A Comano (TN) una casa ipogea targata CasaClima Oro

un'abitazione senza precedenti, realizzata superando numerosi nodi burocratici dagli architetti Saracino e Tagliabue

«Una progettazione condotta a piccoli passi, ma ben assestati» e la sorpresa finale di aver superato gli infiniti vincoli burocratici attraverso un «dialogo paziente» con le amministrazioni deputate a concedere i necessari via libera. Racconta così il progetto dell'abitazione casa Riga e dell'annesso agriturismo realizzati in Trentino, nei pressi delle stazione termale di Comano, l'architetto Stefania Saracino, che ha concepito, insieme a Franco Tagliabue, anche lui architetto, una casa senza precedenti.

Si tratta del primo esempio di architettura residenziale ipogea in tutto il Trentino, che si è appena aggiudicato il terzo posto al concorso «Constructive Alps 2015», un premio internazionale che dà riconoscimento alle costruzioni sostenibili realizzate in ambiente alpino.

© Davide Cornacchini

© Davide Cornacchini

Tutto nasce dalla fermezza di un'idea e dalla volontà di perseguirla fino in fondo: realizzare una costruzione ipogea per un inserimento ottimale nel paesaggio. Una casa «sub divo», per dirla con un termine preso in prestito dal mondo archeologico, avrebbe reso tutto più facile: sarebbe bastato applicare quanto già conosciuto in ambito tecnologico per dar vita alla tradizionale casa di montagna. Ma alla domanda: «Perché non realizzare la classica casettina con un volume fuori terra», l'architetto Saracino risponde senza dubbi: «Perché in quel contesto secondo noi progettisti era giusto fare così». Era giusto in un contesto agricolo, fatto di prati e frutteti e privo di qualsiasi nucleo abitato negli immediati paraggi, operare con il massimo rispetto del paesaggio e ridurre al minimo l'impatto. Da qui l'idea di dar vita ad una sorta di taglio nel pendio del versante collinare per inserivi le nuove funzioni: un'abitazione con relativo agriturismo. «Un edificio "invisibile" da monte e percepibile come un solo taglio orizzontale a valle», così descrivono l'intervento i progettisti. Al di sopra della copertura viene restituita la continuità del prato.

© Franco Tagliabue

© Davide Cornacchini

Una scelta azzardata, che suona un po' come una sfida, perché, non essendoci precedenti, si trattava di dimostrare alle amministrazioni di rispettare tutti i parametri imposti da normative e regolamenti, compresi quelli di tipo igienico-sanitario. «Dal punto di vista autorizzativo ogni passo non ci è stato negato a priori, ma abbiamo dovuto dimostrare che il nostro edificio aveva le caratteristiche di una casa oltre che salubre, rispettosa dei parametri ambientali», ci racconta l'architetto. Per questo tutto è stato ponderato già attraverso uno studio di fattibilità, prendendo contatti con le amministrazioni interessate, per capire se l'idea di realizzare una tipologia di abitazione senza precedenti potesse trasformarsi in realtà.

Il nuovo edificio è stato realizzato tutto in legno, che è stato impiegato per le strutture, per gli interni e anche per il tetto. Una soluzione che ha comportato lo studio di un pacchetto ad hoc per la copertura «verde».«Volevamo che la struttura potesse "respirare" e per questo abbiamo utilizzato il legno ovunque fosse possibile, ad eccezione della parte che ospita gli impianti e che serve da cuscinetto fra l'abitazione ed il terreno, fatta con un doppio guscio in calcestruzzo», racconta Stefania Saracino. «Volevamo - continua -valorizzare il legno come elemento strutturale ma anche architettonico».

© Davide Cornacchini

© Davide Cornacchini

«L'intero intervento si risolve con pochi segni nel paesaggio: l'incisione nel pendio ed il vuoto dei patii, il prato che continua sulla copertura, i fronti vetrati protetti da un aggetto; un edificio che non si colloca sul terreno, ma è nel terreno, senza interrompere la continuità del paesaggio agrario», raccontano ancora i progettisti.

L'obiettivo era ottenere un edificio a basso consumo, razionale, calibrando la relazione tra costi e impianti. A sorpresa, terminata la progettazione, gli architetti hanno scoperto che il progetto era molto vicino all'ottenimento della certificazione CasaClima Oro, hanno dunque valutato se mettere in atto piccoli accorgimenti per raggiungere il massimo livello di efficienza del protocollo. Ne hanno valutato la convenienza e hanno optato per un piccolo sforzo in più, tanto da rientrare nei target della certificazione «Oro». 

«Alla fine di questo percorso - afferma l'arch. Saracino - abbiamo imparato che un edificio parzialmente interrato sfrutta l'inerzia del terreno, è quindi ben isolato. Questo, insieme al buon posizionamento delle vetrate, come nel nostro caso esposte a sud e a ovest, rende l'edificio praticamente quasi autosufficiente dal punto di vista energetico».

© Davide Cornacchini

© Davide Cornacchini

Infine le scelte impiantistiche. «L'edificio impiega sistemi di accumulazione passivi dell'energia solare ed è riscaldato e raffrescato da una pompa di calore a bassa entalpia accoppiata a sonde geotermiche verticali. La climatizzazione interna è controllata da un impianto di ventilazione con preriscaldamento e preraffrescamento dell'aria immessa e recupero di calore dall'aria espulsa, regolato da un impianto domotico», concludono i progettisti.


Stefania Saracino e Franco Tagliabue Architetti

Stefania Saracino si laurea in architettura a Venezia allo IUAV e all'Università Tecnica di Lisbona con Gonçalo Sousa Byrne e Bernardo Secchi. Consegue, poi, un diploma di Master in Gestione e comunicazione dei beni culturali alla Scuola Normale di Pisa.

Franco Tagliabue si laurea in Architettura al Politecnico di Milano, dove ha svolto attività didattica nel corso di Museografia. È vincitore del Premio di Architettura Maestri Comacini nelle edizioni del 2006 e 2012. Lo studio Saracino Tagliabue Architetti si occupa di architettura, interventi paesistici e di riqualificazione ambientale, indagando il rapporto fra architettura e paesaggio; ha realizzato in contesti paesistici delicati costruzioni ad alta efficienza energetica e varie opere private e pubbliche.

Fra i riconoscimenti ricevuti, il 1° premio al Concorso di progettazione Portanuova - Brienno sul lago di Como (2006) ed il 3° premio al Premio internazionale di architettura per le costruzioni sostenibili nelle Alpi Constructive Alps 2015. In corso progetti preliminari per insediamenti turistici sostenibili e a basso impatto paesistico, una palestra caratterizzata da criteri di sostenibilità e una casa unifamiliare in legno in ambito alpino.

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