iscriversi ad architettura

messaggio inserito martedì 29 dicembre 2020 da Livia

[post n° 440939]

iscriversi ad architettura

Buonasera, volevo un consiglio. Abito a un'ora da Roma e pensavo di trasferirmi lì per studiare Architettura a ciclo unico ma sto valutando l'idea di muovermi e chiedendo qua e là Milano e Ferrara sono super consigliate. Mi piacerebbe buttarmi sul settore dell'arredamento, di costruzione di case e interni. Cosa mi consigliate? Quali università sono valide e offrono maggiori sbocchi lavorativi?
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Lascia stare, guardati i dati occupazionali e gli stipendi medi a 5 anni dalla laurea.
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Cosa mi consigliate?
Non lo so cosa consigliarti, ma so benissimo cosa sconsigliarti: qualsiasi facoltà di architettura.
Buttati sull'informatica, il marketing, la moda, la meccanica, il design automobilistico o di prodotto, fai l'influencer o la rapper.
Oppure comprati una fattoria in montagna e fai formaggi, vini, frutta, birra ed altri prodotti bio e poi cura il marketing ed il design della fattoria (e dei prodotti) così che la gente venga lì a soggiornare pagando per coltivare la tua terra. Non dimenticare di fare pure l'influencer, insomma punta a diventare la Ferragni dell'agroalimentare sostenibile, se serve abbraccia gli alberi e salva le aquile ferite (ovviamente in diretta o streaming su qualche social network).
L'importante è schivare l'edilizia come schiveresti una buca.
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Li ho visti, ma sogno di diventare un bravo architetto. Se conosce la riposta alla domanda che ho posto sulle università potrebbe ugualmente rispondere? Sarebbe d’aiuto
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Milano, per la storia ed il prestigio (forse) e perchè è un tale tritacarne che se non impari a fare l'architetto, impari comunque a sopravvivere nella società di merd@ odierna (perchè quella merd@ ti verrà somministrata quotidianamente ad ogni livello, in ogni contesto ed in ogni sfumatura) .
Ferrara, per l'integrità psicofisica dello studente, forse potrebbe essere meglio. Stesso dicasi per la qualità della vita e probabilmente, per i costi di un'eventuale trasferta/soggiorno in loco.
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Se vuoi proprio iscriverti ad architettura prendila un po' come hobby e pensa a qualcos'altro che ti permetta di vivere...oggi non serve soltanto essere un bravo architetto...
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... e cmq all'università non si diventa un bravo architetto. Al massimo si diventa un buon laureato in architettura con ottimo livello di cultura.
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@Livia: visto che l'idea è comunque già di lasciare il sud, io suggerirei di valutare la possibilità di trasferirsi ancora più a nord (Svizzera, Austria, Germania ex ovest), o almeno, se la cosa appare troppo traumatica, mettersi nell'ordine di idee di inziare qui, vedere se effettivamente il percorso piace, e poi continuare lì. Lo dico perchè più avanti si va, più difficile potrebbe essere cambiare paese, per le pieghe che prende tipicamente la vita in quell'età (affetti).
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Poverina..... l'avete uccisa... :-D...
PS. confermo, non farlo. Cambia strada finchè sei in tempo.
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@dna :-) ti devo dire che io avrei pagato, all'apoca, per avere suggerimenti da chi ci era già passato! Ma non avevamo l'internet :-)) Però secondo me chi ha un sogno lo deve inseguire, facendo scelte che lo aiutino a perseguire l'obiettivo. E le scelte si fanno all'età di Livia - oddio, sto supponendo che abbia diciott'anni, anche se non l'ha specificato - prima di costruire case, affetti, famiglie. Livia è in tempo per creare per se stessa le giuste condizioni, quindi a lei dico: tutto quel che dicono i colleghi corrisponde a realtà (purtroppo), ma ci sono luoghi in cui il soldo corre ben più pesante e più veloce, e per l'architettura c'è spazio. Solo, questo luogo non è il sud europa
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Ciao Livia, in questa sfilza di commenti negativi che stroncano sul nascere un futuro collega, voglio darti il mio contribuito sicuramente mirato a rispondere alla tua domanda.
Voglio prendermi 5 minuti e risponderti con la mia esperienza, perchè anche io tempo fa mi interfacciai su questa bacheca per una cosa simile e anche io sono stato invaso da commenti del genere.

In questa fase hai bisogno di qualcuno che ti prenda la mano e non di qualcuno che ti metta un bastone fra le ruote. Spero di riuscirci io in qualche modo.

Il mio parere è che non ci sia una facoltà migliore dove studiare ma in questa fase dovresti pensare ad una città, o meglio un contesto, dove vivere e lavorare.

Io ho studiato a Roma, facendo il ciclo unico alla Sapienza, e nei primi anni di lavoro a Roma mi sono reso conto di come i miei studi mi avessero dato una base (sottolineo base) per poter lavorare proprio in quella città (conoscevo molto bene il PRG di Roma, avevo familiarità con il territorio etc etc). Sono cose che credo mi hanno aiutato nel primo periodo di lavoro dove praticamente sei una zattera in un oceano.

Da un anno e mezzo vivo a Milano e la mia difficoltà principale in questo primo periodo è familiarizzare proprio con il territorio, gli strumenti urbanistici e regolamenti di questa nuova città.
Nulla di impossibile eh , c'è solo da armarsi di tanta pazienza e pensare di "studiare" nuovamente.
Ma nella vita, specialmente nella nostra, non si smette mai di farlo perchè ogni anno dobbiamo interfacciarci e aggiornarci con nuove normative.

Per i motivi suddetti (e per una mia semplice esperienza) mi sento di dirti che se il tuo obiettivo è lavorare con gli interni, Milano è sicuramente la città fatta per te e, per rispondere alla tua domanda, il Politecnico è una scuola con i dovuti attributi.

Il contesto lavorativo a Milano, specialmente per gli interni, è molto attivo. A Roma difficilmente si chiamava l'architetto per rifarsi casa (per quello la gente si affida ad Ikea), ma la figura dell'architetto viene chiamata solo quando è necessario il timbro.

Milano poi è piena zeppa di eventi e fiere, cose che a Roma vedevo raramente. Quindi la città è anche culturalmente indirizzata ad affidarsi ad un designer o architetto...ovviamente ognuno con il suo budget.

Parlando proprio degli aspetti economici, a Milano vedo tantissimi colleghi e ogni tanto mi chiedo come sia possibile che tutta questa gente lavori in una città così piccola. La risposta è che bene o male tutti lavorano con la differenza che c'è chi stenta a campare e chi invece fa una vita agiata.

Io sono andato contro famiglia, amici e futuri colleghi che, come in questo caso, hanno cercato di sviare le mie ambizioni proprio per un discorso prettamente economico.
Ammetto di essere stato fortunato (molto)...ma ricorda che la fortuna aiuta gli audaci.

In bocca al lupo.
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Grazie davvero
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Grazie
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Aahaha
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graziee
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Crepii. Lei consiglia quindi di buttarsi? Io sinceramente quando chiedo in giro ricevo solo risposte negative che mi fanno perdere tutte le speranze in questa scelta universitaria. Sto ancora finendo il liceo e il disegno tecnico mi affascina, aspettavo una risposta come la sua da tempo, una che mi invogliasse a seguire i miei sogni insomma. La ringrazio tanto e valuterò per bene il politecnico di Milano. Lei tornando indietro si iscriverebbe lì? Grazie ancora
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Non voglio dire che fare l'architetto in questo momento equivalga a dire approdare in un isola felice, purtroppo l'offerta è più alta della domanda.
Tornando indietro sì, probabilmente farei direttamente il Politecnico. Credo che Milano offra sbocchi professionali migliori rispetto ad altri posti in Italia.
Sottolineo che questa è la mia personale esperienza e opinione: ogni mondo è paese.
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Mi permetto un solo "appunto".
Se, prima di fare "una mossa" si cercano pareri, di solito si deve essere predisposti ad accettare che, con buona probabilità, la tendenza prevalente delle risposte corrisponde al vero. Qui, invece, mi sembra che tra mille "non farlo" si stesse disperatamente cercando un "fallo" a cui appigliarsi (il doppio senso non è voluto).
In parole povere, se si cercano consigli, si deve accettare la dura realtà. Diversamente, se si bada alle sole risposte che tornano comode, tanto vale non chiedere e seguire l'istinto.

PS
Non è una critica, è un ulteriore spunto di riflessione.
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La risposta alla domanda è prendersi i dati occupazionali per ateneo (almalaurea) che però offrono dati aggregati tra arch e ing quindi bisognerebbe andarsi a cercare i report e farsi due conti
L'aneddotica personale purtroppo vale poco. Quello che conta è guardare i dati aggregati e i dati parlano chiaro, sia a livello di occupazione, dove il tasso di disoccupazione per architettura è il peggiore tra le lauree insieme a psicologia e lettere e filosofia, con più del 30% di disoccupazione a 3 anni dalla laurea, contro il 10% di ingegneria e il 15% di economia; sia quello degli stipendi medi confrontati alle altre lauree dove sono i più bassi insieme ai laureati in Giurisprudenza tra le professioni ordinistiche, non conviene intraprendere questa strada, poi ognuno è libero di prendere la strada che vuole, ma ogni tanto avere anche un approccio basato su fatti e dati è quello che serve per fare una scelta consapevole.
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Grazie
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Certamente, penso abbia ragione, forse cerco qualcuno che mi dia una spinta per iscrivermi a questa facoltà. La verità è che mia madre a suo tempo non scelse architettura perché tutti gliela sconsigliarono e rimpiange spesso quella scelta non fatta. Forse se si sogna in grande si possono raggiungere grandi obiettivi. Quindi ricevere messaggi che mi invogliano ad iscrivermi a questa facoltà li leggo in maniera molto positiva
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Si penso che abbia ragione e purtroppo questi dati mi scombussolano un po’ perché significa buttare via un sogno
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Però Livia, e ti parlo come se parlassi alla me stessa di trent'anni fa, gli obiettivi si raggiungono prendendo decisioni sulla base dei dati reali. Non è una scelta tra il "sogno in grande" e il "buttare via"; piuttosto si sta cercando di rispondere a una domanda: quali sono le condizioni per raggiungere l'obiettivo, ovverosia una laurea in architettura che preluda a un impiego gratificante? Credo che dalle nostre risposte tu possa trarre degli elementi di riflessione, se non altro. Se per caso legge qualcuno che esercita in Germania/Austria/Svizzera (Alessandro, se non erro ?) risponda, credo sarebbe molto utile per Livia
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Certo, tutte queste risposte mi stanno facendo riflettere molto, vi ringrazio infatti. Speriamo risponda anche qualcuno che esercita all’estero
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io procederei per piccoli passi, quindi, per prima cosa: vuoi fare architettura? Ok, ma perchè andare lontana da casa visto che hai la possibilità di farla a Roma? Tanto la laurea è uguale per tutti, quello che conta oggi è la formazione postlaurea. Tieni presente che lontana da casa dovrai affrontare min 5 anni di spese a carico dei tuoi e/o lavorando e ti posso assicurare che la vita fuori casa è cara. Al resto ci pensi con calma. tanto c'è tempo.
PS il disegno tecnico è importante, ma per com'è strutturato il lavoro adesso, lo farai per il 5% max
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@ponteggi qui entrano in gioco anche altre considerazioni. La mia testimonianza è che sia dal punto di vista personale che lavorativo la scelta migliore che abbia potuto fare nella vita è stata lasciare il nido a 18 anni, ed è il consiglio che dò a chiunque me lo chieda - ovviamente, se ci sono le condizioni per farlo
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Se pensi possa piacerti veramente allora iscriviti ma punta a diventare qualcuno in un settore poco inflazionato. Inizia da subito a confrontarti con il mondo del lavoro, Roma è il posto giusto! Lascia perdere le figure dove l'offerta è superiore alla domanda (es. BIM Specialist/Coordinator/etc.etc.) c'è molto altro dove investire tempo e denaro. Te lo dice uno che al secondo anno di libera professione (laurea magistrale a gennaio 2018 e abilitazione alla prima sessione) ha incrementato del 30% il fatturato rispetto all'anno precente. Bada bene che non sono l'unico, anzi c'è chi ha addirittura raddoppiato. Se sei convinta vai e cerca di diventare il riferimento nel campo che sceglierai.
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@Catlover89
Sono curiosa, secondo la tua esperienza quali sono i settori meno inflazionati su cui puntare? Tu di cosa ti occupi nello specifico?
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@Nina
Personalmente ho deciso di puntare sui settori che sono più specifici della figura del geometra (almeno fino a questo momento storico) e maggiormente: due diligence urbanistica e catastale e rilievi con laser scanner, stazione totale e drone. Tutte attività che in una o più fasi si intrecciano con la progettazione. All'inizio ho scritto che sono attività fino ad oggi proprie della figura del geometra perché sempre più spesso tali attività vengono affidate da enti e p.a. alla figura dell'architetto e personalmente non vedo perché dovremmo delegarle ad altre figure professionali quando anche noi siamo abilitati a svolgerle.
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@CatLover89
Quindi, fammi capire, da laureato nel 2018, ad oggi, fine 2020, hai aumentato il fatturato del 30% investendo in laser scan, stazione totale e drone (più relativi software, accessori, ecc)?
Premesso che aumentare il fatturato del 30% potrebbe anche corrispondere a passare da 5 € a 6.50 €, faccio davvero fatica ad immaginare come sia possibile finanziare una simile "operazione" da neolaureati.
Mutuo/prestito? Se sì, chi garantisce?
Narcotraffico? Riciclaggio di denaro della malavita? Mance del battesimo, comunione e cresima mai toccate e messe assieme? (si scherza)
Studio già avviato e già attrezzato di famiglia?
Certezza, grazie ad amicizie/conoscenze, di ottenere commesse? O forse, spalle talmente coperte da potersi permettere questo tentativo così come qualsiasi altro?
Sia chiaro, nessuna polemica, solo tanta curiosità di capire come si possa "sfondare" partendo da zero. Sarò malfidente, ma a fronte di un 80 % che non ce la fa, ed un 15% che galleggia, il restante 5% di fenomeni dell'imprenditoria che vengono qui a "pontificare" e a sostenere che bisogna essere positivi e propositivi, quasi sempre (sottolineo quasi) non partono realmente da zero.
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@ArchiFish
Nel mio caso sono figlio di una precaria della scuola e di un commesso. In famiglia sono l'unico che ha deciso di prendere questa strada. Strumenti (usati) e software per iniziare a lavorare li ho comprati scegliendo di spendere per loro e non per acquistare cose che avrei potuto rimandare (auto, scooter, viaggi, etc). Ovvio che laser scanner e altre attrezzature costose le prendo tutt'ora a noleggio. Il "mestiere" l'ho imparato presso uno studio dove sono entrato come disegnatore al terzo anno di università (per fortuna ho trovato una persona che non mi ha mai "nascosto" niente e ha condiviso come me tutto quello che faceva) e comunque non posso negare che alcune commesse sono arrivate dai docenti incontrati durante gli anni in cui ho fatto assistenza alla didattica.
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Ecco.. appunto.. Giusto per non dire ho iniziato da zero... E comunque miei colleghi di corso che erano in questo settore si sono quasi estinti.. Boh,!!!!
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