Parcella dubbio

messaggio inserito martedì 30 giugno 2020 da Eleonora arch.

[post n° 433894]

Parcella dubbio

Un mio committente mi ha messo fretta affinché preparassi in tempi brevissimi una Cila per la propria unità immobiliare. Tutto pronto...sono già sul web x inviare al Comune quando...mi telefona! Mi ferma e decide che desidera cambiate tutto la Cila in breve diventa Scia il progetto si stravolge totalmente. I tempi si allungano....( anche se x lui é una scemenza...cosa vuoi che sia??? Un piccolo cambiamento sui muri portanti, l' agibilità inesistente, la presenza di un Ing. e nuovi sopralluoghi. Ma loro ovviamente continuano ad avere fretta!! Devo far pagare il tempo perso per la Cila? ( sette varianti in tutto grazie al cielo non inviate..comprensive di render e 3d xché altrimenti non capivano...) e cambiare titolo edilizio? Una cifra equa esiste? Grazie a chi mi risponderà
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Chi è causa del suo mal pianga sè stesso.
Con un incarico firmato dalle parti e ben strutturato, non avresti problemi di sorta a pretendere il dovuto. Se poni il quesito di cui sopra, devo dubitare non ci sia alcuna lettera di incarico che preveda i compensi per la CILA e compensi a parte (o da ricalcolare) in caso di varianti.
Non mi stancherò mai di ripetere (è successo anche al sottoscritto di eccedere in fiducia) che nella professione, soprattutto per quanto concerne i risvolti economici, bisogna essere spietati. Solo in quest'ottica, oltre a non restare fregati dalla committenza, si finirà per far percepire, ogni nostro istante, come prestazione professionale degna di essere retribuita.
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Intanto sfatiamo un mito:
la «pratica», qualunque essa sia, non è IL progetto: la presentazione della pratica è compensata sulla base del fatto che vi sono sicuramente degli elaborati da produrre (elaborati grafici ante, inter e post operam, asseverazioni, istruttoria ecc.) ma sopratutto delle responsabilità connesse all'apposizione del timbro del professionista, e comunque deriva essenzialmente da una "attività progettuale" a monte.
Prima della pratica (sempre che l'intervento non dipenda da scelte predeterminate dal committente: "voglio abbattere questo tramezzo tra cucina e soggiorno" per le quali sospendo il giudizio sull'esistenza di una "vera" attività progettazione architettonica, pur rimanendo quella di carattere prettamente tecnico) vi dovrebbe infatti essere un «progetto» più o meno dettagliato a seconda delle scelte del cliente e che contenga tutte le attenzioni rivolte a risolvere concretamente una o più esigenze (funzionale, tecnica, ergonomica, spaziale/percettiva, estetica...).
Tutto questo, ripeto, è compensato sulla base di un'attività specialistica a prescindere dalla pratica, la quale, per quel che mi riguarda, entra in ballo solo a progetto definitivo (e talvolta esecutivo: fase dopo la quale non si torna più indietro). Se il cliente ci ripensa in fase di lavori, ricompenserà una nuova pratica e tutte le relative incombenze.

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Aggiungo che una lettera di incarico ben fatta dovrebbe contenere delle specifiche "clausole" che mirano proprio a evitare questi "inconvenienti" (che invece paiono la norma) e salvaguardare l'attività professionale attraverso precise indicazioni su cosa è previsto e cosa no, ovvero definire tutto ciò che costituisce prestazione aggiuntiva, suppletiva, integrativa e relative tariffe. Di certo non è possibile svolgere un incarico diverso o aggiuntivo rispetto a quello concordato: pertanto anche la sola "trasformazione" di una Cila in Scia (per volontà del cliente -> diversi interventi = diverso titolo/adempimenti necessari) comporterebbe la revisione al rialzo del preventivo. Stessa cosa dicasi per sopralluoghi non previsti/prevedibili (e quindi non oggetto di preventivo accordo economico). Non ne parliamo per le 7 varianti (scherziamo?) a cui però bisognava porre un limite già in fase di lettera di incarico.
Di seguito mi permetto di inviare alcuni esempi:

«L’ARCHITETTO è tenuto a fornire solo le prestazioni contenute nella presente Lettera di Incarico. Il COMMITTENTE è consapevole ed accetta che qualora siano necessarie delle prestazioni, consulenze o servizi aggiuntivi rispetto a quelli concordati, darà luogo ad una nuova attività professionale i cui dettagli tecnici ed economici andranno negoziati nuovamente.»
«Ogni ulteriore prestazione, non descritta nella presente Lettera di Incarico, che non sia stata preventivamente concordata, non potrà essere svolta dall’ARCHITETTO incaricato senza averne prima negoziato il compenso con il COMMITTENTE ed aver redatto un addendum al presente o un nuovo incarico professionale.»
«Ove intervengano esigenze, normative e/o atti amministrativi nel corso di esecuzione della prestazione anche successivi alla presentazione o consegna al COMMITTENTE, che comportino diversi o ulteriori adempimenti tecnici, l’ARCHITETTO è tenuto ad introdurre le necessarie azioni (integrazione, modifica o variante), ma avrà diritto alla compensazione economica delle sopraggiunte prestazioni supplementari, che le modifiche da apportare richiederanno, ai sensi dell’art. 9 della presente convenzione.»

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[se previsto dalla lettera di incarico]
Ritengo pertanto che il committente dovrà pagare tutte le prestazioni svolte (ad eccezione della mera presentazione della pratica?), ed accordarsi per un nuovo preventivo di spesa.

Diversamente se il cliente non accetta, a prescindere dal diritto alla corresponsione del saldo di quanto effettivamente svolto, si configurerebbe motivo per la rescissione del contratto con relativa "penale" a danni del committente a titolo di rimborso per incarico parziale e mancato utile.
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Detto questo, come suggerisce lo stesso @ArchiFish che sottoscrivo: perdete del tempo PRIMA per scrivere una vera lettera di incarico (no un precompilato di 2 pagine) poichè è l'unico modo per tutelare il lavoro e chiarire anche i termini delle prestazioni. Sicuramente il vostro committente si "scoccerà" di leggere (chi lo fà perchè c'è chi pure cade dalle nubi) le vostre 15 pagine di contratto...ma sapere quante "scocciature" vi eviterete dopo aver firmato l'incarico, vale l'intera parcella!
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.... e niente, è già stato tutto detto ottimamente sopra, ma ribadisco che con patti chiari e SCRITTI all'inizio, a costo di apparire pedanti, si ottengono due fondamentali scopi: 1) allontanare i perditempo/rompiscatole/poco motivati/indecisi, 2) soprattutto acquisire una immagine di serietà e professionalità che paga sul medio/lungo termine.
E se non bastasse, aiuta a far capire che il lavoro che si fa non è un disegnino ma una cosa seria.
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quoto @fulser che a mia differenza ha riassunto con due righe tutto il concetto di base.
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Se vogliamo essere percepiti come professionisti, dobbiamo comportarci come tali. Purtroppo non siamo medici specialisti, ai quali, il paziente medio, paga "cash" cifre esorbitanti per 20 minuti di visita e diagnosi. Abbiamo necessità di convincere la committenza , attuale e futura, che ogni nostro istante ad essa dedicato corrisponde alla prestazione di un professionista e come tale va retribuita. La lettera di incarico è senza dubbio un buon punto di partenza, è qualcosa che, se fosse prassi assodata, gioverebbe all'immagine della categoria, oltre che all'interesse di tutti. Regalare prestazioni, così come scontarle, non fa altro che consolidare nell'immaginario populista che ci occupiamo di "disegnini".
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"perdete del tempo PRIMA per scrivere una vera lettera di incarico (no un precompilato di 2 pagine)"
Mah... non mi trovo troppo d'accordo. Se per la Cila per abbattere tramezzo tra cucina e soggiorno esordisci con un contratto di 15 pagine, il committente scappa a gambe levate.
Io preferisco le due paginette e mettere in chiaro che tutto quello che non è scritto lì sarà oggetto di altra lettera, altro incarico e pagato a parte.
Diverso ovviamente è il caso di lavori "importanti", dove sono in gioco anche cifre considerevoli.
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@desnip punto di vista sicuramente rispettabile (e a logica infatti sarei tendente a condividerlo ma i fatti purtroppo mi hanno sempre dimostrato il contrario). Tuttavia preferisco che il cliente scappi prima di firmare l'incarico che non dopo... :-)
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@desnip
@archspf
Tranquilli, ci attende un'era in cui i clienti fuggiranno prima, durante e dopo, con o senza incarico. E nell'ipotesi di fuga ad incarico firmato, con buona probabilità, non potremmo permetterci il costo della riscossione del dovuto.
Pensate tragicamente. Solo così sarete in grado di apprezzare il poco di positivo che ci riserverà il futuro.
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"Pensate tragicamente. Solo così sarete in grado di apprezzare il poco di positivo che ci riserverà il futuro"
Questo io lo faccio da sempre... sono una teorica del pensiero negativo. :-/
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