Ciao a tutti,
vorrei condividere con voi un momento di sconforto.
Negli ultimi sette anni ho collezionato una serie di esperienze lavorative tutt'altro che semplici. La prima è durata tre anni: il lavoro mi piaceva tantissimo, ma il mio senior era l'incarnazione del micromanagement. La seconda è stata l'estremo opposto: un cantiere dove regnava il caos. Le cose andavano avanti, sì, ma nessuno si assumeva la responsabilità della scelta ed era un continuo fare e disfare.
Ora lavoro in uno studio molto piccolo (siamo in tre più il titolare) e, più che mai, mi sento "l'ultima arrivata". Non c'è condivisione di informazioni, si parla pochissimo, non esiste una pausa caffè condivisa e a volte sembra quasi che ci si dimentichi perfino di salutarsi al mattino.
Al di là dell'ambiente, però, quello che mi preoccupa di più è un'altra cosa: mi ritrovo profondamente annoiata nel fare quello che, fino a poco tempo fa, era la parte del lavoro che amavo di più, cioè lo sviluppo del progetto e degli esecutivi.
Non riesco a capire se questo senso di apatia sia il risultato di anni di esperienze negative oppure se, semplicemente, sia arrivato il momento di cambiare settore. Mi sento in una sorta di crisi vocazionale che mi pesa parecchio e, sinceramente, mi rattrista.
È capitato anche a voi? Come ne siete usciti? Avete qualche consiglio?
Venire al lavoro un po' alticcia non mi sembra una grande strategia...anche perché, visto il silenzio che c'è, non avrei comunque nessuno con cui farmi due risate
mausi88 : [post n° 502739]
Crisi vocazionale
ammazza che post tristi e sconfortati che si leggono ultimamente qui. Ragazze/i la vita è una, ricordatevelo sempre, se una cosa non vi va, molto semplicemente NON LA FATE! Mandate tutti a farsi f....e, cercate di capire bene cosa volete dalla vita e cercate con tutte le vostre forze di raggiungerlo, il resto è solo spreco di tempo ed energie
Forse non sono stata chiara nell’esprimere il mio pensiero. Partendo dal fatto che uno difficilmente sa con certezza in che situazione si trova quando inizia un lavoro nuovo, quello che mi ‘preoccupa’ è che sto facendo un lavoro che so che dovrebbe piacermi, ma che non mi sta dando alcuna soddisfazione. Mi chiedevo quindi se potrebbe essere la somma di una serie di spiacevoli situazioni che mi ha prosciugato le energie o se potrebbe essere plausibile avere una crisi dopo quasi 15anni di lavoro e non provare più l’entusiasmo di anni fa
guarda mausi io sono un po' più vecchia di te, sono libera professionista vera e singola ... e ciclicamente anche a me viene voglia di mandare tutto a ramengo tra casi umani, imprese di ciarlatani, richieste assurde ecc...
Può essere che sia un momento di sconforto sì, ma predi in considerazione anche l'opinione del buon ponteggi: cerca di capire cosa vuoi e agisci di conseguenza.
Può essere che sia un momento di sconforto sì, ma predi in considerazione anche l'opinione del buon ponteggi: cerca di capire cosa vuoi e agisci di conseguenza.
le tue insoddisfazioni potrebbero essere determinate da vari motivi: remunerazione, ambiente lavorativo, manzioni non appaganti, o altro. Per questo ti consigliavo di indagare a fondo quale possa essere il motivo vero ed "eliminarlo". Come facilmente potrai immaginare noi siamo dall'altra parte dello schermo e soprattutto non siamo te
Certo e vi ringrazio dei consigli, che comunque non sono scontati. Parte delle preoccupazioni non le ho scritte, per non tediare nessuno, ma sono legate al fatto che mi sto muovendo per andare a fare quello che mi piace fare..il problema è che è quello che mi piaceva fare fino ad ora, quindi ho il dubbio di non averci capito niente :’) ma forse, come giustamente avete suggerito, parte del mio malessere è legato all’ambiente dove lavoro e al fatto che ogni giorno devo fare 100km per raggiungerlo. Probabilmente fare lo stesso lavoro, ma vicino casa e con colleghi un minimo socievoli cambierebbe sicuramente il mio stato d’animo. Grazie degli spunti di riflessione! Buona giornata a tutti
Mausi88, sarà anche la stanchezza visto che non è proprio vicino lo studio e la stagione. Io ho sempre pensieri negativi quando inizia l'estate. Succede ogni anno.
Concordo sulla significativa incedenza della componente climatica. Se non sei un'iguana, un paio di mesi consecutivi di temperature oltre i 35°C non aiutano a vedere con lucidità nè il presente, nè il futuro, nè dentro a sè stessi.
Aggiungo che se ciò che piace fare ci porta ad una condizione di insoddisfazione, finisce che si provi disgusto e rigetto per quel qualcosa (perchè dopotutto, non siamo stupidi ed un minimo di capacità di autodiagnosi la conserviamo). Ricordo amici letteralmente "ammalati" di pesca sportiva che, coronato il sogno di una vita di lavorare in quel settore, hanno finito per odiarla arrivando al punto di non pescare più.
A me piacerebbe tanto fare davvero l'architetto ad esempio, ma visto come sta diventanto il mestiere inizio ad esserene nauseato. La burocrazia, le delusioni, l'assenza o quasi di soddisfazioni, le lotte continue contro i pubblici uffici, gli incarichi persi (per ragioni indipendenti dalla mia volontà), le citazioni in giudizio per danni inventate dai clienti morosi, le spese impreviste per gli avvocati, la momentanea assenza di incarichi di progettazione, la concorrenza sleale e disinvolta, ecc, ecc. Se ci aggiungi un caldo fottuto che ti impedisce anche di goderti, che ne so, un week end a spasso, ci sta che si finisca per vedere tutto nero.
Probabilmente i disagi permarranno anche a novembre, ma almeno avrai conferma che si debba intervenire con un colpo di spugna. Accertati che non sia l'afa che oltre a toglierti il respiro, ti toglie anche razionalità.
Io non prendo mai decisioni in estate.
Aggiungo che se ciò che piace fare ci porta ad una condizione di insoddisfazione, finisce che si provi disgusto e rigetto per quel qualcosa (perchè dopotutto, non siamo stupidi ed un minimo di capacità di autodiagnosi la conserviamo). Ricordo amici letteralmente "ammalati" di pesca sportiva che, coronato il sogno di una vita di lavorare in quel settore, hanno finito per odiarla arrivando al punto di non pescare più.
A me piacerebbe tanto fare davvero l'architetto ad esempio, ma visto come sta diventanto il mestiere inizio ad esserene nauseato. La burocrazia, le delusioni, l'assenza o quasi di soddisfazioni, le lotte continue contro i pubblici uffici, gli incarichi persi (per ragioni indipendenti dalla mia volontà), le citazioni in giudizio per danni inventate dai clienti morosi, le spese impreviste per gli avvocati, la momentanea assenza di incarichi di progettazione, la concorrenza sleale e disinvolta, ecc, ecc. Se ci aggiungi un caldo fottuto che ti impedisce anche di goderti, che ne so, un week end a spasso, ci sta che si finisca per vedere tutto nero.
Probabilmente i disagi permarranno anche a novembre, ma almeno avrai conferma che si debba intervenire con un colpo di spugna. Accertati che non sia l'afa che oltre a toglierti il respiro, ti toglie anche razionalità.
Io non prendo mai decisioni in estate.
ecco, non sono la sola ad avere problemi con l'estate! Mausi88 rimanda qualsiasi decisione a settembre, che è meglio. Comunque, 20 anni fa io il lavoro me lo ricordo diverso....sarà che ero più giovane ma mi pare che ci sia stata una degradazione progressiva sotto tutti i punti di vista.
mausi88 io lavoro in uno studio quasi come il tuo: tre titolari e io, una dipendente. Lo studio è a portata di piede e nel tempo abbiamo condiviso tante tappe importanti delle nostre vite oltre al lavoro: la nascita dei figli, alcune malattie "importanti", la perdita di persone care. C'è un ottimo rapporto professionale e personale, ma credimi che i loro conti se li fanno molto bene e dopo quasi 21 anni sono ancora l'ultima arrivata; quindi per quanto mi riguarda la discriminante non è l'ambiente di lavoro. Io vorrei cambiare da molto tempo (la situazione economica è deludente) ma non mi è possibile, la mia famiglia sta a galla con il mio lavoro; i concorsi si vede che non fanno per me. Nel mio caso i momenti più difficili li ho superati viaggiando (niente come viaggiare mi ricorda perchè ho scelto questi studi) o acquisendo nuove competenze professionali; ho capito infatti che la routine è il problema maggiore, persino rispetto a quello economico. Di certo non sono in grado di darti consigli, solo quello di capire cosa davvero vuoi tu.
Grazie dei consigli. Non avevo mai riflettuto sul caldo come cattivo consigliere e forse avete ragione, forse conviene rimandare le eventuali decisioni a quando il clima sarà migliore e aiuterà a pensare più lucidamente. Vi ringrazio per il supporto, siete stati tutti molto gentili
"ho capito infatti che la routine è il problema maggiore, persino rispetto a quello economico"... concordo su questo punto, il periodo estivo piuttosto direi che forse contribuisce a darci una sveglia
Si dare una sveglia ok benissimo, ma io personalmente rischio di fare cavolate quando ci sono 35 gradi e afa da pianura padana, perché ho poca pazienza e le doti di mediazione vanno a farsi benedire e rischio di farmi del male. Con il fresco ragiono meglio e i miei momenti di sveglia li ho a novembre di solito :-) poi siamo tutti diversi.