Buongiorno, volevo chiedere un consiglio.
Un cliente mi ha contattata per la prima volta comunicando di aver donato un terreno all' interno di una riserva naturale per la realizzazione di una ONLUS seguito di una prima analisi della documentazione urbanistica e paesaggistica disponibile, l’area risulta tuttavia soggetta a vincoli di tutela molto stringenti (paesaggistici, ambientali e forestali), che allo stato attuale non consentono la realizzazione di nuove costruzioni, neppure se prefabbricate o con destinazione agricola/didattica (come lui vorrebbe realizzare)
Il cliente vorrebbe comunque procedere...e mi ha chiesto un preventivo per la progettazione. Vista la prima consulenza e vista la richiesta a seguire del preventivo gli ho comunicato che il preventivo non sarà gratuito e che per una "bozza progettuale" sarà necessaria la lettera d' incarico.
Mi trovo in difficoltà per diverse ragioni:
1_ La convinzione del Cliente di poter abbattere dei vincoli nonostante sia stato chiarito il contrario
2_ L' insistenza di volere con il preventivo di progettazione una bozza di progetto
3_ Non voler pagare l' onorario relativo alla consulenza iniziale perché dice di non aver ricevuto il progetto ed è quindi convinto non non dovermi nulla.
Cosa mi consigliate? non so come uscirne ... grazie
Acinorev : [post n° 499991]
Consulenza e preventivo onorario
Le strade da percorrere, di primo acchito, potrebbero essere due, ma in entrambi i casi temo non portino a nulla di buono (viste le premesse).
1) Spieghi al committente "come funziona il mondo reale", emetti proforma per la consulenza e se non paga si procede per vie legali (sempre che convenga in termini di tempo e costi). Se capisce e paga, puoi proseguire specificando che se proprio vuole "giocare" e buttare soldi, tu puoi comunque progettare, ma non garantisci la fattibilità dell'intervento.
2) Formuli incarico e preventivo di sola progettazione (sempre senza alcuna garanzia di fattibilità dell'intervento) e fai in modo di includere nel compenso il tempo che hai perso in accertamenti.
Ribadisco che si tratta di due possibili soluzioni abbastanza assurde e grottesche, considerando la cocciutaggine della committenza, lo scenario che hai raccontato e quello che andrebbe a prefigurarsi.
A volte la soluzione migliore, in termini di salute psicofisica, costi e benefici, è semplicemente lasciar perdere.
1) Spieghi al committente "come funziona il mondo reale", emetti proforma per la consulenza e se non paga si procede per vie legali (sempre che convenga in termini di tempo e costi). Se capisce e paga, puoi proseguire specificando che se proprio vuole "giocare" e buttare soldi, tu puoi comunque progettare, ma non garantisci la fattibilità dell'intervento.
2) Formuli incarico e preventivo di sola progettazione (sempre senza alcuna garanzia di fattibilità dell'intervento) e fai in modo di includere nel compenso il tempo che hai perso in accertamenti.
Ribadisco che si tratta di due possibili soluzioni abbastanza assurde e grottesche, considerando la cocciutaggine della committenza, lo scenario che hai raccontato e quello che andrebbe a prefigurarsi.
A volte la soluzione migliore, in termini di salute psicofisica, costi e benefici, è semplicemente lasciar perdere.
Lascialo perdere!
Non capisco una cosa però: (potenziale) cliente e fondatore della ONLUS sono la stessa persona? In ogni caso, avrebbe dovuto lui o il fondatore della ONLUS informarsi prima se era possibile piantare almeno un cespo di insalata su quel terreno. Ora nessuno potrà fare più nulla e chi ha ricevuto il bene avrà di fatto un morto da manutenere (in aera, a quanto pare, super protetta).
Puoi anche fargli un preventivo e presentargli un progetto, ma in base a quali norme stabilirai distanze dai confini, superfici coperte/scoperte, (eventuali) parcheggi, dato che la norma in vigore su quel terreno dice che è inedificabile?
Il mio pensiero personale scaturito dalla mia esperienza: si è voluto sbarazzare di un terreno scomodo, riuscendoci.
Non capisco una cosa però: (potenziale) cliente e fondatore della ONLUS sono la stessa persona? In ogni caso, avrebbe dovuto lui o il fondatore della ONLUS informarsi prima se era possibile piantare almeno un cespo di insalata su quel terreno. Ora nessuno potrà fare più nulla e chi ha ricevuto il bene avrà di fatto un morto da manutenere (in aera, a quanto pare, super protetta).
Puoi anche fargli un preventivo e presentargli un progetto, ma in base a quali norme stabilirai distanze dai confini, superfici coperte/scoperte, (eventuali) parcheggi, dato che la norma in vigore su quel terreno dice che è inedificabile?
Il mio pensiero personale scaturito dalla mia esperienza: si è voluto sbarazzare di un terreno scomodo, riuscendoci.
"comunicando di aver donato un terreno all' interno di una riserva naturale".
Ma che vuol dire scusa?
Se l'ha donato che c'azzecca lui?
Ma che vuol dire scusa?
Se l'ha donato che c'azzecca lui?
Penso che tu sia partito con il piede sbagliato. Se le premesse erano già di una situazione difficile dal punto di vista dei vincoli secondo me avresti dovuto procedere per prima cosa a farti firmare un incarico per uno "studio di fattibilità". Una volta svolto l'incarico si sarebbero conosciute le reali potenzialità dell'intervento e si sarebbero potuti pianificare eventuali sviluppi.
Se come sembra non c'è alcuna possibilità di costruire qualsiasi progetto sarebbe ridicolo e privo di fondamento quindi non capisco come si potrebbe procedere ora....
Se come sembra non c'è alcuna possibilità di costruire qualsiasi progetto sarebbe ridicolo e privo di fondamento quindi non capisco come si potrebbe procedere ora....
Questo ti sta facendo perdere tempo e basta. Interrompi il rapporto. La prossima volta metti in chiaro che la consulenza per la fattibilità di un intervento va pagata. È una consulenza a tutti gli effetti quella che hai fatto, mi pare.