Bolzano: il passato mercantile dell'antica strada riemerge nel bistrot firmato noa*

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Da antica bottega dalla volta a botte, affacciata su una delle strade più antiche della Bolzano mercantile, ad accogliente bistrot in bilico fra eredità storica e finezza contemporanea. Lo studio bolzanino noa* - network of architecture completa un nuovo progetto tra restauro ed interior design.

Il nuovo bistrot si apre su via Dr. Streiter, antica strada cittadina, che ha mantenuto molto del suo aspetto originario: tutt'ora attraversata da tre archi di origine medievale, ripercorre l'antico fossato settentrionale del primo insediamento cittadino. «A circa metà di questa strada - spiegano allo studio di Bolzano - sorge una casa che difficilmente passa inosservata: è chiamata "Haus am Gang" e con soli due piani è fra le più basse nella via, oltre ad essere punto di rottura nel fronte stradale compatto, grazie ad un ballatoio che si apre sopra un vicolo sul lato est». È questo l'edificio su cui è intervenuto lo studio noa*.

Fotografie © Alex Filz

«La casa ha un passato storico che va indietro di secoli e che trabocca di vita e varietà» spiega Stefan Rier, fondatore di noa* e architetto a capo del progetto. «È passata fra le mani dell'Ordine Teutonico, di un orafo di nome Hanns nel XV secolo, del segretario comunale Ennthofer nel 1500, e di un lungo seguito di famiglie poi. Con il nostro intervento volevamo che il passato della Bolzano mercantile emergesse chiaramente da queste mura».

Fotografia © Alex Filz

Il progetto ha interessato lo spazio a piano terra dove nel XIX secolo si sono avvicendati calzolai, falegnami, carrettieri, commercianti di legname e frutta, e dove, in tempo più recenti, è nato il primo ristorante della via. 

Il rapporto con la storia

«Il forte rapporto con la storia è stato determinante per la definizione del progetto: sia perché la casa è sottoposta a tutela monumentale, sia perché il team di progettisti ha voluto accentuare al massimo l'architettura originaria delle arcate, che lo stesso bistrot omaggia con il nome "Bogen", in tedesco "arco"», spiegano allo studio noa*.

Fotografie © Alex Filz

Sulla facciata esterna, l'intervento si è tradotto in un accurato rifacimento dell'intonaco nel colore bianco fumo e nell'allargamento dell'arco d'entrata. Qui è stato installato un serramento in metallo nero tripartito, dal carattere essenziale ed elegante, che segue l'andamento a sesto ribassato e che permette una buona illuminazione naturale.

«Nel corso della nostra ricerca su quella che allora si chiamava Via dei Carrettai abbiamo trovato un dipinto del pittore Richard Wolff, un fermo immagine affascinante della vita a cavallo del XVIII e XIX secolo. In primo piano si vede il portone d'entrata a Bogen, esattamente dove si trova oggi», racconta Stefan Rier.

Fotografia © Alex Filz

Per gli interni, si è voluto porre l'accento sui quattro archi che su entrambi i lati ritmano i quasi 19 metri di profondità del locale. Per farlo, noa* ha agito sia sul piano orizzontale che verticale. Nel primo caso, risolvendo già in entrata il preesistente dislivello interno con una piattaforma in legno di rovere e scegliendo per la pavimentazione un massetto dalla granulometria grigio-beige che non creasse un forte distacco cromatico dalle pareti.

Su queste noa* ha invece lavorato sull'illuminazione, preferendo faretti che esaltassero delicatamente le curvature degli archi all'illuminazione puntuale dei tavoli. Tranne che per i due tavoli nella parte finale, non ci sono singoli pendenti e l'illuminazione aggiuntiva è risolta con lampade a stelo.

La volta fiorita

Nei primi incontri fra committenza e interior designer, volti a focalizzare l'aspetto e le atmosfere del bistrot, è emerso il desiderio da parte dei clienti di avere un locale dallo stile romantico e bohémien. Inoltre, il progetto ha valorizzato l'abilità manuale e artistica di Roswitha Mayr, padrona di casa, desiderosa di aggiungere un tocco personale all'ambiente. noa* ha raccolto questi spunti e strutturato il design attorno ad un motivo floreale, creando nello spazio centrale l'elemento cardine degli interni: un accogliente bancone lungo sette metri e disposto sotto un soffitto di cesti di fiori.

Fotografia © Alex Filz

«Le volta fiorita si è imposta subito come fulcro dell'interior design. I cesti capovolti ricolmi di fiori secchi sono un'immagine suggestiva che sintetizza la caducità ma al contempo la bellezza della vita che scorre», spiega Silvia Marzani, interior designer da noa*.

Il bancone: un unicum

Il bancone è un un unicum: le sei gambe sono una diversa dall'altra, quasi a voler indicare un tavolo di fortuna che una famiglia ha recuperato per sé. Uno specchio riveste la struttura centrale su tre lati, alleggerendone la sua presenza nello spazio. Il ripiano è una lastra di pietra Nacarado, scelta per le sue particolari venature e il colore caldo.

Fotografie © Alex Filz

Sopra il tavolo, l'ampia composizione floreale che sembra riversarsi dal soffitto è la personale creazione di Roswitha. Fra i fiori trovano posto anche le lampade pendenti in rattan, anch'esse a richiamare il motivo del cesto.

La cura del dettaglio

Le aree dei servizi sono due: la cucina, ristrutturata interamente e realizzata nella parte finale del locale, e i bagni. Questi sono stati raggruppati in uno spazio che diventa elemento d'arredo: è infatti un prisma perfetto, in lamiera metallica perforata, su cui è stato stampato lo stesso motivo floreale che adorna gli archi. In questo modo noa* unisce le esigenze tecniche di acustica con l'estetica del locale: i pannelli isolanti non si vedono sotto la superficie di metallo perforata.

Fotografie © Alex Filz

«In questo progetto abbiamo voluto curare ogni dettaglio, riuscendo nell'intento di realizzare un design coerente, dal forte carattere contemporaneo seppur in un ambiente vecchio di secoli. Un passo nel presente e nel passato di Bolzano allo stesso tempo», conclude Silvia Marzani.

Fotografie © Alex Filz

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