E se sei un architetto con finta partita IVA?

messaggio inserito venerdì 24 maggio 2019 da Archimak

[post n° 421651]

E se sei un architetto con finta partita IVA?

Buongiorno a tutti!
Vi scrivo per chiedervi un consiglio. Io sono un architetto, iscritto all’albo da 3 anni, laureato e lavoratore da 5 anni e per lavorare sono costretto, come molti, ad esercitare una finta libera professione. In realtà il mio lavoro si riduce ad un lavoro subordinato presso uno studio senza dipendenti, con tanto di postazione di lavoro, mail dedicata, biglietti da visita con i miei dati, e costante fattura mensile di ridicolo importo. Una retribuzione fissa di € 1000 fatturati, per lavorare un quantitativo di ore indefinito. L’equivalente di circa 6€/h lordi nell’ipotetico scenario di 8 ore lavorative al giorno. Tendenzialmente se ne lavorano almeno 10/12 al giorno. Da parte del datore di lavoro non è permessa nessuna flessibilità oraria, non è permesso fare degli altri lavori fuori dallo studio, e non viene riconosciuta la possibilità di firmare dei progetti dello studio, o regolamentare il rapporto lavorativo con un qualsiasi tipo di contratto. Quindi dei professionisti fantasma, dietro dei coscienti e fieri sfruttatori che impongono le loro regole senza nessun vantaggio o garanzia per noi giovani che per lavorare e vivere non abbiamo altra scelta che accettare e sopportare.
Adesso per scelta del datore di lavoro architetto sfruttatore, io sono stato “licenziato” e da un giorno all’altro non avrò più nessuna retribuzione senza un minimo di preavviso.
Io vorrei sapere solo se tutto questo è legale e possibile. Se esiste un metodo per difendersi e tutelarsi. Se è possibile segnalare la situazione perché si prendano provvedimenti e si trovi una soluzione alternativa condivisa per entrambe le parti. Grazie
Spero possiate aiutarmi.
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Si tratta di una situazione generata da una condizione che tu stesso hai accettato. I rischi e le incognite di certi rapporti professionali sono noti da subito. Purtroppo il mercato del lavoro è viziato e si finisce per accettare di tutto. Più o meno, quasi tutti abbiamo accettato condizioni che avremmo dovuto rifiutare (io pure peggio e con conseguenze drammatiche) ed il fatto che nulla cambi, dovrebbe fornirci la misura di quanto non ci si possa mettere una pezza. La vera pezza ce la si dovrebbe mettere preventivamente, non accettando (il problema è poterselo permettere).
Ciò premesso hai tutta la mia solidarietà morale, ma non credo si possa fare nulla, perchè, di fatto, tu non sei stato licenziato. Semplicemente hai concluso la tua prestazione professionale per un "cliente".
Forse l'unico modo per porre fine a certi soprusi, sarebbe "denunciare" (se ce ne sono gli estremi) quando ancora si collabora, ma ciò implica, inevitabilmente, il tagliare il ramo su cui si sta seduti. In quanti sarebbero disposti a farlo? Pochi credo. Diversamente, non ci sarebbe nemmeno chi accetta lo sfruttamento.

Piccola parentesi sul "denunciare" gli abusi/sfruttamenti. Se, ad esempio, il collaboratore è un "forfettario", il suo regime fiscale non può coesistere con prestazioni di lavoro riconducibili ad un solo committente. Per il legislatore, dovrebbe essere un modo per evitare le false partite IVA e tutelare i lavoratori. Il risvolto della medaglia consiste nella possibilità che il lavoro, non si trovi affatto. In uno scenario come quello sopra esposto, ci sarebbero gli estremi per mettere "nei guai" lo sfruttatore, ma a rischio di autodenuciarsi in qualità di "finti dipendenti". Riflettiamoci.
E' solo una sfumatura di un mercato del lavoro "marcio",ma che la dice lunga su quanto sia complicato far valere i propri diritti e quanto sarebbe necessario, se si potesse, tutelarsi a priori, anzichè piangere dopo. La dice lunga anche su quante balle ci racconta e ci ha raccontato la politica, di quanto ogni norma sovente sortisca effetti opposti a quelli desiderati, di come il sistema sia ormai una spirale depressiva in cui vittime e carnefici cercano di tenersi a vicendevolmente a galla, finendo per affondarsi a vicenda (ma è un'altra storia).
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Archifish, noi ordinistici siamo esclusi dal discorso monocomittente= finta p.iva.
Visto che è situazione in cui più o meno tutti siamo o ci siamo passati, direi che un buon consiglio per Archimak è quello di non essere succube mentalmente del prossimo studio con cui collaborerà e di farsi un giro suo perchè purtroppo come ha avuto modo di vedere il lavoro sparisce da un giorno all'altro. Mi capitò anni fa di vedere dimezzata sia in ore che in soldi la mia collaborazione pluriennale (devo dare atto però che mi misero al corrente un mesetto prima ed erano anche molto dispiaciuti perchè eravamo assieme da 10 anni e lo studio è piccolo quindi cmque un certo rapporto si era creato) ma fatalità dovevo iniziare un mio cantiere e quindi dopo un primo momento di forte sconforto/incazzatura ho cercato di tamponare la situazione di "disagio economico". Poi ho trovato altre cose da fare, una collaborazione con un secondo studio e altre cose collaterali che firmo io e su cui gli studi non hanno alcuna influenza. Quindi direi, per il futuro, di non fissarsi mai su uno studio e basta anche se ti rompono le scatole perchè poi se resti senza lavoro loro se ne lavano le mani e le rogne restano a te. E poi cavoli, abbiamo p.iva aperta per forza di cose quindi usiamola!
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@kia
Riusciresti a darmi indicazioni più precise sulla questione ordinistici/finte partite iva. In pratica dove lo hai letto (norme, leggi, ecc) e riferito a quali regimi fiscali (forfettario/flat tax/ordinario). Non sono direttamente interessato, ma non si sa mai cosa ci può riservare il futuro, ma soprattutto sapevo cose differenti per i regimi agevolati. Quindi se non altro, ci guadagnerei in cultura personale. Se non ti è possibile, pazienza, rimarrò ignorante.
Mi scuso , infine, per essere finito off topic e confermo il mio punto di vista sul "prevenire è meglio che curare".
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@archifish mi riferisco alla esclusione che venne fatta ancora con la riforma Fornero. Non mi risulta che qualcosa sia cambiato tant'è che tutti continuano tranquillamente a lavorare per gli studi in monocommittenza.
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@kia
credo ci siano complicazioni in merito. Come accennavo in precedenza il problema dovrebbe/potrebbe riguardare i lavoratori assoggettati a regimi fiscali di vantaggio. In parole "povere", certi tipi di regime fiscale (forfettario e in maniera simile la nuova flat tax) non sono compatibili con prestazioni professionali espletate prevalentemente nei confronti del medesimo datore di lavoro o ex tale. Ci sono discordanti interpretazioni in merito, ma alla fin fine, 12 fatture all'anno per lo stesso professionista credo facciano a cazzotti con quanto concesso, perchè, di fatto, si configurano come lavoro dipendente. Tutto ciò per sottolineare che ci sarebbe da informarsi per bene prima di accettare certi rapporti di lavoro (che sia sfruttamento oppure no). C'è già chi, nel dubbio, per non incappare in problematiche, aggira il problema lasciando che sia il finto dipendente a fatturare al committente, ma questa è tutt'altra questione.
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@ArchiFish
Sono abbastanza sicuro che il regime forfettario, con le modifiche introdotte quest'anno, non sia andato minimamente a cambiare la legge Fornero del 2012 che andava a combattere le finte p.iva, ma contestualmente escludeva gli iscritti agli ordini dall'applicazione della stessa. All'epoca la bozza di legge includeva tutte le p.iva (professionisti compresi), poi su diretto intervento degli Ordini,la legge è uscita con i professionisti esclusi... Se le novità di quest'anno avessero toccato questa immutabile legge, figurati se non si sarebbero mossi per lasciare le cose come stanno. Ho letto parecchio al riguardo e non ho trovato niente che mi faccia pensare che il sistema sia cambiato.
Altro segnale sono gli stessi annunci di lavoro che trovi su questo sito, anche i più recenti: la maggior parte richiede la p.iva e l'iscrizione all'Ordine... guarda caso vanno a pescare nel mare di quelli esclusi dall'applicazione della Fornero, che strano...
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Archimak forse potresti segnalare il tuo ex datore di lavoro alla commissione di deontologia del tuo ordine perché ha violato due norme deontologiche ben precise: il giusto compenso e soprattutto la possibilità della libera concorrenza.
Mi spiego meglio: è ovvio che finché tu collabori in uno studio non puoi fare concorrenza diretta al tuo titolare - cioè in pratica portargli via i clienti che si rivolgono a lui - ma sicuramente puoi fare progetti e consulenze per clienti tuoi, che si rivolgono a te, e puoi farti pubblicità come preferisci (blog, volantini, sito internet, eccetera).
Ma come si esplicitava il divieto di fare "altri lavori"?
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