La Commissione Europea e la Fundació Mies van der Rohe hanno annunciato questa mattina la shortlist delle 40 opere finaliste dell'EUmies Awards, esito di un processo di selezione ampio e articolato che ha preso in esame 410 candidature provenienti da tutta Europa.
La rosa finale, definita dopo un intenso lavoro critico della giuria presieduta da Smiljan Radić, restituisce un quadro estremamente eterogeneo dell'architettura contemporanea, con le opere selezionate distribuite in 36 città, 30 regioni e 18 paesi, per un totale di ben 15 programmi architettonici differenti. Una varietà tipologica oltre che geografica, che mette in luce i diversi sguardi e gli approcci nei confronti del progetto.
Delle 21 architetture italiane in lizza, solamente due sono riusciti a superare la soglia di sbarramento: sono il BICOCCA SUPERLAB a Milano di Balance Architettura (Jacopo Bracco, Alberto Lessan) e il RESTAURO DELL'EX CHIESA DI SAN BARBAZIANO a Bologna firmato da Studio Poggioli (Caterina e Federico Poggioli).
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Cosa emerge dalle scelte della Giuria
La valutazione della giuria ha tenuto conto sia delle opere che rinnovano edifici esistenti sia di quelle che prevedono nuova costruzione, considerando la diversità dei modi in cui gli edifici e gli spazi esistenti vengono trasformati: tramite ampliamenti, consolidamento del patrimonio, demolizione parziale e ricostruzione, restauro, interventi sulle strutture esistenti, riutilizzo di materiali in loco o in altre opere, oppure l'uso di materiali locali per adattare e trasformare.
Al centro della selezione, nella tre giorni di deliberazioni a Barcellona, è stato il ruolo dell'architettura rispetto agli obiettivi del Green Deal Europeo e alla necessità di garantire un'architettura di qualità accessibile a tutti.
Le 40 opere finaliste rispondono a questa doppia sfida, con approcci diversi ma accomunati da una chiara assunzione di responsabilità etica e civile, che evidenzia "una capacità di introdurre nuove energie, idee e prospettive nello spazio pubblico europeo, riaffermando l'architettura come pratica culturale centrale e orientata al futuro".
Dai grandi interventi urbani ai piccoli dispositivi inseriti in contesti rurali, da architetture fortemente pubbliche a interventi più silenziosi ma altrettanto incisivi sul piano sociale e ambientale, emerge una mappa complessa, in cui la scala non coincide necessariamente con l'ambizione, né la visibilità con l'impatto.
Significativa, da un punto di vista critico, è come la selezione possa offrire una fotografia aggiornata delle priorità che attraversano oggi il dibattito architettonico europeo, dalla necessità di spazi pubblici inclusivi ed accessibili all'urgenza di una concreta sostenibilità ambientale e di una responsabilità sociale allargata, temi che non appaiono mai come separati, ma si intrecciano nella definizione illuminata di scelte spaziali, costruttive e programmatiche. Un dato incoraggiante sotto l'aspetto del vivere comune è notare come molti progetti siano riusciti a produrre qualità architettonica anche in condizioni di forte restrizione economica, trasformando il limite di budget in un motore progettuale piuttosto che in un vincolo paralizzante.
Altrettanto d'impatto è il profilo degli studi selezionati che, accanto a realtà consolidate con decenni di esperienza, porta all'attenzione team giovani e strutture compatte, spesso rafforzate da collaborazioni multidisciplinari, mettendo in discussione l'idea di un'unica traiettoria giusta per la pratica architettonica e mostrando come l'innovazione possa nascere tanto dalla sperimentazione quanto dalla continuità critica.
La giuria internazionale era composta da 7 membri: il presidente Smiljan Radić, Carl Bäckstrand, Chris Briffa, Zaiga Gaile, Tina Gregorič, Nikolaus Hirsch e Rosa Rull
La tabella: Paese | n° progetti
Le 40 opere selezionate rappresentano 15 programmi differenti, tra cui spiccano cultura (8), uso misto (6), istruzione (5), paesaggio (4), abitazioni unifamiliari (3) e sport e tempo libero (3), oltre a progetti legati a edilizia residenziale collettiva, infrastrutture, pianificazione urbana, architettura effimera, salute, industria, benessere sociale e commercio.
Complessivamente, sono inclusi 21 progetti di rigenerazione, 17 opere di nuova costruzione e 2 ampliamenti, mostrando la varietà di strategie con cui l'architettura contemporanea risponde alle sfide sociali, culturali e ambientali.
Austria (1) • Belgio (3) • Croazia (2) • Repubblica Ceca (1) • Danimarca (4) • Finlandia (1) • Francia (9) • Italia (2) • Lituania (1) • Norvegia (2) • Polonia (1) • Portogallo (1) • Slovacchia (1) • Slovenia (1) • Spagna (7) • Svezia (1) • Tunisia (1) • Ungheria (1)
scopri tutti i progetti → eumiesawards.com
I 2 progetti italiani in corsa
Bicocca Superlab di Balance Architecture a Milano
Situato nel quartiere Bicocca di Milano, il progetto affronta la trasformazione di un ex complesso industriale inserito in un contesto urbano in rapida evoluzione. L'intervento non cancella l'esistente, ma ne riattiva il potenziale latente, lavorando sulla struttura, sulla luce e sulla relazione con lo spazio pubblico.
L'architettura si propone come infrastruttura aperta, capace di accogliere nuovi modi di lavorare e di abitare collettivamente la città, partendo dal gesto della riapertura del piano interrato, trasformato in un livello permeabile e luminoso che riconnette l'edificio alla strada. Gli spazi al piano terra diventano così luoghi condivisi, pensati per favorire l'incontro e restituire vitalità urbana al sito.
La trasformazione procede per sottrazione e riequilibrio, rivelando la logica strutturale e la profondità spaziale dell'impianto originario. Acciaio e cemento vengono conservati, ripuliti e resi visibili come elementi primari del progetto, lasciando alla struttura il ruolo di memoria materiale e risorsa architettonica.
La facciata ventilata, realizzata con materiali riciclabili, modula luce e prestazioni termiche senza imporre un'immagine chiusa, mentre coperture verdi e strategie passive contribuiscono al comfort ambientale e alla mitigazione del calore. Concludono il progetto impianti ad alta efficienza e integrazione fotovoltaica, inseriti con discrezione per evitare gesti tecnologici esibiti.


foto: © Filip Dujardin
Il restauro dell'ex chiesa di San Barbaziano di Studio Poggioli a Bologna
Il progetto riguarda il recupero e la rifunzionalizzazione di una chiesa del 1608, opera di Pietro Fiorini, situata nel centro storico di Bologna. Fienile, deposito militare, officina e infine parcheggio: l'edificio ha attraversato il tempo perdendo progressivamente una definizione univoca, fino a diventare una rovina carica di memorie sovrapposte.
Proprio questa condizione ambigua e potente è diventata il punto di partenza del progetto, promosso dal Ministero della Cultura, che ha assunto come principio guida la conservazione dell'identità di rovina.
Il progetto combina restauro conservativo e inserimenti contemporanei, evitando ogni forma di falsificazione storica. L'approfondita ricerca archivistica e un'analisi stratigrafica hanno infatti permesso di individuare i materiali originari, in particolare laterizio e arenaria, limitando gli interventi di rimozione agli elementi che ostacolavano la chiarezza spaziale e materica dell'edificio.
Nuove finestre lineari in acciaio corten e ottone brunito instaurano un dialogo tra interno ed esterno, dove il corten si armonizza con il laterizio, mentre l'ottone richiama le tonalità dell'arenaria e delle superfici interne.
La scelta di questi materiali è infatti dettata dalla volontà di richiamare cromaticamente le sedimentazioni storiche dell'edificio: i portali vetrati rafforzano il rapporto visivo e percettivo con la città, gli ingressi secondari, scale monolitiche e porte in ottone conferiscono pari dignità a tutti gli accessi e democratizzando lo spazio.
Il restauro ha inoltre previsto la rimozione di strati cementizi incongrui, riportando alla luce le murature originali, e le superfici esterne sono state trattate con una velatura che evolverà nel tempo grazie agli agenti atmosferici.
Il progetto restituisce così alla comunità un luogo culturale autentico, esempio di riuso adattivo rispettoso della memoria materiale.


foto: © Alessandro Saletta
Cosa succede adesso: il calendario
- Febbraio 2026: annuncio delle opere finaliste
- Aprile 2026: annuncio delle opere vincitrici
- Maggio 2026: EUmies Awards Days, con conferenze, dibattiti, mostre e cerimonia di premiazione al Padiglione Mies van der Rohe di Barcellona
- Maggio-giugno 2026: Programma Out&About e mostre itineranti
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