"design" vs pratiche

messaggio inserito mercoledì 29 settembre 2021 da sb

sb : [post n° 451637]

"design" vs pratiche

Buongiorno, sono un'architetta che finora ha sempre lavorato per altri e non mi e' mai servito firmare progetti. Ora vorrei pero' lavorare come indipendente avendo i miei clienti e fare la parte di progettazione, ma non seguire la parte burocratica. Cioe' io faccio (decido e disegno) il progetto vero e proprio e qualcun'altro fa la pratica in comune, direzione lavori etc. Serve comunque che mi iscriva a INARCASSA? Potrei aprire P.IVA per offrire servizi di progettazione e design come architetta, ma senza necessariamente firmare le pratiche? C'e' qualcuno che ha esperienza in merito? Grazie.
d.n.a. :
Biricchina, vuoi gli onori senza gli oneri.. direi che non fa una piega.
Certo che puoi farlo, apri partita iva, certo non con codice ateco degli architetti, ti iscrivi a inps, probabilmente pagherai anche di piu, e ovviamente non potrai firmare nulla.
Ovvio che se trovi gente che ti paga per fare solo quello, sei brava e ci insegnerai come sei riuscita. in bocca al lupo
archspf :
La condizione di iscrizione all'albo e apertura p.iva, salvo rare eccezioni, conduce al dover necessariamente operare con profilo professionale e dunque iscriversi ad un ente previdenziale: mi rimane comunque dubbia quale possa essere la giustificazione nei confronti della cassa di categoria, avendo gli altri requisiti, per la non iscrizione alla stessa.
Poi si può sempre decidere di non occuparsi di determinati aspetti e delegare altri colleghi abilitati...ma questo è un altro conto.
sb :
Grazie per la risposta. Non e' mia intenzione "fare la biricchina/furbetta", in molti paesi le due cose sono separate, penso che abbia un senso. Vivo all'estero e faccio spesso "concept" che si fermano per vari motivi prima di arrivare in comune o in cantiere. Vorrei regolarizzare questo ed altri servizi che sono comunque servizi di architettura/design, ma non comprendono le pratiche per la realizzazione e sto cercando di capire qual'e' il modo piu' adatto a questo tipo di attivita'. Quello che mi fa cercare una alternativa a INARCASSA e' che ci sono circa 3500 Euro di costi fissi all'anno (che considerando quanto guadagno con questi servizi, e' tanto).
archspf :
Se il vero obbiettivo è non pagare costi fissi (cassa, ordine, assicurazione professionale, aggiornamento) Il modo più "adatto" è quello di rinunciare all'iscrizione all'albo e dunque iscriversi alla gestione separata INPS, versando solo i contributi in base al reddito effettivamente percepito.
d.n.a. :
Mi risulta che anche INPS abbia un minimo, e credo piu alto di quello di inarcassa.
Non aspettarti di avere meno costi fissi senza Inarcassa.
La questione è che se lavori in Italia, o sei architetto o non lo sei.
se sei architetto puoi fare il lavoro che ti aggrada e inoltre fare anche pratiche edilizie, mentre se non lo sei, puoi solo fare quello che ti agrada, senza chiamarti architetto, puoi chiamarti designer, puoi chiamarti come vuoi, ma ai fini partita iva, non puoi fare l'architetto.
archspf :
@d.n.a. mi riferivo al caso di regime forfettario e non iscrizione alla cassa: i contributi Inps, in questo caso, sono dovuti solo in misura percentuale sul reddito ;-)
sb :
Grazie ad entrambi/e: mi avete aiutata a chiarire un po' la questione.
favourite :
Sto leggendo le sue risposte e con rispetto sono d'accordo con sb. E' una professione piena di squali, siamo in tanti e non tutti si possono sempre permettere di lavorare dal mattino alla sera per pagare i costi fissi che sono veramente tanti. Beato chi ci riesce e ovviamente complimenti, beato chi è nato nel periodo fortunato ed è riuscito a lavorare nel settore quando ancora la situazione era diversa, rispetto a molti di noi che certe situazioni ce le sognamo. E per essere chiari spesso l'impegno non basta.
d.n.a. :
favourite io veramente non capisco.. non è questione di squali o non squali, o di chi è piu fortunato e è nato nel periodo migliore, o ha lo studio in casa o bla bla bla..
qui è questione di sopravvivere.... se non riesci a farlo facendo l'architetto, cambia mestiere finchè sei in tempo... cioè, io non so che faccia sb, o cosa voglia fare, o chi sia, e onestamente manco me ne frega niente, ma in tutta onestà, se per racimolate quattro spcci all'anno, e non sei in grado di pagare 3 mila euro di inarcassa all'anno, una domanda me la farei, ma senza saccenza o altro da parte mia, ma proprio per il fatto che anche a me ha reso partecipe di questo ragionamento il mio commercialista. e' un dato di fatto, se non riesci a vivere facendo un mestiere, qualsiasi esso sia, se trovi lo stratagemma come sb per risparmiare i 1000 euro, cambia mestiere, vai a pulire i bagni, vai a lavorare in comune, vai a lavorare in fabbrica, vai a fare l'insegnate, scappa all'estero e vai a lavroare da macdonald, fai altro.. non è una sconfitta abbandonare la professione.
Ma se tu vuoi lavorare facendo l'architetto, fallo, in tutto e per tutto, come prevede la legge e fallo diventare il tuo lavoro, che significa, fa reddito e vivici, altrimenti, consiglio disinteressato, cambia lavoro perchè non hai futuro, altrimenti resterai sempre la a contare gli spiccioli... io ci ho messo 10 anni a capirlo... ma alla fine l'ho capito, sarà anche un perdente, ma caspita è necessario capirlo ed è necessario anche avere il coraggio, e ce ne vuole tanto, di abbandonare il sogno del bambino, e coltivare un progetto, che, tra l'altro, ti permetta di dormire sereno con la pancia piena.
in bocca al lupo.
paoletta :
Ma questa abitudine di venire qui in anonimo aspettandosi virtuali pacche sulle spalle... con tutto il rispetto sareste da denunciare.
Organizzate un referendum per abrogare la legge Biagi, piu' di questo non so che consigliare.
sb :
Grazie a tutti per le risposte, leggere diversi punti di vista e' molto utile. Senza dilungarmi sulla mia situazione che e' un po' particolare e complicata (ma come quella di tutti immagino!), non ho mai lavorato in Italia se non per pochi mesi appena laureata, appunto per le ragioni che descrive d.n.a., ossia non vedevo possibilita' di lavorare come architetta in maniera dignitosa (=guadagnando il giusto e lavorando il giusto). Ora, dopo molti anni di esperienza all'estero vorrei aprire la mia attivita' lavorando sia in Italia che all'estero. Sto cercando di capire qual'e' la maniera migliore di farlo, e dove e come abbia piu' senso aprire questa attivita' (considerando anche che all'inizio non avro' molti introiti e soldi che posso investire sono limitati).
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