Che delusione che fare ora?

messaggio inserito sabato 30 giugno 2018 da Freccia

[post n° 410481]

Che delusione che fare ora?

Buongiorno a tutti,
vi scrivo per chiedere un parere e un consiglio sul come procedere in merito ad una vicenda per me assurda.
Ho chiesto ad un architetto se poteva aiutarmi nell'apertura di un negozio, e se era possibile avere una formula di "chiavi in mano", dandogli già un budget preciso di quello che potevo sborsare per i lavori e le tempistiche alle quali ero legato, mi ha riferito a voce che lo facevano sempre e che era certamente possibile. Abbiamo quindi fissato l'appuntamento e si è presentato con un arredatore e con il referente dell'impresa. Ho spiegato cosa di base avevo in mente (il negozio è un bar- tavola calda) e loro tutti e tre mi hanno detto che non sarebbe stato un problema.
Questo succedeva nei primi giorni di maggio, qualche giorno dopo l'architetto è uscito per fare il rilievo e mi ha mandato due ipotesi di disegno, sostenendo che la distribuzione degli spazi doveva essere fatta in quella maniera per via della normativa asl che imponeva l'ingresso nello spogliatoio dal punto vendita, e non era possibile entrare dal retro, ovviamente mi rendo conto che questo comporta lo spostamento del bagno già esistente, ma prendo atto della cosa, anche perché mi sono rivolto ad un professionista proprio per fare tutte le cose a regola d'arte e a norma. Mi ha quindi mandato una piantina con le misure rilevate e con la versione nuova. Mi manda il suo preventivo insieme a quello della sicurezza e a me vanno benissimo. Arrivano anche i preventivi dell'impresa e dell'arredatore e non vanno per niente bene, troppo esosi, chiedo quindi di rivedere questi preventivi chiedendo di abbassarli per rientrare nel budget di cui li avevo fin da subito informati. Mi si tratta come un poveraccio perché non voglio spendere 50€ al mq per le piastrelle della cucina, per intenderci quelle bianche. Avvengono molti scambi di parole sul fatto che i preventivi dell'impresa e dell'arredatore non vanno per niente bene, fino a che questi non mi rispondono più. Parlo con l'architetto e chiedo se possiamo cambiare impresa e arredatore, e lui mi risponde che lui lavora con loro.
Ovviamente ho iniziato a guardarmi altrove per capire come fare, e quindi ho incontrato un altro architetto, che mi ha detto che non era per niente vero che lo spogliatoio dovesse essere ubicato in quella posizione, che potevamo lasciarlo dove era, e che ovviamente questo avrebbe abbassato non di poco il preventivo dei lavori.
Ora il primo architetto mi presenta una parcella di 2500€ per il lavoro svolto.
Sono rimasto molto deluso, perché gli accordi verbali che ci eravamo fatti erano per un lavoro di chiavi in mano, e se quindi non valgono perché non c'era nulla di scritto, allora non essendoci nessun accordo scritto nemmeno con lui non dovrei corrispondergli nulla.
Cosa che non succederà ovviamente, perché so che ha fatto sia i rilievi che la piantina, ma questo comportamento non mi sembra deontologicamente corretto, anche perché mi ha dato un'informazione errata, e su questa dovrei basare i lavori, ma soprattutto perché ha legato la sua opera agli altri due, che però non stanno rispettando gli accordi sul budget.
Che fare ora?
:
Ciao Freccia,
la situazione non è delle migliori.
Gli architetto sono obbligati da normativa redigere un preventivo scritto che il cliente sottoscrive per accettazione. Dopodiché l'architetto redige il disciplinare di incarico e può iniziare con la sua "parte di lavoro".
Considera che lui del lavoro lo ha fatto ... una parte di di compenso forse è giusto riconoscergliela (rilievo, progetto, preventivi, ecc) non sono poco lavoro. La pecca è che non c'è stato il contratto che, con chiarezza, specificava i dettagli dei servizi professionali, i costi, i pagamenti.
Sul budget a tua disposizione e sui preventivi troppo alti, non posso aiutarti visto che non conosco il progetto ed i luoghi.
Se ritieni ci sia un illecito deontologico, cerca il nostro Codice Deontologico sul sito dell'Ordine degli Architetti a cui appartiene l'architetto. Se leggendolo noti che la tua tesi sia fondata, chiedi consulto all'Ordine stesso.
Tuttavia ti consiglio di riallacciare i contatti con il primo architetto e far valere le tue richieste in particolare se la sua imposizione di spostare il bagno non è fondata.
Alla fine il cliente sei tu e l'architetto deve darti suggerimenti utili, non importi la sua "visione" ..... come si dice: il cliente ha sempre ragione.
Buona fortuna!
:
a mio avviso in questo caso ci sono tutti glie stremi epr una segnalazione all'ordine di appartenenza per violazione della deontologia professionale: se il locale era esistente e l'attività pure, l'architetto si è inventato di sana pianta di dover spostare lo spogliatoio solo per far lievitare la parcella. l'opzione è che l'abbia fatto in buona fede, ma questo è altrettanto grave perchè un professionista deve essere ferrato sulle norme e non andare per sentito dire e convinzioni
:
mah....mi pare che stiate arrivando a conclusioni un pò affrettate.
intanto stiamo paragonando le opinioni di due colleghi che fino a prova contraria hanno operato in buona fede (non capisco perchè siate così certi che il secondo tecnico abbia sicuramente ragione..........nn conosciamo i fatti nel dettaglio).
comunque il primo collega non chiede la parcella completa ma solo la quota spettante per i servizi effettivamente svolti (e mi pare che 2500 possa essere una cifra non esosa se comprende rilievo e diverse ipotesi di progetto).
in ogni caso i due errori fondamentali commessi da non fare mai sono:
1-richiedere sempre preventivo dettagliato e lettera di incarico
2-separare sempre la figura del progettista/direttore lavori rispetto all'impresa/fornitori. Il primo ha il ruolo di curare gli interessi (tecnici ed economici) del committente, i secondi esattamente l'opposto
:
Buongiorno grazie di questa sua risposta
la normativa di riferimento che cita dove la posso trovare?
Perché è ovvio che lo pagherò per il lavoro che ha fatto, ma non si è comportato nella maniera giusta, lui doveva farmi prima un contratto, e poi tutto il resto.
:
Le cose che non tornano a mio avviso, da quel poco che possiamo capire, sono due:
1) l'architetto non è obbligato a lavorare con l'arredatore e l'impresa che vuole lui.
2) ha sbagliato a non farti firmare il disciplinare e questo non lo tutela.

Queste cose puoi farle notare al primo architetto e metterti d'accordo con lui per proseguire il lavoro senza smenarci.

Detto questo il rapporto tra cliente e professionista si basa sulla fiducia, percui non puoi andare a contestargli la sua interpretazione sulle norme.
Avvisami quando qualcuno risponde
Non mandarmi più avvisi

Se vuoi essere avvisato quando qualcuno interviene in questa discussione, indica un nome e il tuo indirizzo e-mail.