Monumento e sentimento nella Tanzhaus a Zurigo di Barozzi-Veiga

Terminato il nuovo edificio nato da un concorso di progettazione

Un'architettura che trova la sua ragion d'essere nella specificità del luogo, ma che al contempo conserva una forma autonoma, una propria identità, ben definita, che rende subito riconoscibili gli ambiti pubblici in cui sorge e tenta di stimolare il senso di appartenenza ai luoghi della vita comunitaria. Il concetto di «monumentalità sentimentale» espresso dal duo italo-spagnolo Fabrizio Barozzi e Alberto Veiga, per spiegare l'approccio seguito nel dar forma ai loro progetti, ben descrive una loro architettura da poco terminata: la Tanzhaus a Zurigo.

Si tratta di un edificio che alberga uno dei centri di coreografia e performance di danza più importanti della Svizzera. Come molti progetti dello studio Barozzi-Veiga, l'edificio nasce da un concorso di progettazione.

Tanzhaus, Zurigo - Fotografia © Simon Menges, Berlino

Voluto dalla città di Zurigo per ricostruire la precedente sede della Tanzhaus distrutta da un incendio nel 2012, l'edificio, quasi scultoreo, ha un'identità marcata. È un oggetto urbano definito da un terrazzamento e dal ripetersi di uno stesso elemento che dà vita a un prospetto caratterizzato dal susseguirsi di bucature di forma trapezoidale. Tra l'altro la ripetizione di motivi geometrici ha caratterizzato altre opere dello studio barcellonese. Basti pensare - tanto per restare in ambito elvetico - al ripetersi di tessere quadrate che, come in un bassorilievo, definiscono l'immagine della nuova addizione del museo d'Arte dei Grigioni a Coira o alle "lame" di mattoni che caratterizzano il neonato Museo di Belle Arti a Losanna.

 

Tanzhaus, Zurigo - Fotografia © Simon Menges, Berlino

Tanzhaus, Zurigo - Fotografia © Simon Menges, Berlino

Tanzhaus, Zurigo - Fotografia © Simon Menges, Berlino

Tanzhaus, Zurigo - Fotografia © Simon Menges, Berlino

I volumi di queste architetture sono subito riconoscibili, hanno una loro autonomia di forma, ma allo stesso tempo danno valore allo spazio pubblico e entrano in connessione con i luoghi. Il museo di Losanna fa proprio lo spirito industriale dell'area su cui nasce, dove un tempo si riparavano le locomotive. Viene conformato in modo da ridurre l'impronta al suolo e generare un articolato spazio pubblico all'aperto. Allo stesso modo, l'iconico volume dalla pelle in cemento prefabbricato di Coira nasce da un'inusuale idea: interrare gli spazi espositivi per ridurre al minimo il volume fuoriterra. Un'azione che ancora una volta è a vantaggio dello spazio pubblico e indirizza il volume costruito verso la ricerca delle giuste proporzioni.

Museo d'Arte dei Grigioni a Coira, Fotografia © Ralph Feiner

 Museo di Belle Arti a Losanna. Fotografia di © Matthieu Gafsou

Allo stesso modo, la Tanzhaus a Zurigo pur mantenendo una sua autonomia formale, una certa monumentalità, si relaziona al contesto, con il quale ricerca una relazione empatica. Sentimento e monumento, seppur concettualmente opposti, trovano un equilibrio. Difatti, il nuovo volume entra in connessione con il paesaggio fluviale e riattiva la passeggiata lungo il fiume Limmat. Sul tetto viene generato un nuovo spazio pubblico che mette in connessione i diversi percorsi che si intrecciano a diversi livelli.

La facciata viene pensata per integrarsi nell'ambiente circostante. Al piano terra vengono ospitate le funzioni pubbliche in connessione con l'esterno. Si dà valore allo spazio collettivo, anche moltiplicando gli accessi e dunque la circolazione attorno all'edificio.

di Mariagrazia Barletta

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