Il Senato chiede al Governo impegno per sbloccare il Superbonus e ampliare la platea dei cessionari

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È stata votata oggi 21 giugno, in Commissione Industria al Senato, una risoluzione che impegna il Governo ad «adottare, in tempi estremamente celeri, ogni opportuna iniziativa, anche di carattere legislativo, volta a garantire le più ampie possibilità per le imprese del settore di operare nell'ambito degli interventi previsti dal Superbonus 110%, in particolare rendendo funzionale e pienamente utilizzabile il meccanismo della cessione del credito, consentendo così lo sblocco dei crediti d'imposta presenti nei cassetti fiscali delle medesime imprese».

La risoluzione impegna inoltre il Governo «ad ampliare la platea dei cessionari, prevedendo, tra l'altro, la possibilità per le banche e le società appartenenti a un gruppo bancario di cedere i crediti d'imposta derivanti ai propri correntisti corporate rientranti nella definizione europea di piccole e medie imprese, e valutando anche il coinvolgimento di Cassa Depositi e Prestiti e Poste S.p.A..».

Il testo della risoluzione

«Sono mesi che lottiamo affinché il Superbonus 110% venga rimesso in condizioni di far lavorare la filiera edile, che l'anno scorso ha contribuito in maniera rilevante all'aumento del 6% del PIL e che adesso, invece, si trova di fronte al blocco del mercato dei crediti di imposta», commenta il presidente della Commissione Industria, Gianni Pietro Girotto (M5S). 

La risoluzione riporta i dati e le conclusioni di un'indagine pubblicata a maggio 2022 dal centro studi della Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa (Cna), che mette in evidenza la situazione critica relativa alla cessione dei crediti, con gli istituti bancari e Poste Italiane S.p.A. che «hanno bloccato l'accettazione di nuove domande di cessione del credito, oppure hanno limitato l'accettazione alle cosiddette «prime cessioni». Tale situazione secondo l'indagine del Cna ha determinato un valore di cessioni in attesa di accettazione da parte dei cessionari superiore a 5 miliardi di euro: di questi, circa 4 miliardi sono relativi a prime cessioni o sconti in fattura che risultano privi di accettazione».

La causa di tale situazione viene individuata «nei numerosi interventi normativi che si sono susseguiti sulla disciplina della cessione del credito e che hanno comportato per le imprese di costruzioni notevoli difficoltà, con una gravissima crisi di liquidità che sta mettendo a rischio l'intero sistema».

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