L'architettura slovena contemporanea e le sue radici

Serate di architettura

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Milano, 24 aprile 2008, ore 21.15

L'Ordine degli Architetti P.P.C. della Provincia di Milano organizza una serata di architettura dedicata al panorama architettonico sloveno e presenta Andrej Hrausky, Direttore della DESSA architectural Gallery a Ljubljana.


I Paesi dell'Est europeo hanno attraversato un periodo di grandi cambiamenti economico-sociali negli ultimi 15 anni. Questo fattore ha dato spazio a nuove condizioni abitative. In Slovenia, Paese dall'economia crescente, la produzione architettonica si è sviluppata con grande ottimismo e riflessione. Il mantenimento della qualità della vita, l'identità delle città, dei paesi rurali e del paesaggio sono al momento temi di grande interesse.

La fine del sistema politico jugoslavo nel '91, la dichiarazione d'indipendenza e l'ingresso nella Comunita' Europea dal 2004 hanno avuto forte influenza sull'architettura.

Il socialismo jugoslavo aveva come obiettivo quello di creare una società nuova e questo ruolo traspare dall'architettura. Il socialismo reale russo voluto da Stalin, con la sua monumentalità celebrativa fu bandito dal Presidente Tito, che incoraggiò invece giovani architetti. Gli anni ‘50-‘70 furono una stagione felice per l'architettura Slovena, dal momento che i suoi architetti ebbero un ruolo ufficiale nell'edificare una nuova nazione. La situazione e' cambiata radicalmente per gli architetti sloveni di oggi, legati agli investitori che spesso vedono l'architettura come un inutile ostacolo alla redditivita'. Nonostante cio', la qualità dell'architettura contemporanea è migliorata. Gli architetti sloveni, come altri di stati "ex-socialisti", dopo tanti anni bui, sentono che sia giunto il momento di recuperare terreno nei confronti degli altri Stati membri dell'Unione europea.

Facendo un passo indietro nella storia ricordiamo che, nel momento in cui Le Corbusier pubblicava le sue cinque regole per l'architettura contemporanea, l'architetto sloveno Joze Plecnik perseguiva una strada completamente diversa, verso l'architettura eterna (architetura perennis). Prima della seconda guerra mondiale ci sono stati sette giovani architetti Sloveni che hanno avuto l'opportunità di lavorare da Le Corbusier a Parigi, ma a quel tempo erano troppo giovani per influenzare l' architettura slovena. Il loro contributo si e' sentito solo dopo la guerra. Il più importante di loro e' stato Edvard Ravnikar (1907-1993), uno studente di Plecnik che sarebbe divenuto la figura centrale della Facoltà di Architettura di Lubiana, ispirato da Plecnik e dall'architettura scandinava, in particolare da Alvar Aalto.

Nonostante i soggiorni all'estero, la maggior parte di questi giovani architetti è rientrato in Slovenia, monopolizzando la scena architettonica e vincendo diversi concorsi importanti. La Slovenia ha cominciato ad essere considerata il paese delle grandi opportunita' per i giovani architetti, cui venivano affidati incaricati importanti. Il gruppo comprendeva Jurij Sadar (1963 -), Tadej Glazar (1964 -), Vasa Perovic´ (1965 -), Bostjan Vuga (1966 -), Matija Bevk (1972 -), Aljosa Dekleva (1972 -) e Tina Gregoric (1974 -), e ha continuato gli studi presso l'AA a Londra, o presso il Berlage Institute di Amsterdam. Da lì ha importato alcune idee fresche, ma soprattutto una grande fiducia, grazie ai molti riconoscimenti e a una notevole copertura della stampa. Oggi sta emergendo anche una generazione piu' giovane, che si contraddistingue da un profondo senso di responsabilita' culturale.

Alla serata partecipano:
Majda Cajnko, AB magazine
Andrej Hrausky, Direttore della Dessa Architectural Gallery a Lubiana
Vittorio Sgarbi, Assessore alla Cultura del Comune di Milano

Coordina
Antonio Borghi, consigliere dell'Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Milano

 

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