La forma della luce nel futuro: ecco chi ha vinto il 2016 VMODERN Furniture Design Competition

Il Magazine eVolo annuncia i vincitori della 2016 VMODERN Furniture Design Competition. Il podio è stato conquistato da due lampade e da un front desk, tutti progetti che hanno saputo interpretare nel modo migliore il tema del concorso, l'indagine sul design del futuro. Wave-Part, lightCage e ROD sono i nomi dei progetti selezionati dalla Giuria.

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Il Magazine eVolo annuncia i vincitori della 2016 VMODERN Furniture Design Competition, il concorso nato con l'intenzione di premiare il design innovativo e di aprire una discussione sullo stile che potrebbe caratterizzare gli arredi del futuro. 

La call è stata accolta da 165 partecipanti, provenienti da 28 differenti nazioni, tra i quali la Giuria ha individuato 3 vincitori e 20 progetti degni di Menzioni d'Onore.  

Il primo posto è andato a David Beirne, Canan Karahasanoglu e Trayan Andonov Haralanov, team composto da membri inglesi e turchi, per il progetto di Wave-Part, un reticolo luminoso creato sulla base dei principi della geometria parametrica e dello sviluppo frattale. La forma modulare e la possibilità di connessione del dispositivo rendono l'idea capace di adattarsi ad ogni utilizzo, dall'applicazione singola all'inserimento in un intero sistema di illuminazione.

L'americano Emmanuel Osorno ha conquistato il secondo posto con lightCage, una lampada a sospensione che si pone come un corpo in tensione con la luce stessa racchiusa al suo interno. Il design cerca quasi di sfidare il significato primordiale della luce che si trova costretta a restare in gabbia, nascosta tra le costole del dispositivo. Tra gli interstizi vuoti creati da queste ultime, la luce si insinua e si diffonde nell'ambiente, creando giochi di ombre che permettono all'elemento di marcare la propria presenza nello spazio.

Il terzo premio è stato assegnato agli svizzeri Maria Smigielska e Pierre Cutellic per ROD, un front desk fabbricato digitalmente usando dei robot capaci di piegare le barre in acciaio. Il progetto è una ricerca sulle capacità dei macchinari nelle tecniche di fabbricazione e di come questi consentano di utilizzare, in chiave moderna e innovativa, anche i materiali più tradizionali. 

1° posto: Wave-Part, David Beirne, Canan Karahasanoglu e Trayan Andonov Haralanov

Il progetto si presenta come uno studio sulle possibilità della luce nel futuro, sul modo in cui la conoscenza tecnica possa contribuire a produrre la luce e su come il design, con le sue forme e le sue linee, possa essere utilizzato per rispondere a desideri ed esigenze dell'uomo.

Wave-Part è una lampada elementare e, facendo riferimento proprio a questi tre concetti chiave, si può definire con sicurezza la luce del futuro. L'adattabilità e la modularità sono i cavalli di battaglia del progetto e, a parere dei suoi autori, dovrebbero essere caratteristiche peculiari di ogni oggetto destinato alla vendita. Il prodotto del futuro deve essere versatile e capace di rispondere alle esigenze e ai bisogni degli utilizzatori. Questa filosofia è alla base dell'idea di Wave-Part. La forma modulare e la possibilità di replicare, collegare e abbinare diversi elementi dello stesso prodotto la rendono adatta all'utilizzo singolo o all'inserimento in un sistema più complesso.

In riferimento alla natura refrattaria della luce stessa, la forma di Wave-Part è l'esito di un intreccio di linee che creano un reticolo dalla conformazione molto simile a un oggetto storicamente utilizzato come diffusore della luce: un cristallo. La modularità della forma del diamante è stata sviluppata sulla base dei principi della geometria parametrica e della crescita frattale ed è in grado di instaurare una delicata e chiara interazione con la luce che emana. Wave-Part risponde alla richiesta della gente di trovarsi davanti a una lampada che riesca a rappresentare la luce in 3D e il progresso tecnologico ad essa legata.

2° posto: lightCage, Emmanuel Osorno

Nata dal desiderio di contenere l'incontenibile, ovvero la consistenza immateriale della luce, lightCAGE si presenta come un corpo in tensione con la luce stessa che racchiude. Il design di Osorno, simile a un contenitore fatto di costole, racchiude al suo interno la natura astratta della luce, che sembra sbirciare tra una fascia e l'altra, cercando di appropriarsi dello spazio circostante fuoriuscendo dalla lampada.

La forma è stata originata da una semplice superficie dal forte carattere simmetrico ed è stata scolpita per dare vita a un involucro che, tra luci e ombre, creasse un certo dinamismo. Con l'intento di ingabbiare la luce, la superficie è stata poi articolata e suddivisa in un modello composto da nervature e fessure tenute insieme da tre anelli strutturali traversali. In questo modo la luce viene diffusa in due modi: dalla parte inferiore, la cui apertura rotonda emana un bagliore uniforme, e dalle aperture laterali, che creano un vivace gioco di ombre nello spazio attraverso le feritoie che lasciano passare delle sottili lame luminose. 

lightCAGE è stata prototipata grazie a una stampante 3D, operazione che ha permesso di verificare l'effettiva funzionalità dell'idea e la capacità della lampada di raggiungere l'obiettivo del suo creatore. 

3° posto: ROD, Maria Smigielska e Pierre Cutellic

Il progetto deriva da una ricerca per il completamento di una galleria d'arte e di architettura a Parigi e doveva fungere da reception e da punto di accoglienza.

La forma si basa sull'utilizzo di due piani orizzontali realizzati in materiale metallico, capace di sopportare la sollecitazione a cui è sottoposto lo sbalzo. Si tratta di un'asta di dimensione standard, con diametro di 6mm e lunghezza di 990 mm, che è stata modellata grazie all'intervento di un robot. Il processo robotizzato consentirebbe al materiale di assumere diverse configurazioni nello spazio in quanto sottoposto a flessione e saldato in loco. 

A partire dal progetto, il team ideatore ha avviato un'intensa attività di ricerca tra i modelli volumetrici e i disegni delle superfici, tra le griglie strutturali, la fabbricazione robotica e la simulazione. 

L'esito del progetto è una scrivania lunga 5,5 m, larga 1,4 m e alta 0,75 m.

Menzioni d'Onore

  • Fenn Chair - Blond Ltd
  • Kytos Chair - Patrick Danahy
  • Torso Magnetic Chair - Kim Minjae
  • Sydney Opera Bar VIP Centerpiece - Emily Leung e Manuel Muehlbauer
  • Multi-Tier Shelf System - Ammar Kalo
  • Lotus: A Kinetic Luminary Object - Reza Mousavy
  • Caustics Chair, Joel Wong Liang Zhou - Amanda Gunawan
  • Claw Chair - Maryam Houda
  • Band-Rail - VG Studio - Victoria Goldstein
  • Filament Chair - Luis Alberto Menéndez Sánchez
  • Slip Sofa - Dionysus Cho e Hyeun Lee
  • Stratum Chair - Ammar Kalo
  • Almost Natural Things - Chair - Faysal Tabbarah, Nada Taryam e Khawla Al Hashimi
  • Raygon Lamp - Mohanned Iskanderani
  • Concrete Pods - Anthony Iwaz, Joseph Sciascia e Joey Doherty
  • Invertible Lamp - Ehsan Fatehifar
  • Minimae Chair - Marta Krivosheek
  • 3S9T Lamp - Martin Wong Tuong Ying
  • Oculus Chair - Carla Rommelt e Abdulrahman Ali Harib
  • sLounge - Xiang Liu, Chi Yee Corliss Ng

+ info e gallery dei progetti: www.vmodern.com

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