Nell'immaginario collettivo, la capitale austriaca è ancora città dell'Impero: elegante, composta, borghese. Palazzi monumentali, caffè storici, il Danubio, i valzer, Sissi, una bellezza solenne e dorata che sembra appartenere a un tempo concluso. Eppure, visitandola oggi, ci si accorge che Vienna ha saputo fare qualcosa di raro: trasformarsi senza rinnegarsi. È diventata una città giovane, dinamica, stimolante, cosmopolita, capace di parlare con naturalezza il linguaggio del contemporaneo, soprattutto attraverso l'architettura, il design e la qualità dello spazio urbano. 

Un passaggio che non è avvenuto per rottura, ma per accumulo: di politiche pubbliche innovative, cultura del progetto, attenzione alla qualità diffusa (tanto che l'UNESCO ha dichiarato il suo centro storico patrimonio culturale dell'umanità). E forse è proprio per questo che, osservata con attenzione, appare come una delle città europee più interessanti sul piano architettonico e urbano. Visitare Vienna oggi significa leggere una città che lavora in profondità.

Ecco quindi una guida non scontata, pensata per architetti e progettisti, che guarda soprattutto al contemporaneo, senza però dimenticarsi alcune perle del moderno. 

Chi viene?

Inceneritore di Spittelau sul Donaukanal ridisegnato da Friedensreich Hundertwasser 

Otto Wagner e la Secessione

Sì, d'accordo, abbiamo detto focus sul contemporaneo, ma ci sono alcune cose che non possono essere omesse, pensando a Vienna: se infatti c'è un momento in cui la città inizia davvero a guardare avanti, è a cavallo tra Otto e Novecento. In quegli anni, Vienna, non divenne soltanto una metropoli, passando da un milione a più di due milioni di abitanti, ma anche epicentro di grandi cambiamenti, sia in campo artistico e architettonico che nell'ambito sociale, culturale e scientifico. La città intera è in fermento, piena di personalità che passeranno alla storia: Klimt, Schiele, Kokoska, Sigmund Freud, Joseph Hoffmann, Gustav Mahler, Arnold Schönberg, Karl Kraus, Kandiskji e Musil (parte del gruppo espressionista Il Cavaliere azzurro, Der blaue Ritter). Mentre Otto Wagner (1841-1918) già professore universitario, nominato sovraintendente alla costruzione della rete ferroviaria, rompe con lo storicismo e introduce un'idea di architettura funzionale, moderna, urbana. Le sue stazioni della Stadtbahn e la Majolikahaus raccontano una città che sperimenta con materiali, decorazione e sorprendente attualità. Senza dimenticare, poco distante, l'incredibile esperienza legata alla Secessione viennese, il movimento, fondato nel 1897, che produsse come suo spazio espositivo ufficiale il Palazzo della Secessione: progettato dal giovane architetto Joseph Maria Olbrich - allievo di Wagner - col motto "Der Zeit ihre Kunst / der Kunst ihre Freiheit"

A ogni epoca la sua arte, all'arte la sua libertà, l'edificio (che ispirò anche Wright) è noto per la caratteristica cupola sferica in copertura composta da foglie di lauro dorate.

Palazzo della Secessione di Joseph Maria Olbrich · Photo © Giulia Mura 2025

Stazione urbana di Otto Wagner · Photo © Alice Ilardi 2025

Adolf Loos e l'inizio della modernità

A segnare il volto della città moderna ci pensa anche Adolf Loos (1870-1933): all'inizio del Novecento, mentre Vienna oscillava tra l'eredità dell'Impero e le avanguardie della Secessione, Loos impose una frattura netta con "Ornamento e delitto". E attraverso edifici concreti, nel cuore della città, trasformò Vienna in un laboratorio della modernità.

Il caso più emblematico è la Looshaus (1910-11). La sua facciata spoglia e priva di decorazioni, affacciata sull'elegante Michaelerplatz, provocò uno scandalo pubblico: per la prima volta un edificio commerciale parlava il linguaggio della funzione, del materiale e della misura urbana, rifiutando l'ornamento come valore in sé. Nonostante la maestosità che caratterizza gli spazi infatti - marmo verde e ottone per il basamento commerciale, intonaco bianco per i piani residenziali, legno e pietra per gli interni - ogni tipo di decorazione è assente dalle finiture dell'edificio. Non era solo una questione estetica: Loos affermava che la modernità passava da una nuova etica dell'abitare e del costruire.

Più intimo ma altrettanto rivoluzionario è l'American Bar (realizzato nel 1908 dopo un viaggio negli Stati Uniti). In pochi metri quadrati, Loos sperimentò una spazialità sofisticata fatta di materiali nobili, specchi e proporzioni millimetriche. Ancora oggi aperto e attualissimo. Gli edifici residenziali monofamiliari sono stati, poi, un tema progettuale molto caro a Loos, che lo accompagnò lungo tutta la sua carriera professionale e che gli permise di sperimentare nuovi princìpi compositivi, tra cui il Raumplan.

La Steiner House, in particolare (1910) - progettata per la pittrice Lilly Steiner e il marito Hugo Steiner - anticipa l'architettura del Movimento Moderno. Il suo prospetto posteriore, ridotto a una superficie liscia e quasi astratta, e il tetto in parte calpestabile, rompe definitivamente con la tradizione borghese viennese.

Looshaus in Michaelerplatz · Photo © Alice Ilardi 2025

Da Hollein a Coop Himmelb(l)au: Vienna come laboratorio radicale

Se Adolf Loos aveva aperto la strada alla modernità attraverso il rigore e la negazione dell'ornamento, Hans Hollein e Coop Himmelb(l)au ne hanno ampliato radicalmente l'orizzonte, spingendo Vienna oltre il funzionalismo e trasformandola in un terreno di sperimentazione architettonica riconosciuto a livello globale.

Con Hollein (1934-2014), Vienna diventa negli anni Sessanta e Settanta il luogo di una riflessione colta e postmoderna sull'architettura come linguaggio. Architetto, teorico e curatore, ha ampliato il campo disciplinare oltre l'edificio, trasformando l'architettura in un dispositivo culturale. Il suo celebre manifesto Alles ist Architektur rompe i confini e si traduce in opere emblematiche come l'Haas-Haus (1990), su Stephansplatz. Qui il dialogo - volutamente ambiguo - tra vetro, pietra e riflessi storici segna una svolta decisiva: il centro monumentale di Vienna accetta finalmente la contemporaneità come parte della propria identità. Opere come il Museo Abteiberg (sebbene fuori Vienna) e soprattutto il suo ruolo nella trasformazione del MAK hanno avuto un impatto profondo sulla scena cittadina: Hollein ha restituito centralità al progetto come atto simbolico, capace di dialogare con la storia senza nostalgia mostrando come la modernità potesse essere plurale, colta, stratificata.

All'estremo opposto, Coop Himmelb(l)au ha introdotto una dimensione radicale: fondato da Wolf D. Prix, Helmut Swiczinsky e Micheal Holzer il collettivo viennese ha anticipato il decostruttivismo ben prima che diventasse un'etichetta globale. Il progetto della Rooftop Remodeling Falkestrasse (1988) - una struttura spigolosa e aggressiva innestata sul tetto di un edificio storico - è stato un gesto di rottura: non mimetismo, ma collisione.

Con la Gasometer B e, più tardi, con la WU Executive Academy, Coop Himmelb(l)au ha reso Vienna un campo di sperimentazione per un'architettura che mette in crisi ordine, stabilità e forma. Insieme, hanno contribuito a ridefinire l'identità di Vienna come città capace di accogliere contraddizioni - teorica e radicale, storica e futuribile - dimostrando che la modernità poteva ancora essere conflitto, racconto e provocazione. E che Vienna, ancora una volta, era pronta a stare al centro del dibattito architettonico internazionale.

Gasometer B Coop Himmelb(l)au · Photo © danipuntoeffe 2010

Il social housing come progetto culturale

Vienna è una città che pianifica, non improvvisa. Qui l'architettura non è mai un fatto isolato, ma parte di un sistema.

Il suo volto contemporaneo è infatti il risultato di decenni di politiche urbane coerenti, in particolare su due temi chiave: housing e spazio pubblico. Già i grandi block della "Vienna Rossa" degli anni Venti, come il Karl-Marx-Hof, non erano semplici quartieri dormitorio, erano veri progetti urbani, con corti, servizi, spazi collettivi.

Molto diversi ma da andare a vedere sicuramente: la coloratissima Hundertwasserhaus, il complesso residenziale realizzato dall'artista Friedensreich Hundertwasser nel terzo distretto comunale di Vienna tra il 1983 e il 1985 in collaborazione con l'architetto Josef Krawina nelle vesti di coautore e dell'architetto Peter Pelikan, responsabile del progetto esecutivo. E Simmering, quartiere dal carattere prettamente industriale, oggetto, a partire dalla fine degli anni Novanta, di un esperimento architettonico. Quattro gasometri di 102 anni l'uno, alti 75 metri, sono stati trasformati da quattro equipe di architetti: oltre a 615 appartamenti e ad una sala per eventi da 4.200 posti, al piano terra è stata ricavato uno shopping mall con 70 negozi distribuiti su 22.000 metri quadrati di superficie. Raggiungibile in 8 minuti dal centro città con la linea U3 della metropolitana (stazione "Gasometer").

Facendo un salto in avanti ai nostri giorni, infine, il Nordbahnviertel, a nord della stazione Praterstern, uno dei più grandi progetti di trasformazione urbana in Europa. Un ex scalo ferroviario diventato quartiere ad alta densità, con una forte componente residenziale pubblica, spazi verdi, scuole, coworking: edifici firmati da studi diversi, regolati da linee guida stringenti, che producono una varietà controllata. Ma il progetto più ambizioso di Vienna è probabilmente Aspern Seestadt (la città dei laghi). Non un quartiere, ma una vera e propria città nella città, costruita su un ex aeroporto militare a nord est di Vienna. Qui si sperimentano modelli di mobilità sostenibile, mix funzionali, natura, nuovi modi di abitare e lavorare. Un laboratorio urbano a cielo aperto, più interessante di molte smart cities teoriche.

Vienna Karl-Marx-Hof · Photo © danipuntoeffe 2010

Vienna Hundertwasserhaus di Friedensreich Hundertwasser

MuseumsQuartier: il contemporaneo che dialoga

Qui, ex scuderie imperiali diventano uno dei più grandi distretti culturali d'Europa, ospitando su 90.000 m² circa 60 istituzioni. Il MUMOK, per esempio, è il più grande museo di arte moderna e contemporanea dell'Europa centrale. Qui, è esposto uno spaccato del XX e XXI secolo: la sua collezione, incentrata su Pop Art e Fotorealismo, Fluxus, Nouveau Réalisme e Azionismo viennese, comprende circa 10.000 opere di 1.600 artisti, dipinti, sculture, installazioni, disegni, grafica, foto, video, filmati, modelli e mobili.

Inaugurato nel 2001, il monolite, progettato dagli architetti Ortner & Ortner, è rivestito in roccia vulcanica grigio antracite e offre 4.800 m² di spazio espositivo su più livelli. E una finestra panoramica all'ultimo piano. Sempre nel MQ si trova l' Az W - Architekturzentrum Wien, l'unico museo di architettura in Austria. Circa 2000 m² in cui visitare l'impressionante mostra permanente sull'architettura austriaca del XX e XXI secolo, così come mostre internazionali temporanee di alto livello (oltre che prendere parte a eventi quali simposi, workshop, conferenze, visite guidate della città e rassegne cinematografiche). Un luogo di conservazione, approfondimento e ricerca - possiede una vasta banca dati e un'enciclopedia architettonica online - che comprende anche circa 100 lasciti in vita e postumi di importanti architetti, come collezioni di progetto, modelli architettonici, disegni, mobili, stoffe, documenti e filmati.

E se il MuseumsQuartier è una tappa obbligata, meno scontato - ma fondamentale - è il MAK. Il Museo di Arti Applicate (aperto nel 1864 in una differente location) racconta il design come strumento politico e sociale, non come semplice esercizio formale. Le mostre temporanee sono spesso tra le più interessanti d'Europa per chi si occupa di progetto: dal graphic all'industrial design fino alle riflessioni sul futuro dell'abitare e sulla sostenibilità (è infatti uno dei musei più green, con un obiettivo carbon-neutral al 2040).

Museumquartier, ingresso · photo © Giulia Mura 2025

From Vienna with fun postcard e il Mumok 
Photo © Giulia Mura 2025

Vienna oggi: sperimentazioni urbane (e nomi altisonanti)

La Vienna più giovane e verticale si scopre lungo il Danubio.

Donau City è il volto internazionale della città: torri per uffici, sedi ONU, infrastrutture, 42 grattacieli. Il più alto è il DC Tower 1, progettato da Dominique Perrault. Il più sostenibile è il mixed use HoHo Wien, un ibrido in legno (terzo più alto al mondo) nel distretto di Donaustadt.

Quello con il panorama più bello invece è il Sofitel di Jean Nouvel. Quello con la silhoutte più dinamica la BelView Tower, il palazzo residenziale proprio dietro il Castello Belvedere completato nel 2021, a firma di Coop Himmelb(l)au.

Infine, vale la pena fare un salto al nuovo Campus universitario della Facoltà di Economia di Vienna, complesso per 25.000 studenti e 1.500 dipendenti, costruito in 41 mesi e costato 492 milioni di euro, progettato da una cordata di architetti di fama internazionale: Zaha Hadid Architects ha realizzato il "Library & Learning Center", i londinesi CRABstudio sono autori del progetto per il Dipartimento D3 e per l'edificio amministrativo.

L'Atelier Hitoshi Abe di Sendai ha progettato il Dipartimento D2 e lo "Student Center", Estudio Carme Pinós S.L. di Barcellona ha realizzato l'edificio del Dipartimento D4. NO.MAD Arquitectos di Madrid ha disegnato l'"Executive Academy" mentre BUSarchitektur ZT Gmbh di Vienna è stato il responsabile del progetto per l'edificio del Dipartimento D1 e lo "Student Center".

Design, caffè e piccole architetture quotidiane

Diciamocelo: quando si visita una città, avere un'ampia selezione di bei luoghi di ristoro dove fare delle pause è fondamentale. E Vienna in questo non è seconda a nessuno: qui i caffè sono un'istituzione di lunga data. Le caffetterie hanno infatti svolto un ruolo cruciale nel plasmare la cultura e la socialità a Vienna (e sono state ufficialmente incluse nell'inventario nazionale del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO nel 2011). Al punto che, forse non lo ricorderete, l'iconica sedia Thonet N° 14 (che nel bicentenario dell'azienda è diventata n. 214) fu ideata appositamente 167 anni fa dalla celebre azienda, specializzata nella produzione di mobili in legno curvato, fondata proprio a Vienna nel 1849 da Michael Thonet.

E sì, la città vanta tantissimi classici caffè, ben 130 per l'esattezza (quasi tutti aperti nella seconda metà dell'Ottocento e ancora in attività). Ma Vienna ha molto di più da offrire: in totale 2.400 caffè di tutti i generi sparsi nei suoi 23 distretti.

Qualche nome? Dagli storici Cafè Central al Cafè Sacher (si, dove fu inventata LEI), dal Cafè Ritter al Café Frauenhuber (aperto nel 1824 nell'edificio dove Beethoven e Mozart erano soliti suonare). Dal Cafè Museum - ribattezzato anche "Cafè Nichilismo", purtroppo ristrutturato nel 2010 ma originariamente firmato Adolf Loos, come l'American Bar, che vantava come ospiti fissi Otto Wagner, Gustav Klimt, Franz Lehár, Egon Schiele - al Café Prückel, aperto nel 1903, con un teatro al suo interno, un mix di Art Nouveau e "Mrs Maisel" 1950s design. Fino ai più contemporanei: Salzi, Cafe Glas, Truth Coffee, Cafè Lieben Wien concept store, Cafè Telegraph (si, un ex telegrafo), Madgas Kantine (caffetteria sociale) fino al caffè intergenerazionale Vollpension, dove a sfornare quotidianamente torte sono vere nonne, con cui è possibile seguire anche corsi di cucina.

Colazione al Cafè Ritter | foto © Giulia Mura

Vienna Design Week + Eventi 2026

La scena creativa viennese è decisamente vivace e composta da un gran numero di studi impegnati a lavorare tra artigianato e ricerca con approccio etico, sperimentale e sensibile. Lo testimonia il successo della VDW, il festival di design più importante dell'Austria, diretto da Gabriel Roland, che tornerà per la sua 20° edizione (dal 25 settembre al 4 ottobre 2026) con circa 200 eventi dedicati a prodotti, workshop, talk, installazioni, progetti urbani, social design e architettura nella città. Un laboratorio di sperimentazione diffuso con mostre, visite guidate e collaborazioni tra designer locali e internazionali capace di attirare mediamente 40mila visitatori l'anno. 

Tra gli altri eventi del mondo architettura segnaliamo:

  • la Conferenza Internazionale di Progettazione Architettonica e Urbana (ICAUD) il 22-23 giugno 2026, incentrata su sistemi urbani, sostenibilità e pianificazione urbana, organizzata dall'Accademia Mondiale di Scienze, Ingegneria e Tecnologia;
  • la Conferenza Internazionale di Architettura Sostenibile e Progettazione Urbana (ICSAUD) con sessioni il 29-30 luglio e il 27-28 dicembre 2026;
  • e Architects@Work Vienna, il 16-17 settembre 2026 alla Wiener Stadthalle.

Per un architetto - o per chi ama l'architettura - visitare Vienna oggi significa osservare un raro equilibrio: quello tra memoria e futuro. Una città che insegna come il cambiamento possa essere graduale, consapevole, progettato.

Enjoy! wien.info

© RIPRODUZIONE RISERVATA

pubblicato il:

vedi anche...
Notizie
TIRANA, la città che non ti aspetti

TIRANA, la città che non ti aspetti

Passeggiata tra le nuove architetture della capitale albanese

È grazie ai collegamenti low cost, all'arrivo di tante università straniere e all'intervento di alcune firme d'architettura internazionali particolarmente interessanti che la città sta riscoprendo un nuovo storytelling, lontanissimo dalle immagini che ricordiamo del Paese negli anni '90.