? Sento che un designer triennale in merito a materiali, luci ecc. è comunque più preparato di un architetto triennale! Per quanto riguarda l’architettura sostenibile non sto trovando molti percorsi di formazione.

Se invece rinunciassi agli studi per buttarmi nel mondo del lavoro in quali realtà mi consigliereste di cercare? Vista l’inesperienza ci sono competenze più appetibili per il mercato attuale? Cosa consigliereste di inserire in un portfolio scarno fatto di soli progetti universitari?

Mi è capito di leggere qui post di persone di 40 anni totalmente deluse dalla professione che asserivano che tornando indietro avrebbero fatto scelte diverse. Vorrei poter far per me scelte mirate e consapevoli quanto più possibili.
Ho visto che la Regione Lombardia induce concorsi periodicamente. Come è la realtà in tale ambito?
I miei genitori vista la realtà lavorativa nel mondo dell’architettura in Italia mi hanno consigliato di provare la via dell’insegnamento, ma io non lo senta per niente mia.
C’è chi mi dice di trovare nei negozi di arredo bagno e arredo cucine, ma penso sia una realtà in cui non è necessaria la laurea e mi sentirei di svendermi dopo un percorso di studi tanto sudato.
Non mi spaventa il sacrificio nel lavoro, ma non vorrei accettare lo sfruttamento ad ogni costo. Sono disposta ad accettare stipendio basso se ottengo formazione in cambio. L’aspirazione è quella di trovare un contesto motivante in cui poter imparare e crescere professionalmente. Stipendi di 600 euro al mese, a tempo pieno, dopo 2 anni di esperienza risultano un insulto alla dignità di una persona.

Con la sola triennale a livello di carriera e stipendio negli anni potrei trovare dei limiti rispetto a un architetto senior? Perché un datore di lavoro dovrebbe assumere un architetto junior anziché un senior?
Quali sono ad oggi gli stipendi da dipendente e da autonomo? é un utopia sperare in stipendi 2000/2500 euro a 40 anni?

Qualcuno conosce le realtà estere?
Ho parenti a Parigi e non ho mai escluso la possibilità di trasferirmi per fare esperienza, ma non sono esterofila a tutti i costi. Amo questo paese con le sue contraddizioni e mi piacerebbe mettervi radici. Ritengo anche la qualità architettonica italiana superiore a quelle estere.

Il mio obiettivo di vita è quello di crearmi una famiglia e trovare un lavoro che mi permetta di sentirmi gratificata e economicamente “al sicuro”. Vorrei trovare un contesto in cui avere dedizione ma anche equilibrio tra vita privata e professionale.

Voi come vi muovereste nei miei panni? Che scelte fareste tornando indietro? Chiedo consigli sinceri da chi conosce la realtà.

GRAZIE
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Carissima A, la tua condizione è comune a tanti altri che si sono affacciati su questo portale. Le risposte sono state tra le più svariate: dalla conclusione del ciclo di studi alimentati dall'ardente passione per l'architettura a quelle meramente pratiche per le quali un lavoro è tale se ti permette di mantenerti (escludo categoricamente eventuali familiari a carico). Il tuo "grido di aiuto" verrà colto da molti colleghi che si pronunceranno secondo le proprie convinzioni e/o le proprie esperienze. Personalmente rispondo (tempo permettendo) quasi sempre a queste richieste, vuoi perché ho esperienza diretta o perché mi rattristo nel vedere come una persona, all'alba dei 32 anni, è in uno stato di limbo perenne. Stai cercando risposte che, credo, nessuno di noi può darti in maniera esaustiva e risolutiva per te. Ti potrei dire che forse è meglio, per il momento, riordinare un po' le idee e rivedere i tuoi progetti di vita e le tue aspirazioni. Un altro collega potrebbe risponderti dicendo che era nella tua stessa situazione e adesso è felicemente realizzato (?). Potrei invece stimolarti a finire con la magistrale oppure a cercare subito un lavoro (non il lavoro) usando forme poetiche o neologismi inediti ma troverai sempre qualcuno che si esprimerà in senso contrario o quantomeno difforme. Certo è che nelle tue riflessioni traspare molta complessità in ordine ai tuoi obiettivi ed alle tue aspirazioni. Peraltro sono desideri e obiettivi che condividiamo gran parte di noi. Però, come ho già detto in altri posts, il nostro paese, nel nostro settore in particolare, non facilita il raggiungimento di una stabilità economica e lavorativa della persona, quindi anche la propria gratificazione personale. Se mi focalizzo sui tuoi obiettivi di vita - "crearmi una famiglia e trovare un lavoro che mi permetta di sentirmi gratificata e economicamente al sicuro" - non posso fare a meno di dirti che molte persone che conosco, direttamente o indirettamente, all'alba dei quarant'anni sono ancora alla ricerca di questo stato di grazia(molti fanno questo lavoro altri sono occupati in altri settori). Per contro mio nipote, con la quinta elementare, all'alba dei trent'anni, sta in uno stato di mera soddisfazione personale oltreché lavorativa. Non sono in grado dirti di più per le ragioni anzidette ma credo che chiunque, senza conoscerti bene, non sia in grado di darti veramente un buon consiglio, soprattutto utile ed efficace a te. Mi preme però dirti, qualsiasi scelta farai, di non perdere gli equilibri familiari e vivi serenamente la tua quotidianità.
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Cara A,
io mi sento di consigliarti di procedere con un lavoro e di valutare solo offerte serie. Cioè lascia perdere qualsiasi offerta finta, per esempio atelier di design o architettura che non ti offrono un contratto di lavoro regolare. Cerca, hai diritto di cercare nel mondo dell'architettura, ma datti una ferma scadenza, per es. cerco 2 mesi , se non esce niente di buono, cerco altrove. Ogni lavoro vale solo se ti paga correttamente, tutto il resto non vale. Il lavoro ti da una marcia in più. Se tra 6 mesi ti ritroverai impiegata, un lavoro qualsiasi va bene, anche il piú umile va considerato con grande rispetto per chi lo fa, allora ti sará piú facile valutare un ritorno in futuro al mondo dell'universitá e probabilmente arriverai alla conclusione che è un tempo che si è concluso, ma che uno nuovo è cominciato. Quello che ti consentirá appunto di portare avanti la tua vita. Per quanto riguarda l'esperienza che ti manca non ti preoccupare, nel lavoro si impara velocemente. Non ti sminuire.
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Grazie marS per le tue parole. Sicuramente solo io posso sapere quale sia la scelta giusta per me e qua posso solo raccogliere punti di vista. Il mio grido di aiuto deriva da un mondo che mi è sempre più difficile capire e nel quale fatico a trovare il mio posto, per tale motivo cercavo consigli da chi ha più esperienza in campo. Grazie ancora, sicuramente non voglio perdere di vista la serenità.
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Caro Alessandro, grazie per i consigli, li terrò a mente. "un lavoro qualsiasi va bene, anche il piú umile va considerato con grande rispetto per chi lo fa", lo credo davvero.
Il tuo "Non ti sminuire" ha toccato un tasto dolente, mi ha commosso. Grazie di cuore.
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@marS, una curiosità: come è possibile che tuo nipote, "alla soglia dei 30 anni", abbia solo la quinta elementare?
Dovrebbe essere illegale...
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Esperienza personale: ho una specialistica a ciclo unico, mi sono iscritto a 30 anni (per vari motivi...) e mi sono laureato a 36. Oggi ho 44 anni e lavoro da un po' (certo, non sono Renzo Piano anche perché non sono senatore a vita, però le mie due cilette me le faccio volentieri). Un consiglio da amico: non ascoltare gli amici... Personalmente non conosco la realtà "3+2", ma da chi ne ha usufruito ho sentito commenti diversi. Un paio di loro, donne, hanno anche conseguito il dottorato e oggi una di esse ha un minimo di ore all'università. Se senti la necessità di continuare con gli studi, continua! Hai una famiglia alle spalle che ti sostiene e che non deve farti sentire in colpa per questo motivo, semmai dovresti sentirti in colpa per loro se non ti sostenessero. Consegui la specialistica se è questo il tuo desiderio. Certo il mondo del lavoro in architettura è difficile per motivi congiunturali, ma non è detto che debba essere sempre così. In bocca al lupo.
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*desnip, terza media e non quinta elementare per correttezza d'informazione...sorry..
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"é un utopia sperare in stipendi 2000/2500 euro a 40 anni?" ...direi di sì, per lo meno in Italia. Poi scusa tu hai 32 anni e nessuna esperienza di lavoro, credi che da neolaureata anche proseguendo con la specialistica ti offrano il mondo?? Lo stipendio medio per un dipendente parte da 1300€ (poi con esperienza si può salire, ma niente di che) per un "autonomo" (falso, perché per lo meno all'inizio lavorerai come collaboratore dipendente in uno studio) siamo sui 1200-2000€ lordi mensili - al netto circa la metà, e senza nessuna tutela.

"Il mio obiettivo di vita è quello di crearmi una famiglia e trovare un lavoro che mi permetta di sentirmi gratificata e economicamente “al sicuro”. Vorrei trovare un contesto in cui avere dedizione ma anche equilibrio tra vita privata e professionale."
...beh mi sa che potresti provare qualche concorso pubblico...
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grazie Mikros, la tua esperienza mi è preziosa, rifletterò su quali siano le mie esigenze
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Archivirus mi sembrava scontato che non parlassi del mio caso specifico, da neolaureata mi aspetto la fame. Volevo sapere in maniera generale una persona con dieci anni di esperienza a che stipendio potesse aspirare (giusto per essere realisti e pratici e valutare di cambiare strada per vivere). A parte per i neolaureati non so quali siano gli stipendi medi.
Mi spiace non essere stata chiara.
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Ciao, non ti conosco ma ti do un consiglio spassionato che darei a me qualche anno fa. Con una triennale puoi lavorare in Inghilterra come part I. Inizialmente sarai pagata poco ma poi il salario cresce. Io lavoro in Francia ma te la sconsiglio. Purtroppo in Italia non c'è assolutamente lavoro per architetti né con triennale né con quinquennale né con master né con niente. Il percorso per la scuola è l'unico sensato ma è chiuso e ormai ci sono tutti a farlo. O cambi proprio mestiere e ti eviti inutili delusioni o vai all'estero. Scusami la schiettezza ma è quello che avrei voluto sapere io anni fa. In bocca al lupo.
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Ti confermo che dopo 10 anni di esperienza (ma anche 20) di persone che guadagnano 2.000-2.500 euro non ne conosco nessuna.
Quelli che stanno meglio sono chi ha scelto l'insegnamento o il lavoro nella p.a., ma gli stipendi sono decisamente più bassi.
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Grazie desnip. Perdonate la domanda che può essere sembrata pretenziosa, ma non lo era affatto.
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Non era pretenziosa... Era il dubbio lecito di una persona che non è ancora entrata nel mondo del lavoro e che, giustamente, pensa che quello sarebbe il livello di retribuzione "degno" per una persona laureata.
Sento sociologi ed economisti lamentarsi che in Italia ci sono troppo pochi laureati, ma giustamente perchè un giovane dovrebbe laurearsi per forza, visto che le prospettive sono queste?
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Chi lamenta un numero di laureati troppo basso, ragiona sui dati, ma perde di vista la realtà. In italia, probabilmente, i laureati sono troppi ed anche i diplomati, visto che il sistema (il mondo del lavoro) non è in grado di accoglierli, formarli e collocarli in maniera coerente al titolo di studi (e retribuirli in maniera adeguata).
Chi ne fa una questione di lauree, dovrebbe, invece, lamentarsi dello scenario economico e, di conseguenza, di un mercato del lavoro, assolutamente inadeguato e sottosviluppato. Se non si creano le condizioni affinché ci sia lavoro per tutti, con richiesta di ruoli proporzionali al livello d'istruzione, è del tutto controproducente sfornare laureati. Sarebbe molto più onesto e realistico accettare l'attuale italica condizione e puntare su percorsi formativi di qualità (così da avere un popolo "istruito") e altamente professionalizzanti, magari già dal diploma.
Ad oggi, in assenza di un disegno politoco-economico a lungo termine che produca un reale incremento dei posti di lavoro (non quelli inventati, dallo stato), la strada da percorrere, sul medio periodo, sarebbe quella di formare le figure professionali che effettivamente occorrono, evitando di avere laureati che lavorano in un fast food.
Scusate il delirio, palesemente offtopic, ma sono dell'idea che occorra abbandonare il perbenismo o la retorica da teorici benpensanti. La realtà è dura, cruda ed è quella in cui viviamo, meglio affrontarla che arrovellarsi il cervello con le inutili prediche dei teorici di turno.
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Ciao A. la tua storia é un po' la storia di tutti noi, per cui non sentirti sola. Tutti abbiamo avuto problemi nell'ingresso nel mondo del lavoro, qualcuno ci é riuscito meglio alcuni meno, a seconda delle circostanze. Prima di tutto ti consiglio di prenderti un attimo di tempo per ragionare sulle tue prioritá. Cosa vuoi fare veramente nella vita? Vuoi qualcosa subito anche se mangari non é il lavoro dei sogni oppure vuoi tentare la fortuna, iscriverti all'univeristá per finire i 5 anni e poi ributtarti nel mondo del lavoro a 35 anni? Opzione 1: potresti provare nell'insegnamento, nel mondo degli interni/arredamento oppure qualche concorso statale. Se cerchi uno stipedio vero escludi subito studi professionali, che tanto pagano da fame. Opzione 2: iscriviti alla specialistica e magari per fare un po' di esperienza senti qualche studio che ti sia comodo, magari ti daranno poco e niente, ma essendo studente, potresti sfruttarlo per curruculum/esperienza senza dover lavorare full time. Opzione 3: prova ad andare a trovare i tuoi parenti e datti 6 mesi di tempo, se in quei mesi riesci a trovare uno studio che ti assume hai fatto. Anche perché gli stipedi all'estero sono diversi e sei subito inquadrata a norma di legge, per lo meno in UK dove sto io, non so in Francia. In bocca al lupo per tutto.
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Ciao Kiara, grazie. scusami ho letto solo ora. Mi piacerebbe sapere di più sulla esperienza estera. In Francia perchè sconsigli? Ho sentito parlare della Svizzera come cura a tutti i mali .
Grazie
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Esatto desnip il mio dubbio nasce anche da questo, oltre che dall'inesperienza: quali sono le prospettive? Vale la pena spendere tempo e denaro in studio? é il caso di cambiare mestiere o fare scelte laterali al mondo della progettazione? Diciamo che sono scelte di vita.
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Caro ArchiFish io avevo proprio la necessità di qualcuno che mi racconti la realtà nuda e cruda così da valutare cosa fare visto che non ho esperienza ma solo voci riportate, quindi grazie.
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Grazie Nanna per il tuo messaggio molto utile. Sicuramente le somme le devo tirar io in base alle mie priorità. Stavo cercando di raccogliere info e consigli da chi ha percorso queste strade o da chi comunque conosce il campo e ha esperienza. Vorrei capire quale sia la realtà per quello che è per avere gli strumenti per valutare. Nella tua Opzioni parli di mondo degli interni / arredamento perchè gli stipendi sono migliori? Quale è la tua esperienza in UK invece?
Grazie.
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Aggiungo altre domande per tutti:
Quali sono gli stipendi e la qualità del lavoro nei vari campi che mi avete segnalato:
-insegnamento
-concorsi pubblici
-interior designer
-impiegato in negozi di arredo bagno/cucine
-impiegato in aziende marchi di mobili?

-Qualcuno di questi percorsi è conciliabile con pratica in proprio da designer di interni per esempio?
- Quali realtà estere conoscete?

grazie di cuore a tutti
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Perché in Francia almeno in architettura esiste solo il percorso quinquennale. Ma in generale all',estero non se ne importano di che titolo hai, basta che sai fare. In genere qui a 24 anni iniziano a lavorare perché il lavoro c'è e pagato decentemente (nulla di straordinario).La mia carta è stata la conoscenza e l'esperienza lavorativa su Revit. Per la Svizzera devi essere proprio molto bravo. In Italia o ti butti come tutti in Facile Ristrutturare, dei miei amici sono soddisfatti, o fai i concorsi pubblici ma... auguri! Non è facile entrare. Io personalmente non continuerei a posticipare l'ingresso in un mondo del lavoro per poi scoprire che non c'è. Ma le decisioni sono come sempre molto personali e dipendono dalla tua storia e dalle tue aspettative.
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Scusami non avevo letto che hai parenti a Parigi! Allora hai risolto il 50% del problema espatrio. Vai a Parigi che ci sono un sacco di possibilità. Ti fai uno stage pure di 500 euro ma dopo 6 mesi sai fare davvero qualcosa e ti propongono almeno 2000 euro. Poi dopo qualche anno 2500-3000. Ma soprattutto pure se i carichi di lavoro sono pesanti, hai un contatto, spesso indeterminato, assicurazione sanitaria, c'è un contratto collettivo nazionale degli architetti e sindacati. E poi la figura dell' architetto è rispettata. In Italia sono solo sòle, almeno da come la vedo io.
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@Kiara
C'è pur sempre da considerare che i parenti sono a Parigi, non in un paesino della Francia. Se non ti ospitano e/o ti mantengono, parliamo di una città che ha un costo della vita proibitivo. Con buona probabilità tocca trovare un alloggio a 50 km dal posto di lavoro per sperare in affitti "umani".
Tutto è possibile, ma non sempre è rose e fiori. La fuga all'estero va valutata in termini di costi/benefici, al pari di qualsiasi altra scelta. In tanti hanno trovato una dimensione fuori dai confini italici, ma in pochi raccontano come ed a che prezzo. I casi di successo e realizzazione personale/professionale esistono, poi ci sono quelli che "galleggiano" ed infine ci sono parecchi, di cui nessuno parla, che sono tornati con le pive nel sacco ed il portafogli (dei genitori, spesso) alleggerito se non vuoto del tutto.
Non dico di essere pessimista, ma quanto meno di dotarsi di una buona dose di realismo. Non è tutto oro ciò che luccica. Probabilmente, dovessimo fare un bilancio tra quelli che hanno sfondato all'estero e chi lo ha fatto in Italia, ci accorgeremo che i primi fanno solo più notizia.

PS
Resto convinto che l'espatrio sia una strada da tentare, senza dubbio, ma sin dall'età degli studi e/o adeguatamente sponsorizzati/supportati/raccomandati.
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Mondo interni/arredamento se entri in un'azienda o in un negozio vieni inquadrata in qualche modo, e non vai "a gratis" come inizieresti negli studi al 99% dei casi. Per gli stipendi non lo so, ma se speri di guadagnare molto facendo l'architetto in Italia, mi dispiace tanto, ma al momento é un'utopia. Come hanno giá detto gli altri, all'estero non é tutto rose e fiori. Io personalmente ci ho messo un po' ad inserirmi nel mondo del lavoro, purtoppo non avendo esperienza all'estero hai le gambe tagliate all'inizio, ma poi una volta che sono stata assunta da uno studio mi hanno offerto subito un buono stipendio, contratto indeterminato, ferie pagate, malattia pagata, pensione ed altri benefits che in Italia me li sarei sognati. Ora secondo me venire in UK é troppo tardi per via della Brexit, avresti pochi mesi di tempo...punterei piú sulla Francia visto che hai dei parenti. Potresti iniziare con uno stage a Parigi appoggiandoti dai tuoi parenti e una volta maturata l'esperienza spostarti in qualche altra cittá dove il costo della vita é meno alto. Ovviamente devi sapere bene le lingue :)
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Cara A, i miei 2 centesimi in aggiunta alle parole dei colleghi. Io focalizzerei qual è il lavoro che vorrei, e solo dopo cercherei il mezzo più adatto per ottenere il mio scopo. Fare l'insegnante può essere gratificante se se ne ha la passione, ma farlo per la sola "forma" del lavoro credo possa essere distruttivo. Se la passione è fare l'architetto dipendente in studio o azienda, probabilmente l'Italia non è il posto giusto, quindi -potendolo fare- sceglierei di inseguire la mia passione altrove. Ti dico questo perché parli di trascorsi delicati a livello personale; il lavoro costituisce comunque una grande parte della tua vita, non scordarlo. Io trovo che indossare tutti i giorni un vestito che davvero non si sente come proprio inneschi meccanismi difficilmente prevedibili, a livello di equilibrio.
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@archifish,
Io ti racconto la mia esperienza sia in Spagna che in Francia. Non sono né sponsorizzata né particolarmente brava. Il tempo in cui sono riuscita a trovare lavoro dopo anni dalla laurea a fare altre cose è di rispettivamente 0 e 3 mesi. In Italia in 5 anni - Non Pervenuto. Mai avuto io piacere di trovare un vero lavoro con vero contratto, assicurazione sanitaria, indeterminato etc.
Per stare all'estero devi essere motivato e lavorare tanto. Fatti due domande, perché le persone sono disposte a lasciare uno dei paesi più belli del mondo, per mangiare male e spesso non vedere mai sole? Perché evidentemente se sei uno che ha voglia di fare, ne vale la pena. Lavori tante ore, responsabilità, sacrifici..Ma puoi pensare di farti una famiglia e comprarti una casa senza l'aiuto dei genitori. In Italia con questo lavoro quanti possono dire di poterlo fare?
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@Kiara (rispondo alle tue parole, ma vale anche come riflessione complessiva sul tema)
in Italia, a fronte di migliaia di pseudo falliti, qualche self made man pare ci sia (pochissimi). Per analogia, credo non sia impensabile riuscire anche fuori confine e tu, evidentemente, sei un esempio della possibilità che ciò avvenga. Resto convinto, però, che occorra realismo. L'estero non è la terra del bengodi o delle opportunità per tutti, semplicemente il sistema è più meritocratico, gli stipendi ed i rapporti/contratti professionali sono quantomeno dignitosi e, dettaglio non trascurabile, probabilmente c'è un po' più "spazio" (meno concorrenza). Per chi professionalmente, ci mette impegno, volontà e competenza, a livello probabilistico, c'è più speranza di riuscire ad inserirsi nel mercato del lavoro e di campare facendo il proprio mestiere. La vera grande differenza tra il nostro paese e ciò che sta oltre il confine credo stia sostanzialmente nel trattamento economico e nel futuro auspicabile di chi riesce ad inserirsi nel settore, cosa ben diversa dal poter affermare che all'estero, si possa senza dubbio "sfondare". Del resto, ragionando per estremizzazione, se tutti seguissero la strada dell'espatrio, con buona probabilità, il mercato del lavoro estero, finirebbe per vedere una contrazione delle opportunità, fermo restando che, chi dovesse riuscire ad inserirsi, troverebbe meno sfruttamento e condizioni contrattuali (o liberoprofessionali) dignitose. In buona sostanza, credo che, facendo da soli, "riuscire" all'estero sia complesso ed implichi sacrifici quanto da noi; sono il "durante" ed il "dopo" ad essere differenti. All'estero esistono un "durante/dopo" equi e dignitosi, da noi , sovente, si finisce per vivere in un "durante" perenne e vergognoso che si traduce nell'insostenibilità in termini di costi/benefici dell'esercizio professionale.
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allora...32 anni, nessuna esperienza, percorso universitario ancora da finire, vorresti pure farti una famiglia...
in tutta sincerità, da 40enne ti do il consiglio che darei a me stessa alla tua età, cercati un lavoro da dipendente che ti sia affine e buona notte.
Sei nel limbo universitario da un decennio buono, rischi a fine specialistica/corso/master quello che è di avere quasi 40 anni e un pugno di mosche in mano, in ogni ambito, sia professionale che personale.

Buona fortuna
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Cara A,

ho letto con molta attenzione il post e credo che i timori, le paure e le rassegnazioni siano comuni ai membri di questa generazione di architetti. Rispondo a qualche punto per fornirti esperienze dirette che potrai immagazzinare e valutare. Mi sono laureato in architettura con pieni voti nel 2013 (specialistica) ma già da 3 anni lavoravo in un piccolo studio di provincia, sottopagato (di molto, ovviamente) ma molto felice di fare concorsi, progettare arredamento, andare in cantiere, parlare con i clienti etc etc. Ma lo sappiamo, quando si è giovani basta molto poco per avere la percezione della soddisfazione, e su questo generazioni di dinosauri ci hanno marciato (e continuano a farlo tutt'ora). Successivamente ho girato altri 3 o 4 studi di grandi città, alcuni anche molto importanti... di esperienza ne ho fatta parecchia, di soldi ne ho sempre visti pochi.

Pochi rispetto ad amici che con laurea in altri settori vedevo già avviati a carriere e vite importanti.
Me ne sono sempre fregato, ho sempre creduto di dover guardare la mia strada, non quella altrui.

Dopo un po' ho deciso di lasciarmi alle spalle il 'libero sfruttamento' e mi sono lanciato nell'interior, credendo di poter competere con realtà più piccole e a misura di 'giovane'. In parte è vero, trovo che sia (se naturalmente ti piace, e parecchio) un buon canale di accesso per l'autonomia professionale. A patto però di fare l'imprenditore. Chiuderti nello studiolo a disegnare e creare prototipi non serve a niente. Bisogna imparare tecniche di vendita per acquisire clienti: si gli architetti di successo sono venditori, poi sono anche dei tecnici.

Una grossa azienda d'arredamento di lusso mi ha notato e mi ha assunto come dipendente: per un buon periodo ho fatto quello che mi piaceva davvero, occupandomi a 360° in collaborazione con molti progettisti di realizzazione di interni di case di lusso (soprattutto USA e nord europa). Ho viaggiato, ho fatto esperienza, mi sono divertito. Soprattutto ero dipendente, con tutele e pro/contro annessi.

Mi sento di dirti che il mondo dell'arredo potrebbe essere un buon compromesso, a patto che non ti vada ad impelagare in quelle catene da supermarket del mobile. Cerca una azienda che lavora col lusso, è l'unico modo per esprimere professionalità e ricevere in cambio denaro e soddisfazione.

Oggettivamente se non vuoi fare la libera professione (metti almeno altri 4/5 anni di gavetta seria) la specialistica è inutile. Non ti serve per guadagnare di più, né per maturare professionalmente.

Si ma gli stipendi?
In Italia la paga base è la norma. Il minimo sindacale è proposto come favore.
Dopo un po' mi sono reso conto che l'aspirazione cresceva tanto (anche in aziende dove si fatturava tanto) ma la RAL invece si stabilizzava.

Dopo la nascita di mio figlio, 2 anni fa, ho deciso che avrei dovuto cambiare mondo e che l'architettura non paga.
Il mondo legato all'edilizia, all'arredamento e più in generale all'architettura è saturo e soprattutto la professione di Architetto non gode del rispetto professionale che ci si aspetterebbe.

Ho passato qualche tempo di depressione e poi ho deciso che avrei cambiato musica.
Morale della favola, mi sono messo a studiare di notte, ho trovato un'azienda nel campo IT che ha creduto in me e mi ha assunto. Sotto torchio da 2 anni mi ritrovo a fare l'ing. gestionale... nel senso che i colleghi lo sono tutti. Ma la mia ambizione non è mai mutata, ho capito col tempo che la mia passione viscerale per l'architettura può mutare in dedizione verso una professionalità nuova ma con medesime dinamiche.

Non nascondo certo che un tale cambio di rotta è stato dettato da quella che io spero sia lungimiranza: un settore in fortissima crescita (mi occupo di processi aziendali nel campo automotive), cono stipendi adeguati alle necessità di una persona nella fascia 30-40, con assestment annuali da contratto, bonus produzione.

Appartengo a quella categoria di Architetti poco coraggiosi, che dopo un pò ha mollato e ha deciso che la vita personale vale più dell'insoddisfazione. Ma ne ho pagato un caro prezzo.

Negli studi di architettura il 'bonus' più importante che ho avuto è stata una cena pagata.
La cosa che mi fa incazzare è che ne ero pure contento.

Spero che la mia sgangherata esperienza possa offrirti lo spunto a non mollare mai e a fare tutto quello che ami senza programmare troppo oltre il necessario.

Un abbracico.
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Ciao Kiara, hai ragione pure io alla me di anni fa (ora ho 45 anni) avrei detto di andare all'estero. Purtroppo la situazione qua in UK non è più rose e fiori come anni fa. Complice la Brexit non ti fanno "entrare" a meno che tu non abbia un'esperienza altrove all'estero che non sia solo casa tua. Sono in UK da due anni e nonostante i recruiter mi dicano che il mio CV sia molto buono ho raccimolato solo esperienze di pochi mesi tutte con ruolo molto inferiore a quello che avevo in Italia in azienda e sottopagate. E col Covid-19 ho perso quello straccio di lavoretto in uno studio che avevo trovato l'anno scorso. Direi che ora come ora più che il Regno Unito proverei un altro stato in Europa (o nel mondo). Spaventoso si ma se questa è l'alternativa a rinunciare a fare l'architetto per sempre io mi ci butterei...
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Allora è un brutto settore. Se non ci sei ancora entrato è meglio che non ci entri mai. Purtroppo il mondo cambia velocemente e quando eravamo piccoli noi era l'unico mestiere che poteva dare sfogo ad un po' di creatività. Oggi non è così. Io ho già fatto un anno nell'IT in Italia. È sicuramente quello il settore dove inserirsi (ma poi non stare cmq in Italia perché i salari fanno schifo). Forse il migliore consiglio è farsi un master di un anno in UX design e proporsi alle aziende, a Milano ce ne sono una infinità. È una possibilità che sto valutando anche io sebbene un lavoro ce l ho.
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Ti dico come mi muoverei io nella tua situazione, pensando a quale strada farei tornando indietro e considerando quella che invece ho preso (almeno fino ad ora). Ho qualche anno più di te (comunque under40).
Ipotizzando di restare in Italia, sceglierei la PA e mi darei un termine per studiare e provare tot concorsi, meglio se a livello comunale. Questo non preclude un impiego lavorativo, magari part-time, che però dia tempo per la preparazione.
Certo...il Covid ha modificato molti presupposti per iniziare questa strada, ma noto che i bandi di concorso hanno ricominciato ad uscire.
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Grazie als, anche io ho letto con molta attenzione quello che hai scritto. La tua esperienza mi fornisce un bagaglio utile su cui riflettere. Ti ringrazio di cuore, perché il mio post nasceva proprio con l'intenzione di raccogliere esperienze e consigli da chi ha già percorso queste strade. Come dici tu, la vita personale vale più dell'insoddisfazione ed é questa consapevolezza unita alla mia storia personale che mi hanno spinto a pormi domande e a chiedere aiuto qui, dove ho letto molte storie di insoddisfazione. Purtroppo qualcuno ha mal interprato le mie parole e creduto che il mio post fosse poco umile e piuttosto pretenzioso.

Mi piacerebbe sapere per quale azienda del lusso hai lavorato e potere mantenere i contatti con te.

Quello che sto capendo é che forse nella professione occorra differenziare, magari poter affiancare a qualcosa di part-time e "più solido" quello che ci appasioni.

Grazie ancora, un abbraccio.
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Grazie Paolo per il tuo suggerimento.
Nella PA come é la qualità del lavoro? Credi ci sia possibilità di trovare impiego part-time in PA e unirlo alla libera professione?
Grazie.
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Se vuoi fare il doppio lavoro, niente di meglio che insegnare.
Innanzitutto, checché ne dicano gli insegnanti che, a quanto pare, credono di lavorare in miniera, il rapporto tra ore lavorate e stipendio è tra i migliori, almeno in Italia ( 18 ore settimanali a circa 1350/1400 euro mensili). Questo ti permetterebbe di avere molti pomeriggi completamente liberi, e, quindi, ti darebbe la possibilità di gestire almeno la parte amministrativo/progettuale della tua attività ( per le D.L. ti servirà comunque un socio, è bene che lo sappia).
In secondo luogo per fare la Libera Professione non devi chiedere alcun tipo di nulla osta o permesso, come invece capita se sei assunto in una P.A. Inoltre gli orari di lavoro sono più impegnativi, viste le canoniche 7.42 ore che, però, spesso si dilatano, soprattutto se sei in servizi nei quali si devono assumere responsabilità dirette ( R.U.P., D.L., C.S.E.). All'inizio pensavo di farcela, ma mi sto rendendo conto che per me è proibitivo uscire dall'ufficio, magari alle 18.00, tornare a casa e mettermi sulle cose mie.
C'è possibilità di part-time, ma dipende dal comune. In comuni molto grandi la cosa è abbastanza fattibile; in quelli piccoli, dato che il personale è minore, potresti trovarti da subito con responsabilità e prese in carico pesanti, per cui difficilmente te lo concedono. In ogni caso sento di sconsigliartelo: se lo fai al 50% perdi i buoni pasto e vai a guadagnare circa 800 euro mensili, al 75% guadagni qualcosina in più ma risparmi pochissimo tempo da dedicare ad altro. In generale, per me, se entri in una P.A. è meglio puntare ad ottenere benefit all'interno della stessa ( posizione organizzativa o apicale, incarichi di responsabilità, incentivi per direzione lavori e ruppaggi) piuttosto che cercare di arrotondare all'esterno, con azzeramento di tempo libero e perdita di salute. Se, invece, ti spinge la passione e non i soldi, beh, allora vai pure, sei giovane e capisco...
Tra una decina d'anni capirai tu, invece, e alla passione preferirai poltrona e pleid.
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Cara A, scrivimi -> email

Io non ho mai preso molto sul serio nè l'ipotesi di accedere in PA nè l'insegnamento, ma mi rendo conto che in certi casi (in mancanza di esplicita vocazione) possano rappresentare delle alternative valide.
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Però siate onesti! Gliela state vendendo come se uno si prende una specialistica, studia ed entra nelle PA e nella scuola. Non è così e lo sappiamo tutti, ci sono tantissimi candidati e pochi posti per non parlare delle raccomandazioni. Un po' onestà intellettuale, diciamo le cose come stanno per far prendere delle decisioni ponderate.
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A me comunque disturba il fatto che siano considerati mestieri da "assenza di vocazione", o da "arrotondamento". Professionalità media adieu. Ma tant'è.
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concordo con Kiara.
non so la PA perchè non ho nemmeno mai provato (ora come ora io non saprei dove trovare il tempo per studiare e di notte ho la bruttissima abitudine di dormire : P ) ma se non altro per la scuola serve anche un minimo di "passione". Io piuttosto che entrare in una classe di adolescenti / preadolescenti con tutte le loro "paturnie" andrei a lavorare in fabbrica.
Cioè non ce la posso proprio fare.
Io me li ricordo alle superiori i prof che erano lì giusto a tirare le ore perchè poi fuori avevano il loro studio a cui pensare... erano i peggiori.

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@sclerata
Secondo la mia esperienza, invece, per lo meno alle superiori, i "prof. migliori" erano quelli con il proprio studio, magari non erano mentalmente presenti/disponibili al 100%, ma potevano insegnarti "il mestiere" avendolo praticato e praticandolo quotidianamente. I peggiori, quelli che, privi di un abilitazione professionale, avendo iniziato ad insegnare subito dopo gli studi, pretendevano di inculcarti la pratica avendo conoscenze meramente teoriche.
Parlo di materie tecniche, sia chiaro.
Tutto ciò, per dimostrare che, non c'è una verità assoluta, e non esiste il consiglio/parere infallibile, specialmente se si tratta di indirizzare una persona verso un cambio di rotta nella vita.
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Fa caldo eh, Kiara? Comprendo.
Nessuno ha detto che "A" debba fare i concorsi o che sia semplice superarli. Ha chiesto info e le sono state date.
In merito alle raccomandazioni, beh, io (e tanti come me) sono un esempio che si può entrare in P.A. anche facendo affidamento solo su se stessi. Certo, magari bisogna scegliere i concorsi giusti, non certo quelli a un posto a Poggibonsi, ma con applicazione e metodo, prima o poi un concorso si supera.
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ArchiFish, infatti io parlavo di prof che erano lì giusto a tirare l'ora. E di quelli purtroppo ce n'erano anche di quelli senza studio proprio ...
Erano lì a far presenza e basta. Insegnato nulla.
Prof di topografia (con suo studio fuori) terzo anno di geometra: sclerata prendi il libro a pagina X (era il capitolo sul teodolite) e spiega ai tuoi compagni. Manco leggi, spiega. Renditi conto...
Quarto e quinto anno altro prof ingegnere come sopra, senza studio, aveva una passione vera e ci ha insegnato davvero tantissimo. Usivamo con gli strumenti ecc... quindi la pratica c'era...

Esempi simili anche in università: una prof meramente teorica che ci ha fatto prendere un progettino a caso (di una villette anonimissima) ma su quella ci ha fatto fare tutto il PSC, cronoprogrammi ecc come da 626 e 494 e fatto studiare le norme in modo approfondito, un altro che ha passato un anno a vaneggiare sulle WBS, ad ogni finitura e materiale ci faceva dare codici e WBS infiniti e poi cosa è davvero una WBS l'ho capito 6 anni dopo ... per conto mio...
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" Io piuttosto che entrare in una classe di adolescenti / preadolescenti con tutte le loro "paturnie" andrei a lavorare in fabbrica.": sclerata tu sì che mi capisci! :-D
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Personalmente, a quelle che un tempo si chiamavano scuole medie, ad insegnare la "vecchia" educazione tecnica oppure artistica ci farei un pensierino (anzi, ce lo sto facendo). Ovviamente permane la scocciatura di conseguire i 24 crediti di formazione universitaria di discutibile utilità, ma obbligatori per accedere al concorso (o sperare in qualche supplenza senza la semplice M.A.D.). Ciò nonostante, credo che i preadolescenti siano un po' più facilmente gestibili/influenzabili di quelle calamite per schiaffi che oggi si trovano alle scuole superiori (l'istituto per geometri, poi, credo sia senza futuro e/o senza speranze). Oltre alla discreta paga per un lavoro che, di fatto, è part time, rimane l'illusione di intercettare i futuri adulti in un età in cui, ancora, si può sperare di lasciare una traccia sul loro percorso evolutivo.
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Grazie als, sopratutto per l'insegnamento credo la vocazions sia necessaria. Ti scriverò, grazie mille
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Grazie Kiara per il tuo aiuto e la tua onestà, dovessi avere bisogno potrei scriverti per info varie su Francia e altro. Grazie
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Probabilmente scriverò banalità ma sono sempre più convinto che se non si ha una famiglia benestante alle spalle sia difficile fare la professione di Architetto. Troppi laureati in Architettura e troppo poche occasioni lavorative. Una piccola torta e tante bocche da sfamare. Questo in Italia ma anche all'estero non è che sia tutto oro quel che luccica, considerando il maggior costo della vita. A tutto ciò aggiungasi la grande complicazione (la chiamano semplificazione...) che caratterizza l'attività professionale. Adempimenti burocratici, fiscali, ordinistici e assicurativi asfissianti. D'altra parte, lavorare nella P. A. ti garantisce di sbarcare il lunario e la garanzia dell'assistenza e delle ferie (entrambe cose di grandissima importanza) ma se si ha un ruolo di responsabilità è stressante all'inverosimile. Io ho fatto la mia carriera esattamente a metà: vent'anni come libero professionista e vent'anni nella P. A. Siccome non sono un Renzo Piano ho vissuto senza infamia e senza lode ma non ho certo fatto l'Architetto come sognavo di fare. Adesso sono in pensione e sono giunto alla conclusione che la pensione dovrebbero dartela appena dopo la laurea e poi... tutto sabbatico..!
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Concordo con il signor emperado. È un mestiere duro e non molto remunerativo anche all'estero. Per questo motivo i ragazzi all'estero delle c'è maggiore consapevolezza delle carriere future non lo scelgono in molti. In Francia 30.000 architetti in tutto, in Italia 150.000, ho detto tutto. Questo fa sì però che se vuoi lavorare in poco tempo il lavoro lo trovi. Da salariato di studio vai dai 1600 ai 3000 più o meno, poi di solito ti metti in proprio o ti associ allo studio. Questa è la situazione qui, senza infamia e senza lode ma ce ne sono sicuramente di migliori così come di peggiori.
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