domanda sondaggio stupida, ma non troppo

messaggio inserito martedì 24 gennaio 2023 da ponteggiroma

ponteggiroma : [post n° 469061]

domanda sondaggio stupida, ma non troppo

Alla vostra veneranda età, quanti di voi, potendo tornare indietro rifarebbero lo stesso percorso di studi?
PS, mi piacerebbe conoscere anche l'età di chi risponde
ArchiFra :
42 anni, col senno di poi o farei tutt'altro o mi butterei subito nel pubblico pur di avere qualche speranza di pensione.
Sono molto amareggiata e vorrei che in Italia si facesse una stretta decisa sul numero chiuso, prendendo la metà degli attuali perché siamo troppi, continueremo a esserlo, e si tornasse a dare dignità alla nostra bistrattata professione.
Arch. Esaurimento :
36 anni. Potendo tornare indietro e sapendo quanto è difficile guadagnare e lavorare dignitosamente facendo la """libera professione""", avrei fatto tutt'altro. Sapendo prima quali sono le condizioni lavorative offerte nella maggior parte degli studi, sapendo quanta abnegazione poco apprezzata e mal ripagata viene richiesta, avrei scelto una strada più semplice, tipo la Rockstar
Archifish :
42 anni
Il tornare indietro e come, dipende tutto dalla variabile "senno di poi".
Tornassi indietro, temporalmente, ai tempi dell'iscrizione all'università, forse farei lo stesso sbaglio, dopotutto ero già "architettonicamente compromesso" e fermandomi, sarei rimasto geometra. Cambierei sicuramente le tempistiche, cercando di laurearmi il prima possibile e cambierei le modalità/tentativi d'ingresso nel modo del lavoro, risultando così già inserito/avviato (o diversamente inserito/avviato) al fatidico avvento della crisi del 2009.
Anche se forse, visti i tragici risvolti post 2009 (e non mi riferisco solo alla crisi in sè, ma a conseguenti e veramente tragici eventi avvenuti nella sfera personale/professionale), forse cambierei tutto, ma dovrei arretrare fino all'atto dell'iscrizione all'istituto per geometri. In tempo per non appassionarmi di edilizia/architettura. Forse avrei seguito la vocazione di famiglia nel campo della meccanica/autoriparazioni, restando a sporcarmi le mani in officina oppure, vista la ragionevole vicinanza con la motorvalley, avrei avuto la possibilità di fare un upgrade formativo, intraprendendo qualche percorso di studi afferente l'automotive (magari nel campo del design). A quel punto, avrei potuto pensare addirittura ad un upgrade dell'attività di famiglia.

PS
ad essere del tutto onesto, ragionando con la testa di adesso, forse avrei voluto fare il pilota automobilistico oppure emigrare verso realtà estere in cui si possa vivere dignitosamente facendo il pescatore sportivo e/o il consulente per aziende del medesimo settore. Ma per perseguire suddette intenzioni non basterebbe tornare indietro, occorrerebbe disporre già in tenera età di un portafogli bello gonfio.
Ecco, citando chi mi ha preceduto, alla fin fine, avrei fatto volentieri la rockstar dell'automobilismo, sia guidato che progettato o la rockstar della pesca sportiva sia praticata che progettata, perchè dopotutto, oltre ad essere una rockstar, sono un progettista (creativo).
Adam Richman :
39 anni. Con il senno di poi avrei fatto ingegneria gestionale
ross :
piu' di 40anni, sono stata "dipendente" e ora a p.iva. Tornassi indietro? studierei marketing, discipline con le quali ti avvicini al settore che preferisci, e sono professionalità molto richieste.
arch_mb :
42 anni, se tornassi indietro studierei economia.
Albo :
Cambierei percorso. Mi butterei su ingegneria meccanica o gestionale
archspf :
38 Anni. Vengo da due esperienze di cui la prima (disegno industriale) ha solo apportato 3 anni di più all'anagrafe e solo una mera capacità di metodo ma non una vera professionalità spendibile sul mondo del lavoro, quantomeno a livello di libera professione (anche se in ballo subentrano anche altre qualità che è evidente non posseggo).
Tornassi indietro mi iscriverei direttamente ad architettura, sulla quale (sarà stata una consapevolezza diversa proveniente comunque alcuni anni di lavoro presso studi, o la "maggiore età") non posso avere troppi rimpianti: anzi devo dire che l'approccio prettamente tecnico acquisito con le esperienze precedenti, mi ha aiutato a superare tutte le contraddizioni e i metodi accademici che avrebbero portato alla mancanza totale di strumenti professionali. Per come è strutturata l'università (parlo di Roma, altre realtà non le conosco), la facoltà di Filosofia a confronto è più concreta....
Non posso dire la stessa cosa a livello realizzativo/lavorativo, poichè mi sembra ancora di stare "ad ingranare" ma gli anni passano senza raggiungere quella tanto ricercata "indipendenza dal lavoro".
ponteggiroma :
53 anni, il più vecchio aimé. Tornando indietro rifarei quasi tutto, eviterei solamente di perdere troppo tempo dietro alle velleità “creative” dei primi anni: studi tecnici blasonati, sfruttamento e mobbing (perché è di questo che si tratta). Punterei alla specializzazione nella prospettiva di una piena autonomia futura. Quello che mi sono sempre preposto e fortunatamente ottenuto, è stata l’indipendenza.
Concordo in pieno con archspf nel binomio architettura/filosofia alla sapienza, anzi credevo che fosse migliorata, ma a quanto vedo non sembra.
Un grosso in bocca al lupo ragazzi e, che dire, siate concreti!
archimamma :
51 anni, sono commerciale per una grossa azienda del settore arredo, mai avrei pensato di arrivare a fare questo, tutto sommato non mi vanno male le cose, ma sono sempre "autonoma", come negli studi di architettura di inizio carriera
ho frequentato La Sapienza anche io, tornassi indietro farei tutt'altro, probabilmente informatica
Archifish :
Mi consola constatare che tanti colleghi avrebbero preferito un percorso di studi più professionalizzante e tecnico, rispetto al tripudio di seghe mentali offerto dalle facoltà di architettura (magari oggi sono migliorate). Del resto viviamo nel paese in cui l'università non deve insegnare un lavoro (a detta di molti), ma le aziende lamentano mancanza di figure professionali adeguate alle proprie esigenze e gli autonomi, come noi, soprattutto se autodidatti e senza mentori, impiegano anni nel tentativo di formarsi per imparare il mestiere.
Non sarà anche un po' per questo che molti rimpiangono il non aver operato altre scelte?
Non sarà anche un po' per questo che un architetto, al di fuori della libera professione, del settore pubblico o dell'insegnamento, avrebbe mille potenzialità, ma zero (o quasi) opportunità di intraprendere altri percorsi?
Nina :
38 anni, oggi direi informatica o ingegneria meccanica
Vent'anni fa la mia famiglia spingeva verso Economia... avrei fatto bene a dare loro ascolto.
Arch. Esaurimento :
@Archifish condivido tutto quello che dici, ma vorrei anche aggiungere alcuni fattori che non derivano dal senso di inadeguatezza tipico di molti di noi (mi ci metto anch'io).

E' possibile che per portare a termine i lavori più semplici, una manutenzione straordinaria ad esempio, bisogna occuparsi di:

- Aspetti fiscali: essere pronti a rispondere sulle varie casistiche di bonus, sconti, iva agevolata, detrazioni. Chiaramente un cliente si aspetta che tu sappia tutto.

- Aspetti tecnici: ovviamente anche per ristrutturare lo sgabuzzino di nonna tutti si aspettano che tu sia a conoscenza dei più grandi segreti di efficientamento energetico ad esempio. Non tutti se ne occupano, e ci sono molte professionalità che lavorano su questi temi.

- Aspetti catastali, giuridici, notarili. Anche in questo caso, si da per scontato che quando vado dall'architetto, è lui che deve dirmi se c'è un'incongruenza rispetto al disegno del 1935, all'abitabilità mai presentata, a un atto di compravendita incompleto.

- Aspetti amministrativi: sia i tecnici comunali che i clienti, si aspettano che tu sappia a menadito, normative nazionali, regionali, comunali, enti parco, demanio, beni culturali, dall'unità d'Italia, dal Regio Decreto al PNRR.

Torno alla mia premessa, "il senso di inadeguatezza".

E' normale che negli anni la nostra figura sia stata progressivamente messa al centro di un grande imbuto in cui finiscono tutti i problemi?
eli71 :
51 anni e se tornassi indietro farei ragioneria ed andrei a lavorare dopo la maturità, tanto i ragionieri servono ovunque. Dopo aver fatto la finta partita iva in due studi diversi di architettura e, negli ultimi tre anni, con uno studio ci consulenza sulla sicurezza sul lavoro, vorrei poter tornare indietro ed almeno gettarmi prima sui concorsi per la pubblica amministrazione, almeno lo stipendio è certo. Infatti da settembre ho accettato un part-time a tempo determinato e voglio fare quanto possibile per trasformarlo in tempo pieno e indeterminato.
sclerata :
42 anni
anche io come qualcuno dovrei tornare tanto indietro (sono geometra pure io)
da piccina volevo fare l'oculista, traslato poi per mancanza di pecunia su un generico infermiera.
Forse era meglio quello.
Oppure restare geometra. Non mi sarebbe cambiato molto in fin dei conti.
ponteggiroma :
giusta osservazione Arch,Esaurimento da qui il mio consiglio di specializzarvi. Non si può mica essere esperti in tutto. Magari qualcuno sarà esperto in sgabuzzini, qualcun'altro in efficientamento energetico e qualcuno in strutture o restauro. L'unico consiglio che vi do, ma parlo con il cuore, non inseguite sogni di velleità creative, quelli vi portano solo a sprecare il vostro tempo inutilmente, da quella parte non c'è futuro, ma solo sfruttamento da parte di studi paraculi
Adam Richman :
@archifish
Io credo che i problemi lavorativi della nostra categoria derivino principalmente dal fatto che siamo troppi, e molto secondariamente dal fatto che l'università sia troppo astratta. Un paio di generazioni prima della nostra (ok, nel frattempo è cambiato il mondo) gli architetti uscivano da facoltà con analoga impostazione teorica e filosofica, ma essendo in pochi avevano comunque spazio per fior di carriere professionali, imparando il vero lavoro nei primi anni di carriera più che in facoltà. Gli odierni ingegneri edili che si buttano nella libera professione non stanno molto meglio degli architetti, nonostante una formazione più pratica. Questa la mia modesta opinione, contestabile.
La fregatura probabilmente ce la siamo autoinflitti alle soglie dell'Università (o delle superiori, per i geometri) quando abbiamo immaginato una facile/redditizia carriera da liberi professionisti secondo il cliché dell'architetto creativo.
Adam Richman :
Al netto del mio pippozzo filosofico (appunto) di cui sopra, all'atto pratico nella situazione odierna concordo con ponteggi
Davide C. :
40, farei l'Accademia di Brera per seguire un percorso di studi artistico
ArchiFra :
Sono d'accordo con Adam. Licei e università non devono insegnare un lavoro ma fornire capacità critiche e di ragionamento. Io ho fatto il polimi in due diverse sue sedi: una era troppo astratta, l'altra eccessivamente tecnica e fissata col razionalismo. Una crasi tra le due è stata perfetta, e mai vorrei un'università che mi insegna a compilare una pratica edilizia, sia perché le norme continuano a cambiare, sia perché il mondo accademico non può e non deve formare esecutori ma pensatori che arrivano a concretizzare le competenze teoriche.
Io rimpiango per un mero fattore economico e di frustrazione tra sfruttamento negli studi e mancanza di orizzonte pensionistico.
Siamo troppi.
Archifish :
Rispondo brevemente ed in ordine casuale, ai vari spunti di riflessione emersi.

Non pretenderei un'università che insegni a compilare una pratica, ma che almeno fornisse le nozioni tecniche di base per sopravvivere nel mondo professionale. Le misure di un mattone, la pendenza di uno scarico fognario, come e quando si usano i materiali da costruzione più diffusi e/o innovativi, come è strutturato uno strumento urbanistico e come lo si decifra, una leggera infarinatura di impiantistica e di tecniche di consolidamento (ho detto cose a caso). Giusto per non essere presi a schiaffi dalla realtà nel momento in cui si passa dalla fase concettuale e quella di fattibilità di un'opera, ad esempio, ma anche per non essere presi a schiaffi da potenziali datori di lavoro che non vogliono e non possono permettersi di pagare qualcuno da formare al 100% (purtroppo).

Condivido l'opportunità di specializzarsi (nel senso che sarebbe opportuno), perchè diversamente si rischia di essere "scadenti" in tutto. Però sono anche convinto che se si vuole accedere ai molteplici sbocchi lavorativi che la nostra laurea dovrebbe offrire, un po' tuttologi, dovremmo esserli, quantomeno sotto gli aspetti meramente tecnici (e qui si torna alla riflessione precedente sull'università). Dopotutto, piaccia o non piaccia, salvo potenziali stilisti, sia che si finisca in un'azienda del settore arredo, sia che ci si ritrovi a fare l'agente di qualche marchio di pavimentazioni, sia che si vada a fare l'artista del 3D, siamo e restiamo dei tecnici che dovrebbero sapere cosa stanno "maneggiando". Dei tecnici non puri, ma che rispetto all'ingegnere di turno dovrebbero disporre delle armi opzionali del buon gusto, della creatività e della cultura anche umanistica.

Specializzarsi, poi, è faccenda che ha maggior speranza di successo in realtà di mercato strutturate. Uno specialista di qualcosa ha più speranza in un contesto come quello di Milano (dove c'è gran necessità di Home Stager), che nel paesotto di provincia. In quest'ultimo si deve anche rappresentare un'alternativa evoluta al geometra di quartiere e quindi, serve un minimo di "mestiere" o "tuttologia" che dir si voglia.

Forse, la verità è che oltre ad essere in troppi a farci concorrenza (la sovrapposizione dei ruoli tra ingegneri, geometrie periti peggiora pure la cosa), c'è anche un abisso tra la realtà di 40 anni fa e quella odierna. Un architetto degli anni '70 o '80, oltre ad avere meno concorrenza, s'è ritagliato un fetta di ecositema perchè alla sua epoca era tutto molto meno complicato di adesso (norme, adempimenti, responsabilità e burocrazia in primis), perchè chi si rivolgeva a lui, aveva i soldi per pagarlo (e se non li aveva, si faceva bastare il capomastro ed un paio di abusi edilizi) e perchè se ne sbatteva di tante problematiche, tanto le risolveva l'ingegnere o l'impresa (so che non si dovrebbe generalizzare, ma farlo rende l'idea, anche del perchè gli ingegneri ci odiano).

Potrei andare avanti per ore, nel mio delirio (sempre filosofico), ma rischio di portare fuori strada l'interessante dibattito sul cosa siamo e cosa avremmo voluto essere.
fulser :
Io, a parte il fatto che sono credo la più vecchia (addirittura più di ponteggi ;-)))), non credo di poter fare testo. Pensate che ho iniziato l'università a Venezia nell'85, se non ricordo male (o forse 86?).
Intanto, ho fatto delle scelte personali sbagliate (col senno di poi) all'inizio della mia carriera universitaria, per cui ho perso un sacco di occasioni e di tempo e ho cominciato a lavorare (intendo con contributi) molto tardi. E non ho mai fatto l'architetto, nè ho mai desiderato fare l'architetto puro: volevo fare design industriale e sinceramente tutti quelli che si stupiscono delle difficoltà della professione mi lasciano perplessa, io ho sempre pensato alla professione come una cosa difficilissima che sarebbe stato il destino di pochi (ed in effetti, dei miei colleghi di università, solo due o tre fanno l'architetto "puro").

Parzialmente sono d'accordo sull'università con Archifish e Adam (e altri, non posso citare tutti), ma il problema non è secondo me la troppa teoria, ma che chi insegna è, salvo poche eccezioni, un rancoroso fallito che non ha abbastanza capacità per fare altro.
Io non credo che l'università debba insegnare TUTTE le cose pratiche: pendenza di uno scarico, si, ok, ma che senso ha che ti insegni ad usare uno specifico materiale, se tra 5 anni probabilmente sarà obsoleto? Invece ha senso che ti insegni bene a capire come interpretare le caratteristiche di un materiale, in modo da usare in modo appropriato quello che il mercato ti offre. E per questo ci vuole molta teoria e molta fisica tecnica APPLICATA e tutto il resto. E parliamoci chiaro, voi avete conosciuto molti docenti in grado di insegnare questo? Io no.
Concordo sulla necessità di specializzarsi; ma siccome l'università non riuscirà mai a farlo, ha più senso che ti insegni A PENSARE E RAGIONARE con la tua testa. E per questo ci vuole tanta ottima teoria e tanta fatica. Mi ripeto: voi avete conosciuto molti docenti in grado di insegnare questo? Io no.
La "tuttologia" è una delle ricchezze dell'architetto: è quella che ti permette di specializzarti; ma le basi devono essere ottime, e non "accademiche" nel senso di un corpo docente abbarbicato su se stesso. Ho due colleghi con cui lavoro che, dalla loro esperienza all'estero, è proprio questo eccesso di accademia (accademia, non teoria) che lamentano (vedevo qualche giorno fa un documentario su Piano, che diceva la stessa cosa: al 5° e 6° minuto del programma avevo già preso due schiaffi che mi hanno ricordato il mio fallimento personale).

Comunque ci sarebbe tanto da dire, non prendete per oro colato tutto quanto dico perchè è solo il mio punto di vista (e per giunta MOLTO parziale e superficiale) e non ho certo intenzione di aprire polemiche (anche perchè mi aspetta una giornataccia quindi non avrò tempo di rispondere), solo portare la mia testimonianza.
Ily :
41 anni... direi RESTAURO!
fulser :
Ah, non ho detto la cosa più importante. Si, rifarei lo stesso percorso di studi, ma ribadisco che non farei l'architetto puro. Non farei le scelte di vita fatte all'epoca.
Lia :
No Ponteggi, ti batto, sono a 58... la mia passione grande era la Marina Militare, ma ai mie tempi le donne non erano ammesse... Se tornassi indietro farei qualcosa nel campo biomedico/ricerca o nel campo forestale ( sì lo so che sono cose diverse), per certe mie attitudini la prima e per l'amore spassionato per la vita all'aria aperta la seconda e per collaborazioni lavorative che mi hanno portato ad apprezzare questo settore. Filosofia? mmm mi sembra se ne faccia già tanta ad architettura quando ti pienano la testa di concetti galattici di visione eppoi ti trovi a sbattere la testa - quando sei fortunato - con lo sfruttamento massimo di indici e superfici....
ponteggiroma :
quoto fulser e lia, sarà per la vicinanza di età, aimé, ma nei loro commenti sento il disincanto e l'accettazione , finalmente, dell'impossibilità di risolvere un conflitto che per anni che ci siamo portati dietro per colpa di questa dannata formazione
fulser :
Ti dirò ponteggi, non credo di avere tanto disincanto per la professione, nè per la formazione. Nonostante non ci siano mai stati architetti in famiglia credo di aver saputo da sempre come andavano le cose, per questo mi stupisco sempre quando tutti cadono dal pero. Il mio disincanto e pentimento è più per le scelte personali, (primo posto dato ad altre cose private e non per la mia evoluzione personale, poco spazio al movimento anche all'estero) che poco o nulla hanno a che fare con università e lavoro.
ponteggiroma :
fulser chi non ha recriminazioni sul proprio passato scagli la prima pietra. Ma meglio se smetto, altrimenti poi la discussione diventa infinita. Grazie per le risposte
desnip :
Aspè... ci sono anch'io. Già non sono la più vecchia e questa è una buona notizia. :-)
Penso che tornassi indietro farei la stessa scellerata scelta.
Alla fine, dopo tanti anni e tanti giri sono finita a fare esattamente quello che volevo: la capa di me stessa che non deve dar conto a nessuno, che può scegliere i suoi collaboratori e rifiutare clienti e lavori che non le aggradano.
Magari non mi sarei aspettata che il lavoro che avrei fatto sarebbe stato esattamente questo, ma la condizione ottenuta è esattamente quella che volevo.
Avrei solo voluto uno zero in più sul conto corrente...
ponteggiroma :
ah ah ah, desnip, concordo pienamente.
La libertà di sfanculare chi proprio non sopporti, non ha prezzo, come diceva un famoso spot pubblicitario
delli :
50 (quasi 1 ma va beh... già assodato che ci sono più anziani di me quindi non mi sento vecchia ... eheheheh)
libera professione e partita IVA da sempre. come collaboratore in diversi studi fino al 2008, "battitore libero" per un lustro e, ad oggi, socia con un collega di uno studio con un paio di collaboratori. ogni tanto, dopo quasi 31 anni di attività, mi capita di pensare se la scelta di studi (architettura) e professione (Architetto) sia stata quella "su misura" per la mia persona. a volte penso di aver sbagliato tutto: una bella laurea in ingegneria e un'assunzione in un multinazionale come responsabile di processo sarebbe stata il top.... un bello stipendo con 14-15-16 mensilità, auto aziendale e benefit vari mi suonerebbero bene :D ... ma poi.. che noia (forse)
in realtà vince la mia passione per la ricerca e l'approfondimento: cerco di imparare cose nuove sempre, di approfondire le tematiche e capire i meccanismi e in questo sono un po' "ingegnere dentro". so di avere la stima di colleghi, clienti, avvocati, notai e commercialisti (e sì... il multitasking è obbligatorio) e direi che, alla fine ed ad oggi, la mia vita professionale mi da enormi soddisfazioni! dovrei riuscire a farmi pagare di più ma questo purtroppo deriva dallo "svaccamento" delle offerte economiche di certi colleghi e dalla mia scarsa predisposizione ad essere "imprenditore di me stessa"
in sostanza: a mio avviso le scelte di vita, nel bene e nel male, ci rappresentano... o almeno, per quel che mi riguarda, mi danno un risultato positivo perchè sono il mio percorso... scellerato percorso come dice desnip, ma il mio percorso in tutto e per tutto!!
non credo che farei scelte molto diverse se dovessi entrare in una macchina del tempo e tornare indietro (diciamo alla fine delle scuole medie) con la consapevolezza di quello che sarà il futuro già vissuto
bye
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