Gibellina (Trapani), completato il Grande Cretto di Alberto Burri

Sabato 17 ottobre, l'inaugurazione del grande labirinto bianco

Trent'anni dopo l'avvio della sua realizzazione, è stato completato il Grande Cretto di Gibellina (Trapani), il grande labirinto bianco costruito sui resti della vecchia città distrutta dal sisma, opera tra le più famose dell'artista Alberto Burri. L'inaugurazione si terrà sabato 17 ottobre.

Nello scorso maggio si è, infatti, concluso il cantiere che ha portato a compimento il "Grande Cretto", così come concepito e definito da Burri. Com'è ben noto, Gibellina (Valle del Belìce, in Sicilia) fu distrutta dal sisma del 1968. Numerosi artisti di chiara fama, in risposta all'appello di Ludovico Corrao, allora Sindaco di quella città, aderirono con slancio e generosità per la fondazione della nuova Gibellina in altro luogo, con progetti di piazze, architetture e opere mo­numentali. Anche Burri, invitato nel 1981, decise di intervenire, scegliendo però di operare sui ruderi stessi della vecchia Gibel­lina. I resti della città vennero inglobati nel cemento riprendendo il vecchio assetto urbanistico. Il labirinto bianco coprì come un sudario le rovine del sisma, ricordando con le fenditure del Cretto l'evento distruttivo e offrendo alla comunità la dimensione simbolica di un nuovo inizio.

I lavori, avviati nel 1985 e interrotti nel 1989, coprirono circa 66.000 mq. a fronte dei 86.000 mq. previsti. In occasione del Centenario della nascita di Burri, la Regione Sicilia, il Comune di Gibellina, la Fondazione Palaz­zo Albizzini Collezione Burri hanno deciso di completare questa grande opera, senza eguali nel panorama artistico internazionale.

La seconda fase dei lavori prevede l'opera di restauro completo del Cretto, già finanziata e in attesa di imminente avvio. È intenzione delle istituzioni preposte anche la realizzazione di una sede-presidio dell'importante opera-monumento, in cui sarà possibile sostare, assumere informazioni e pubblicazioni, nonché immagini e documenti sull'opera e la sua storia. Un'adeguata segnaletica e altri servizi di comunicazione sono stati previsti nel progetto di qualificazione territoriale regionale strettamente inerente il "Grande Cretto".

«Lo spazio del Cretto obbliga lo sguardo a percorrere le sue fratture come il viandante dentro le vie di una città abbandonata; la massa piena di incidenti di un acrovinilico di Burri ha la labirintica struttura della cerebralità e del pensiero che non può approdare. Il Grande Cretto di Gibellina ha un corpo percorribile, esso contiene tutto l'antico abitato di quel povero paese della Valle del Belice estintosi in una notte invernale del 1968. Scendendo nelle sue fessure, perdendosi nei suoi dedali che un tempo furono le strade stesse del paese, si alimenta ogni volta il pensiero sulla condizione di quanti abitavano in quella terra. Il Grande Cretto evoca tanto la catastrofe avvenuta quanto l'inestinguibilità della memoria che, pur velando ogni cosa, la evidenzia. Davanti al Grande Cretto di Gibellina si comprende che la forma è una cosa vera, che lo spazio è un pensiero diversamente replicabile e aperto e che l'arte ha il potere di dare senso alle cose, con il più eloquente dei silenzi»." È quanto scrive Bruno Corà nel recente catalogo della mostra "Burri I Cretti" allestita al Museo Riso.

Nella giornata del 16 ottobre verrà presentato ufficialmente a Palermo il catalogo della mostra "Burri I Cretti". L'esposizione è stata voluta come occasione di approfondimento su quello che è stato uno dei momenti creativi di maggior interesse nel percorso artistico del maestro umbro di cui ricorre il centenario della nascita.

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