A 120 Km da Parigi le strutture di Gustave Eiffel rinascono su progetto del giovane collettivo Encore Heureux

Nel XVIII secolo era una cartiera reale, oggi, grazie a un progetto di riuso, ospita spazi di convivialità della Hutchinson, storica industria che iniziò la sua attività nel 1853 con la produzione di stivali in caucciù per poi entrare nella storia della tecnica legata ai trasporti, realizzando teli per dirigibili, ali di aerei e parti di transatlantici

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Châlette-sur-Loing, piccola cittadina a 120 chilometri da Parigi e un'antica cartiera reale del XVIII secolo, ricostruita in parte da Gustave Eiffel che nel 1869 - prima della realizzazione della torre simbolo della Ville Lumière - vi introdusse una delle prime carpenterie metalliche della storia. È questo il punto di partenza di un progetto di riuso commissionato dalla Hutchinson, oggi una grande multinazionale con una cifra d'affari di 4 miliardi d'euro l'anno (dato del 2016), che iniziò nella seconda metà dell'Ottocento con la produzione di stivali in caucciù per poi entrare nella storia della tecnica legata ai trasporti, realizzando teli per dirigibili, ali per storici aerei, e partecipando allo sviluppo dell'automobile e di transatlantici come la mitica Normandie, varata negli anni Trenta del Novecento.

Foto: © Cyrus Cornut

La storia è parte integrante del progetto di riuso dell'edificio nel quale le strutture di Eiffel sono ancora ben conservate. Il progetto di recupero e rifunzionalizzazione è del giovane collettivo Encore Heureux Architectes, fondato nel 2001 a Parigi da Julien Choppin e Nicola Delon (entrambi laureati nel 2002) ai quali nel 2016 si è unito un terzo socio, Sébastien Eymard. Dieci mesi per la progettazione e 18 di lavori per recuperare l'edificio che versava in cattive condizioni.

Foto: © Cyrus Cornut

L'edificio è stato trasformato dalla multinazionale Hutchinson, che oggi sviluppa soluzioni per la sicurezza e il comfort nell'ambito dei trasporti, impegnata nei settori dell'industria automobilistica, dell'energia, dell'aerospazio, della difesa e delle ferrovie. 

507 Fab House: un luogo di condivisione

Foto: © Cyrus Cornut

Foto: © Cyrus Cornut

L'edificio ora prende il nome di 507 Fab House ed è situato in prossimità del centro di ricerca e innovazione e della storica industria del gruppo Hutchinson. È diventato un luogo che sfrutta le più moderne tecnologie di comunicazione per illustrare i prodotti e le soluzioni dell'azienda. È uno spazio informale dove incontrare clienti, organizzare meeting, eventi, o dove i lavoratori possono rilassarsi magari leggendo un libro, incontrarsi o lavorare in team. In pratica, l'edificio si trasforma in un hub per la condivisione, che offre - afferma Jacques Maigné, presidente e direttore generale di Hutchinson - «un nuovo modo di lavorare, di relazionarsi e di innovare». Parola d'ordine: contaminazione. «L'innovazione passa per lo scambio», continua ancora il presidente del Gruppo.

 Foto: © Cyrus Cornut

La vecchia fabbrica si trasforma, così, in un luogo semplice, conviviale, modulabile e variegato. L'esterno è sobrio, in modo da fondersi all'ambiente industriale. Mentre l'interno è concepito con l'obiettivo di valorizzare la carpenteria color verde reseda. Un grande e luminoso atrio a doppia altezza funziona da spazio di distribuzione e di accoglienza. È un luogo di incontro e di relax dominato da una grande scalinata che funge anche da seduta in occasione di eventi.

Uno spazio high tech

Foto: © Rémy-Pierre Ribière

All'interno della Fab House è stata realizzata una sala con sistema di telepresenza, dotata di una tecnologia innovativa in materia di comunicazione, che permette di gestire conversazioni, progetti, di tenere riunioni in tempo reale con una efficacia visiva vicina alla realtà. «Esistono solo quattro sale per telepresenza nel mondo - viene spiegato in una nota per la stampa». Di queste un'altra è sempre del Gruppo Hutchinson e si trova in Michigan (Usa). Le altre sono a «Balzac (Francia), Suzhou (Cina), Monte Alto (Brasile)».

Foto: © Philippe Rouault

Foto: © Philippe Rouault

Un'altra sala, grazie a quattro schermi e a degli occhiali 3D consente di scoprire i prodotti della Hutchinson in modo immersivo, mentre una sala con schermo 3D permette di presentare l'offerta dell'azienda in una modalità innovativa. Touch screen e arredi modulabili caratterizzano, invece, gli spazi per riunioni e di formazione, che possono accogliere da 2 a 40 persone.

«La Hut» è invece uno spazio multiculturale con la sua biblioteca, dove ognuno può portare un libro che riguardi il proprio Paese, la propria religione, o una passione particolare. Lo spazio «Give & Take» è immaginato per favorire lo scambio di libri e per stimolare la curiosità dei collaboratori.

Foto: © Cyrus Cornut

Infine, la cucina «Chez Gustave» che in un ambiente, molto simile alla cucina di casa, permette l'incontro, davanti ad un buon piatto preparato dallo chef, tra lavoratori o tra lavoratori e clienti.

Mariagrazia Barletta

Crediti di progetto

Committente: Hutchinson (Aurore Bardon, direttrice del progetto 507 e Christian Leys, Direttore dei lavori)

Progettisti: Encore Heureux architectes - Julien Choppin e Nicola Delon
Project manager: Margot Cordier con Jordan Weisberg & Ariane Francescato
Program manager: François Guiguet (Aubry et Guiguet Programmation)
Interior design per "La Cuisine" e "La Hut": Véronique Bertholon 

Project management team
Economia e coordinamento del cantiere: Atec - Gabriel Legendre
Acustica: Orythie
Progettazione strutturale: Ligne Be
Impianti: Innovation Fluides

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