Contratto vs partita IVA

messaggio inserito giovedì 22 novembre 2018 da Essaiel

[post n° 415132]

Contratto vs partita IVA

Salve a tutti. Sono in un bivio "professionale".
Sono architetto da poco (2 anni), subito dopo la laurea ho trovato lavoro come disegnatore tecnico in un azienda che produce mobili (principalmente divani) dove ho un contratto da apprendista (nonostante io sia autonomo nel mio lavoro) e uno stipendio poco sopra i mille.
Ora ho un opportunità lavorativa in uno studio di architettura, che mi chiedono di aprire la partita IVA e promettono una retribuzione sui mille (con possibilità di avanzamento). Io ho un forte desiderio di lasciare il lavoro di ora (essendo la mia prima esperienza lavorativa nel ambito) per poter cominciare (non dico intraprendere) una carriera in un vero studio di architettura. La domanda è: vale la pena entrare nel mondo della partita Iva per inseguire il sogno (quello di lavorare come architetto, inizialmente retribuzione minore) e lasciare un contratto (da disegnatore tecnico-senza una "futura" carriera da architetto)?
Ringrazio in anticipo per i consigli, idee o vostre esperienze
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Stai chiedendo se lasciare un lavoro da oltre mille netti con contributi pagati per un lavoro sotto i mille con partita iva e quindi inarcassa da pagare ( euro 3000 di contributo fisso+ 4% sulla fatturazione), per andare probabilmente a disegnare anche lì, ma dalle 8 alle 22?
Bah...vedi tu.
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Ciao Essaiel, tocchi temi di cui qui si discute ogni giorno, ossia la situazione di dipendente mascherato e sottopagato negli studi di architettura, la difficoltà di diventare professionista... Sicuramente si tratta di lasciare una via sicura per una via che in Italia è malretribuita, non tutelata e dagli esiti alquanto imprevedibili. Però, dando per assodato che abbia confrontato gli aspetti fiscali dell'una e dell'altra situazione, le condizioni al contorno le conosci solo tu. L'obbiettivo è diventare professionista e avere una tua attività, o fare il dipendente? Se è diventare professionista in Italia, quanto sei determinato nel raggiungere il tuo obiettivo e quanto puoi sacrificare? Se è fare il dipendente, potresti per esperienze personali e attitudine considerare l'espatrio verso Francia, Svizzera, Germania, dove il dipendente di studio è una figura retribuita in modo normale? Se devi rimanere in Italia, vivi in un'area economicamente dinamica? Hai bisogno di portare a casa tutta la pagnotta, o hai qualche altro sostegno? Hai qualcuno a carico? Ti senti non realizzato professionalmente nel posto in cui ti trovi? Quanto conta per te la realizzazione professionale? ...Solo qualche domanda che mi viene in mente.
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Lo so, le cose che mi hai scritto me le dico tra me e me! Hai perfettamente ragione ed è anche per la questione dei contributi che andarsene sarebbe una stupida scelta. Però questo dubbio viene dal desiderio di realizzarmi professionalmente in un campo più ampio, è un dubbio tra "disegnare mobili" e "disegnare progetti architettonici" (razionalmente con tanto da perdere in questo ultimo caso)
Mi hai fatto comunque tornare con i piedi per terra. Grazie
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ce la faresti a cheidere un part time verticale in entrambi i posti?
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Ciao. Lo so che è un argomento consumato. Essendo agli inizi della mia "carriera" per l'appunto ho il timore di rimanere "incastrato" sul sicuro, perdendomi magari una possibilità di crescere come figura professionale. Rispondo alle tue domande che sono tutte lecite. Non so se voglio fare per sempre il dipendente (preferirei di no ma la sicurezza che offre non mi permette di escluderla), la voglia di avere una mia attività un giorno c'è (e per quello che mi voglio preparare dal punto di vista delle esperienze-ma le difficoltà sono e saranno tantissime). Non ho nessuno a carico, e nessuno che mi sostiene economicamente (non sarebbe giusto "farmi mantenere" dai famigliari per "realizzare i miei sogni", dato che ho 29 anni), detto questo la pagnotta serve tutta. Però qua dove sto ora non mi sento realizzato (da cui nasce tutto il discorso) e per me conta tantissimo.
Sto considerando l'espatrio seriamente, ma anche li sorgono altre problematiche (dovrei trovare un offerta di lavoro prima di trasferirmi ed è difficile-ci sto provando)
Grazie per avermi aiutato e fare queste riflessioni "a voce alta"
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ArchiFra potrei provarci, ma la vedo molto difficile che sia accettato da un datore di lavoro , siccome si sentirebbe "abbandonato". Quando si ha un dipendente part time (esperienza personale) e ci sono delle consegne in periodi di carico di lavoro, c'è calo di produttività e il rischio che dopo un po ti sostituiscano
c'è (nessuno e insostituibile nel campo lavorativo)
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Ma soprattutto in Italia fare il part time significa fare lo stesso lavoro in meno tempo...
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