Il Bauhaus Museum Dessau raccontato dal suo giovane progettista, Roberto González (addenda architects)

Il museo (appena inaugurato) concepito come un imponente blocco di cemento sospeso e avvolto in una teca di vetro

Un edificio all'interno di un altro edificio: un imponente blocco di cemento avvolto nel vetro. Diventa realtà il nuovo Bauhaus Museum, progettato a partire dal concorso internazionale di progettazione che aveva attirato 831 proposte da tutto il mondo, vinto da addenda architects, giovane studio di Barcellona. Semplicità estetica e chiarezza formale nel nuovo museo che rimanda immediatamente all'opera di Mies van der Rohe, che diresse anch'egli la scuola: «Può essere considerato come eredità iconografica del motto "less is more"», affermò la giuria del concorso.

«In realtà, nulla del nuovo edificio era inteso come una citazione diretta fin dall'inizio», racconta Roberto González, socio di addenda architects. «Ma come architetti di Barcellona - continua -, abbiamo sempre avuto stretti rapporti con Mies van der Rohe. Vi è una forte connessione con il padiglione di Barcellona. Naturalmente, non tutti gli architetti di Barcellona adorano il Padiglione, ma siamo sicuramente una squadra di fan di Mies».

Il museo nasce a Dessau, luogo simbolo insieme a Weimar, del Bauhaus, la storica scuola di arte e design fondata da Walter Gropius nel 1919, che diede un considerevole contributo proprio al linguaggio razionalista. Il contenitore culturale viene completato in un anno speciale: com'è noto, infatti, il 2019 è l'anno in cui la Germania celebra il centenario della nascita del Bauhaus. Il committente è la Fondazione Bauhaus Dessau, che ha sede proprio nella scuola disegnata da Gropius. Sua una collezione di circa 40mila oggetti legati al Bauhaus, che finalmente potrà essere presentata al pubblico nella sua interezza.

Esterno del Bauhaus Museum Dessau - © Bauhaus Dessau Foundation - Fotografia di Hartmut Bösener

«La nostra idea principale per il museo era quella di creare uno spazio ampio e flessibile, in modo che mostre e workshop potessero svolgersi senza essere limitati in alcun modo dall'architettura. Ovviamente abbiamo dovuto integrare questa idea con i requisiti richiesti: il museo doveva fornire un'area di 1.500 metri quadrati per la collezione, proteggere i reperti dalla luce diretta del sole e offrire condizioni climatiche ideali. È così che ci è venuta l'idea della Black Box, un cubo di cemento chiuso che galleggia sopra il terreno», racconta Roberto González

Dentro una scatola in cemento armato concepita come una struttura a ponte

Cuore del progetto è il Black Box, una sorta di scatola in cemento armato, lunga 100 metri e larga 18, che "galleggia" a circa cinque metri sopra le teste dei visitatori. Per motivi di conservazione dei preziosi, quanto delicati, oggetti della collezione, non vi è luce naturale al suo interno. Per la struttura portante - spinta fino al limite - gli architetti  hanno preso spunto dalle strutture dei ponti. Il Black Box poggia quindi solo sulle due strutture contenenti le scale, distanti 50 metri l'una dall'altra, e non vi sono sostegni intermedi.

Questa «scatola nera è costruita come un ponte. È curvata verso l'alto alle estremità in modo che una volta che la struttura è in esercizio, il suo peso, il peso dei visitatori e delle mostre lo annullerà. Alla fine, dovrebbe idealmente formare una linea orizzontale. Ciò non accadrà immediatamente, ma nel corso dei prossimi forse 20 anni». «La progettazione e la costruzione - continua il giovane socio di addenda - sono state davvero impegnative. Abbiamo dovuto spingere molto rispetto ai requisiti standard. Ma abbiamo trovato dei partner, ne abbiamo discusso con loro e alla fine abbiamo raggiunto una soluzione. In questo modo, abbiamo creato qualcosa di unico».

L'Open Stage: uno spazio polifunzionale flessibile

Al piano terra c'è l'Open Stage: uno spazio polifunzionale flessibile con una hall, la biglietteria, una caffetteria e un negozio, oltre a 600 metri quadrati di spazio per esposizioni temporanee. Il Black Box e l'Open Stage sono racchiusi su tutti e quattro i lati da una teca di vetro, che riflette il paesaggio urbano circostante. Ben 571 moduli a triplo vetro offrono isolamento termico e protezione dal sole.

«L'Open Stage offre spazio per prospettive artistiche contemporanee. È uno sguardo al futuro e questo futuro è aperto, flessibile e accogliente per tutti», rimarca Roberto González. «Ovviamente - aggiunge - non potevamo semplicemente lasciare aperto lo spazio sotto la Black Box. Siamo nel Nord Europa, dove piove molto e fa molto freddo. Così abbiamo costruito una specie di cappotto invernale in vetro. Questa facciata in vetro protegge l'edificio. Ma ha anche creato spazio aggiuntivo per mostre, eventi e uffici al piano terra».

addenda architects: Roberto González, Anne Hinz, José Zabala, Cecilia Rodríguez, Arnau Sastre - addendaarchitects.com

González: «Il momento in cui entri nell'edificio è magico. All'improvviso sei nel mezzo. Non ci sono limiti»

Open Stage © Stiftung Bauhaus Dessau / Foto: Thomas Meyer / OSTKREUZ, 2019

Il museo si relaziona, da un lato, con il parco comunale e dall'altro con l'ambiente costruito. «Il Museo Bauhaus di Dessau  - è sempre González a parlare - funge sia da confine che da collegamento tra la città e il parco. I due lati dell'edificio sono identici. Ma, a seconda delle condizioni di illuminazione, l'ambiente si riflette a vari livelli. Sul lato che si affaccia sulla città, il rapporto con la città si rafforza man mano che si riflettono le facciate degli edifici opposti. Dal lato del parco, il rapporto con la natura è rafforzato dal riflesso degli alberi. Il momento in cui entri nell'edificio è magico. All'improvviso sei nel mezzo. Non ci sono limiti. Tutto sembra aperto, trasparente e fluido».

La quinta facciata: il tetto verde

«Il Bauhaus Museum Dessau si trova nel parco comunale di Dessau. Volevamo proteggere e preservare il parco. Ecco perché abbiamo messo un piccolo pezzo di parco sul tetto. Oltre alla motivazione simbolica c'è anche un motivo pratico per farlo: l'acqua piovana può essere utilizzata per innaffiare le piante e le piante aiutano a isolare l'edificio», racconta ancora González.

Il risultato? «Molto Bauhaus»

«Ci sono anche alcuni parallelismi più immediati con l'edificio Bauhaus», rimarca l'architetto. «Anche se non erano intesi come virgolette. La scatola nera si posiziona sulle scale come un ponte. Anche l'edificio Bauhaus ha un ponte. Entrambi gli edifici hanno due porte sui lati opposti che consentono di entrare da un lato e uscire dall'altro. Per noi, queste decisioni riguardavano la flessibilità e la funzionalità. E Gropius probabilmente stava pensando la stessa cosa con l'edificio Bauhaus. Il risultato è molto Bauhaus».

di Mariagrazia Barletta

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