CILA in sanatoria per lavori 1983 e CILA nuovi lavori

messaggio inserito sabato 23 ottobre 2021 da AndreaFi

AndreaFi : [post n° 452505]

CILA in sanatoria per lavori 1983 e CILA nuovi lavori

Buongiorno colleghi!
Il caso in questione è in un appartamento all'interno di un fabbricato costruito nel 1967 regione Campania.
Nel 1983 sono stati effettuati interventi di manutenzione straordinaria (demolizione ricostruzione tramezzi, ecc.) senza rilascio di nessuna autorizzazione dal comune. Tali interventi rimuovendo tramezzi per ingresso e un lungo corridoio non verificano i rapporti aereo illuminanti in uno degli ambienti, anche se portano luce ad ambienti che erano in precedenza completamente bui e senza areazione.
Oggi si vuole procedere con nuovi lavori di manutenzione straordinaria e richiesta di detrazioni 50% per ristrutturazioni.

- Credete sia necessario presentare la CILA in sanatoria per i lavori del 1983 e aggiornare le planimetrie catastali prima di procedere ad una nuova CILA per i lavori da effettuare oggi? O si potrebeb fare tutto con unica CILA?
- La seconda CILA può essere presentata subito dopo la CILA sanatoria e l'aggiornamento catastale o c'è da attendere i 30giorni?
- Come risolvereste la questione dei rapporti aereo illuminanti che in effetti migliorano la situazione igienico sanitaria nell' ex ingresso confinato senza diminuire luce e areazione nelle zone precedentemente confinate in un unico vano?
archspf :
Le argomentazioni aldilà del cado di specie sono già ampiamente discusse. La prassi consolidata è quella di procedere sempre prima con una sanatoria e ripartire con uno stato regolare anche in funzione del fatto di non incorrere in contestazioni nel merito delle agevolazioni che ricordo sono concesse solo in relazione ad uno stato legittimo.

C'è confusione anche sul percorso: non c'è motivo di dover attendere 30 giorni per una Cila tardiva.

Tuttavia venendo ala questione specifica vi sono diverse criticità:
- intanto ingressi/disimpegni per loro natura non richiedono AER e pertanto non c'è alcun beneficio ne deroga nel "perequare" i rapporti "sottraendoli" altrove dove invece sono requisiti prescrittivi: il principio non è in compensazione ma relativo a ciascun vano.
- se i vani principali che invece richiedono il rispetto dei rapporti non sono soddisfatti non c'è nulla da fare: la situazione è insanabile e richiede una messa in pristino o accorgimenti tecnici che solo tu che conosci la situazione potresti trovare.
AndreaFi :
Grazie Archspf,
Confermi con l'eseprienza della "prassi consolidata" alcune delle conclusioni a cui ero giunto studiando il caso.
Per i AER purtroppo mi ero espresso male: non prendevo in considerazione di applicarli a ingressi/disimpegni. Solo speravo che vi fosse qualche legge, regolamento o sentenza a me oscuro che attualizzasse la normativa su AER alla pratica consolidata degli "open space".
E' considerata oggi buona pratica progettuale, come quella nel caso in questione, l'abbattimento di un tramezzo tra zona giorno e ingresso/disimpegno per portare luce agli spazi serviti.

Grazie!
archspf :
La regola generale è che si intende spazio "unico" quello ove anche superfici accessorie "comunichino ampiamente" con quelle principali: a Roma per esempio un angolo cottura è tale anche se all'interno di uno spazio raccolto tipo "nicchia", purché non vi sia una separazione tale da doverlo considerare un vano a sé stante.

Chiaramente è un concetto astratto e sul quale ci possono essere mille interpretazioni: rimanendo in un principio di coerenza potrebbe essere sufficiente, senza dover installare una porta, creare un varco tra spazi di servizio e quelli serviti, di modo da ridurre la superficie principale interessata dalle prescrizioni sui rapporti AEI.

Nonostante la condivisibile opinione sulla qualità di uno spazio aperto, ci si scontra con una normativa che ha rimandi esclusivamente quantitativi.
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