Discriminazioni di natura contributiva, contrattuale e mansionaria disegnano il gender gap nell'ambito della professione di architetto. Nonostante le studentesse conseguano risultati migliori durante il corso di studi, laureandosi anche con voti più alti e vantando anche maggiori esperienze di studio internazionali, poi hanno più difficoltà a trovare lavoro dopo la laurea, raggiungendo retribuzioni nettamente più basse rispetto ai colleghi.
Un gap, quello retributivo, che persiste anche negli anni, cui si affiancano altre tipologie di discriminazioni che le donne subiscono molto più degli uomini. È quanto emerge dal rapporto di ricerca realizzato dal Consiglio nazionale degli architetti e da Format Resarch.
Nel documento i dati di Istat, del ministero dell'Università e della Ricerca, di Almalaurea e di Inarcassa sono affiancati da un'indagine condotta inviando a tutti gli Ordini territoriali di un apposito questionario, con l'obiettivo di approfondire il tema delle pari opportunità nell'ambito della professione. La rilevazione è stata effettuata su un campione di 2.832 iscritti, donne e uomini, rappresentativi di tutte le aree geografiche e fasce di età.
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Per le donne strada in salita già dopo la laurea
Le donne - rileva il report - presentano maggiori difficoltà nell'ingresso nel mondo del lavoro dopo gli studi. Il loro tasso di occupazione ad un anno dal conseguimento del titolo è infatti significativamente più basso rispetto agli uomini, per qualsiasi tipologia di titolo conseguito nell'ambito dell'architettura. Complessivamente il gap è di oltre 3 punti percentuali: il tasso di occupazione è infatti del 64,5% per le studentesse contro il 67,9% per gli studenti. La differenza maggiore si riscontra già nei laureati di primo livello (29,3% contro il 39,5%) e rimane significativa anche negli altri livelli, dove il gap supera i 4 punti percentuale tra coloro che hanno conseguito una magistrale a ciclo unico.
E, se per le donne è più difficile trovare lavoro, meglio non va per la retribuzione. Le donne, infatti, raggiungono una retribuzione netta media in ingresso fortemente più bassa rispetto ai colleghi di sesso opposto. Un divario che resta forte anche col passare degli anni. Per le donne il reddito medio si attesta a 1.333 euro al mese, contro i 1.545 degli uomini.
Reddito più basso del 26% rispetto agli uomini
Dai dati Inarcassa emerge chiaramente la disparità reddituale tra uomini e donne. A parità di professione, infatti, le architette registrano un reddito medio nettamente inferiore rispetto ai colleghi uomini. Un'architetta donna guadagna, mediamente, 24.421 euro, il 26% in meno rispetto ai colleghi uomini. Il divario è ancora più forte al Sud, dove gli architetti uomini dichiarano mediamente un reddito di 29.375 euro, le donne architetto, invece, solo 17.606 euro.
Anche le rilevazioni effettuate dal Cnaccp presso gli Ordini provinciali fotografano una condizione di svantaggio per le donne. La retribuzione delle iscritte, infatti, per quanto riguarda il lavoro dipendente rimane arretrata rispetto ai colleghi. Si colloca nella fascia più alta di reddito (oltre 60mila euro) il 2,4% delle donne - secondo quanto riporta il documento - e il 6% degli uomini.
La situazione è ben più accentuata nel comparto del lavoro autonomo dove gli uomini che si collocano nella fascia più alta di reddito sono quasi il 20%, contro il 7,6% delle donne. Anche nei redditi più bassi le donne sono maggiormente svantaggiate. Si posiziona nelle fasce di reddito più basse il 18,2% delle iscritte autonome intervistate, mentre nella stessa fascia gli uomini sono il 14,9%.
Discriminazioni
Sempre dall'indagine condotta presso gli ordini provinciali, si evince la percentuale di donne che ha subito discriminazioni; questa si attesta, nel lavoro dipendente, al 68,4%; lamenta discriminazioni, invece, solo il 37,1 % degli uomini- Il divario è ancora più evidente nel lavoro autonomo, dove il 78% delle donne denuncia discriminazioni contro il 28% degli uomini.
Per quanto riguarda le tipologie di discriminazioni, al primo posto c'è il nodo retribuzione: il 46.8% delle donne del campione denuncia, nel lavoro dipendente, di guadagnare meno degli uomini. Non mancano difformità di trattamento, sempre nel lavoro dipendente, legate a mansioni, inferiori o inappropriate rispetto all'inquadramento contrattuale e alla qualifica, e forme di discriminazione come mobbing e mancato accesso a congedi e permessi dei quali si ha diritto.
Anche nel lavoro autonomo la principale discriminazione percepita è quella retributiva insieme al mancato riconoscimento o alla diversità di trattamento.
Università: neo-iscritte a quota 53,9%
Nel corso degli ultimi anni, il numero di donne iscritte ai corsi di laurea in architettura, pianificazione, architettura del paesaggio e conservazione ha visto un sensibile aumento, superando, a partire dall'anno accademico 2017-18, quello degli uomini iscritti. Ad oggi le donne rappresentano il 53,9% del totale dei nuovi iscritti mentre gli uomini si fermano a quota 46,1%.
Nel 2024 coloro che hanno conseguito il titolo nei corsi di laurea inerenti all'APPC sono stati poco meno di 19mila (18.996) ma anche in questa dimensione le donne detengono la maggioranza (le laureate sono il 53,1%). Se fino al 2016 la quota parte di laureati di sesso maschile era maggiore, a partire dal 2017 c'è stata un'inversione di tendenza, con più donne laureate rispetto agli uomini.
Le donne raggiungono risultati migliori
Le studentesse riportano risultati importanti nelle performance educative, dove su gran parte degli indicatori raggiungono posizioni migliori rispetto agli universitari di sesso maschile.
Analizzando gli ultimi dati Almalaurea, emerge - secondo quanto riporta il documento - che le donne si laureano prima: in media a 26,1 anni contro i 26,8 degli uomini. Le donne primeggiano anche considerando la percentuale di laureati in corso (rappresentati dal 39,9% di donne e dal 36,8% di uomini) e la frequenza alle lezioni universitarie (la quota di iscritte che frequentano oltre il 75% delle lezioni si attesta all'86,2% mentre per i ragazzi tale percentuale si ferma all' 83,6%).
Il dato più importante è, tuttavia, relativo alle competenze e conoscenze. Le studentesse, infatti, - stando ai dati riportati nel documento - si laureano con un voto di laurea più alto e la loro media dei voti di esame è migliore se confrontata con quella raggiunta dagli studenti. Il voto medio per gli iscritti si ferma a quota 26,3 su 30; mentre per le donne si attesta a 26,9 su 30. Le donne battono gli uomini anche sul voto di laurea, con una media di 105,6 contro il 103,5 degli uomini.
Le aspiranti architette possono anche vantare una percentuale maggiore di esperienze di studio internazionali, come la partecipazione ai programmi Erasmus o il conseguimento di borse di studio, rispetto ai loro colleghi maschi. Complessivamente le giovani che hanno preso parte a queste diverse tipologie di esperienze formative superano il 70% secondo i dati Almalaurea. Viceversa, i ragazzi si fermano al 62,6%.
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