abilitazione italiana

messaggio inserito lunedì 28 giugno 2004 da sabagio

[post n° 23838]

abilitazione italiana

Ciao a tutti: ho appena superato il tanto agoniato esame di stato (a firenze) e vorrei sapere, se ne siete a conoscenza, se tale titolo è valido anche all'estero (iscrivendosi agli ordini di architettura dello stato membro UE) oppure se io vado all'estero devo ridare l'esame di stato nel paese ospitante?
Ciao
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A quanto ne so io, al giorno d'oggi, l'unico paese della UE ad aver mantenuto il "simpatico" istituto dell'Esame di Stato è l'Italia. Quando c'è stata l'equiparazione delle facoltà di architettura europee, la UE ha deciso che per esercitare la professione era sufficiente una laurea in architettura presa in qualunque paese europeo (la "laurea ue"). I rappresentanti italiani però si sono impuntati e hanno deciso che, per non ferire gli interessi degli Ordini (che altrimenti si sarebbero estinti in quanto obsoleto retaggio d'altri tempi, com'è avvenuto negli altri paesi), era meglio decidere che la laurea italiana (pur essendo equiparata alle altre) fosse carta straccia senza l'esame di abilitazione...
Insomma, a quanto ne so io, l'Esame di Stato ce l'abbiamo solo in Italia. Una volta passato l'Esame di Stato possiamo esercitare la professione in qualunque paese UE. Questo per rispondere alla tua domanda.
Ciao.
PS. Naturalmente un architetto, per esempio, francese non ha bisogno di sostenere alcun Esame di Stato per esercitare in Italia
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forse chiedo troppo; ma per iscriversi all'ordine degli architetti della provincia X cosa è necessario fare/avere/pagare? (oltre ovviamente la l'abilitazione?)
ciao
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Non devi fare granch'è, devi solo andare all'ordine della tua provincia, compilare tutti i moduli richiesti (tutte autorcetificazioni) e ovviamente pagare anche i vari bollettini, dopodichè devi solo aspettare che il consiglio accetti la tua iscrizione. Tutto qui! Ciao
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caro stefano, mi permetto di contestare quanto da te affermato in relazione all'esame di stato: non è vero che l'italia è l'unico paese ad averlo, e in realtà la normativa dei singoli stati membri per l'accesso alla professione presenta caratteristiche diverse in relazione alle caratteristiche dei corsi di laurea dei singoli paesi; a questo proposito puoi consultare il testo Architetto, manuale per la professione, ed. dei, ove l'argomento è ben trattato; noterai che in alcuni paesi(paesi scandinavi) non vi sono ne tirocinio, ne esame di stato ne ordini, ma in altri vi è spesso il tirocinio di 3-5 anni e in alcuni casi anche l'esame finale,con relativa successiva iscrizione all'ordine.quindi c'è chi sta peggio di noi...per quel che riguarda la professione negli stati membri, si deve ottemperare a quanto richiesto dalla normativa del paese ove ci si è laureati... dopo di che se richiesto, ci si iscrive all'ordine...mi dispiace che tanti utilizzino questo bel forum per dare notizie non verificate, creando voci e legende infondate...per altro sulla rivista dell'ass.laur. del poli di milano di marzo è apparso in ultima pagina che il 29,3% degli arch. europei è italiano, che lo stesso poli ha un numero di iscritti oggi pari al doppio degli studenti di architettura di tutto il regno unito...l'articolo finisce con..Che futuro avremo?...
meditate, gente, meditate...
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Ciao, scusa se ne approfitto, ma spero di avere da te informazioni molto utili: mi sono appena abilitato a firenze (architetto) e vorrei lavorare in portogallo, come funziona l'ordinamento portoghese per l'esercizio della professione? hai qualche indirizzo al quale riferirmi? c'è un esame di stato?
Grazie

Sabagio
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Carissimo Alberto, su cos'è che dovremmo meditare precisamente? Sul fatto che gli aspiranti architetti sono troppi? Sul fatto che c'è troppa gente che (stupidi loro) esercita liberamente il diritto di cercare di fare della propria vita quello che meglio crede? Dovremmo meditare sul fatto che la ridicola velleità di tanti giovani di talento di entrare nella professione potrebbe rischiare di scalfire lo status quo di studi già affermati??
Se ho ben capito, tu sibillinamente sostieni che la torta è troppo piccola e che quindi bisogna essere in pochi a potersela spartire... e allora ben venga qualunque limitazione all'accesso alla professione (numero chiuso per l'accesso alle Facoltà, ridicoli Esami di Stato in cui la percentuale di abilitati è decisa prima a tavolino, e così via)!
Risultato: alla professione possono accedere solo i figli d'arte, i raccomandati, o chi è economicamente privilegiato (e quindi può permettersi di lavorare anni guadagnando poco niente nell'attesa di cogliere al volo una qualche occasione). Se andiamo avanti così, quello di "architetto" diventerà un titolo nobiliare ereditario che attesta l'appartenenza di diritto a una ristretta oligarchia corporativa paramassonica!
Io non ho intenzione di aprire chissà quale polemica sul regime degli Ordini Professionali: come tu non manchi di farmi notare, ne so troppo poco per poter azzardare una critica nel merito, ne so ancor meno per poter azzardare una qualche proposta di cambiamento. Mi limito solo a far notare che ci sono non poche ambiguità legate all'argomento e che, in questo frangente (come del resto in molti altri) siamo ben lungi dal vivere "nel migliore dei mondi possibili". Dunque non vedo perchè non dovrei esercitare un po' di sano diritto di critica.
La mia riflessione è semplicemente questa: siamo sicuri che un più facile accesso alle professione non avrebbe, come unica "temibile" conseguenza, quella di rischiare di migliorare la qualità dell'edilizia che ci circonda?
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caro sabagio in portogallo è richiesta l'iscrizione alla Associacao dos Arquitectos Portugueses, Edificio Banhos Sao Paulo, Tr Carvalho 23, Lisboa 1200, tel 351.1.3432454/9....se funziona come in francia, devi solo dimostrare l'avvenuto superamento dell'esame di stato in italia..in bocca al lupo Al
p.s. queste notizie le ho estrapolate dal testo di cui parlavo nel preced messaggio
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caro stefano, si, la torta è troppo piccola, e se vuoi saperne di più, in italia è piccolissima, dal momento che dobbiamo spartircela con ingegneri, geometri e periti edili, oltre a chi svolge la professione abusivamente; al contrario, basta fare un po di ricerca, prima di parlare,per scoprire che, in belgio,in francia,in alcuni lander della germania,in grecia,in lussemburgo,in spagna,nei paesi anglosassoni e in alcuni cantoni svizzeri,per limitarci all'europa, è OBBLIGATORIO il ricorso all'architetto per opere che prevedano il permesso di costruire...quindi il discorso è un pò piu complesso di come lo imposti te, o quanti, come te non si siano ancora resi conto che viviamo in un sistema di libero mercato, e altri sistemi la storia li ha definiti fallimentari...ti lamenti della qualità edilizia in italia... bravo, infatti non è architettura, perchè in italia l'architettura è morta, non esiste più e da più di mezzo secolo...per altro sei cosi convinto che tutti quelli che si arenano all'esame di stato, siano dei piccoli geni incompresi? bha...le difficoltà le abbiamo tutti e ho imparato sulla mia pelle e su quella di amici, che la meritocrazia, la capacità alla lunga pagano...non si diventa nuovi gregotti, perche bisogna avere santi in paradiso, però ci si prende delle belle soddisfazioni comunque...un saluto.Al
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Mio buon amico Alberto, sono tali e tante le cose che vorrei contestare in quello che tu dici, che non mi basterebbe l'intero pomeriggio per scriverle tutte. Mi limito a un'ultima provocazione (poi sono pronto a tacere per sempre):
Ma perchè voi del "Club degli Amanti del Libero Mercato" (al quale io mi onoro di non appartenere) siete pronti a cantare le lodi della "libera concorrenza come panacea di tutti i mali" solo fin tanto che la "libera concorrenza" non rischia di intaccare i vostri interessi?
Perchè, non appena la "libera concorrenza" rischia di strapparvi dalle mani l'agognata fetta-di-torta, siete pronti a invocare misure protezionistiche e corporative (che sono l'opposto della meritocrazia) per difendere quel pezzo di torta dai pericolosi affamati che bussano alla porta?
Ma soprattutto, perchè dobbiamo essere sempre noi del "Club dei Detrattori del Libero Mercato" (al quale sono da tempo tesserato) a dovervi ricordare cosa siano i "valori liberali"?
Fine della provocazione.
Ciao,
Stefano

P.S. Mi pare che tu, fra le righe, sostenga che la mia acredine nei confronti dell'Esame di Stato nasca dal fatto che non riesca a passarlo. Sbagli, caro amico. L'Esame di Stato l'ho superato da tempo (al primo colpo in una città in cui passa meno del 10% degli iscritti a sessione). Solo che non penso che questo costituisca un mio "merito". Hanno solo estratto il mio numero...
O pensi davvero che l'Esame di Stato sia una misura del talento e delle capacità di un aspirante architetto?!?
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caro Stefano,sono certo che le rispettive posizioni abbiano argomenti per essere discusse , avversate,forse in parte condivise non in un solo pomeriggio...ti garantisco che non amo particolarmente le corporazioni; ne faccio parte perchè costretto, come d'altro canto te, che sarai iscritto come me ad un ordine professionale...per altro sono molto critico contro il nostro sistema anch'io, il problema è che entro spesso in contatto, per motivi di lavoro con laureati in architettura di un ignoranza matricolata, nel senso che ignorano completamente le materie che sono alla base dell'architettura e della professione in generale...e questa ignoranza si rispecchia nei risultati all'esame di stato, e, piu in generale nella cattiva considerazione che hanno spesso di noi gli operatori del settore...forse bisognerebbe cercare di capire di chi è la colpa...nei paesi ove non c'è l'esame di stato le facoltà di architettura hanno caratteristiche molto diverse dalla nostra...forse si spengono sul nascere infantili infatuazioni per la nostra professione, però si va in cantiere dal primo anno,si fanno almeno 5 corsi di progettazione architettonica, si impara cosa è l'urbanistica, gli standard,le strutture, la tecnologia e, infine, prima di iniziare la professione, per chi ci è arrivato, si frequenta obbligatoriamente un corso finale dove si impara la deontologia ,le tariffe e quant'altro serva nel lavoro, ove, come già ti dicevo ieri, è l'architetto che è in cima alla piramide del processo edilizio, e non esistono i geometri cosi come li conosciamo in italia, ne gli ingegneri, perche l'architettonico lo può firmare solo un architetto . le affermazioni sulla ignoranza di tanti giovani dottori in architettura le testo sulla mia pelle e sulla mia professionalità ad ogni sessione d'esame...per altro, non per polemizzare,ma non esistono sedi ove c'è meno del 10% di promossi...stai sicuramenta parlando di milano, ebbene le percentuali fluttuano da un 20 ad un 35-40% a seconda delle sessioni...fa parte del mio lavoro conoscere ciò e perciò sono costretto a smentirti...un saluto.Al
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