Architetti italiani nel rapporto CRESME: crisi, disparità e precarietà

Grave precarietà per gli architetti italiani. Crescono i giovani e le donne nella professione ma aumentano le disparità: il divario retributivo, tra uomini e donne e tra generazioni agli antipodi, è tra i più alti in Europa.

In numeri: in un Paese che conta 145.000 architetti - il 30% del totale europeo - gli uomini guadagnano l'80% in più delle donne; professionisti con meno di 30 anni hanno un fatturato medio annuo inferiore del 71% rispetto al totale; e, quanto alla composizione demografica, si rileva che il 40% degli architetti ha meno di quarant'anni e più del 40% del totale sono donne.

Sono solo alcuni dei dati allarmanti della ricerca effettuata dall'Osservatorio CNAPPC - CRESME sullo stato della nostra professione, un'analisi basata sulle statistiche demografiche fornite al Consiglio Nazionale dagli ordini provinciali, sui redditi rilevati da Inarcassa, sugli studi Miur relativi alle statistiche universitarie e alle abilitazioni e sui dati di Almalaurea circa l'inserimento occupazionale dei neolaureati.

Dati che riflettono la situazione di un Paese poco propenso ad investire sul suo capitale umano, concentrando sui più giovani i maggiori rischi del mercato del lavoro, che si traducono in: precarietà, disoccupazione e bassi guadagni. Tra gli architetti neolaureati (ad un anno dalla laurea) vi è, infatti,  un aumento del tasso di disoccupazione, che, tra il 2008 e il 2010, è passato dal 7,4 al 16,1%; elevata anche la percentuale di contratti atipici, che si attesta attorno al 46%, mentre solo il 30% ha un lavoro stabile.

Migliori le condizioni a 5 anni dalla laurea. Il reddito netto cresce del 46%, e si abbassa il tasso di disoccupazione che passa dal 16,1 al 4,8%, aumentano i lavoratori stabili (circa l'80%) tra cui prevalgono gli autonomi, in crescita negli ultimi 3 anni. Per la fascia di età tra i 30 e i 34 anni decresce la disparità di reddito con i meno giovani, che passa dal 71 al 52%, (in termini di percentuale sul fatturato medio annuo rispetto al totale). Peggiori i dati che riguardano i laureati dei corsi triennali che confermano "il fallimento della figura professionale iunior".

Quanto ai redditi, con un fatturato medio annuo di 37mila euro, la professione di architetto è tra le meno redditizie. L'importo è infatti inferiore non solo alla media complessiva di tutte le professioni (66mila euro) ma anche alla media relativa alle altre professioni tecniche (41mila euro). I dati si riferiscono, però al 2008, quando la crisi iniziava ad avere i suoi effetti, ma considerando che tra il 2006 ed il 2010 il CRESME stima una perdita del fatturato medio annuo di circa il 16-17%, la situazione attuale potrebbe essere anche peggiore.

In definitiva la crisi racconta, per i più giovani, di un'elevata percentuale di contratti atipici (contratti di collaborazione, a progetto, formazione lavoro, etc..), del fenomeno - in crescita - delle finte P.Iva, e delle situazioni irregolari. E, per la categoria in generale: di una crescita vistosa in numero, con 2,4 architetti ogni mille abitanti; di una contrazione dei redditi e del volume d'affari e di guadagni bassi rispetto agli altri professionisti. Una situazione che ci vede perdere nella maggior parte dei confronti con il resto dell'Europa.

Uno spiraglio positivo, però, si può leggere tra i dati dell'indagine ISTAT-ISFOL sulle professioni, le cui previsioni al 2014 sottolineano un aumento delle possibilità lavorative con un incremento occupazionale del 9,7% ed una crescita per la professione di architetto. Si prevede, infatti, una domanda totale di lavoro di 23621 assunzioni, di cui 9723 per sostituzione dei lavoratori in uscita e 13898 per nuove assunzioni.

di Mariagrazia Barletta architetto

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