Artisti e architetti insieme per le piazze d'Italia

rassegna web

Affari e Finanza (La Repubblica) 30/06/2003

di IRENE MARIA SCALISE

A chi spetta il difficile compito del restauro urbano delle piazze italiane? Artisti o architetti? Sono in molti a sostenere che, per ottenere risultati doc, sia meglio che agiscano rigorosamente insieme.

Solo dalla sinergia tra i due tipi di talenti, infatti, l'Italia potrebbe recuperare un gap che, dal punto di vista dell'arredo urbano, la vede decisamente fanalino di coda rispetto a molti paesi europei. E gli esempi dell’inedita accoppiata cominciano a farsi sentire su piazze e non solo.

Tanto per dirne una, arrivando in questi giorni a Vinci nel cuore della Toscana più bella, si trovano esposti i cinque progetti per il restauro della Piazza Conti Guidi in "operapiazza".

[...] Quello di Vinci è solo un esempio della mission dell’associazione culturale che vuole essere un punto d'incontro tra curatori e artisti anche internazionali per ridare lustro, tramite l'arte, all'urbanistica made in Italy per tutto il 2003 e 2004.

Dello stesso avviso è anche Alessandro Mendini, architetto prestigioso e noto bonificatore di realtà urbane come la metropolitana di Napoli, recentemente premiata con la Medaglia d’Oro della Triennale di Milano.

Nel metrò partenopeo, ci sono le opere d'arte di Mimmo Paladino, Enzo Cucchi, Michelangelo Pistoletto e Jannis Kounellis, Sandro Chia per la Stazione Mater Dei, che sarà inaugurata il mese di luglio, mentre un grande murale di Nicola De Maria è già inserito nella Stazione di Piazza Dante progettata da Gae Aulenti e rosoni in mosaico di Fulvia Mendini spiccano nella Stazione Salvator Rosa.

«Purtroppo L'Italia non si sta tanto movendo nella direzione della qualità urbana», dice Mendini, «specialmente se paragonata a realtà come quelle di Barcellona, Valencia o Parigi, anche se negli ultimi anni qualche cosa ha iniziato a risvegliarsi come dimostrano i progetti elaborati per Salerno da David Chipperfield e Zaha Hadid o per la Fiera di Milano da Massimiliano Fuksas».

Ma per un cambiamento sostanzioso è meglio puntare su artisti o architetti? «L'unica via può essere quella dell’integrazione tra artisti, arredo urbano e architettura», spiega Mendini, «un’opera artistica messa in una piazza isolata, come si faceva per i bronzi di Pomodoro negli anni ’70, ora sarebbe priva di significato e costituirebbe una sorta di abbellimento posticcio. Il tema invece deve essere quello della comunicazione integrata perché l’artista da solo non è capace e l’architetto neppure».

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www.repubblica.it/supplementi/af/2003/06/30/modaedesign/025soleil.html

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