Architettura e arredamento: triennale o quinquennale?

messaggio inserito mercoledì 4 luglio 2018 da Saresia

[post n° 410593]

Architettura e arredamento: triennale o quinquennale?

Salve a tutti, pochi giorni fa sono usciti i bandi per l'iscrizione all'università, ed io sono più indecisa che mai.
Il mio obiettivo è fare arredamento d'interni, ma al tempo stesso mi piacerebbe tantissimo frequentare la facoltà di architettura, quindi la mia idea era di laurearmi per poi magari seguire corsi di arredamento; e qui sorge il problema: triennale o quinquennale?
Premetto che mi piacerebbe comunque lavorare sia come architetto che come designer d'interni.
Sono più orientata verso la quinquennale, in quanto la vedo più completa, ma al tempo stesso ho paura di metterci troppi anni a laurearmi, venendo da un liceo linguistico e avendo quindi preparazione quasi nulla su disegno, geometria, analisi matematica e fisica. Al contrario, il mio ateneo ha un corso magistrale di arredamento dopo la triennale, ma così ho paura di non trovare lavoro ne come architetto, ne come arredatrice, e vedendo gli esami della triennale mi sembrano molto superficiali.
Evitate il discorso del "non si trova lavoro a prescindere nel settore", perché ho un padre architetto (che propende ovviamente per la quinquennale) e sono consapevole a cosa vado in contro, e sono anche molto determinata.
Cosa mi consigliereste? Grazie in anticipo!
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Da' retta a tuo padre.
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Ciao Saresia, innanzitutto non ti preoccupare troppo della preparazione iniziale, quella si colma. Poi, faccio due considerazioni. Il percorso universitario è lungo e non è escluso che tu cambi orientamento "in corsa", conoscendo la materia e l'ambiente: non è una tragedia, succede normalmente. Quindi inserirei nei miei fattori di valutazione anche la flessibilità che mi permette il percorso che ho in animo di intraprendere. In secondo luogo, quel che dice tuo padre è vero, e all'interno di un ragionamento completo e maturo non puoi non tenerne conto. Quella che oggi sembra una sfida domani potrebbe diventare un problema di frustrazione, o di mera sopravvivenza. Se sei determinata, però, non vedo perché lasciare perdere: siamo nel 2018 e i nostri confini non sono più a Bolzano. Parti con la consapevolezza che quello che non potrai fare qui, lo potrai fare altrove, dove le possibilità - almeno oggi - sono diverse. In bocca al lupo
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Data la tua situazione, indubbiamente quinquennale.
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