ArchitetturaAlpinA è il primo progetto cinematografico interamente dedicato all'architettura contemporanea delle Alpi italiane, promosso da Architetti Arco Alpino (AAA), l'associazione che riunisce dieci Ordini degli Architetti delle province montane del Nord Italia - Aosta, Belluno, Bolzano, Cuneo, Novara e VCO, Sondrio, Torino, Trento, Udine e Vercelli - nata con l'obiettivo di diffondere qualità e cultura del progetto per mostrare come la buona architettura possa diventare strumento di sviluppo sociale, ambientale ed economico per le comunità alpine.

L'uscita del film infatti, strategicamente collocata tra la fine dei Giochi Olimpici e l'inizio dei Giochi Paralimpici, intende porre l'attenzione e aprire un nuovo capitolo di riflessione sull'abitare le terre alte e sulle opportunità che il futuro delle Alpi rappresenta per l'Italia.

Diretto da Francesca Molteni e Davide Fois, e prodotto da Muse Factory of Projects, il film, immaginato come un progetto culturale condiviso, raccoglie testimonianze, immagini e storie di architetti, abitanti, studenti, amministratori e artigiani che ogni giorno vivono la montagna "dall'interno", con il suo tempo lento che modella paesaggi, architetture e comunità.Scuole, borghi recuperati, infrastrutture e spazi rigenerati, il film esplora pratiche virtuose che uniscono rispetto del passato e visione del futuro, invitando a riflettere su spopolamento, sostenibilità, turismo e rapporto uomo-natura.

Un viaggio attraverso dieci luoghi emblematici e dieci progetti innovativi che raccontano come l'architettura possa trasformare le comunità di montagna, sostenere la loro vita quotidiana e immaginare nuovi scenari.

10 PROGETTI, 10 STORIE

1. Courmayeur (AO): SkyWay Monte Bianco - architetto Carlo Cillara Rossi

È una vera e propria opera di grande ingegneria la nuova funivia del Monte Bianco, che in soli 19 minuti permette di salire a un passo dal cielo, fino a 3.466 metri. "Una funivia che non teme la montagna che cambia" firmata dall'architetto Carlo Cillara Rossi, in collaborazione con lo studio torinese di ingegneri funiviari Dimensione Ingegnerie s.r.l, l'ing. Marco Petrella nella direzione dei lavori (durante i 4 anni), gli studi di ingegneria e geotecnia SI.ME.TE srl, Corona srl, Proteo srl, il prof. geologo Andrea Cancelli e Doppelmayr Italia.

Con un design che si ispira ai cristalli di ghiaccio e ai riflessi della neve, è già stata definita l'ottava meraviglia del mondo, merito delle sue tre stazioni avveniristiche - Pontal d'Entrèves, Pavillon du Mont Fréty e Punta Helbronner - che rendono fruibile un panorama mozzafiato, un tempo riservato agli alpinisti più esperti ed ora accessibile a tutti.

In questo senso, Skyway Monte Bianco è molto più di un'infrastruttura turistica: ogni spazio - dalle stazioni di partenza e arrivo alle aree di sosta e osservazione - è stato infatti concepito come parte di un percorso esperienziale, dove la tecnologia e il design dialogano.

Courmayeur (AO): SkyWay Monte Bianco - architetto Carlo Cillara Rossi

2. Puos d'Alpago (BL): nuovo plesso scolastico - Facchinelli, Da Boit, Saviane

Un'opera che è valsa agli architetti Gianluca Facchinelli, Celeste Da Boit e Giada Saviane (tutti classe 1989, laureati IUAV, insieme dal 2019 e ventiseienni quando hanno preso in mano il bando) il titolo di Giovane Talento dell'Architettura 2025. Questo progetto, è il risultato di un concorso di progettazione AWN organizzato nel 2018 dal Comune di Alpago, con lo scopo di contrastare il fenomeno dello spopolamento, investendo sull'istruzione.

Una scuola che si sviluppa attorno al tema della piazza, costituita da un volume sospeso su quattro nuclei in calcestruzzo colorato, che racchiudono gli spazi di servizio e generano uno spazio coperto in diretta continuità tra interno ed esterno, con la funzione di centro civico nell'orario extrascolastico. Aule e laboratori si alternano su due piani attorno all'agorà, con la quale sono sempre in contatto attraverso vetrate e pareti scorrevoli. Mentre l'asse pedonale attraversa l'edificio, portando le alberature all'interno della scuola tramite le corti perimetrali, che illuminano gli ambienti ad uso collettivo.

Un "esercizio alla condivisione", nel quale la riqualificazione dell'edificio ha incontrato il programma didattico. "Quello che noi premeva da subito era creare un edificio flessibile, facile da usare in diversi modi: un approccio cioè più 'contemporaneo', connesso, adatto a spazi diversi, modificabili durante la giornata per far sentire l'alunno più partecipe."

Puos d'Alpago (BL): nuovo plesso scolastico - Facchinelli, Da Boit, Saviane

3. Valdaora di Sotto (BZ): scuola dell'infanzia - Feld72, Architektur Urbane Strategien

Immerso nel paese di Valdaora di Sotto in Alto Adige, questo edificio scolastico rappresenta l'incontro tra tradizione, vita contemporanea e natura, nella sua interazione col contesto, la chiesa parrocchiale e la scuola elementare nel centro.

Grazie al muro di confine - che ripara, incornicia, nasconde - l'asilo articola chiari margini spaziali nell'insieme del villaggio. L'edificio in legno sembra racchiuso, custodito quasi, all'interno delle massicce mura circostanti, che conferiscono sicurezza. Posizionato sul confine settentrionale della proprietà, offre spazio per un giardino soleggiato, uno spazio libero per i bambini separato otticamente e funzionalmente dalla strada, con aree coperte e protette. Architettura e parco giochi si fondono. 950mq di un riuscito intreccio contestuale con elementi tipici del luogo. Come l'uniformità dei materiali che trasmette semplicità, la muratura intonacata e il legno negli interni che creano un senso di identità e appartenenza, un'atmosfera delicata e accogliente. 

Tutti gli spazi sono progettati per essere sobri, con piccole aree di ritiro ottenute dalle ampie nicchie delle finestre e dai mobili divisori accessibili che conducono al guardaroba. La sala riunioni e le sale polifunzionali possono essere adattate come strutture di collegamento o, se necessario, utilizzate singolarmente, dando forma al concetto spaziale che consente, quindi, interessanti variazioni su entrambi i livelli nella realizzazione dello scenario educativo.

Valdaora di Sotto (BZ): scuola dell'infanzia - Feld72, Architektur Urbane Strategien

4. Borgata Paraloup, Rittana (CN): Fondazione Nuto Revelli - architetti Aldo e Giovanni Barberis,Valeria Cottino, Dario Castellino, Daniele Regis

Il progetto per il recupero della borgata Paraloup in Valle Stura, provincia di Cuneo, rappresenta un esempio di valorizzazione e rinascita di un brano di storia, dal punto di vista documentale, antropologico e sociale.

Paraloup è infatti una borgata a 1.360 m di quota nel vallone laterale di Rittana, tradizionalmente abitato come pascolo estivo, simbolo della Resistenza: tra il 1943 e il 1944 ospitò il primo quartier generale delle bande partigiane di Giustizia e Libertà del cuneese. Ma la borgata - disposta lungo due direttrici, una sorta di Tau che determina il suo principio insediativo, composto da un nucleo di case in pietra un tempo collegate alle attività stagionali di alpeggio - è anche simbolo di un patrimonio architettonico e paesistico in abbandono. Per questo è stata ricostruita con un progetto di recupero innovativo e sostenibile, che ha configurato ogni azione nel segno dell'identità, della qualità ambientale e sociale, seguendo i criteri della Carta internazionale del Restauro e materie prime locali lavorate dagli artigiani del posto.

Un progetto che ha previsto un ristoro con terrazza, tre baite foresteria, il forno di comunità, uno spazio espositivo, biblioteca, video-mediateca e sala coworking, il Museo dei Racconti e il laboratorio Anello forte, l'orto didattico, la stalla, il caseificio. E l'inserimento di un teatro all'aperto, una piattaforma in legno proiettata a sbalzo verso la pianura che prosegue l'idea progettuale dell'intera Borgata di preservare il valore spaziale e distributivo delle Baite e dei sentieri esistenti. Paraloup è oggi un laboratorio di innovazione culturale e sociale, un presidio sostenibile, di prossimità e di cura del paesaggio, uno spazio di libertà e provocazione.

Borgata Paraloup, Rittana (CN): Fondazione Nuto Revelli - Architetti Aldo e Giovanni Barberis,Valeria Cottino, Dario Castellino, Daniele Regis

5. Oira, ex cava di gneiss (VB-NO): Tones Teatro Natura - Fuzz Atelier

In quello che per anni è stato il luogo segnato da un'architettura della produzione oggi in disuso - l'ex Cava Roncino, una cava di gneiss circondata da boschi, terrazzamenti e borghi in pietra a Oira, piccola frazione del Comune di Crevoladossola - ha preso forma Tones Teatro Natura, il progetto, promosso dalla Fondazione Tones on the Stones e progettato da Fuzz Atelier, nato nel 2020, in pieno lockdown, quando l'isolamento e il silenzio hanno posto interrogativi profondi sul significato dei luoghi e sul nostro modo di abitarli. Una condizione di vuoto e abbandono da cui è nata una visione: restituire senso attraverso l'arte e l'architettura, grazie ad un teatro permanente nella natura, capace di accogliere musica, performance, incontri e comunità, senza stravolgere l'identità del contesto, un paesaggio segnato dalla presenza costante della pietra, estratta, lavorata, costruita.

Tones Teatro Natura si inserisce in questa narrazione, valorizzando e non cancellando il segno industriale della cava. Le tracce del passato restano leggibili, reinterpretate con rispetto e leggerezza. "Pochi interventi essenziali che hanno permesso di restituire degli spazi flessibili per le diverse attività culturali promosse dalla fondazione".

Una serie di operazioni minime - attente alla reversibilità, alla leggibilità e all'impatto ambientale - che hanno trasformato la cava in un palcoscenico aperto, un teatro senza quinte, in cui il paesaggio diventa attore protagonista.

Oira, ex cava di gneiss (VB-NO): Tones Teatro Natura - Fuzz Atelier

6. Livigno (SO): Mottolino Fun Mountain - architetto Anselmo Fontana, Studio LPS, architetto Massimo Roj, Progetto CMR International

una cordata di progettisti di alto livello: l'interior design è a firma di Progetto CMR, il progetto architettonico di Anselmo Fontana dello studio LPS; mentre gli spazi interni sono stati realizzati da Concreta, società di contract valtellinese particolarmente attenta all'innovazione tecnologica.

Il complesso, unico nel suo genere in Italia e tra i primissimi in Europa, è un centro servizi - una "casa" quasi, elegante, accogliente e tecnologica - pensato per chi desidera alternare lo sci al divertimento e al lavoro, rispondendo ai bisogni di un pubblico multigenerazionale e phygital.

Il centro mette infatti insieme, in una sola struttura divisa in tante aree diverse, biglietterie degli impianti, punti informativi e di prenotazione per altre attività, spazi dedicati all'affitto e al deposito delle attrezzature, scuola di sci, un'area commerciale, uno spazio di co-working e smart working, una sala riunioni, una gaming room, un bar e, non in ultimo, l'accesso con scale mobili direttamente agli impianti di risalita. Per non dimenticarsi del ristorante, il Kosmo Taste the Mountain - Livigno & AlpiNN, improntato sulla la filosofia dello chef 3*** Michelin e Stella Verde per la sostenibilità, Norbert Niederkofler, noto per la sua cucina di montagna basata sulla collaborazione con i produttori locali e sulle proposte in costante dialogo con gli ingredienti e le ricette locali e stagionali.

Livigno (SO): Mottolino Fun Mountain - Architetto Anselmo Fontana, Studio LPS, Architetto Massimo Roj, Progetto CMR International

7. Pragelato (TO): riqualificazione alpeggio - CoutanStudio, architetti Maicol e Devis Guiguet

In Val Troncea, territorio prezioso e incontaminato della provincia di Torino, la storica struttura d'alpeggio della famiglia Raso -attiva dal 1910- è rinata attraverso un progetto di riqualificazione che unisce tradizione, sostenibilità e architettura contemporanea. Promosso dal Comune di Pragelato, il progetto ha restituito l'alpeggio, raggiungibile al termine di una valle accessibile solo a piedi o in bicicletta, come luogo di ospitalità con 12 posti letto: non un rifugio turistico in senso tradizionale, ma un luogo intimo e rispettoso, in dialogo con la natura, dove la mobilità lenta e il tempo dilatato sono parte integrante dell'esperienza.

Ricostruito con tecniche e materiali del territorio - tutto il legno impiegato, ad esempio, proviene dei boschi della Val di Susa, compresi quelli colpiti dal devastante incendio del 2017 - il nuovo alpeggio si distingue per la sua forma ipogea: un'architettura che si inserisce con discrezione nel paesaggio, senza imporsi. Che "scompare" nella montagna, quasi ne fosse parte. "L'alpeggio dell'Alpe Meis" racconta l'architetto Devis Guiguet di Coutan Sudio "nasce da una sinergia virtuosa tra enti, alpeggiatore, imprese e progettisti. Un intervento silenzioso ma denso di significato, che riattiva un alpeggio storico con nuove funzioni e materiali locali. Un'architettura in legno che si fa invisibile, integrata nell'orografia e proiettata nel futuro climatico del territorio".

Pragelato (TO): riqualificazione alpeggio - CoutanStudio, Architetti Maicol e Devis Guiguet

8. Castelfondo (TN): nuove piazze e spazi pubblici - architetti Mirko Franzoso e Mauro Marinelli

La nuova piazza di Castelfondo, in Val di Non, racconta come un vuoto urbano possa diventare spazio pubblico attivo. Come una ferita possa trasformarsi in progetto di architettura condivisa, tra materia locale e nuove relazioni.

Nato dalla demolizione di un edificio pericolante nel cuore del borgo, l'intervento restituisce centralità e senso a un luogo: non un unico grande vuoto, ma un sistema articolato di spazi in dialogo scanditi da quote, materiali e affacci, pensati per stimolare nuove dinamiche comunitarie. Un gioco di dislivelli, scale e passaggi che costruisce una sequenza fluida di luoghi per sedersi, camminare, sostare, incontrarsi, in un continuo invito al movimento e alla scoperta accompagnati da pavimentazioni in legno di larice, un materiale che profuma di bosco. "Il corpo delle architetture esistenti e il corpo del nuovo progetto entrano in risonanza per generare spazi dove la comunità si ritrova e si reinventa. Un'atmosfera sospesa nel tempo in cui la pietra di porfido presente nel calcestruzzo porta il monte Luco, la montagna porfirica cara al paese, al centro del desiderato nuovo spazio pubblico. Così, dove prima c'era un brano di tessuto abbandonato, i materiali ora generano relazioni in grado di costruire luoghi nuovi aperti a tutti". Una scelta non solo estetica o funzionale, ma una presa di posizione culturale. Utilizzare il porfido, pietra che dà identità al paesaggio, significa riconoscere che l'architettura non deve introdurre elementi estranei, ma ascoltare, valorizzare, restituire.

Castelfondo (TN): nuove piazze e spazi pubblici - architetti Mirko Franzoso e Mauro Marinelli

9. Valle del But (UD): 6 cabine elettriche - architetti Federico Mentil, Gaetano Ceschia e Marco Ragonese

Paesaggio Elettrico è il progetto per sei cabine elettriche nato nel 2007, in occasione della necessità di interramento della linea aerea che alimenta i paesi della Valle del But, nelle Alpi Carniche. La richiesta giunge dalla Secab, società cooperativa fondata a inizio Novecento per fornire energia alla Valle. Il brief? Progettare sei piccole cabine elettriche di distribuzione, che, interrando la linea aerea primaria, avrebbero permesso di eliminare i grossi piloni di acciaio e ridurre, di conseguenza, le manutenzioni. Lo scopo era affrontare architettonicamente un tema puramente funzionale: "piazzare" in giro dei gabbiotti in cemento armato a cui però, le norme di piano, imporrebbero delle schermature per mitigarne gli impatti ambientali, alimentando il solito equivoco dell'ossequio alla tradizione locale.

La scelta dei progettisti allora prende un'altra strada: sei manufatti tutti differenti tra loro, una sorta di "dispositivo paesaggistico" che reagisce alla condizione topografica, in base alla specifica collocazione. Così, un'infrastruttura tecnica diventa occasione per concepire installazioni che stimolino interazioni tra passanti e ambiente: un osservatorio faunistico, due terrazze panoramiche e, presso gli abitati, una fermata del bus e un collegamento in pendenza tra strada e percorsi pedonali. Il tutto in forma di terrazze, stanze a cielo aperto, pergole, gabbie, pensiline, scale, camminamenti. Al cemento armato si combinano, a seconda delle circostanze, il ferro e il legno. Piccole opere che oggi hanno acquistato ancora più senso rispetto a quando furono concepite e realizzate. Come da programma, infatti, sono state colonizzate dalla vegetazione, divenendo familiari alla fauna alpestre. Sono diventate parte del paesaggio nella percezione visiva, così come lo sono i ruderi dell'edilizia rurale storica, che sembrano star lì da sempre.

Valle del But (UD): 6 cabine elettriche - architetti Federico Mentil, Gaetano Ceschia e Marco Ragonese

10. San Gottardo di Rimella (VC): recupero delle borgate - architetti Carlo Sillano e Luigino Zardo

In un panorama in cui la montagna è spesso raccontata attraverso opere estreme e spettacolari, quello che invece emerge nella borgata di San Gottardo di Rimella, tra le valli della Valsesia, nel territorio di Vercelli, è una dimensione più discreta e più autentica: quella di chi sceglie di restare, di ricostruire, di prendersi cura.

Un modello di rigenerazione silenziosa ma efficace, in cui l'azione sinergica di piccoli interventi pubblici e privati è riuscita ad invertire la tendenza alla dispersione e allo spopolamento, restituendo vita e dignità a un territorio fragile. Un insieme di interventi mirati e coordinati che hanno rimesso in moto il tessuto architettonico e sociale. Una ricostruzione per piccoli passi, dove l'architettura diventa linguaggio condiviso tra amministrazioni e abitanti. Le infrastrutture minime, la cura degli spazi pubblici e il recupero delle case storiche si fondono in un'azione corale che riattiva la borgata e la rende nuovamente vivibile. Non ci sono grandi gesti architettonici, ma una somma di azioni consapevoli, un'architettura diffusa fatta di coerenza e responsabilità. Per questo la storia della borgata walser (cioè abitante del canton Vallese, popolazione di origine germanica che abita attorno al Monte Rosa) della Val Mastallone è forse uno degli episodi più significativi di Architettura Alpina, un caso da studiare con attenzione per il suo essere un laboratorio di rigenerazione territoriale reale, capace di produrre un modello replicabile per molte altre realtà alpine.

San Gottardo di Rimella (VC): recupero delle borgate - Architetti Carlo Sillano e Luigino Zardo

Crediti
Da un'idea dell'Associazione Architetti Arco Alpino
Regia di Francesca Molteni e Davide Fois
Montaggio Nicolò Amedeo
Riprese Nicolò Amedeo, Davide Fois, Gabriele Sossella, Timon De Graaf Boelé
Fonici Massimiliano Santillo, Giovanni Isgrò
Producers Claudia Adragna e Gaia Maritano
Coordinamento editoriale Roberta Busnelli
Una produzione Muse Factory of Projects, 2026
Promosso da Associazione Architetti Arco Alpino
Durata 54 minuti

pubblicato il:

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