Gestore del costruito? Si o No?

messaggio inserito domenica 26 luglio 2020 da Elena

[post n° 434851]

Gestore del costruito? Si o No?

Ciao a tutti.
Volevo chiedere se qualcuno consiglia o ha informazioni sull'attività di "Gestore del Costruito". Il politecnico di Milano propone questo corso di laurea magistrale che però sembra aver poco a che vedere con la triennale in Architettura.
Il corso ha molti esami con materie di tipo economico e ciò crea un distacco e un allontanamento da un consueto corso di laurea magistrale nel campo dell'architettura e per questo mi chiedo se sia alla fine veramente spendibile in campo lavorativo.
La figura professionale che viene formata può lavorare in "società immobiliari,banche, assicurazioni, società di consulenza immobiliare o società di ingegneria e studi professionali, società di consulenza di direzione aziendale".
Vorrei sapere se qualcuno ha eseperienze in questi campi, se poi le competenze acquisite trovano veramente sbocco in un lavoro che possa chiamarsi tale. Se un Architetto possa avere un certo peso con queste competeneze o se vengono preferiti, come spesso accade, ingegneri o chi ha lauree direttamente in Economia. Come si viene retribuiti e quali possono essere le aspettative di carriera in Italia, al Nord come al Sud. (Mi piacerebbe non dover espatriare).
Mi rendo conto che è una magistrale che si discosta molto da quello che si impara a fare nella triennale in Architttura e vi chiedo se avete qualche consiglio o suggerimenti da dare.
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hai molte più possibilità di lavoro in questo settore e considerando che "un distacco e un allontanamento da un consueto corso di laurea magistrale nel campo dell'architettura" lo avresti comunque una volta finiti gli studi in quanto costretta ad affrontare le problematiche reali del lavoro, non posso che consigliartelo caldamente. Se poi quello cui punti è la libera professione, allora prosegui con il corso tradizionale, ma metti in conto non meno di 15 anni di lavoro duro e senza certezza di risultati finali.
In bocca al lupo
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Dipende se vuoi fare il progettista libero professionista, il progettista in azienda, il tecnico libero professionista, il tecnico in un'azienda, il consulente. Se non vuoi progettare, non ti interessa, può essere un'alternativa alle solite sottoprofessioni poco remunerative, l'aspetto specialistico non è tecnico ma diventa economico... mentre l'oggetto della gestione abbraccia una vasta casistica di beni (e per questo può essere più interessante di, che so, fare il tecnico dei muri tagliafuoco). Sono tutti ambiti dove "il fare" non è l'architettura ma l'economia, quindi è una scelta di campo che devi sentire a monte.
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se se Edoardo, se continuiamo ancora a dire a questi ragazzi che potranno fare i Progettisti come ti insegnano all'università non faremo altro che rimandargli la delusione di qualche anno e magari metterli in condizione di fare scelte di cui poi si pentiranno a vita. Sinceramente preferisco metterli davanti alla realtà da subito piuttosto che fargli sbattere il grugno fra qualche anno. La realtà è una ed una sola: siamo tutti dei passacarte... c'è chi lo fa dietro una maschera da grande intellettuale affermato e c'è chi lo fa guardandosi allo specchio ogni giorno, ma purtroppo è la sola ed unica realtà. All'interno di questa unica grande categoria la differenza poi la fa solo il conto in banca ed il fatto se lavori per un unico committente o per diversi.
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Premesso che la tua realtà non è la mia, che a sua volta non è quella di un architetto che vince concorsi di architettura di alto livello o medio od ha commesse importanti di progettazione (esistono, te lo dico ma penso lo sappia)... al contrario ho chiesto se Elena vuole progettare (anche un restauro) o non le interessa. Se non le interessa ed ha attitudini gestionali/economiche può essere una specializzazione interessante. Le scelte di cui pentirsi sono quelle che portano a fare mestieri che non interessano o per i quali non siamo portati solo perchè sono scelte "giuste" per una pesca nel mazzo delle casistiche occupazionali. Io non varrei nulla se dovessi fare roba che non mi interessa o mi annoia... ma penso anche tu. Se si muore di fame, invece, si va a lavorare per sopravvivere fin da giovanissimi e non si ha certo voglia di scrivere in una bacheca di un sito... e il tuo caso? Il mio, per fortuna, non lo è... come non è neppure il caso di alcuni privilegiati che possono permettersi di non lavorare ed anzi investire somme o prendere scorciatoie in famiglia o grazie ad essa.
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Le scelte di cui pentirsi sono quelle fatte sulla base di presupposti completamente errati, basati su stereotipi degli anni passati che ancora ci ostiniamo a cercare di tenere in piedi. Gli unici progettisti (forse) ancora liberi di esprimere una certa creatività sono i designer, ma quelli che progettano robetta da 4 soldi, artigianale direi, mica quelli industriali. Quanto minore è il valore del prodotto da progettare tanto maggiore è la libertà di cui gode il progettista.
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Stereotipo è anche inseguire il "gettonato", la tendenza, senza conoscere sè stessi, i propri pregi ed i propri limiti... solo perchè vi è lo stereotipo, appunto, del guadagno facile e del posto di lavoro garantito. Per questo chiedo alla diretta interessata cosa sente e quali attitudini abbia. A me il progettare tiene in vita, anche per fare pratiche noiose e andare a litigare in cantiere. Un altro può eccitarsi ad imparare tutte le leggi alla perfezione, chissà, o a guardare dentro ad un microscopio per codificare un filamento di RNA. Solo lei sa quello che sia giusto per sè stessa. Ad esempio uno può essere appassionato ed esperto di immobili ma non saperli / sapersi vendere, non sapendo fare il commerciante... un altro, venendo da un'esperienza da commerciante per un prodotto che nulla c'azzecca può saper vendere e fare meglio l'agente immobiliare di uno del ramo edile ma che non ha attitudini come venditore.
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Allora diciamo che si mi piacerebbe progettare, soprattutto nel restauro. Nei miei tre anni al Politecnico sono rimasta affascinata dal restauro, dall'urbanistica e dall'idea di un'architettura come cosa "comune" che va curata e valorizzata. Ovvimente ciò è ben lontano dal mondo del lavoro. Ho partecipato ad alcuni workshop e la cosa che più mi ha sconvolta sono stati i racconti di architetti, anche con lunga carriera, che faticano a frasi pagare da una committenza che non comprende o non vuole comprendere il lavoro eseguito. Ora, quando parlo di committenza intendo una committenza piccola e privata ( gente comune che vuole rifare casa o ne vuole costruire una), non ho ho idea di come funzioni il pubblico o il privato (quello delle grandi costruzioni). Ecco se dovessi progettare in questo contesto lascerei volentieri spazio ad altri. L'architettura mi piace, mi entusiasma ma non sono disposta a fare anni di gavetta, con paga misera per poi continuare a lottare anche in seguito. Una lotta che per molti professionisti non è infinita come quella degli architetti. Lungi da me voler avere tutto e subito. Anzi sono disposta a spostarmi, viaggiare, fare anche cose noiose ma per poi trovare una certa stabilità.
Per quanto riguarda gli interessi l'economia o la gestione degli immobili PENSO non mi dispiacerebbe. Dico questo perchè, pur non avendo basi di economia o di come si gestisca un edificio, penso che in Italia figure che gestiscano il patrimonio edilizio storico architettonico ne servano e forse FORSE questa magistrale potrebbe essere un modo per avvicinarsi in modo più diretto a questo tipo di lavoro.
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