consiglio su professione

messaggio inserito mercoledì 7 luglio 2021 da arcat

arcat : [post n° 448790]

consiglio su professione

ciao a tutti,
sono una professionista di 36 anni, quasi una decina d'anni di esperienza in vari studi, al momento collaboratrice a partita iva per la misera cifra di 1200 euro mensili fatturati (che poi se conti un paio di settimane ad agosto e dicembre in cui lo studio chiude e varie ed eventuali durante l'anno, si riducono a 11 mensilità scarse), ovviamente il tutto senza contratto. Sto provando a lavorare anche come libera professionista al di fuori dello studio, ma il risultato sono pochi spiccioli e una marea di ore di lavoro, non si trovano commesse e quando le trovi è sempre difficile far capire al cliente che il tuo lavoro va pagato e va pagato il giusto, oltre al fatto che faccio una vita d'inferno lavorando come un mulo e con tempo libero inesistente o quasi.
Sto aprendo un mutuo per la prima casa, ovviamente con garanzia dei genitori perché in banca mi avevano riso in faccia e sono single, quindi posso contare solo sulle mie forze e per quanto felice sono seriamente preoccupata.
In studio se va bene potrei passare negli anni a 1500, magari 1800 che comunque tolte tasse, contributi e spese sono una miseria.
A me il mio lavoro piace molto, sto però iniziando ad essere molto scoraggiata, inizio a pensare sia colpa mia che non sono abbastanza brava per tirarmi fuori da questa situazione e non so veramente come uscirne, forse dovrei iniziare a valutare i concorsi pubblici ma la vivrei come un fallimento e un ripiego.
Vi prego, ho bisogno di una parola di sostegno da qualcuno che è nello stesso ambiente, chi fa lavoro da dipendente non riesce proprio a mettere a fuoco le difficoltà di una "professionista mezzo dipendente ma a partita iva", in questo momento non vedo veramente via d'uscita.
micioark :
Benvenuta nel mio mondo! Qualche mese fa ho fatto anche io questi ragionamenti per migliorare la mia situazione (ero in uno stato di frustrazione occupandomi di lavori che non mi interessano) ed ho fatto un periodo di prova presso uno studio di architettura. Nel nuovo studio mi sarei occupata di argomenti più in linea con i miei interessi ma, mi avrebbero pagato la metà e avrei dovuto cambiare ambiente lavorativo e lasciare persone con cui collaboro da più di 10 anni. Risultato: sono rimasta dov'ero. Non me la sono sentita di lasciare il vecchio per il nuovo. Al contrario di te io non vedo come un ripiego il concorso pubblico, anzi!
mitch :
Buongiorno, io sono più giovane di te ma, se posso darti un consiglio, cambia o scappa da chi non ti paga abbastanza; io sono dell'idea che sia meglio cambiare proprio la tipologia di mestiere se quello che facciamo non ci da mangiare. 1200 euro lordi li troveresti anche a fare la cassiera, con orari fissi e contributi pagati. Non specifichi dove vivi; ti direi di cercare più alternative, magari anche società più grosse o studi di ingegneria che hanno bisogno di qualcuno per rilievi e pratiche.
Il pubblico, che per te è disdicevole, ti avrebbe permesso di avere un mutuo; il lavoro nel pubblico è disdicevole se rubi per quello che fai, ma se lavori, perchè non dovrebbe essere un lavoro come un altro? Il problema principale è lo stipendio, che non è assolutamente dei migliori, ma al di sotto dei 1500 (netti).
ponteggiroma :
Ti invito a leggere post e relativi commenti sotto:
Architettansia : 21/06/2021 [post n° 448330]
arcat :
La paga negli studi professionali cambia di qualche centinaio di euro, ne ho cambiati negli anni proprio in cerca di condizioni migliori ma grossomodo ho visto che si equivalgono, quanto al pubblico non ho mai detto che sia disdicevole, ho detto che io lo vivrei come un fallimento perché non è il tipo di lavoro che fa per me e quindi dovrei accontentarmi di fare un lavoro che non mi piace in cambio di stabilità economica. Non so se il gioco valga la candela e soprattutto se sarei in grado di reggere molto, mi sono già trovata a fare un lavoro che non mi piaceva, avevo un pochino in più di stabilità economica ma anche una gastrite da spavento e vivevo la domenica con l'ansia per la settimana che sarebbe iniziata. Non sto dicendo che "o lavoro dei sogni o niente", ma almeno un giusto compromesso che mi permetta di vivere dignitosamente e al contempo di sentirmi almeno un minimo soddisfatta e stimolata lo vorrei trovare.
arcat :
@ponteggiroma li ho letti, lì si parla di una neolaureata, io un po' di esperienza, quasi 10 anni, l'ho fatta, eppure mi sembra di essere cristallizzata in una gavetta infinita
fulser :
purtroppo non è il primo messaggio di questo tipo che leggiamo, quindi perdonatemi se sarò brusca.
arcat tutta la mia stima, ma non si può rimanere fossilizzati dieci anni in una situazione simile: è tollerabile i primissimi mesi, i primissimi anni, ma poi no. E quella che deve decidere il cambiamento sei tu, non ti aspetterai mica lo facciano gli altri!
Con tutto il rispetto per la professione (ti parla una che aveva il cosiddetto "sacro fuoco" per l'architettura), io trovandomi in una situazione simile alla tua e dovendo scegliere, sinceramente, tra un lavoro stipendiato e questo non avrei dubbi: stipendio fisso tutta la vita. La libera professione presuppone appunto di essere libera ed indipendente, con oneri ma anche onori, altrimenti non è libera professione. E ci vuole una certa consapevolezza per farla, e mi stupisce francamente che molti lo scoprano solo nel momento in cui lo vivono: forse perchè sono orgogliosa figlia di artigiani e so cosa vuol dire avere una PI, noto che molti che non conoscono questa realtà (magari figli di impiegati, insegnanti ecc) sono del tutto impreparati ad affrontarla. In qualche post fa leggevo di chi non voleva fare il dipendente di una ditta di rivestimenti, ma francamente vedo molti architetti che fanno un ottimo lavoro in questi campi "correlati" all'ambiente edile, certe volte con soddifazioni creative che i loro colleghi negli studi a PI si sognano.
Le persone con cui lavori probabilmente sono contente di avere tra le mani una persona di una certa esperienza con costi per loro ridicoli. Ma chi gli permette questa cosa sei anche tu.
lorenzo_px :
Vengo da una situazione simile, 6 anni in uno studio di provincia, guadagnavo 1400 a partita iva, ho fatto di tutto, grafica, renderista, progettista, commerciale, segretario. Tanta gente andava e veniva, ho resistito finchè non ce l'ho fatta più e ho mollato. Ho imparato tanto per carità, ma era diventata una vita d'inferno. Oggi mi sono messo in proprio ma la cosa non decolla, troppi problemi, troppa burocrazia, clienti spilorci e spocchiosi. Sinceramente a 34 anni non ho molte prospettive e sto seriamente pensando di trovarmi un lavoro da cassiere, visto che pagano lo stesso di quello che guadagnavo prima ma almeno non devo dare giustificazioni sul colore della parete. Segnalo però una bella iniziativa che sta circolando su instagram dalla pagina disordinedegliarchitetti su sistemi biechi di lavoro in un noto studio di Milano. Spero sia di aiuto per chi sta vivendo le stesse situazioni.
micioark :
Riferendomi a quanto dice fulser, al giorno d'oggi è raro trovare un architetto/ingegnere che, inquadrato con PIVA, resti nello stesso studio per tanti anni. Io e i miei colleghi siamo ormai da più di dieci anni che collaboriamo così. Dall'altra parte ho conosciuto giovani architetti che dopo 2 anni di collaborazione in studio scappano per intraprendere la "vera" libera professione. La scelta, secondo me, dipende da molti fattori...
arcat :
@fusler non sto dicendo che qualcuno mi debba risolvermi il problema. Sono frustrata perché lavoro come un mulo senza alcuna tutela in un mercato senza alcun controllo. Io sono sola e non ho le spalle coperte per potermi permettere di lanciarmi e mettermi in proprio dedicando a questa cosa tutte le mie energie e tempo perché se non fatturo non mangio e non pago le bollette e chi è in questo campo sa quanto in questo periodo sia difficile non solo mettere insieme abbastanza commesse per avere un fatturato decente, ma anche farsele pagare. Questo vuol dire che sto faticosamente cercando committenze a cui mi dedico nel tempo che mi resta libero dal lavoro in studio, lasciare lo stato di dipendente a partita iva è una cosa che potrò fare nel momento in cui avrò almeno la sensazione di avere un giro d'affari tale che mi permetta di non morire di fame o di farmi pignorare casa. Si fa facile a predicare di opporsi a certe condizioni di lavoro, non è così facile quando sei tu a cercare il lavoro e vorresti non buttare alle ortiche anni di fatica. Purtroppo vivo in provincia e non ci sono tante opportunità, mi sposterei anche volentieri, ma per spostarsi serve la prospettiva di un lavoro che permetta quantomeno di mantenersi. Ad oggi non l'ho ancora trovato
ponteggiroma :
la frustrazione è un ottimo punto di partenza.
Ovviamente condivido poi quanto espresso da fulser che stimo da sempre.
fulser :
arcat sono consapevole di quanto dici, ti capisco, sono stata malissimo per molti anni anch'io (anche se per una situazione lavorativa si, ma del tutto diversa). Quello che sto dicendo è che se non sei riuscita finora a fare il balzo verso la libera professione, non credo sia pensabile che ci riuscirai adesso che sei anche stanca a sfiduciata. A meno che tu non abbia.... tipo .... uno scatto come di rabbia/orgoglio.
E che se trovi un lavoro da dipendente vero, non è il caso di non considerare la cosa. E' brutto da dire, ma anche per quello (dipendente), se non decidi in merito, tra pochi anni potrebbe essere tardi; nel mio ambiente vedo moltissimi giovani, di 23-28 anni, laureati triennali o anche quinquennali, agguerritissimi, che fanno i venditori (solo un esempio, ci sono anche altre figure) all'interno di grandi aziende di viterie, accessoristica, prodotti per edilizia... e sono bravi, e motivati, e sicuramente guadagnano più di te.
Tu parli di trasferirti, ma se parli di trasferirti per fare la finta PI da qualche altra parte credi che sarebbe diverso? dici: "Sono frustrata perché lavoro come un mulo senza alcuna tutela in un mercato senza alcun controllo", ma se ci rimani sei tu stessa che contribuisci a creare questo mercato: il primo modo per combatterlo è proprio di non alimentarlo.
Ti capisco e hai tutta la mia solidarietà, ma attenzione a non permettere a te stessa di entrare in un loop.

@ponteggi: grazie per la stima, ti assicuro reciproca!
Adam Richman :
@arcat: ciao, mi sembri impantanata per bene, ma come unica via di uscita accettabile consideri (legittimamente) solo la libera professione pur non avendo ancora ingranato nè avendo le spalle particolarmente coperte. La collaborazione con p.iva è quasi sempre un cappio al collo (orari lunghi, guadagni scarsi, prospettive quasi nulle) benchè attualmente ti permetta di sopravvivere.
A mio parere dovresti puntare ad un impiego part time come dipendente, anche a costo di fare un lavoro che non ti piace (20 ore alla settimana sono sopportabili), in modo da mollare la collaborazione con p.iva pur mantenendo uno stipendio magari modesto ma sicuro per sopravvivere (7-800€ netti?) e con più tempo a disposizione per tentare di ingranare con la libera professione. Dirai: grazie al c***o, come lo trovo? Bella domanda :-) Pur essendo difficile credo che dovresti cercarlo con convinzione: aziende private, supplenze, concorsi pubblici, ecc. Almeno provarci...
Esempio: partecipi ad un concorso pubblico, ottieni l'idoneità e nell'arco di qualche mese vieni assunta con part-time 50% (che è la parte più difficile, quasi tutte le assunzioni sono full time); prendi 800€ al mese per 18h settimanali; magari il lavoro ti fa schifo ma per 18h puoi sopportare; avendo part time al 50% puoi mantenere la p.iva e tentare la libera professione con più serenità.
Io (37 anni) ero in una situazione simile alla tua: oltre 10 anni come collaboratore p.iva di uno studio (sempre lo stesso), dapprima full time e poi part time; negli ultimi anni ho tentato in parallelo la libera professione (grazie appunto al part time) ma senza ingranare, con un fatturato annuo (collaborazione p.iva + libera professione) mai sopra i 25.000€; insostenibile alla mia età, soprattutto in prospettiva. Nel 2020 provo a caso un concorso pubblico, per puro culo lo passo (non sono raccomandato); purtroppo è per un full time ma rifiutare sarebbe folle, quindi chiudo a malincuorissimo la p.iva. Il lavoro attuale non mi entusiasma, ma mi ha tirato fuori dal pantano in cui mi trovavo (come te). Vedo cose nuove, apprezzo le tutele che non avevo mai avuto, poi magari tra un paio d'anni cercherò alternative più sulle mie corde (se non le troverò sarò un dipendente pubblico frustrato ma almeno non sotto ad un ponte).
Credo che anche tu abbia bisogno di una scossa, per quanto possibile pragmatica. In bocca al lupo :-)

@fulser: di cosa ti occupi ora?
fulser :
@Adam serramenti e facciate continue.
xime :
Ciao! voglio mandare un piccolo messaggio di speranza. Abito a torino, 31 anni e lavoro nello stesso studio da tre anni, ora fatturo 1800 con p.i (ovviamente avevo iniziato con molto meno), ci vengono pagate 12 mensilità con 1 mese di ferie e orari più che dignitosi. Ho comprato casa lo scorso anno, con dei garanti ovviamente, ma tutto questo per dirti che esistono delle realtà che offrono dei compensi dignitosi e che riescono a dare merito ai collaboratori e non perdere la speranza. Il mio consiglio è quindi cambiare, anche perchè io stessa sono stata sottopagata per anni in studi vari tra cui uno a milano subito dopo la laurea, dove dovevo vivere con ben 600 euro facendo notti e pagando l'affitto. Attualmente mi sento soddisfatta della mia scelta per cui ti direi cambia lavoro! Aggiungo che sono stata anche dipendente in azienda per un anno e mi sono licenziata (era peggio che lavorare in studio).
ArchiFish :
Non che il mercato del lavoro sia fiorente, ma vale sempre la pena guardarsi attorno. Sento spesso parlare di settore pubblico come alternativa che, per molti, corrisponde alla "morte professionale". Lo capisco, la penso esattamente alla stessa maniera. Mai dire mai, ma credo che piuttosto di tentare quella via solo perchè, in qualche maniera riconducibile al mio titolo di studi, sarei disposto a cambiare completamente settore/professione (per altri è l'opposto).
Ciò non toglie che ci siano comunque una moltitudine di possibili ulteriori opportunità degnamente retribuite da vagliare. Personalmente, se dovessi fuggire dalla libera professione ed esprimere preferenza per le alternative, in funzione dei mie gusti, restando nel campo per così dire dell'edilizia, guarderei al settore mobile, arredo, arredobagno (tanto produzione, quanto progettazione e/o vendita), al settore pavimenti e rivestimenti (come sopra, sia aziende che punti vendita), rilievo topografico o strumentale con laserscanner, droni, ecc (unico settore in vera espansione, come dipendente, visti i costi per attrezzarsi con adeguata strumentazione). Oppure penserei all'insegnamento, intraprendendo il faticoso e sempre mutevole percorso d'abilitazione, che però, tutto sommato, è poco oneroso ed apre una strada "particolare", una delle poche che permetterebbe di coltivare in parallelo la libera professione.
Concludo puntualizzando che le mie sono solo idee, uscite di getto e che non è detto siano facilmente realizzabili. Chiunque, per gusti o vocazione, potrebbe pensarla in maniera diametralmente opposta.
sclerata :
1200 euro lordi fatturati sono una vergogna, tanto più che hai 36 anni, toglici 3000erotti euro di inarcassa, iscrizione all'ordine ecc... non ti resta nulla in mano.

per dirtelo onestamente e brutalmente: piuttosto vai a fare la commessa al conad o la segretaria da un dentista.

io non so per quale motivo hai accettato di stare a quelle condizioni per 10 anni, avresti dovuto pretendere un trattamento economico dignitoso almeno 7/8 anni fa.
Siccome non hai le spalle coperte c'è poco da fare: o vai avanti così o molli il colpo... e per quanto riguarda il pubblico non è da tutti, non è un ripiego, ma è un lavoro che IO non farei mai.
fulser :
@sclerata, completamente d'accordo. Forse dal mio primo post non si capiva, ma quando parlo di lavoro stipendiato intendo anche proprio in un altro campo. Forse anche perchè non ho mai avuto, e non ho neanche nei confronti degli altri, la soggezione per il titolo di studio (c'è invece - attenzione non parlo di chi interviene qui - chi al titolo non vuole rinunciare, e magari fa la fame solo per la gloria di sentirsi chiamare dott. arch.).
sclerata :
@fulser, parole sante. A me frega poco francamente se uno è dott ing gran lupp mann ...
se non mangi con tanto di titoli, fai di necessità virtù e fai altro.

perchè a 1200 euro per 12 (ma anche 11 mensilità) secondo me la nostra amica non mangia...o mangia proprio poco...
Edoardo :
Parlando di lavoro e non di hobby per benestanti mantenuti, un dipendente a p.iva (altresì chiamato "collaboratore" o "ragazzo che mi fa le cose") dovrebbe farsi pagare: 1) Inarcassa; 2) tasse; 3) assicurazione se va in cantiere, 4) ferie, tutto in fattura. Oppure una percentuale sui lavori + fisso base. Se lo studio chiude ad agosto amen, paghino le ferie.. sennò con cosa lo paghi il MAV della 2a rata a settembre? Prova a chiedere almeno 22.000 all'anno, se lavori e sei molto importante, lo studio incassa... potresti provare, tenendoti l'estero come piano B. Fai vedere che hai "dei giri", degli "amici", del possibile lavoro. Last but not least: imbonisciti i loro clienti. Qualificati, fatti grossa, interfacciati direttamente con tecnici complementari come ingegneri o termotecnici. Per molti padroni di bottega, quasi tutti, è la sola etica che è rimasta, quella dei soldi e della difesa del proprio orticello clienti... ed hanno paura che chi sta sotto ed ha imparato anche troppo possa portar via loro il portafogio (il contrario della mentalità anglosassone). Chiaro che se lo studio è alla canna del gas (non faccio nomi) non puoi chiedere nulla e sei in un cul de sac.
desnip :
@fulser e sclerata: è una parola lasciar perdere il titolo... anche se uno ha l'umiltà di accontentarsi del dignitosissimo lavoro di commesso/a deve proprio nascondere letteralmente il titolo di studio nel curriculum, altrimenti un laureato per quella posizione lo cestinano direttamente.

Così per curiosità: io per anni ho sognato di fare la cassiera del supermercato... quella che deve solo passare l'aggeggio sul codice a barre e poi il registratore di cassa ti dice pure quanto devi dare di resto. Ti butta la roba lì a casaccio e tu devi affannarti a imbustare. Per me che sono figlia di una salumiera che faceva i conti a mano (perfettamente) e metteva tutto accuratamente nei sacchetti che porgeva delicatamente alla cliente è un lavoro da sogno. E guadagnano pure più di me.
ponteggiroma :
ah la salumiera!
Mia madre mi mandava a prendere la mortadella e lei scriveva sempre il conto sulla carta con cui avvolgeva accuratamente il prodotto. Somigliava tanto alla tabaccaia di amarcord. Che sogni adolescenziali, ancora oggi quando sento il profumo della mortadella ripenso a lei...credo che fosse amore
Arcat :
Guardate che il problema del lasciar perdere il titolo di studio non è nemmeno tanto una questione di umiltà (figuriamoci, in questi anni per arrotondare ho fatto spesso e volentieri la cameriera e la barman, di certo non ho problemi a sporcarmi le mani) quanto il fatto che a 36 anni le esperienze professionali in campi diversi dall’architettura che posso portare sono tendenti allo zero, e a quest’età non è semplice trovare qualcuno che ti prenda senza esperienza pregressa, e se devo tornare a fare la cameriera resto dove sono. Senza offesa ma vita di merda per vita di merda almeno faccio qualcosa che mi piace. Grazie a tutti, in qualche modo me ne tirerò fuori (spero)
sclerata :
@arcat ovvio che a 36 anni non fai la cameriera al pub, quello lo fanno le universitarie per arrotondare. Si tratta di prendere una decisione e andare avanti con quella. Io conosco una architetta che da anni (tanti) era messa tipo te, anzi forse prendeva pure meno, alla, soglia dei 40 ha preso baracca e burattini e ha salutato tutti. Fa la receptionist in una di quelle multicliniche private dove fanno esami /prelievi ecc. Ha il suo turno (non è lì h24) ecc. Certo lei dalla sua ha una bella presenza, ma ad un certo punto benché single e senza nessuno alle spalle cosa doveva fare? Ha detto basta. Le alternative ci sono., nessuno dice di lasciare per andare a raccogliere pomodori a 3euro all'ora.
Giancarlo P. :
Cercare un'offerta di lavoro nel settore, contratto ufficiale da dipendente (e non "Partita IVA con orario fisso e ferie non pagate), ma all'estero?

Prima del 2020 prendevo 340€ a nero full-time in uno studio di Città del Messico, ed una volta licenziato per difficoltà economica dello studio (estate 2020) son passato a prenderne 350€ regolari part-time in un call-center Inglese-Spagnolo; ora lavoro in una azienda di 300 addetti stabili e capacità organizzativa per gestire fino a 1000 dipendenti, partecipando a progetti industriali e di infrastrutture: 6 giorni di ferie pagate al 125% (minimo di legge), disponibilità per assentarmi 1 mese - senza stipendio - ogni due anni per visitare l'Italia, tredicesima di 20 giorni (5 in più del minimo), 60 ore di formazione pagata all'anno, pagato 600€ al mese per 44 ore settimanali.

Senza arrivare ad attraversare l'Oceano (in fin dei conti, se tra vent'anni volessi tornare in Italia, con la pensione messicana dovrei elemosinare giornalmente a Brignole), cerca opportunità nell'Unione Europea: lavora per Saint Gobain, candidati ad Italferr o a Atlantia, vedi se c'è qualcosa di stabile in OHL o Iberdrola, e dopo un cinque-dieci anni di contratto stabile, rinizia a cercare opportunità come libera professionista, ma stavolta con le spalle coperte da un buon cumulo di risparmi (che consiglio investire in fondi a medio-lungo termine)
ponteggiroma :
caspita Giancarlo!, praticamente di sei autodelocalizzato per risparmiare sulla manodopera (la tua)
Nanna :
Per come la vedo io, trovo piú un fallimento all'etá di 36 anni ancora dover dipendere dai propri genitori.
Arcat :
@nanna chi ti ha detto che dipendo dai miei? Son stata costretta a chiedere la loro garanzia per il mutuo ma non ho mai chiesto un soldo. Piuttosto salti mortali e doppio/triplo lavoro, ma mi rendo conto che non posso continuare a lungo così. Sono stanca, fisicamente e mentalmente
Aldo :
Ti dico la verità, a 35 anni ero nella tua stessa situazione, anni in studio per paga misera, zero prospettive di crescita e sempre le solite promesse....ho visto un concorso pubblico (non da architetto) e mi ci sono buttato nello studio per un mesetto. Morale, ero risultato idoneo, e dopo 6 mesi mi hanno fatto l'indeterminato. Sono RINATO! 36 ore settimanali di lavoro, guadagno di più, niente commercialista, niente crediti per l'albo, ferie, malattia e mi hanno fatto il mutuo senza chiedere garanzie a nessuno...non faccio più l'architetto ma non tornerei indietro neanche sotto tortura, mi dispiace dirlo. Quanto costa all'ora la tranquillità? non ha prezzo
carla :
Carissima, 36 anni sono un'esagerazione di tempo per porsi adesso la questione.
Sarò brutale: sei brava? Perchè chi è bravo lavora (almeno al nord dove vivo). Le imprese edili, altri tecnici (CSE, strutturisti....) dopo anni che ti conoscono dovrebbero chiamare direttamente te per i loro clienti. Funziona così.... poi uno decolla in proprio. Io lavoro nel pubblico impiego e faccio moltissimi cantieri e le imprese o altri professionisti mi chiedono se ho tempo per seguire dei progetti esterni.
Lavoro con molti professionisti terribili, si lamentano, ma sono incapaci e tendenzialmente ripiegano sulla scuola.
Devi essere efficiente e mi sembra che lo sei, ma soprattutto devi essere efficace! Ho dei dubbi che tu sia efficace e che stia perdendo molto tempo.
Se in 10 anni non sei riuscita a farti conoscere c'è un problema.
Fammi sapere
ponteggiroma :
ammazza... L'hai distrutta!
Giancarlo P. :
@ponteggiroma, praticamente sì, ma tra 1000€ euro al mese (forse 800€, essendo abilitato Architetto Iunior non iscritto all'Albo) e felicità sentimentale, ho preferito la seconda...

Per quello che consiglio ad Arcat di fare come ho fatto io, ma con più intelligenza, ovvero: che vada cercando un'opportunità in grandi aziende del settore industriale-civile-infrastruttureche, ma senza uscire dall'area Euro. Per quel che ricordo, in Francia la settimana standard è di 36 ore (magari da contratto se ne fanno ugualmente 40, ma le 4 in più son pagate come straordinari o "rimborsate" con giorni extra di vacanza al di là delle quattro settimane di cui già godono); una ex-collega laureata magistrale lavora in Irlanda in uno studio di consulenza BIM, ed avendo deciso di condividere l'appartamento, ogniqualvolta torna in Italia - almeno due-tre volte l'anno - non le preoccupa pagare il conto del ristorante di genitori e fratelli, o noleggiare un'auto per viaggiare più comodamente.

Sicché rinnovo l'invito ad espatriare, aggiungendo due suggerimenti:
a) "L'Italia è per sempre": non condannarsi a vivere all'Estero, ma avere sempre l'idea di tornare a lavorare in Italia appena le condizioni lo permettano
b) "Guadagno uguale o maggiore": evitare di scegliere Romania, Slovenia, Portogallo, ed altri Paesi a basso costo della vita, a meno che si riceva uno stipendio pari a quello desiderato italiano; altrimenti si viola il punto a), perché la pensione corrispondente non permetterà di trascorrere gli ultimi anni di vita in Italia
ArchiFish :
@carla
Non potevi fare intervento più generalista, populista e pressapochista. Emerge una visione ristretta dei molteplici scenari di vita e lavorativi in cui una persona può trovarsi, per colpa o per destino. Ci sono una moltitudine di sfaccettature che può assumere una carriera professionale, per cause, eventi, coincidenze non necessariamente dipendenti dalla volontà di chi ne è artefice o vittima.
A me sembra che tu ti conceda il lusso , oltre che di giudicare, di generalizzare sulla base di ciò che hai visto o vissuto. Sappi che oltre alla tua vita ed al tuo percorso, là fuori, c'è un mondo ben più complesso e vario. Ad esempio, nel "nord" dove vivi tu (e dove vivo io) c'è chi potrebbe essere un talento, ma fatica ad inserirsi in un mercato del lavoro impazzito e privo di meritocrazia (soprattutto dal 2009 in poi); c'è chi è incapace, ma imperversa per conoscenze, agganci politici e perchè s'è affacciato alla professione negli "anni d'oro"; c'è chi dopo 10 anni di "pratica" eredità lo studio ben avviato dal vecchio capo o ne diventa socio e c'è chi dopo 7 anni si ritrova col capo che si butta dalla finestra a causa della crisi ed non eredita nemmeno un cliente (e magari si ritrova con qualche migliaio di € di paga arretrata che non vedrà mai), c'è chi ha lo studio di famiglia e c'è chi pur essendo un ottimo tecnico o creativo è un pessimo imprenditore "di sè stesso", c'è chi ripiega sulla scuola perchè dopo anni passati a mangiare pane e merd@ non riesce ad inserirsi in un mercato già saturo ed ha bisogno di uno stipendio.
C'è chi, in 10 anni non è riuscito a farsi conoscere perchè non ha la possibilità, lo spazio, il contesto, il momento socio/economico o la capacità di farsi conoscere. Quindi un problema c'è, ma non è detto che sia totalmente da ricercarsi nel "qualcuno" o che sia unicamente una sua colpa, così come non è detto che quel qualcuno sia un incapace, un inadeguato o un mediocre.
Perdonate il delirio, ma non ho mai sopportato la generalizzazione o i giudizi "gratuiti" spesi sulla base di una visione personale e ristretta di una tematica. Se ragionassi in maniera analoga a carla (nulla di personale, sia chiaro) , basandomi unicamente sul mio percorso ed il mio contesto, direi che, pur non dubitando delle sua capacità e qualità, lei ha avuto solamente un gran culo. Invece so benissimo che non è detto sia andata così.
@d :
Hai tempo e coraggio per seguire i progetti esterni?
carla :
Ovviamente no, non è opportuno
carla :
@ArchiFish quello che scrivi è giusto e sacrosanto, ma quando hai 36 anni, in crisi, le domande te le devi porre. Io ne ho poste due. la prima per altro è ovvia, ma nessuno se la pone.
La seconda domanda è sull'efficacia, Arcat è brava è super efficiente, ma alla fine è funzionale solo allo studio professionale per cui lavora e che la sfrutta, lei deve farsi conoscere in giro e staccarsi (se è brava).
per la cronaca io non sono figlia di... mi sono laureata quinquennale a 24 anni, ho fatto esperienza all'estero, sono stata sfruttata per qualche anno...insomma ho fatto delle scelte come tutti, qualcuna è andata bene altre malissimo
@d :
Brava
ghost_ark :
@ArchiFish 100% daccordo con te! Aggiungo che mi ritrovo nella frase: "C'è chi, in 10 anni non è riuscito a farsi conoscere perchè non ha la possibilità, lo spazio, il contesto, il momento socio/economico o la capacità di farsi conoscere".
Faccio parte della schiera dei collaboratori che mandano avanti la baracca del capo da più di 10 anni con altri colleghi. Siamo tutti bravi ed efficienti, altrimenti, state certi che ci avrebbero mandato a casa!
ponteggiroma :
ma poi dove sta scritto che uno non possa lavorare in uno studio come dipendente scusate?
Il fatto che ognuno debba per forza cercare di mettersi in proprio ha creato la frantumazione attuale della nostra professione. A quello che sento dire di altri paesi, il taglio degli studi è decisamente più grande dove ognuno ha le sue specifiche mansioni.
Ovvio che il trattamento debba essere equo e legale, è sottinteso.
ghost_ark :
Bravo @ponteggiroma è quello che sostengo pure io! In tutto e per tutto!
Giancarlo P. :
@ponteggiroma, giusto in questi giorni sto (ri)provando a far riconoscere la laurea triennale all'estero, e recuperando il piano di studi UniGe di Scienze dell'Architettura, leggo "La libera professione costituisce il naturale sbocco della formazione impartita nel corso di laurea..."; d'altro canto il codice deontologico menziona il rapporto alle dipendenze in tre commi (1.2, 7.4, 12.6) ed un solo articolo (21), come a dire che non esistono sufficienti casi per dover generare una regolamentazione più specifica del contratto alle dipendenze.
Sicché, per fortuna ognuno è libero di far quel che vuole, ma la strada principale è verso la libera professione, nonostante il desiderio personale di vedere un Sindacato degli Architetti ed un Contratto Collettivo di Assunzione alle Dipendenze: un diplomato del classico può decidere di divenire saldatore navale, ma il suo percorso formativo è evidentemente mirato all'Università e non al lavoro manuale.
ponteggiroma :
E io che ho detto?
Se leggi bene ho scritto che è una casistica tipicamente italiana, quanto da te citato infatti è prodotto da menti nostrane. Se poi ci metti pure che vengono in parte dal mondo accademico, ecco che il cerchio si chiude
arcat :
Sorvolando sulla mia esperienza personale, magari sono una pippa, magari ho avuto sfiga o una combo delle due, in ogni caso che un paese civile non tuteli in alcun modo parte dei suoi lavoratori e permetta questo tipo di sfruttamento è vergognoso. Va benissimo essere indirizzati verso la libera professione, ciò non toglie che l'assoluta anarchia che vige sia di fatto una distorsione permessa da un vuoto legislativo e dalla totale mancanza di attenzione al tema da parte della politica, di fatto siamo abbandonati a noi stessi. Quanto a me in qualche modo la sfangherò, come d'altra parte ho sempre fatto.
ghost_ark :
noi poveri collaboratori considerati come dei fuorilegge, degli anticonformisti :)
(In riferimento a quanto detto da @Giancarlo P. nel suo ultimo post...)
ArchiFish :
C'è una pagina molto interessante su Insta che denuncia un certo schiavismo professionale. Inizia con "riordine degli archi..."
Scrivo in codice perchè ho provato ad inserire una discussione apposita (onde non portare fuori strada questa) in cui vi segnalavo il profilo social, ma è ancora nel limbo della censura del forum di professione architrave.
ghost_ark :
lo seguo su instagram, sta facendo tremare qualche grosso studio!
fulser :
personalmente credo che una delle crepe del sistema stia nel fatto che il problema delle PI è comune a molti ambiti (da quello ingegneristico, a quello legislativo, fino a commercianti e artigiani), ma essendo le professioni frammentate non si riesce a fare fronte comune.
Il titolare di PI in Italia viene spesso visto come il furbacchione di turno, e di conseguenza molto vessato (complice un passato in cui effettivamente i furbi ci sono stati). Chi ha libera iniziativa, invece di essere premiato viene messo all'indice fiscalmente e burocraticamente.
Inoltre, le competenze tecniche necessarie sono sempre di più e sempre più variegate, per cui il grande studio, o lo studio specializzato in determinati ambiti, è quello che all'estero tira tantissimo, mentre da noi è un'eccezione, e mi spiace dirlo ci fa restare indietro nel confronto. Un grande studio all'estero è costretto a rispettare i propri dipendenti (da loro ci sono) altrimenti i migliori se ne vanno.
Francamente non vedo grandi soluzioni se non un cambio di mentalità, che però per forza di cose prenderà almeno un paio di generazioni.
Adam Richman :
Resto dell'idea che il problema principale e risaputo sia il sovraffollamento del mercato italiano (architetti + ingegneri edili + geometri); se non calano i numeri dei diplomati/laureati nel nostro settore non vedo via d'uscita. Credo che la differenza di base con l'estero sia questa.
@fulser: la flat tax è un disincentivo a lavorare con altri; da un lato meno male che c'è, dall'altro ritengo sia una zavorra alla potenziale aggregazione di professionisti singoli.
Simon Templar :
Forse dovresti valutare di fare altro, qualunque altra cosa.
Purtroppo ti ritrovi ad avere a che fare con dei "padroni" che con quattro spicci ti hanno costruito attorno la gabbietta, questo è bene che non lo dimentichi mai.
Se rimani focalizzata su questa sintesi vedrai che ne verrai fuori, troverai la tua via di fuga.
Buona fortuna
carla :
@ Adam
Sono pienamente d'accordo con te. Il mercato è intasato da decenni. Io ho frequentato architettura a metà anni Novanta e già mi chiedevano se fossi pazza. Oggi è davvero una scelta azzardata.
@d :
Ma davvero dobbiamo continuare con questa "guerra tra poveri" ideologica? Non abbiamo più riferimenti normativi sui minimi tariffari, non abbiamo normative-tutela per la nostra amata professione affogata nel retaggio retrogrado che "P.I.= ricchi e furbi", anche nell'ambito del design non c'è nulla in merito a tutela riguardo rapporti basati su royalties se non quello interpersonale e di fiducia tra progettista e azienda, ecc. ecc. ecc... Perché io che scelgo di fare il "dipendente" devo obbligatoriamente farlo con P.I. perché banalmente "funziona cosi!" senza avere un briciolo di riferimento come per esempio esiste per il più semplice dei muratori?!?! In un mercato saturo elemosinante di commesse lavorative l'unica soluzione per sopraffare è il ribasso a discapito della qualità e del compenso. Ormai con un cliente privato appena accalappiato la prima domanda non è più legata alle sue esigenze ma è "quanto le hanno chiesto gli altri?". Senza entrare poi nel "pubblico". Siamo in una giungla.
Eppure di esempi che funzionano ce ne sono: i kebabbari...prezzo base uguale per tutti ovunque= vai dove fanno il kebab più buono!
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