Da cattedrali della meccanica ad hub tecnologico: le Officine Reggiane rinascono con il progetto di Andrea Oliva

Hanno rappresentato un capitolo significativo della storia industriale italiana. Tra le maestose strutture, nate ad inizio Novecento, si producevano treni, proiettili d'artiglieria e aerei da combattimento, tra cui i caccia serie RE-2xxx. Venivano chiamate "cattedrali della meccanica" e ora rinascono come hub tecnologico. Sono le storiche Officine Meccaniche Reggiane. Di questo grande complesso, che sorge in un'area a nord di Reggio Emilia, a ridosso del centro storico, sono state completate le operazioni di restauro e rifunzionalizzazione del Capannone 18, un progetto dell'architetto Andrea Oliva.

Il Capannone 18 è parte integrante del Parco dell'Innovazione, un polo europeo scientifico-tecnologico umanistico al servizio delle imprese e della ricerca, di cui fanno già parte grandi eccellenze, come il Tecnopolo e il Centro internazionale Loris Malaguzzi, laboratorio del "Reggio Emilia approach", filosofia educativa presa d'esempio nelle scuole di tutto il mondo. Già nel 2013, un altro capannone, il numero 19, era stato consegnato alla città, sempre su progetto (pluripremiato) di Oliva, che fu selezionato tramite un concorso a inviti.

Fotografia di © Kai-Uwe Schulte-Bunert

Fotografia di © Kai-Uwe Schulte-Bunert

Il rinnovato capannone è stato inaugurato lo scorso 30 marzo, diventando sede di laboratori di ricerca, di uffici, di importanti imprese (Ask, Bema/Elettric80, Grasselli, Studio Alfa e Webranking) e luogo deputato al trasferimento tecnologico. L'intervento è stato promosso da Stu Reggiane spa, società di trasformazione urbana pubblico-privata costituita dal Comune di Reggio Emilia e da Iren Rinnovabili, e rientra in un ampio programma di riqualificazione urbana che interessa l'area "Reggiane" e il quartiere Santa Croce.

«Conservazione integrale» per la «basilica» della meccanica

In tutto: 28 portali di acciaio chiodato per un edificio che si estende per una lunghezza di 174 metri, racchiudendo al piano terra una superficie di 8.600 metri quadri. Per la tipologia caratterizzata da un transetto laterale, il capannone, come altri, era chiamato "basilica": una cattedrale della meccanica, costituita da tre navate di diversa altezza.

Fotografia di © Kai-Uwe Schulte-Bunert

Fotografia di © Kai-Uwe Schulte-Bunert

«In un contesto in cui la testimonianza è così fragile, al punto tale da far perdere il significato di memoria, la vera innovazione progettuale sta nella conservazione integrale. Un restauro totale non solo del manufatto, ma anche dei residui di processo, delle macchie, delle scritte, delle imperfezioni», spiega Andrea Oliva. I segni del tempo vengono conservati come testimonianza di un'importante narrazione.

«Il Capannone 18 - continua Oliva - rivela all'interno la sua storia, come una grande sala affrescata dove si moltiplicano le prospettive e i punti di vista. La fabbrica, dopo la bonifica dall'amianto e il consolidamento strutturale, ha ritrovato il suo aspetto originale; le prospettive interne, proprio per loro dimensione, appartengono alla più ampia scala urbana, a tratti persino paesaggistica. La struttura così riconfigurata richiama quella di un quartiere, di uno spazio urbano appunto, pur mantenendo l'identità e la postura dell'officina nei suoi elementi strutturali storici».

Un interno completamente nuovo

La sostituzione di parti del manto di copertura è stata l'occasione per introdurre nuove fonti di luce naturale che hanno aiutato la reinterpretazione dello spazio, articolato in corti urbane su cui si attestano nuovi affacci, piazze e attraversamenti.

Fotografia di © Kai-Uwe Schulte-Bunert

Fotografia di © Kai-Uwe Schulte-Bunert

Per l'interno dell'edificio restaurato, il progettista ha ideato uno spazio nuovo, contemporaneo. Ad animarlo sono i nuovi volumi inseriti all'interno del grande vuoto basilicale. Ad esempio, gli spazi ad alta tecnologia dei laboratori sono stati ricavati sovrapponendo volumi di legno, seguendo anche i principi della flessibilità e reversibilità degli spazi. «Le forme astratte, scorrevoli, disposte e sovrapposte, combinano un paesaggio di relazioni fisiche anche tra soggetti funzionali diversi, obbligandoli ad una necessaria contaminazione del sapere», spiega Oliva. Legno e policarbonato sono i materiali prevalentemente utilizzati per le nuove "architetture interne", una scelta che si configura come una sorta di astrazione materica, con l'obiettivo di non entrare in competizione con la struttura della storica officina.

Un progetto «visionario»

Fotografia di © Kai-Uwe Schulte-Bunert

«Nel patrimonio architettonico dell'area Reggiane, persiste una verità dinamica, poiché si tratta di un insieme aperto, non definitivo, in perenne mutamento - osserva ancora Andrea Oliva - La reciprocità tra uomo e macchina ha conquistato un ruolo determinante, d'influenza su qualsiasi elemento architettonico, per risolvere con la massima efficienza il concetto di funzionalità. Se il processo industriale è stato il principale elemento di mutazione morfologica della fabbrica, la visionarietà e l'avanguardia sono stati i principi ispiratori della trasformazione tipologica di ogni singolo capannone».

Il maxi- programma di riqualificazione

«Il Programma di riqualificazione urbana Area Reggiane- Quartiere Santa Croce, realizzato da Stu Reggiane spa, raggiunge una dimensione di investimento pubblico-privato stimabile in circa 50 milioni di euro, costituita principalmente dal contributo ottenuto attraverso il Bando nazionale aree urbane e periferie, del valore di 17,8 milioni di euro, dalla partecipazione di Iren Rinnovabili e dal cofinanziamento da parte di soggetti pubblici e privati per un importo di circa 29 milioni di euro: esso rappresenta uno dei maggiori investimenti sul territorio reggiano degli ultimi decenni, funzionale ad un nuovo modello di sviluppo produttivo e tecnologico, al passo con gli hub europei», si legge in una nota del Comune.

«Quello ottenuto con il Bando nazionale aree urbane e periferie - continua la nota - è il secondo finanziamento governativo per l'area Reggiane-Parco Innovazione e il quartiere Santa Croce, dopo quello di circa 10,9 milioni di euro, erogato attraverso il Piano nazionale Città, a cui si sono aggiunti 2 milioni di euro finanziati dalla Regione Emilia-Romagna attraverso il Documento unico di programmazione e 3,5 milioni di euro da parte del Comune. L'investimento per la riqualificazione del Capannone 18 è stato pari a 15.240.000 euro, Iva inclusa».

Quanto al Parco dell'Innovazione, i «prossimi step sono l'avvio dei lavori di: riqualificazione del Capannone 17 (sempre su progetto di Oliva nda); riapertura del braccio storico di viale Ramazzini ora intercluso nell'area Reggiane; del secondo stralcio di piazzale Europa. E' stato altresì messo a gara l'intervento per la riapertura di viale Ramazzini, lato ovest, finalizzato alla riapertura di questo tratto oggi chiuso. Si tratta di opere di rilevanza pubblica a servizio sia del Parco Innovazione sia del quartiere Santa Croce».

di Mariagrazia Barletta

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