Nulla di preciso: la mostra "pretesto" per una riflessione di rilancio per l'architettura italiana

Un progetto di Peluffo&Partners, Stefano Pujatti ElasticoFarm, Beniamino Servino, a cura di Luigi Prestinenza Puglisi

di Giulia Mura

Quattro le parole chiave: effimero, genealogia, autorialità e dimensione popolare. 

Alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia
Mostra
: 26 febbraio → 12 aprile 2026
Talk: giovedì 26 febbraio 2026 ore 16 | Opening: ore 18  

Alcune mostre, potremmo dire, sono eleganti pretesti critici: non si limitano, cioè, ad esporre opere, manufatti e raccontare storie, esprimono veri e propri pareri. Sono come lenti multifocali, che aiutano a mettere a fuoco questioni dirimenti, aprire riflessioni culturali più ampie, allargare lo sguardo, dilatare il punto di vista sulle cose. 
Partire dal micro per parlare del macro. Essere spazi di narrazione libera.   

Sono esattamente questi gli obiettivi con cui è stata immaginata "Nulla di preciso, ovvero: architetture, strategie, eresie, racconti, ritrovamenti e genealogie per una felicità immediata evitando l'attesa di tempi migliori". La mostra infatti - visitabile fino al 12 aprile nell'Area Scarpa della Fondazione Querini Stampalia -  presenta il progetto di concorso per l'ampliamento del MAXXI redatto nel 2022 da tre delle firme più visionarie dell'architettura italiana contemporanea, Peluffo&Partners, Stefano Pujatti ElasticoFarm e Beniamino Servino (poi vinto dallo studio italo-francese LAN con SCAPE Architecture,SNA, Bollinger+Grohmann Ingegneria, Franck Boutté Consultants, Bureau Bas Smets, Folia Consulenze) ma coglie anche l'occasione per essere un momento di riflessione sull'identità e un rilancio per l'architettura italiana contemporanea. 

Infatti, nonostante affronti con coraggio alcune questioni culturalmente ineludibili per l'architettura di oggi - come il bisogno di lavorare sull'effimero, con opere agili e modificabili, la necessità di attingere alla memoria, attraverso forme che popolano il nostro immaginario, la centralità dello spazio architettonico come connessione fra sentire individuale e collettivo - questo lavoro, inspiegabilmente, non è stato neanche segnalato dalla giuria del concorso per la progettazione dell'opera. "Se esiste una linea di particolare interesse nell'architettura italiana" afferma a proposito il curatore "va cercata lungo alcune direttrici: l'effimero, inteso come consapevolezza di una temporalità vaga e precaria e come contrappunto alla ansia di monumentalità e permanenza; la genealogia, come riferimento a una storia che c'è ma non è mai del tutto afferrabile; la forma chiara, che rifiuta l'astrazione; l'ironia, l'autoanalisi, la confessione; il carattere popolare, non esoterico; e infine l'autorialità, cioè una ricerca che passa attraverso la storia individuale del progettista più che attraverso un'ideologia condivisa. Forse è poco, forse non basta per affrontare le sfide globali." continua Prestinenza Puglisi "Ma è ciò che abbiamo. E smettendo di rimpiangere ciò che non siamo, potremmo finalmente capire cosa possiamo essere: narratori ostinati. Perché in un mondo che punta sugli algoritmi e su un progresso che non fa progredire e non ci libera, l'Italia continua a rispondere con racconti che creano nella coscienza zone franche di libertà."

Genealogia del titolo

Il titolo - cinematografico, lunghissimo, omaggio a Lina Wertmüller - prende spunto da alcune riflessioni critiche sull'architettura italiana e il suo approccio verso il passato e il futuro affrontate da Edoardo Persico su Domus, e riprese da Luigi Prestinenza Puglisi. «Gli italiani debbono affrontare... la capacità di credere a ideologie precise». Era il 1934 ma da allora poco è cambiato. Noi italiani, continuiamo ad avere un atteggiamento sospettoso verso la tecnologia e il progresso. Sospettiamo il futuro che non mantenga le sue promesse, ci angoscia, è minaccioso. Da una storia percepita come successione di crolli nasce un atteggiamento reazionario che annulla il presente e ci proietta nel passato. Ma che può anche diventare capacità di ricreare e ricomporre frammenti, come in Scarpa, Moretti o Michelucci. I frammenti, del resto, servono a capire chi siamo, non dove andiamo: non producono certezze, ma genealogie emotive e narrative. Architetture che privilegiano il racconto al teorema, il gioco all'efficienza, l'ironia alla tecnocrazia. Che diffidano dell'astrazione e dell'intellettualismo e cercano forme chiare e simboli condivisibili. Come il neorealismo nelle arti, non riproduce il reale ma lo interpreta. La sua forza sta nell'effimero, nella genealogia, nell'autorialità e nella dimensione popolare. E nella capacità di creare, attraverso i racconti, spazi di libertà. Il progetto che presentiamo materializza una possibilità per l'architettura del prossimo futuro. Vivere nella felicità del presente e rifuggire le utopie totalizzanti dei tempi migliori." 

La mostra

L'allestimento, attraverso modelli materici in ceramica e cemento, video, immagini, figure e disegni tecnici composti e ricomposti in un percorso narrativo, non solo racconta il progetto ma ricostruisce un sistema più ampio di rimandi e riflessioni. Come il richiamo all'immaginario popolare, a Piero della Francesca, a Fellini, e alle pagine del Libro del Sarto, il catalogo di moda di un atelier milanese del Cinquecento conservato alla Fondazione Querini Stampalia che raccoglie abiti, modelli per tende da campo e per i padiglioni, allestiti nel 1548 nella piazza del Castello per l'arrivo a Milano di Filippo di Spagna, quinte sceniche simbolo del trionfo dell'effimero. Al visitatore attento non sfuggiranno le numerose analogie tra le figure del libro e il progetto di Peluffo, Pujatti, Servino, corrispondenze che testimoniamo quanto alcune figure facciano parte integrante del nostro immaginario anche in forma inconscia. 

La mostra inoltre coinvolge, per le sue non meno sorprendenti analogie, il recente allestimento della Presentazione di Gesù al Tempio di Giovanni Bellini e, infine, l'Area di Carlo Scarpa: Il contenitore della mostra infatti non è considerato semplice spazio espositivo, ma, trattandosi di un'opera che riassume molti dei motivi ispiratori del progetto presentato, diventa parte fondativa e attiva dell'esposizione. Uno spazio che fa parte, insomma, della genealogia del progetto.

Completa il percorso espositivo il corto di Ernesta Caviola, "Verso la luce" sulla Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca, recentemente presentato nella Basilica di san Francesco ad Arezzo.

Scheda evento

NULLA DI PRECISO. OVVERO: ARCHITETTURE, STRATEGIE, ERESIE, RACCONTI, RITROVAMENTI E GENEALOGIE PER UNA FELICITÀ IMMEDIATA EVITANDO L'ATTESA DI TEMPI MIGLIORI.

Fondazione Querini Stampalia
Castello 5252 - 30122 Venezia
26 febbraio - 12 aprile 2026
da martedì a domenica, ore 10-18
Chiuso il lunedì

Opening 26 febbraio 2026
Ore 16: Tavola rotonda e Presentazione mostra (Auditorium Fondazione Querini Stampalia)
Ore 18: Inaugurazione mostra A cura di Luigi Prestinenza Puglisi Patrocinio e accreditamento di Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori di Venezia  

Biglietti La visita alla mostra è inclusa nel biglietto d'ingresso alla Fondazione
- intero € 15
- ridotto € 12

Info, riduzioni e gratuità su querinistampalia.org  

 

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