Sette beni culturali da trasformare in atelier d'artista (con l'aiuto di professionisti qualificati)

Un ex casello idraulico in provincia di Pisa, una torre costiera a Livorno (Torre di Calafuria), Villa Carducci Pandolfini, di impianto quattrocentesco, a Firenze. Ed ancora: un rifugio antiaereo ad Ancona, due fabbricati a Trieste e l'edificio "La Torretta" a Bari.

Sono gli immobili individuati dall'Agenzia del Demanio e destinati ad essere dati in concessione a giovani creativi ad un canone simbolico che non può superare la soglia di 150 euro al mese. Ottenuti gli immobili, i giovani creativi dovranno trasformarli in centri per la produzione di arte, musica, danza e teatro. La riconversione degli immobili passa per un doppio progetto: culturale e architettonico. Quest'ultimo va affidato a «professionisti operanti nel settore dell'edilizia, dell'urbanistica e del paesaggio». 

L'elenco dei beni è stato pubblicato in un decreto del ministero dei Beni culturali, approdato nella "Gazzetta ufficiale" dello scorso 18 febbraio. Il programma a favore dei giovani creativi non è del tutto nuovo, ma si innesta in un piano che fu avviato a luglio 2016 con la pubblicazione di un primo elenco di beni da dare in concessione. Alcuni, però, «per gravi problemi strutturali e di agibilità» sono risultati inidonei. Ecco spiegato il nuovo elenco di immobili ripubblicato in "Gazzetta".

A favore dei futuri assegnatari degli immobili, per interventi di manutenzione straordinaria, è prevista l'erogazione di contributi a fondo perduto in proporzione alle spese sostenute. A tal fine sono disponibili risorse pari a 1.774.302 euro che fanno capo alla direzione generale Arte ed architettura contemporanee e periferie urbane del Ministero dei beni e delle attività culturali.

Torre di Calafuria a Livorno

Il nuovo Dm va a modificare il decreto del Mibac del 22 dicembre 2015 con il quale si era provveduto a definire - a grandi linee - le modalità del piano di valorizzazione degli immobili e a pubblicare un primo elenco di beni da affidare in locazione o concessione agli artisti.

Alla selezione degli immobili devono seguire i bandi per l'affidamento in concessione

L'ente gestore di ciascun immobile affida in locazione o in concessione il bene, per almeno dieci anni, a cooperative o associazioni di artisti chiedendo in cambio la corresponsione di un canone simbolico, pari a non più di 150 euro al mese (gli oneri di manutenzione ordinaria sono a carico del locatario o concessionario). Per selezionare gli affidatari serve un ulteriore passaggio: gli enti gestori devono pubblicare un bando pubblico, in cui dovranno essere specificati le modalità d'uso e il tipo di produzione artistica compatibile con il bene. 

Pubblicato il bando, le cooperative e le associazioni di artisti possono presentare un progetto culturale, specificando le iniziative che intendono svolgere e i mezzi finanziari per farvi fronte. L'ente gestore è obbligato a tener conto della compatibilità tra progetto artistico e caratteristiche del luogo in cui le attività si svolgeranno. Il progetto culturale deve essere realizzato garantendo la «sicurezza e il decoro delle aree in cui viene svolto e delle persone che le frequentano».

«Il progetto dovrà essere accompagnato da adeguati elaborati tecnici realizzati da professionisti operanti nel settore dell'edilizia, dell'urbanistica e del paesaggio». Compatibilmente con l'immobile, i centri di produzione artistica potranno anche ospitare servizi aggiuntivi, come: punti vendita di prodotti culturali, caffetterie, servizi di ristorazione, spazi di accoglienza, purché però queste attività non prevalgano su quelle di natura culturale.

MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
DECRETO 18 dicembre 2018

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