neolaureato. quale scelta?

messaggio inserito giovedì 30 giugno 2005 da luca

luca : [post n° 54608]

neolaureato. quale scelta?

ciao a tutti...
mi piacerebbe, alla luce della vostra esperienza, sapere che ne pensate del 'praticantato'.
la mia idea da neolaureato che si accinge ad iniziare a lavorare è questa (spero sbagliata).
per aprire uno studio di architettura si deve essere ricchi.
ora partendo da questo 'corollario' mi chiedo: dato che non sono ricco, mi consigliate di iniziare a contattare gli studi delle 'star' (avrei qualche possibilità) e impostare il mio futuro su un curriculum con nomi illustri.
o lavorare negli studi dove si fanno le cose in piccolo e quasi in nero?
insomma qual'é il futuro meno frustrante secondo voi?
e soprattutto...se non si hanno amicizie altolocate...come si può procurarsi la committenza se non per interposta persona (ovvero lavorando per tutta la vita alle dipendenze - e ovviamente in ombra, ma non è questo il punto - di un datore) ?
i dubbi mi assalgono, ma quel che è peggio sono deluso prima ancora di iniziare: non perché io sia pessimista. ma perché vedo che l'eperienza di tutti è quasi del tutto negativa.
preferisco insomma non credermi capace di fare il salto che tutti credono di poter fare ma alla fine quelli rimangono solo zoppi parolieri presuntuosi.
mah.
Ronin :
non vedo perchè per aprire uno studio bisogna essere ricchi: casomai occorre esserlo per laurearsi.
Possibile che dopo aver speso 100 milioni (del vecchio conio, direbbe bonolis) per laurearti, tu non ne trovi 10 per l'affitto di un locale per un anno e quel po' di attrezzatura che serve?

sul discorso della committenza, è ovvio che bisogna far gavetta e accettare di essere sfruttati in cambio di avere conoscenze, che poi torneranno utili.
per lo studio, io preferirei uno piccolo, dove uno bene o male impara a fare un po' di tutto (in quelli grandi c'è molta specializzazione: si diventa super-esperti di un argomento, ma non si è mai autonomi)
patti :
addio, non ci capisco più nulla!!!!
sei appena laureato e parli come se lavorassi da 20 e fossi deluso dalle tue esperienze!!!
ma dove sono finiti gli entusiasmi, la voglia di cominciare a "fare" qualcosa....il desiderio di imparare?
chissà perchè volete tutti andare a fare "praticantato" dalle star....volete tutti un curruculum con nomi illustri....uno studio già avviato con clienti d'elite...
...non sarebbe sufficiente cominciare a lavorare, magari con un po' di umiltà?...
...tutto il resto viene dopo....scelte, studi, clienti....
fiamma :
in effetti, come patti, mi stupisco della tua delusione pre-esperienze....se cominci così, poi, quando arriveranno le batoste, come farai?
comunque, stato d'animo a parte, penso dovresti chiarirti le idee su cosa vorresti fare "dopo" questo famigerato praticantato. Penso che se vai in grossi studi, ti avvii, salvo eccezioni/ripensamenti, verso una professione più "teorica", se vai in quelli piccoli, il tuo obiettivo dovrebbe essere quello di, un giorno, sporcarti le mani per costruire qualcosa di veramente tuo ma che magari non sarà annunciato al mondo da squilli di tromba. Tutte e due le strade sono valide ma anche dure. Entrambe, se fatte con passione, potrebbero portarti ad essere un buon architetto. Però devi essere deciso. e convinto.
2 cose. 1)prenditi una vacanza e rilassati; 2) se vuoi aprire uno studio, esistono sempre dei finanziamenti (regionali...statali..) ;)
luca :
caro ronin, leggendoti mi conforto ma mi sembra che affitto, computer, almeno un collaboratore, spostamenti, tasse, testi, pratiche etc...la cifra da investire sia di molto superiore...in fonto quei soldi all'univ li abbiamo spesi tutti ma diluiti in 7 anni mediamente...senza contare che io ad esempio pago già l'affitto della casa...con lo studio poi...mah...forse dovrei trasformare la casa in ufficio...non so. comunque mi piacerebbe che tu mi parlassi del tuo percorso formativo...se hai suggerimenti.
anche tu patti, ho letto un tuo intervento qui sotto e nella pagina precedente e dimostri chiaramente competenza e professionalità. qual è stata la tua formazione, il tuo percorso...il tuo ruolo nel (tuo?) studio...?
insomma forse mi piacerebbe - forse anche a voi - che ciascuno racconti la propria esperienza...tanto per non campare i discorsi solo su parole e sogni...che per quanto mi riguarda, popolano fin troppo le mie giornate...
luca :
in effetti la mia delusione non avrebbe motivo d'esserci. è che purtoppo prima ancora di iniziare, da quello che ci hanno detto i docenti, a quello che dicono molti 'colleghi', non sono di certo incoraggianti. il tutto condito da queste riviste-pamphlet che parlano di 'grandi' ma che alla fine, andando oltre le immagini, si scoprono (anche quando usciti da un ambiente 'povero') tipo de carlo, o legati a famiglie ricche, di ambasciatori, o legati profondamente a grandi amicizie (architetti già noti al mondo) o a grandi personalità politiche. intrallazzati insomma. ma non voglio cadere nel solito andar contro al 'sistema' o condannare nepotimi o che e non sono nemmeno di sinistra.
patti :
caro Luca, ti ringrazio per la "competenza e professionalità" che mi attribuisci...speriamo bene!!!
sarebbe un po' lungo e noioso che raccontassi delle mie sperienze, ma posso riassumerti un po' il mio percorso.
sono uscita dall'università (1995) con la speranza di fare del restauro...e capisco il tuo sconforto perchè l'ho affrontato anch'io...quando nel primo studio di architettura mi sono ritrovata a disegnare a computer (allora c'era autocad12, girava lentissimamente in dos, con puntatore e tavoletta....e pochissimi sapevano usarlo!)...tavole di evacuazione...per un ospedale di Torino!!!!
studio molto piccolo, un capo convinto di farmi un piacere ad insegnarmi due cose, quattro soldi che alla fine del mese non mi bastavano per le spese...
io ho resistiro quattro anni così, poi ho cominciato a fare esperienze altrove...da allora ho lavorato in altri 5 studi e società, a volte fissa, a volte solo per consulenze...ho sempre cercato di imparare quanto più ho potuto...e saputo...pratiche edilizie, rappresentazione tridimensionale, computi, cantiere (poco...sono una donna, sigh!!!!!) e persino iso9001!!!
il tutto con qualche corso di aggiornamento...tantissime letture (tutto molto importante!)...qualche soldo in più...molto scoramento...
adesso comincio a fare qualche lavoretto da sola o con il mio "fidanzato" architetto...ed alcuni concorsi...cercando di gestire i lavori, il comune, i vigili del fuoco...e la società in cui lavoro
caro Luca, credo che il mio percorso sia uguale a quello di molti altri...alcuni (i più bravi, forse, magari i più...diciamo fortunati!) vanno a lavorare in studi famosi...cosa imparano? mah! tanti altri svolgono il loro lavoro "senza riflettori" ma in modo onesto e con passione...altri arrancano senza capire cosa vogliono.
ha ragione Fiamma, dipende da te...devi cercare di capire cosa vuoi fare....ma non pensare di capirlo ora...sei appena uscito dall'università....comincia a fare qualche lavoretto...dovrai accettare pochi soldi...e mandar giù parecchi rospi....anche se poi sarà sempre un po' così....ma col tempo ti pagheranno di più...e capirai cosa vuoi fare (io per ora ho capito cosa NON voglio fare!!!)
...devi imparare a fare un sacco di cose, qualcuna ti piacerà di più (progettare!!!), qualcuna di meno (tagliare e piegare le tavole!!!)....ma fa tutto parte del tuo lavoro...come la gavetta...come il cantiere sotto il sole cocente...o le ore ad aspettare il tecnico comunale...
datti tempo...non correre troppo...però un consiglio mi sento di dartelo...non darti mai per vinto, non farti abbattere e cerca sempre di farti rispettare!
buona fortuna
Ronin :
"affitto, computer, almeno un collaboratore, spostamenti, tasse, testi, pratiche"

vediamo di distinguere: qui si tratta di capire quali sono le spese AGGIUNTIVE tra lavorare come dipendente di uno studio e provare ad aprirne uno proprio.
L'affitto, ovviamente ci sarà (ma con la crisi che c'è, molti sono disposti a fare un contratto "progressivo", che parte da cifre molto basse e sale al livello di mercato nel giro di uno o due anni); i testi li dovresti comprare comunque (e sei pure architetto, noi ingegneri impiantisti con le norme UNI/CEI abbiamo ben altre spese...); la macchina, il computer e l'adsl ce li avresti in ogni caso da "privato cittadino", quindi sono spese in meno e non in più; le tasse si pagano solo sul fatturato, ergo se non guadagni niente, non paghi niente (ci sono i contributi minimi, ok, sono circa 500 euro totali i primi anni); le pratiche non costano nulla (la piva non si paga, con il regime agevolato e il tutoraggio non hai bisogno nemmeno del commercialista).
Quanto al collaboratore, ma stai scherzando, scusa tanto, tu davvero pensi di assumere una persona PRIMA di avere così tanto lavoro da non poterlo svolgere tutto tu?

Se non ti senti autonomo e in grado di svolgere la professione, ok, fai benissimo a non fare un salto nel buio, ma almeno lasciamo fuori la scusa che "bisogna essere ricchi"
luca :
ho letto con avidità le tue parole e devo dire che mi è piaciuto molto quello che hai scritto. interessantissimo e coinvolgente e te lo dico senza ironia. un'iniezione di buon umore quanto mai indispensabile in un momento di confusione formativa come questo. non mi piace sentirmi deluso, non fa parte di me ma di questi giorni di incertezza. la tua esperienza è molto più 'pedagogica' di quelle filtrate da tante mani che si leggono nelle riviste. forse si tratta di umanità. schiettezza. verità. quando sarò sul campo mi sentirò con i piedi per terra. il che sarà una certezza e anche se sarà dura all'inizio mi piacerà. devo avere solo tanta pazienza per ora. in questi giorni mi sto leggendo un libro tecnico sulle 'barriere architettoniche'. è bellissimo. magari mi servirà anche per superare quelle 'psicologiche' di chi si affaccia sul mondo del lavoro ;) grazie di tutto
luca :
innanzi tutto complimenti. ingegnere impiantista. vorrei aprire una piccola parentesi sugli ingegneri. siete troppo bravi. se incontro due uomini altamente presuntuosi. uno architetto, l'altro ingegnere...c'è da scommettere che l'architetto è un incapace che se la tira perché ha letto 'le città invisibili' e impugna la matita, l'ingegnere è un genio pazzoide. non generalizzo ma viva l'ingegneria che è fatta di concretezza. precisione. dove tutto magicamente torna. dio non sempre magicamente...ma quando torna...beh la vostra è poesia assoluta! comunque le notizie che mi dai sulla libera professione mi sembrano incoraggianti. forse allora pochi fanno 'il salto' perché si tratta di avere tantissime competenze e responsabilità...più che per questioni prettamente economiche. certo magari sarebbe interessante sentire qualcuno che la pensa diversamente da te per avere un'idea. un confronto. ma di certo le cose che dici sono incoraggianti...
forse le competenze che al giorno d'oggi ci vogliono per poter lavorare bene sono troppo e troppo specifiche. ma magari c'è modo per poter iniziare e poi circondarsi delle persone giuste. un po' come fate voi immagino...che lavorate in gruppo per 'ovvie' complessità anche tecniche...
ciao
patti :
mi fa piacere un po' di buon umore...
credo che queste difficoltà siano un po' quelle di tutte le persone che iniziano a lavorare...magari per noi architetti sono più sentite...perchè siamo troppi...e con troppa concorrenza da altre categorie...
nessuno può negare che sia difficile...mi spiace però che già i professori in università facciano da "menagrami", capisco non dare false illusioni...ma neanche deprimere gli studenti....
io all'inizio ho speso un capitale per inviare il mio curriculum agli studi...ho diviso milano per zone...e mandato le mie due misere paginette ...a 100 buste per volta....credo a tutti gli studi....quanto ridere quando, anni dopo, ho ritrovato archiviato il mio curriculum ridicolissimo!!!!
...e concordo con Ronin.....niente scuse del tipo "bisogna essere ricchi"....non piangiamoci addosso...
buon lavoro
patti :
ehi!ehi!ehi!
..fai attenzione...non troppi complimenti agli ingegneri, nè!!!
che poi si montano la testa!!!!
...e non riesci più a contenerli!!!!!
...però a Ronin sì...mi piace!
ciao
Ronin :
a me veramente sembrava un msg quasi offensivo e parecchio qualunquista...
Perchè, forse noi ingegneri non abbiamo la concorrenza dei periti?
E cmq le città invisibili l'ho letto anche io, facevo ancora il liceo, non mi pare che sia un libro così "alto"...
casomai potrebbe tirarsela uno che fosse arrivato in fondo a "Godel, Escher e Bach. Un'eterna ghirlanda brillante" di Hofstadter... (un giorno lo finirò, lo giuro!)

cmq, caro luca, le cose stanno proprio così, oggi la professione richiede sempre più studio e impegno e competenza professionale, e chi come noi ha iniziato da poco e non ha avuto 10 o 20 anni di tempo per acquisire tutto via via si trova in difficoltà, con una strada in salita ripidissima. Sta a noi cercare di ricevere qualcosa in cambio dello sfruttamento lavorativo che inevitabilmente subiremo (ovvero: competenze che, una volta raggiunta una massa critica, ci permetteranno di camminare coi nostri passi). Sarebbe un suicidio pensare che, solo perchè davanti al nostro nome c'è Ing. Arch. o Dott., abbiamo diritto a chissà quale corsia preferenziale (ma perchè mai? perchè diavolo un ing/arch neolaureato dovrebbe valere di più di un perito/geom con 20 anni di esperienza sul campo?).

Ok, ho parlato troppo, mi contengo (ps: ti ringrazio patti, ma a dicembre mi sposo!)
patti :
mannaggia!!!!! i migliori se li accaparrano subito!!!!!
scherzi a parte...
non so..il messaggio non mi sembrava offensivo...ma anche se così fosse...non fa che confermare che Luca....non ha mai lavorato!!!
Angy :
Concordo pienamente con Ronin e con Patti riguardo all'importanza dell'esperienza sul campo e alla necessità di acquisire velocemente quel "vuoto" di conoscenze che ci ritroviamo ad avere appena usciti dall'università. Tuttavia, c'è da aggiungere che se si riesce a svolgere il proprio lavoro con passione ( ingegneri, architetti geometri o periti) si impara molto in fretta e tra l'altro un maggior spirito collaborativo tra le diverse professionalità non può che migliorare la qualità del lavoro. Ronin, se sei lo stesso che scrive sul forum di ingegneri.info, ho molto apprezzato i tuoi interventi su questo argomento, che è stato trattato recentemente anche lì (è un aspetto molto importante della libera professione).
Ti sposi? Auguri e figli maschi (e ingegneri, pure) ;-)

ANGY
luca :
citavo le città invisibili perché è un libro che propinano tutti i docenti di architettura agli studenti. e infatti non essendo poi questo libro così 'elevato' è però sufficiente agli architetti con la a minuscola per sentirsi 'uomini di grande cultura'. comunque il libro godel, escher...etc. purtroppo l'ho comprato ma è troppo pesante. il fratello della mia ex è riuscito a finirlo ma ancora non gli ho mai chiesto se l'avesse capito. presumo di sì dato il genere. in fatto di libri però quelli a base scientifico-matematica ovviamente non sono il mio forte. a me piacciono quelli degli scrittori. sto leggendo in questi giorni la montagna incantata. comunque se ti è sembrato offensivo il mio post evito di scriverti perché davvero non era nelle mie intenzioni. sul fatto del qualunquismo per non dare a te dell'offensivo...evito di commentare. sennò finisce in sterili polemiche. e altri fraintendimenti magari. buona giornata!
luca :
meno male! per un attimo pensavo di aver perso l'uso dell'italiano! sarebbe un danno irreparabile per ora dato che campo di quello. comunque ce la racconteremo scherzando quando anch'io inizierò a lavorare. avrò bisogno di parecchie dritte ;)
ciao
delli :
auguri per il tuo matrimonio ;)
x luca il mio piccolissimo suggerimento è: fai più esperienza possibile, non rinunciare a girara studi... sei giovane e te lo puoi permettere, cerca di impare il più possiblie da ogni esperienza...
cerca di avere una visione più ampia possiblie della professione che è, per certi versi, molto gratificante ma per altri addirittura sconcertante...
buona fortuna
bye bye
luca :
grazie dei suggerimenti...mi piacerebbe sapere il tuo percorso...la tua storia lavorativa...ce la racconti? (uso il 'ce' perché spero interessi un po' a tutti!!)
grazie ancora
Andrea :
secondo me, uno studio di architettura è sintetizzabile in in una parola: i clienti.
Non basta avere capitali per "metter fuori la targa" e non basta nemmeno avere le capacità per portare a termine progetti e lavori.
Molto più utile, semmai, è la presenza di qualche "parente" che ci introduca nella lobby (ordine professionale); altrimenti, molto probabilmente, il destino è quello di fare il tiralinee sottopagato (almeno questa è la mia esperienza). sigh!
luca :
la tua voce è in linea con quelle che avevo purtroppo già sentito...comunque ho notato che non per tutti è così impossibile iniziare a lavorare per conto proprio. i clienti...già. ma tu da quanto tempo lavori? qual'è la strada che hai fatto dopo la laurea?
mi piacerebbe sapere...
io mi sono guardato un po' in giro e credo di avere amici che hanno avuto fortuna perché han trovato lavoro subito eppure vedo che chi non è soddisfatto è comunque disilluso. purtroppo non ho nessun amico 'di successo' che mi possa confortare. e sono ragazzi che si spaccano letteralmente il culo nel lavoro. e lo fanno arrivando a pelo ad avere i soldi per uscire la sera per svagarsi un po' se ne hanno la voglia.
non è un quadro catastrofico ma nemmeno felice. in fondo tutti gli ordini sono così. anni e anni di 'tirocinio' non riconosciuto (in italia lavorare bene in qualche studio professionale non significa essere abilitati automaticamente dopo tot anni come in tutti gli altri paesi del mondo). e poi il problema dello scoglio. gente competente che lavora. incompetenti che hanno agganci sociali.
ma questo vale per uno studio ad esempio dove lavora una mia amica. in altri fortunatamente chi 'regge' lo studio è per lo meno capace.
comunque racconta il tuo percorso se ti va...
ciao
Mikko :
caro luca,la mia voce un pò fuori dal coro è di ki come te è neolaureato. Finito Aprile 2005,tentato l'esame di stato in giugno e subito dopo "colpito" da uno sconforto..... E ORA KE FACCIO?
Credevo veramente ke dopo 42 esami sarebbe stato tutto facile e invece......
Beh lasciamo stare pensieri un pokino improbabili di studi,ciò ke dobbiamo fare adesso è IMPARARE.Non sarai stato mica uno di quelli ke sceglievano il corso dei "grandi" ? Grassi,Canella,DeCarlo,Vitale tu forse ne conosci molti di +,ma questi grandi saranno mai andati in comune a fare una dia?!un piano di sicurezza? (Sapevi ke ci sono alcuni nostri colleghi "famosi" ke non sono neanke arkitetti ma insigniti ad honorem,Tadao Ando è uno di questi!) Dipende tutto da te,ke vuoi fare....cadere nello sconforto o preparare il tuo bel Curriculum e spedirlo?
Vedrai ke qualcuno risponderà,molti ti diranno ke ti daranno solo un rimborso spese,ma come biasimarli!Dopo 42 esami ke sai fare? Ke sappiamo fare?Il tuo estro di progettare non lo metto neanke in ballo!Ma magari facessero un 43 esimo sulla NORMATIVA!!Questo è il mio modesto pensiero,di ki come te ha molti dubbi....
Andrea :
il mio percorso, come lo chiami tu, è molto simile a quello che (purtroppo) tocca a quasi tutti
i neolaureati in architettura in Italia: la ricerca di un proprio spazio all'interno di uno studio
Comunque una cosa importante è non accontentarsi "di quello che capita" e cercare di trarre il massimo da
ogni esperienza: ci potrà sempre tornare utile ;-)
posso anch'io ritenermi fortunato perchè, nonostante i momenti
non proprio felici, da quando ho iniziato a lavorare (ormai parecchi anni tra prima e dopo la laurea...),
non sono mai stato disoccupato.
L'esame di stato, così come ce lo sorbiamo noi, è assolutamente assurdo: basta pensare che veniamo giudicati
(ed abilitati) dai nostri "concorrenti"....
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