Dopo 136 anni di cantiere la Sagrada Familia ottiene la licenza per costruire

Siglato ieri, 18 ottobre, un accordo storico tra amministrazione comunale e Patronato della Basilica

Era il 19 marzo 1882 quando, con una cerimonia solenne, si celebrava la posa della prima pietra della Sagrada Família, monumento-icona di Barcellona ideato da Antoni Gaudí. Allora si costruiva la cripta. Gaudí subentrò un anno dopo, dando forma al suo tempio visionario. Oggi, a distanza di 136 anni da quella cerimonia, il cantiere infinito della basilica delle meraviglie viene legittimato sul piano amministrativo. 

È stato infatti firmato ieri, 18 ottobre, un accordo storico tra il Patronato della basilica, responsabile della costruzione, e il Comune di Barcellona. Un patto che avvia la regolarizzazione dei lavori, dopo 136 anni, durante i quali il cantiere è andato avanti senza alcuna licenza. «La basilica potrà formalizzare i permessi una volta approvati la modifica necessaria al piano urbanistico generale (Plan General Metropolitano) e il piano urbanistico presentato dal Patronato della Sagrada Familia», si legge in una nota emessa dal comune catalano.

La basilica, inserita nel 2005 nella lista del patrimonio dell'Unesco, si mette dunque in regola, grazie ad un patto storico che arriva quando mancano 8 anni alla conclusione dei lavori (prevista per il 2026). L'accordo dà anche un valore monetario all'impatto del cantiere sulla città. Per attenuare l'uso intensivo dello spazio pubblico (il tempio di Gaudí totalizza circa 20 milioni di visitatori ogni anno), per migliorare la gestione dei flussi turistici e la mobilità nell'area circostante è previsto che il Patronato dia un cospicuo contributo. La Sagrada Família pagherà 2,2 milioni di euro all'anno (per 10 anni) per migliorare il trasporto pubblico. Altri 7 milioni li verserà per migliorare gli accessi alla stazione della metropolitana. Altri 4 milioni serviranno per realizzare progetti per le strade limitrofe (calles de Sardenya, Provença, la Marina e Mallorca), da approntare attraverso un percorso partecipato. Ulteriori 3 milioni saranno destinati alla manutenzione, alla pulizia delle strade e alla sicurezza dell'area.

Dunque, tutto risolto? Non proprio secondo quanto riportato da El País. Dall'accordo «resta fuori una questione in sospeso e di non poco conto - rileva Clara Blanchar, giornalista del celebre quotidiano spagnolo. Si tratta - scrive - della contestata scalinata di accesso alla facciata della Gloria del tempio, che guarda verso la calle de Mallorca. Una scalinata che è nel progetto originale di Antoni Gaudí e che se si materializzerà si suppone comporterà la demolizione di vari edifici contenuti in due isolati, per l'apertura di un passaggio di accesso al tempio». In particolare, la delicata questione - da quanto si apprende dalla lettura della nota diramata dal comune - sarà affrontata dopo l'approvazione della variante urbanistica e del piano presentato dal Patronato. Solo allora sarà costituita una commissione di lavoro nella quale siederanno il Patronato, rappresentanti degli interessi del quartiere e enti locali, che studierà le soluzioni urbanistiche non incluse nel patto appena firmato.

Se Gaudí fosse in vita probabilmente penserebbe ad un déjà-vu. In fondo, la cosiddetta Pedrera, la casa costruita per i coniugi Milà sul Passeig de Gràcia, è salva per una sorta di sanatoria di inizio Novecento (per nostra fortuna). Modellando e rimodellando la struttura, Gaudì finì col non rispettare i limiti di cubatura previsti. Poi all'edificio fu riconosciuto lo stato di monumento, così ai Milá bastò pagare 100mila pesetas per regolarizzare ciò che oggi è riconosciuto come un incontestabile capolavoro.

di Mariagrazia Barletta

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