Ground zero: un concorso mondiale per la ricostruzione

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La società incaricata di riconvertire Ground Zero lancia un concorso aperto a tutti. I sei progetti già presentati, infatti, non sono piaciuti. Sulla ricostruzione si scontrano due filosofie.

fonte: Il Nuovo 18/08/02

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fonte: Il Nuovo 18/08/02

NEW YORK - Ground zero riparte da...zero.

I sei progetti di ricostruzione, presentati alla cittadinanza newyorchese a metà luglio, infatti, non sono piaciuti. Il processo di riconversione dell'immensa area lasciata libera nel centro di Manhattan dagli attentati contro le torri gemelle, insomma, segna il passo.

Ecco perché la Lower Manhattan Development Corporation, la società incaricata della ricostruzione, ha deciso di lanciare un concorso internazionale aperto a tutti gli architetti, perfino ai principanti. Tre progetti dovranno essere selezionati entro la fine dell'anno. Il vincitore invece, sarà noto entro il primo semestre del 2003.

Una decisione che sarebbe nata sull'onda del malcontento popolare. L'accordo su cosa fare dell'area che solo di recente i pompieri di New york hanno finito di liberare dalla macerie, infatti, sta facendo litigare i newyorchesi e le lobby cittadine.

Due le filosofie in campo, tra chi vorrebbe mantenere l'area consacrata a un memoriale che ricordi l'attentato più catastrofico del secolo, e chi vorrebbe invece lasciar libero corso alla ricostruzione, perché la città si riappropri dell'area sviluppando nuove iniziative commerciali. Tra questi le società rispettivamente proprietarie del terreno, e locatarie delle attività commerciali del Worl Trade Center.

Per venire incontro a queste esigenze, lo studio d'architettura Beyer Blinder Belle, aveva ricevuto un'incarico particolare e complesso, riuscire a realizzare un memoriale, mantenendo la stessa superficie di attività commerciali del passato. E siccome la costruzione di nuove, altissime, torri era forse la più invisa di tutte, gli architetti newyorchesi avevano progettato un mix di piccoli palazzi e aree verdi apparso immediatamente "grigio" e senza alcuna genialità, ai cittadini di Manhattan. A sintetizzare la situazione, un editoriale del New York Times: "La New York che non vogliamo".

Di fatto, il problema appare difficile. Diminuire la superficie commerciale infatti, significherebbe in qualche modo, scippare un diritto alle società che ne detenevano gli affitti.

Ecco perché, una delle soluzioni in corso d'esame, è un capolavoro di diplomazia commerciale: prevede che la Grande Mela ceda la proprietà dei due aeroporti cittadini, La Guardia e Jfk, alla Porth Authority, la società proprietaria del suolo. In cambio, il comune di New York entrerebbe in possesso di Ground Zero, con la possibilità di farne ciò che gli pare. Una decisione però, che non sembra accontentare tutti, soprattutto chi gestiva gli affitti delle attività commeciali, tanto da far partorire anche un'ipotesi decisamente meno azzardata e più prosaica: estendere il perimetro dell'area da ricostruire acquistando una torre che al momento appartiene alla Deutsche Bank.

Nell'impasse creato dalle diverse posizioni in campo, la Corporation ha deciso di lanciare un concorso, che si chiuderà il 15 settembre, e che spera di trovare, nella creatività degli architetti mondiali, una soluzione accettabile. Una scelta che di fatto prende tempo. E scontenta sia Port Autohrity, che lo stesso studio Beyer Blinder Belle, che aveva evitato di presentare progetti alternativi che uscissero dal compito assegnatole, quello di rispettare la superficie commerciale precedente.

La situazione, insomma, resta difficile. E sulla vicenda si innesta perfino la causa sostenuta dai locatari degli esercizi commerciali, che hanno trascinato davanti a un tribunale la società di assicurazione che aveva sotto contratto le due torri. Anche qui, il problema è amletico: i giudici infatti, dovranno stabilire se quello alle Torri possa considerarsi un solo attentato, come sostiene la compagnia d'assicurazioni (che in questo caso verserebbe 3,5 milioni di dollari) o due attentati, uno per ciascuna torre, come vuole il gestore Larry Silverstein (che in questo caso incasserebbe 7 milioni di dollari).

Di fatto, come dice la Lower Manhattan, New York al momento ha bisogno di "eccitazione, creatività, energia". Ecco perché la sfida è lanciata al mondo intero.

Sul sito, www.renewnyc.com, la procedura d'iscrizione.

 

Il Nuovo 18/08/02

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