Grande Moschea di Isfahan

L'istituzione governativa che si occupa della conservazione dei beni culturali e ambientali in Iran ha segnalato la situazione critica della Moschea Masjid-i Shah (Moschea dell'Imam) di Isfahan, le cui fondamenta si starebbero sgretolando a causa di perdite nelle condutture che trasportano le acque di scolo provenieni dagli edifici della zona. Le tubature sono poste a circa 400 metri di profondità dal suolo e probabilmente hanno continuato a trasmettere l'infiltrazione all'antica struttura negli ultimi tre anni.

La Moschea Masjid-i Shah, detta anche "Moschea del Venerdì", è il prodotto di continue costruzioni, aggiunte e ricostruzioni, protrattesi dal 771 alla fine del XX secolo. A partire dall'XI secolo, durante il Califfato dei Selgiuchidi (di origine turca), nell'area dell'attuale Iran (l'antica Persia) si sviluppò un nuovo tipo di moschea, contraddistinto dalla presenza dell'iwan, un'alta sala coperta a volta intesa come accesso principale al santuario e come area coperta prima del mihrab - nicchia posta in corrispondeza della quibla, la direzione della Mecca verso la quale si orientano i fedeli in preghiera.
In seguito (secolo XII) venne adottato lo schema planimetrico della "madrassa", con una corte centrale circondata da ambienti sui quattro lati, interrotti da altrettanti iwan disposti a croce.

La Moschea di Isfahan ripropone la pianta a quattro iwan, ognuno dei quali conduce ad una sala coperta da una cupola e fiancheggiata da arcate su due livelli, con nicche dalla sagoma appuntita (l'iwan più ampio si trova sul lato della qibla). La cupola a sud fu costruita per ospitare il mihrab nel 1086, mentre un anno più tardi venne realizzata quella a nord.

Dopo una serie di ulteriori ampliamenti e rimaneggiamenti ad opera dei popoli dominanti, come ad esempio la realizzazione di un elaborato mihrab in stucco commissionato dal sovrano mongolo Oljaytu nel 1310, nel XVI secolo, sotto i Safavidi, si intervenne soprattutto sulla decorazione, con l'aggiunta di particolari elementi tridimensionali detti muqarnas e di piastrelle smaltate.

La Grande Moschea di Isfahan attualmente è oggetto di studio di un team italo-iraniano di archeologi che, per risalire alle complesse stratificazioni architettoniche che l'hanno interessata nei secoli, adopereranno dispositivi elettronici per la misurazione della temperatura e speciali scanner per trasferire i dati acquisiti su mappe digitali. Secondo quanto dichiarato da Fariba Saeidi, che guida il gruppo di lavoro, lo scopo dell'indagine è "produrre un'immagine precisa e dettagliata dei resti architettonici che si trovano sotto la moschea, senza ricorrere ai comuni metodi e strumenti, che potrebbero danneggiare la fabbrica".

Immagini e approfondimenti:
http://archnet.org/library/images/thumbnails.tcl?location_id=3696

www.islamicarchitecture.org/wai/ia/archi/masjid-ishahisfahan.html

http://iranmiras.ir/

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