Arreda la tua rotonda

Rotonda, rotatoria, rondò, roundabout, kreisverkehr sono modi diversi anche in lingue diverse per definire il medesimo oggetto: uno spazio di forma circolare o ellissoidale posto all'intersezione di una serie di strade nel quale i flussi veicolari non si incrociano e la circolazione avviene in senso antiorario.

La rotatoria non è una entità astratta è uno spazio, ma non è uno spazio da vivere.

È "uno spazio con una strada che gli gira intorno", visibile spesso anche dalle strade che vi confluiscono, ma non certo vivibile nel senso principale che diamo a questa parola.

Chi mai andrebbe a leggersi un buon libro seduto su di una panchina al centro di una rotonda?

Eppure…in un certo senso…lo viviamo.

Lo percepiamo ad una velocità ed una prospettiva diverse rispetto ad altri spazi, e –se stiamo guidando- possiamo riservargli persino una attenzione diversa.

Ciò non significa che il grado di decoro di questi spazi “anomali” debba essere inferiore rispetto a quelli che consideriamo spazi veri e propri, rispetto a quelli che utilizziamo, nei quali sostiamo e che fruiamo ad una velocità mille volte inferiore con una attenzione apparentemente superiore.

L’architetto austriaco Otto Wagner, quando alla fine del IXX secolo progettò la metropolitana di Vienna, tenne sapientemente conto, nella progettazione, di elementi quali la velocità, la fruizione spazio – temporale ed il conseguente livello di attenzione e percezione degli oggetti.

Scrive a riguardo lo storico dell’architettura Robert Trevisiol: “ […] Accelerazione, rallentamento, sosta sono i momenti che determinano la più o meno grande semplificazione delle parti, secondo una gradazione tutta riconducibile al movimento sfuggente. Si assiste così al passaggio da forme appena sbozzate, che l’occhio del viaggiatore sfiora inconsapevolmente, a motivi più elaborati ma rigorosamente ripetitivi, che delimitano un percorso meccanico all’interno non meno che all’esterno, segnando la transizione con il paesaggio urbano e con altri sistemi di circolazione, per approdare infine ai punti di stasi, nei quali le forme indulgono a maggior compiutezza, a un gusto anzi ornamentale, ma su cui prontamente si innesta il sistema di percorsi interni, che convoglia nuovi movimenti.”

Il tipo di movimento, il tempo, il grado di consapevolezza dovrebbero guidare la progettazione dell’arredo e dell’illuminazione di questi spazi.

Da quando si è scoperto che con una “bella” rotatoria esisteva la possibilità di decongestionare il traffico e di mandare in pensione centinaia e centinaia di semafori, nessuna amministrazione si è sottratta al fascino dei nuovi oggetti.

Ma ogni medaglia ha due facce, per cui se la sicurezza è aumentata ed il traffico è un poco più scorrevole, ora le pubbliche amministrazioni si trovano di fronte a due problemi: decoro e manutenzione.

I cittadini allora assistono, qualcuno divertito qualcun altro preoccupato, da un lato ad una sorta di fiera delle vanità e dall’altro a solenni dichiarazioni di impotenza.

 

E allora si chiede aiuto ai privati, sì perché –da un po’ di tempo a questa parte- le rotonde si possono sponsorizzare o più sentimentalmente “adottare”, stipulando convenzioni con i comuni da uno a cinque anni, a dieci…per sempre!
Il sistema, abbracciato da un numero in costante crescita di amministrazioni pubbliche, prevede che –in cambio della manutenzione del verde della rotonda- il privato benefattore possa inserire un cartello pubblicitario recante il suo marchio.
Quando alle spalle di tanta buona volontà però non c’è anche la cultura del decoro e la capacità di discernere tra ciò che ha senso (ricordiamoci Otto Wagner) e ciò che invece deturpa l’immagine della città, quando ci sono amministrazioni così tentennanti ed impaurite da non riuscir a difendere basilari valori simbolici ed estetici…allora si aprono le porte del cattivo gusto e del “tanto è solo una rotonda”.

Se può essere di conforto l’Italia non primeggia in questo sport, poiché anche nei luoghi, soprattutto all’estero, in cui non esiste la pratica dell’adozione, il kitsch spesso e volentieri impera, tanto che non si può fare a meno di estrarre la macchina fotografica e portarsi a casa un ricordo per far ridere un po’ anche gli amici.
Caffettiere giganti che versano liquido in altrettanto giganti tazze, frutta fresca, cariolette e cimeli, animali pseudo-imbalsamati, architetture fuori scala, barche e barchette, vele, conchiglioni con veneri un tempo spumeggianti, annerite dallo smog. La lista è lunga.



Fortunatamente ci sono anche lodevoli esempi di utilizzo di questi spazi e ci sono concorsi di idee per il loro arredo.



Alcune città canadesi ne hanno approfittato per costituire una sorta di museo all’aria aperta, un percorso di sculture di giovani artisti che dalla periferia raggiunge la città; molti comuni italiani stanno facendo lo stesso, dotando i propri cittadini di un patrimonio culturale libero, gratuito e costantemente sotto ai loro occhi. Anche numerosi privati –ad onor del vero- adottano con estrema coscienza le nasciture rotonde e –a fronte di ingenti investimenti- regalano alla città un po’ di loro stessi, dei loro valori, della loro storia.



Sul versante dell’illuminazione c’è ancora invece molto da fare; utilissime e funzionali le torri faro, ma esteticamente ancora più povere e tristi dello spazio che le ospita; un po’ superate le comuni armature stradali, che messe “intorno intorno” a rotonda o strada circostante, mal si adattano alla nuove esigenze che oggetti del genere hanno.

Si distinguono alcuni manufatti che, oltre ad avere un’ottima resa dal punto di vista illuminotecnico, sono in grado di confrontarsi con l’ambiente che li deve accogliere, avendo una valenza estetica e plastica di tutto rispetto.



Utilizziamo allora questi nuovi spazi, “non-luoghi” urbani, che altrimenti sarebbero davvero di risulta…(alla stregua di uno spartitraffico) per abbellire, anziché svilire le nostre città e le nostre periferie; tenendo conto che il fruitore non cammina, ma è in auto, che spesso guida ed è sì distratto, ma non cretino, che ha un suo gusto ed ama la propria città, ed infine…ovviamente vuole vederci bene di notte, ma poi non vuole svegliarsi all’ombra di una torre faro che fa tanto “alabarda spaziale”.

 

di Enrica Corzani architetto
da Arredo Urbano Oggi [ www.auo.it ] del 10 febbraio 2005

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