Appunti per un ritratto. L'architettura dei 7 comuni

mostra di architettura

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Asiago, fino al 28 aprile 2008

c/o nuova Sala Giunta del Municipio - Asiago

La mostra curata dagli architetti Sophia Los e Luca Fattambrini, con il coordinamento del Dott. Massimo Meggiolaro di Confartigianato-Vicenza, rientra nelle iniziative del "Nuovo marketing territoriale per le piccole e medie imprese della montagna vicentina" promosse dall’Associazione Artigiani della Provincia di Vicenza e co-finanziato dall’Unione Europea mediante Fondo Europeo di Sviluppo Regionale.

L’esposizione presenta alcuni tratti dell’architettura tradizionale che sembrano svaniti, ma allenando l’occhio, diventano mano a mano sempre più visibili fino a riconoscere le tipicità più caratteristiche, stimolare il gusto di selezionare il meglio e promuovere l’utilizzo di forme e materiali pertinenti con il luogo e appartenenti al suo paesaggio.

Ad alta quota, troviamo le malghe, formate da un insieme di casere a diversa destinazione: per il latte, la legna, il cacio. Qui sono frequenti le costruzioni in blockbau o a travi sovrapposte ma non incastrate. A quote inferiori: la casa colonica è invece costruita in pietra, intonacata, riparata da un grande tetto rivestito di paglia o scandole di legno. Dal punto di vista volumetrico si suppone che il tipo di partenza sia a pianta quadrata per poi allungarsi in pianta rettangolare, con due varianti di tetto con o senza smussatura "alla tedesca". All’interno l’edificio era organizzato con la zona abitata verso sud, protetta a nord da locali di servizio e stalle, quasi a formare una camera isolante. Il tetto, con notevole pendenza per consentire l’utilizzo di strutture abbastanza leggere nonostante il carico di neve, ospitava la Dilla. Si trattava di un’aia coperta, elemento tipologico originale di grande interesse.

L’edificio era molto ben isolato, parzialmente incassato a nord della rampa che consentiva un comodo accesso posteriore alla Dilla, protetto dal tetto-granaio e dalle stalle. Non era presente la canna fumaria e il fumo si espandeva libero nella Dilla costituendo una camera d’aria calda. Il vocabolo Dilla deriva da Deile in lingua tedesca (Dull’n in lingua tirolese e Deel nello Schleswig).

La civiltà Cimbra chiamava Dilla tutta la parte superiore della casa che conteneva il fiieno e i prodotti agricoli. All’interno della Dilla c’è lo Stadel cioè quella zona che serve alla trebbiatura e che è diviso in parti separate da pareti in legno per raccogliere e separare il fieno (Hobe), la paglia (Stroa) e la biada.

Non è facile trovare una Dilla superstite, attualmente, perché è andata scomparendo anche la memoria del termine stesso. In realtà si tratta non solo di uno spazio funzionale di grande interesse, ma anche di un sistema costruttivo particolarmente originale. Nei pressi di Asiago ne esiste ancora una in pessimo stato di conservazione anzi ormai in decadimento.

I pannelli in esposizione ad Asiago presentano, per la prima volta, una ricostruzione in tre dimensioni per rendere comprensibile la costruzione. Nonostante la compattezza degli edifici, anche nell’altopiano la singola costruzione non è concepibile separata dal paesaggio circostante. Accanto alla casa erano disposti gli edifici minori, ripostigli per attrezzi, legna, pagliai. Edifici aggregati insieme formavano contrade e sono proprio le contrade che ancora testimoniano i caratteri più tipici dell’architettura storica. Lì inizia a delinearsi anche una condivisione civica dello spazio, le aie si uniscono a formare piccole piazze, mentre la Dilla rimane ambito privato.

La contiguità tra gli edifici è proprio l’elemento fondante della strada come fronte “urbano”, e le case montane, compatte e massive sembrano pensate per potersi poi aggregare insieme. Si tratta di un paesaggio misto fra edifici in linea e altri isolati, a condividere una collettività. Ancora oggi i paesi dell’Altopiano, formati attorno alla chiesa, mostrano evidenti segni della loro origine. Accanto a palazzi liberty e agli edifici istituzionali di fine ottocento in stile “austro-ungarico” rimangono i pochi esempi di un’architettura montana che cerca in se stessa le forme e i modi per esprimere la sua nuova identità e un ambiente costruito che le vicissitudini della storia hanno reso ormai difficilmente riconoscibile a molti.

 

Per info: www.artigiani.vi.it