Architetti, le proposte di liberalizzazione dell'Antitrust «lontane dalla realtà»

I riferimenti normativi che richiamano la "adeguatezza" del compenso, il rispetto del "decoro professionale" e  "l'importanza dell'opera", secondo l'Antitrust ostacolano la piena liberalizzazione del settore delle professioni. Leopoldo Freyrie risponde con una lettera aperta: le proposte dell'Autorità sono «lontane dalla realtà, come se non ci fosse stata la Riforma della Professioni». Il presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti riporta poi l'attenzione sulle norme di selezione per gli incarichi pubblici di architettura, invitando l'Antitrust a rispondere ad annose questioni.

I servizi professionali, cosa resta da fare secondo l'Antitrust

Sollecitato dal Governo per predisporre anticipatamente la legge annuale per la concorrenza, l'Antitrust ha pubblicato una segnalazione in cui si analizzano lo stato stato dell'arte dei singoli mercati e le riforme fatte, proponendo ulteriori modifiche da mettere in atto per portare avanti il processo di liberalizzazione del Paese. Le analisi e le proposte riguardano diversi ambiti: dal sistema dei trasporti, alla sanità, al settore bancario e non è escluso il mondo delle professioni.

Secondo l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, «la piena efficacia delle norme che hanno recentemente liberalizzato il settore delle libere professioni risulta ancora ostacolata dalla permanenza di riferimenti normativi alla "adeguatezza" del compenso del professionista rispetto al "decoro professionale" e alla "importanza dell'opera"». In particolare, secondo l'Autorità, le condotte dei professionisti che richiamano questi principi conducono ad una «reintroduzione surrettizia delle tariffe». Inoltre, si legge nel documento, «il riferimento alla "adeguatezza" della tariffa, oltre che estremamente generico, non è affatto necessario per garantire la qualità delle prestazioni, a fronte, peraltro, del potere in capo agli ordini professionali di indagare sulla corretta esecuzione della prestazione professionale nel suo complesso, secondo parametri qualitativi».

La risposta del Consiglio Nazionale degli Architetti

Così, Leopoldo Freyrie, presidente del CNACCP, in una lettera aperta al presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella: 

«La Proposta di riforma concorrenziale ai fini della Legge annuale per il mercato e la concorrenza anno 2013 ancora una volta ricade nel vizio storico di affrontare il ruolo dei professionisti all'interno del mercato dei servizi sulla base di pregiudizi, non suffragati da ragioni né numeri. Le ipotesi e le proposte contenute nella Proposta sono evidentemente lontane dalla realtà, come se non ci fosse stata la Riforma della Professioni e come se non fossero noti i dati statistici delle realtà professionali: evidentemente gli analisti dell'Antitrust ragionano per ipotesi oppure leggono esclusivamente le analisi di chi, come l'Istituto Bruno Leoni, usa come termini di paragone - tra tutti i Paesi del mondo - esclusivamente la Gran Bretagna, considerata il "paradiso" della libertà economica (come lo scandalo Libor ben dimostra)».

«L'annosa questione delle tariffe - continua la lettera - è superata dal DPR di attuazione della Riforma delle Professioni di questo Governo; basta leggere con attenzione il rapporto sullo stato della Professione di Architetto del Cresme, così come altri analoghi di altre professioni, per avere certezza di una realtà professionale nella quale i redditi medi degli architetti valgono 35mila euro e l'uso della tariffa è da tempo diventato obsoleto, in un mercato sempre più simile a una giungla. O viceversa potete immaginare che i 150 mila architetti vogliano e possano mettersi d'accordo per fare cartello? Perché a due mesi dal DPR 137/2012 non credo che possiate davvero aver verificato una surrettizia reintroduzione delle tariffe. Oppure vi riferite ad una professione in particolare: se così chiamate le cose per nome, senza sparare nel mucchio».

«[...] Chiediamo, infine, come l'Antitrust possa tacere davanti a norme di selezione per gli incarichi pubblici di architettura in cui i requisiti sono tali da ridurre i concorrenti a poche decine di soggetti e davanti a una P.A. che mette a base di gara importi che sono un clamoroso invito al dumping. Se la vostra missione è intervenire : a) sulle intese restrittive della concorrenza, b) sugli abusi di posizione dominante, c) sulle operazioni di concentrazione che comportano la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante in modo tale da eliminare o ridurre in misura sostanziale e duratura la concorrenza, le domande che vi abbiamo posto urgono una risposta».

«Vi invitiamo - conclude la lettera - senza ledere in alcun modo la vostra autonomia, a confrontarvi con noi, ad acquisire i dati che possediamo, ad esaminarli e a discuterli pubblicamente, senza pregiudizi e con senso del realismo, perché non state trattando con società anonime capitalizzate, bensì con persone che ogni giorno si battono per guadagnarsi il pane, cercando pure di perseguire la qualità dei loro progetti nella speranza che ne abbia vantaggio la comunità. Quanto al "decoro" e alla "dignità", siamo consapevoli che si tratta di termini ottocenteschi e desueti: ma questo Paese ne ha molto, molto bisogno».

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