La strada ritrovata

mostra

Bologna, dal 22 novembre al 3 dicembre 2005

Mostra sugli esiti della ricerca cofinanziata dal Dipartimento di Ingegneria Civile, dell'Ambiente, del Territorio e Architettura dell'Università di Parma e dalla Regione Emilia Romagna, Servizio di Programmazione e Sviluppo dell'Attività Edilizia nell'ambito della LR 16/02

Bologna, ex Chiesa di S. Mattia, via Sant'Isaia 14

Apertura della mostra con presentazione - tavola rotonda:
Bologna, lunedì 21 novembre 2005, ore 17 presso l'ex Chiesa di San Mattia, via Sant'Isaia, 14/a.

Interventi di:

  • Luigi Gilli, Assessore alla Programmazione e Sviluppo territoriale, Cooperazione col sistema delle autonomie, organizzazione della Regione Emilia Romagna
  • Carlo Quintelli, responsabile scientifico della ricerca, Università di Parma
  • Piero Orlandi, responsabile del Servizio di Programmazione e Sviluppo dell'Attività Edilizia della Regione Emilia Romagna
  • Giovanni Bentini, Presidente ANCE Emilia Romagna
  • Graziano Prantoni, Assessore alla Mobilità e Viabilità della Provincia di Bologna
  • Maddalena Ragni, Direttore Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell'Emilia Romagna

Questa ricerca si è applicata alla fascia territoriale sezionata dalla Via Emilia intercorrente tra il caposaldo di Piacenza e quello di Bologna, a definizione di un segmento articolato ma per molti aspetti omogeneo sin dall'impianto fondativo romano.

Cosa è oggi la Via Emilia? Come la percepiamo? Come la viviamo? A partire da un approccio fenomenologico il quadro problematico si rivela particolarmente significativo nella mancata reciprocità tra infrastruttura e insediamento.

Si tratta di rilevare ciò che determina il traffico, la casualità se non il disordine insediativo, una conurbazione che sembra ormai chiudere il fronte stradale verso una campagna sempre meno percepibile, la perdita di ruolo centrale, di assunzione a punto di riferimento della strada storica, un inevitabile scadimento di identità causa anche interventi di una riqualificazione equivoca, banalizzata su certi modelli dell'arredo urbano.
Sino al caso paradossale, quanto ormai frequente, di interruzione fisica e di tracciato, tra svincoli e tangenziali, a cui corrisponde un automatico azzeramento del suo valore simbolico.

Al delinearsi di un quadro che presenta una generale crisi di organicità, di funzionalità infrastrutturale e insediativa, di identità e ruolo aggregativo, corrisponde tuttavia la percezione di una straordinaria potenzialità della Via Emilia. Rilevabile sia sotto il profilo dei suoi caratteri tradizionali, da cui dovrebbe derivare una politica di attenta conservazione, sia per l'assunzione di comportamenti, rappresentanze, modalità d'uso innovativi, da interpretare sul piano architettonico, degli spazi e dei segni paesaggistici, capaci di restituire una nuova centralità fruitiva, oltre che simbolica, alla strada consolare.

Nell'epoca del marketing del territorio, inteso in chiave di prodotto complesso, la rivalutazione della Via Emilia come strada da cui il territorio è nato, ha preso il nome, si è aggregato e sviluppato, dovrebbe essere acquisita come obiettivo prioritario di un processo conoscitivo, progettuale e programmatorio non più procrastinabile.

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